Jason Starr.
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Chiamate a freddo.
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Titolo originale: Coldcader.
Traduzione di: Fabio Zucchella.
1999. Meridiano Zero Editore, PADOVA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Upper East Side, Manhattan: il quartiere dei colletti bianchi, dove se non sei un avvocato o un medico non sei nessuno. Bill Moss  solo un addetto al telemarketing per una delle tante societ del sottobosco della Big Apple e annaspa per restare a galla nell'inferno quotidiano di una citt sbranata dalla competitivit.
Frustrato nelle aspettative da un lavoro che non gli risparmia umiliazioni, con una fidanzata pi in carriera di lui, un amore che va consumandosi come un conto alla rovescia, e la fantasia repressa di donne volgari e pronte a farsi dominare, Bill Moss  una bomba caricata a mille, pronta a scoppiare.
Cos, quando finalmente Ed, il suo capo, gli propone una promozione, Bill vede la luce alla fine del tunnel. Ma gli artigli del destino sono in agguato. Durante un controllo casuale, Ed scopre qualcosa di marcio nella vita di Bill, che potrebbe catapultarlo verso l'incubo del licenziamento.
C' solo un modo per risolvere la questione, un modo che ha lo stesso sapore ferroso del sangue.
Maestro della commedia noir, Jason Starr offre, in questo folgorante romanzo d'esordio, un saggio del suo incredibile talento shakerando con dosaggi perfetti suspense, ironia crudele e dialoghi fitti di dubbi, e mettendo in scena una storia che ritrae impietosamente le miserie umane dei piccoli egoismi, delle speranze infrante, dei muri di incomunicabilit eretti dalle parole non dette.
Affascinato dalla grande scuola del nero americano, quello di Jim Thompson e Elmore Lonard, Starr sfodera uno stile  sarcastico e ossessivo, selvaggio e brillante, che scintilla nelle pagine come un diamante grezzo.
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Questa traduzione si deve a Fabio Zucchella, caporedattore del periodico Pulp e traduttore, che vive e lavora a Pavia.
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L'AUTORE.
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Jason Starr  nato a Brooklyn, nel 1966; attualmente vive a Manhattan con la moglie e la figlia. Ha lavorato come lavapiatti, telefonista in un call center, giornalista finanziario, assistente editoriale e addetto alle vendite nel settore informatico, prima di pubblicare il suo primo romanzo nel 1997.
Scansata una laurea in Economia all'universit di Binghamton, si  dedicato completamente alla scrittura.  autore di nove bestseller noir, ambientati principalmente nellarea metropolitana di New York City, e di numerosi Graphic Novel. 
Le sue opere sono state tradotte in una dozzina di lingue.
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Chiamate a freddo.
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Capitolo 1.
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Di solito non avrei detto niente. Da tipico newyorkese, le avrei lanciato un paio di occhiatacce, magari brontolando un po', e avrei badato agli affari miei. Ma forse gli avvenimenti avevano gi cominciato ad accumularsi, spingendomi verso il limite.
O magari era soltanto una brutta giornata. La sera prima avevo litigato con la mia fidanzata, e quella mattina lei se n'era andata al lavoro senza salutarmi.
Mi scusi, dissi irritato. Mi scusi.
Non mi rispose. Pensai che non avesse sentito, cos lo dissi di nuovo, a voce un po' pi alta, poi notai che aveva un walkman. Le battei sulla spalla, e lei si gir come se l'avessi pizzicata.
L c' un sacco di posto, le dissi, indicando il centro della carrozza della metropolitana.
Levami le mani di dosso! grid. La voce, a causa del Walkman, era particolarmente alta.
Le stavo soltanto chiedendo...
Una mano grossa e pesante mi piomb sulla spalla.
Lascia stare la signora, capito?
Era un uomo giovane e muscoloso, indossava l'uniforme grigia che portano gli idraulici e gli elettricisti.
Le stavo solo chiedendo di spostarsi un po' pi avanti, dissi.
La stavi palpando, disse lui. Ti ho visto che la stavi palpando.
Non la stavo palpando, replicai. Stavo soltanto cercando di attirare la sua attenzione.
La stavi palpando, insistette l'altro. Ti ho visto.  da quando sei salito in carrozza che ti attacchi alla gente e dai calci. Prima mi sei salito sul piede e non mi hai neanche chiesto scusa.
Senta, ha qualche problema?
Non ricordo cos'altro mi disse, o cosa gli risposi, o chi inizi a spingere per primo. So soltanto che nel giro di qualche
secondo mi trovai a lottare con un uomo grande e grosso il doppio di me in un'affollata carrozza della metropolitana. Era
talmente pi grosso di me che non so neppure se si potesse chiamarla lotta. Mi blocc con una presa e mi colp in faccia un paio di volte, poi mi strizz la testa e il collo. La gente sulla carrozza urlava: qualcuno ci pregava di smetterla, altri ci incitavano a proseguire. Le porte si aprirono e cos il match prosegu sulla banchina della Settantasettesima Strada. Fu l che l'uomo piazz il suo colpo migliore, centrandomi con un gancio sopra l'occhio sinistro. Alla fine arriv una guardia della metropolitana e ci divise.
La gente aveva formato un cerchio e mi fissava. Mi venne in mente quando al liceo di Bainbridge Island, a Washington, Johnny McGuiness mi pestava e una folla di ragazzini ci circondava ridendo. Queste persone non stavano ridendo ma mi sentivo imbarazzato come diciotto anni prima.
Il poliziotto ci chiese chi avesse iniziato la rissa. L'altro sostenne che ero stato io, il che era una bugia e lo dissi.
Quando il poliziotto mi chiese se volevo denunciarlo risposi di no.
Voglio soltanto andare al lavoro, dissi.
Veda lei, disse il poliziotto. Mentre mi allontanavo aggiunse: Se vuole la porto all'ospedale. Quello mi sembra proprio un brutto taglio. Continuai a camminare.
Premetti la ferita con dei vecchi fazzolettini spiegazzati, trovati nella tasca posteriore dei pantaloni. Salii sul treno successivo per Grand Central.
Lavoravo in una societ che si chiamava American Communications Association. Procuravo gli appuntamenti per i rappresentanti, che vendevano alle ditte servizi telefonici a lunga distanza a prezzi scontati. Era un lavoro part-time, solo quattro ore al giorno, ma tre volte la settimana lavoravo tutta la giornata. Dopo aver perso il mio vero lavoro di vicepresidente del marketing alla Smythe & O'Greeley, una grossa agenzia pubblicitaria di New York, avevo intenzione di lavorare all'A.C.A. soltanto temporaneamente, per guadagnare soldi extra dopo che il sussidio di disoccupazione era finito. Ma erano passati due anni e io ero ancora alla A.C.A., senza essere riuscito a trovare un altro lavoro nel campo della pubblicit.
Naturalmente avevo sostenuto colloqui dappertutto, ma era sempre la stessa storia: o ero troppo qualificato oppure dicevano
che ero rimasto fuori dal giro per troppo tempo.
Cominciavo a pensare che sarei rimasto un addetto al telemarketing per il resto della mia vita.
L'ufficio dell'A.C.A. era sulla Quarantatreesima Strada, vicino alla Eighth Avenue. Quando presi l'ascensore per il settimo
piano Eileen, la receptionist, stava masticando una gomma mentre si smaltava le unghie. Non aveva mai rivolto la parola prima n a me n a nessun altro degli addetti al telemarketing, ma quel mattino, quando mi vide, lasci cadere lo smalto.
Mio Dio, che le  successo? mi chiese.
Nulla, dissi io con noncuranza. Un piccolo incidente, ecco tutto.
Attraversando il corridoio mi resi conto che il taglio avrebbe potuto essere peggiore di quanto pensassi. Mi toccai il fazzolettino e scoprii che era zuppo di sangue.
Entrai nel call center dove lavoravano gli addetti al telemarketing.
La grande stanza quadrata aveva quattro file di cubicoli di un metro per uno. Intorno alla stanza c'erano gli uffici dei responsabili, con le finestre che davano sul dipartimento telemarketing. Mike Peterson, il supervisore del dipartimento, venne da me mentre stavo timbrando il cartellino.
Bill, eccola. Non pensavo che oggi sarebbe arrivato.
Be', sono qui.
Perch non ha chiamato? Si era addormentato? Cio, lo sa come vanno le cose qui d'estate. Il personale  al completo e
abbiamo bisogno...
Mi voltai. Mike vide il taglio che avevo in viso. Parve sul punto di vomitare.
Ges Cristo, ma lei sanguina!
Davvero? dissi. Mi stavo chiedendo cosa fosse mai tutta quella roba rossa che mi usciva dalla testa.
Che diavolo  successo?
Me la sono vista brutta in metr.
In metr?
Che differenza fa? Adesso sono qui, no?
Dovrebbe farsi dare dei punti, o qualcosa del genere.
Va tutto bene, dissi. Devo soltanto sciacquarmi.
In bagno finalmente il taglio smise di sanguinare. Mi misi un paio di cerotti trovati nell'armadietto sotto il lavabo, poi ritornai al mio cubicolo e mi preparai.
Odiavo il mio lavoro, ma ero bravo. Avevo una media di due o tre appuntamenti al giorno, meglio della maggior parte degli altri in ufficio. Guadagnavo sedici dollari all'ora, mentre quasi tutti gli altri ne facevano dieci o undici. Ero il secondo
addetto al telemarketing, per anzianit di servizio e per et. Soltanto Harry Pearlman, che aveva cinquantadue anni, era in quella societ da pi tempo di me. Per credo che al telefono valessi pi di Harry. Ero sempre rilassato e sicuro di me, la gente pareva fidarsi. Anche quando non avevano veramente bisogno del nostro servizio riuscivo comunque a convincerli a un appuntamento. Come quella volta che uno ha riattaccato proprio quando ero a met del mio discorsetto.
L'ho richiamato immediatamente dicendogli Mi dispiace signore, dev'essere caduta la linea, e ho finito con l'accalappiarlo.
Al telefono iniziai alla grande, ottenendo due appuntamenti nei primi quindici minuti. Durante la pausa delle undici andai
alle macchinette sul retro e comprai una lattina di Pepsi. Greg Brown stava parlando con una ragazza che aveva appena iniziato a lavorare nella societ. Poi venni a sapere che si chiamava Marie Stipaldi.
Amico, lo sai che ci stanno fregando? stava dicendo Greg.
Pensi che, solo perch il rappresentante fa la vendita, ci venga riconosciuta la nostra parte di merito? So per certo che quei figli di puttana mi hanno fregato tre appuntamenti. Sono quindici dollari, amico. Dopo un po' comincia a diventare una bella menata.
Non mi interessano le provvigioni, disse Marie. Lavoro qui soltanto per i dieci dollari all'ora.
Be', a me interessano, disse Greg. E se continuano a fare stronzate con la mia grana vado l dentro e risolvo la
questione.
E che cosa fai? dissi. Li denunci?
Amico, che vadano affanculo gli avvocati, disse Greg.
Vado in ufficio da Ed e gliele canto.
Ti servir a molto, dissi. Lo sai con quanta facilit ci possono rimpiazzare?
A me non possono sostituirmi, amico. Prendo dieci appuntamenti alla settimana. Sono il re dell'A.C.A. Sono l'impiegato
pi importante di questa societ.
Nessuno  importante in questa societ, credimi, dissi.
Sono qui da molto tempo, da troppo tempo, e non ho mai visto uno entrare in quell'ufficio e ottenere quello che voleva.
Ha ragione, disse Marie a Greg. Non puoi considerare questo come un vero lavoro. Devi aspettarti delle fregature.
Per voi  facile dirlo, disse Greg. Un bianco pu entrare e ottenere tutto quello che vuole, ma un nero deve prendersi
quello che pu. Scommetto che uno di voi pu andare dalle pi grosse societ d'America, IBM o Texon o Exico o come cazzo si chiama, e ottenere qualsiasi lavoro voglia. Ma se ci andassi io, mi metterebbero in mano uno strofinaccio e mi direbbero di cominciare a pulire i gabinetti. E sono sicuro che se fossi bianco, qui dentro le mie provvigioni me le darebbero.
Non sono d'accordo, dissi. Guarda me. Mi devono duecento dollari di provvigioni arretrate.
Non mi interessa quello che dici tu, disse Greg. Quelli che fanno andare avanti questo posto sono un branco di razzisti
figli di puttana. Non so tu, ma io non sarei troppo dispiaciuto se un giorno arrivassi qui e trovassi tutto bruciato, insieme
a quelli che ci sono dentro.
Ma  terribile, disse Marie.
Non sto parlando di te, disse Greg. Insomma, soltanto i dirigenti. Io so che se fossero in mezzo alle fiamme e mi chiedessero aiuto, gli lascerei bruciare il culo.
Greg si mise a ridere. Anch'io mi misi a ridere, un po' perch Greg mi piaceva e un po' perch effettivamente sarebbe stato un bello spettacolo vedere Mike e Ed che bruciavano. Mentre ridevamo, Mike sporse la testa dentro la stanza.
Gente, la pausa  finita. Torniamo a telefonare.
Volevo dire, mi disse Greg mentre stavamo tornando alle scrivanie, chi  che ti ha conciato a quel modo?
Conciato? chiesi, confuso. Oh, vuoi dire questo, e mi toccai la testa.  stato soltanto un incidente.
S, va bene, disse Greg ridendo. Ti hanno fatto il culo.
Chi  stato? Gliele hai suonate di brutto?
Mi sono beccato un paio di cartoni, mentii.
Mi sa che te ne sei beccato qualcuno di pi, disse Greg ridendo.
Mentre stavo per sedermi nel mio cubicolo arriv Mike e disse che voleva parlarmi nel suo ufficio.
Che c'? dissi.
Glielo dico in privato.
Lo seguii, chiedendomi di cosa volesse mai parlarmi. Si era piazzato in ascolto vicino alle macchinette e aveva sentito cosa
aveva detto Greg? In tal caso, decisi che sarei stato dalla parte di Greg e avrei negato tutto.
Mike chiuse la porta e mi disse di sedermi. Gir intorno alla sua scrivania e fece comparire un file sullo schermo del suo
computer. Mike era esile e portava tutti i giorni una camicia bianca con cravatta e bretelle nere. Sembrava sempre nervoso e
insicuro, e spesso mi ero chiesto se fosse gay. Non che a me desse fastidio, ma credo che avrebbe potuto infastidire lui se me lo fossi chiesto. Mi trattava sempre come se in qualche modo io lo disapprovassi.
Odio davvero farlo, disse senza guardarmi in faccia. Ma ho paura di non avere scelta.
Mi sta licenziando?
Naturalmente no, disse. Nulla di cos drastico. So che lei  uno dei migliori qui, ed  questo che rende la cosa cos difficile.
 solo che... be', lei sa che qui abbiamo certe regole.
Naturalmente non sono regole mie. Sono regole di Ed e il mio lavoro  farle rispettare. Lei sa di essere arrivato in ritardo questa mattina.
Pensavo che ne avessimo gi discusso.
Non volevo dire nulla prima di controllare l'archivio per esserne sicuro, ma lei capisce che questo mese  la terza volta
che arriva in ritardo.
Lo so, dissi. Ma come pu vedere questa mattina  successo qualcosa che  stato al di fuori del mio controllo.
Mike annu.
Mi dispiace, davvero, ma noi abbiamo una regola, ed ecco il motivo per cui abbiamo la regola, cos non la puniamo alla
prima infrazione. Il primo di luglio lei ha avuto un ritardo di otto minuti, l'undici di un quarto d'ora, e oggi  arrivato con un'ora e dieci minuti di ritardo.
Non ci posso credere, dissi.
Mi dispiace, ma non posso farci niente, disse Mike.
Dopo la prima infrazione l'ho avvisata verbalmente, poi ha ricevuto un avviso scritto e adesso la devo mandare a casa senza
paga.
Ma  ridicolo, dissi alzando la voce. Lei crede che stamattina il ritardo sia dipeso da me?
Non  una questione di quello che voleva o non voleva...
 uno scherzo, vero? Non sta dicendo sul serio.
Ho paura di essere molto serio, disse Mike. Forse stamattina lei non aveva intenzione di essere in ritardo, voglio dire, naturalmente lei non ne aveva alcuna intenzione, ma resta il fatto che questo mese  arrivato in ritardo altre due
volte, e in entrambi i casi non ha neppure chiamato per avvertire.
Lo sa da quanto tempo lavoro qui?
Mike spost il cursore in un altro punto dello schermo.
Ventisei virgola cinque mesi.
Cio un anno virgola cinque pi a lungo di quanto lei lavora qui, dissi aspramente, e io penso che questo mi autorizzi
ad avere qualche privilegio.
Le guance di Mike erano diventate rosa. Si vedeva che era sconvolto perch non stavo rispettando la sua autorit. O forse
era quella storia gay che veniva di nuovo fuori.
Non mi interessa da quanto tempo lei lavora qui, disse.
Lei  sempre un addetto al telemarketing e deve rispettare le stesse regole che valgono per gli altri addetti.
Mi alzai.
Mi scusi, ma dove pensa di andare?
Al lavoro.
Le ho gi timbrato il cartellino di uscita.
Cosa ha fatto?
La sto mandando a casa, Bill. Se non se ne va, dovr fare qualcosa di drastico.
Adesso sta minacciando il mio posto di lavoro?
Io non voglio minacciarle il posto, ma non mi sta dando scelta.
Io ritorno al lavoro. Oggi ho gi preso due appuntamenti e ho intenzione di prenderne ancora un paio. In altre parole,
voglio continuare a lavorare.
Bill, lei sta commettendo un grave errore.
Voglio parlare con Ed.
Ed non le parler.
Mi precipitai fuori dall'ufficio di Mike e attraversai il dipartimento telemarketing. La discussione si era trasformata in una scenata. Quasi tutti avevano smesso di fare telefonate, e mentre oltrepassavo il cubicolo di Greg vidi che si stava sforzando di trattenere le risate. Mi venne voglia di sorridere, ma ero troppo furioso per farlo.
Ed era al telefono e mi fece cenno di sedere. Era il tipico abitante di Long Island che si poteva vedere qualsiasi sera del fine settimana in camicia e cravatta in un locale di spogliarello o in un bar sport. Era stempiato, con i baffi folti e una pancia da bevitore di birra. Aveva smesso di bere qualche anno prima, ma era uno di quegli alcolizzati guariti che imponevano la loro ritrovata saggezza su tutti quelli intorno a loro.
A volte la gente scherzando chiamava la societ A.A. (Alcolisti Anonimi), invece di A.C.A., perch Ed dirigeva il dipartimento telemarketing come se fosse un programma a dodici fasi di riabilitazione dall'alccol. Ci parlava continuamente della responsabilit nei confronti di noi stessi in qualit di addetti al telemarketing e di come ci che impariamo in questo lavoro si rifletter sul resto delle nostre vite. Aveva creato una lunga lista di regole e di norme che pareva un manifesto. Oltre ai ritardi, c'erano multe per chi beveva o mangiava sul luogo di lavoro, chi bestemmiava, faceva chiamate personali e violava le regole sull'abbigliamento.
Perfino ridere era illegale, se raggiungeva un volume fastidioso. Non credo di aver mai visto Ed ridere o raccontare una barzelletta, e raramente diceva direttamente qualcosa agli addetti al telemarketing. Ci salutavamo quando ci incrociavamo nell'ingresso, ma questa era la prima volta che entravo nel suo ufficio. Gli addetti al telemarketing dovevano esporre le loro lamentele a Mike perch Ed era troppo indaffarato per occuparsi dei nostri problemi. A me sembrava che Ed non fosse per niente indaffarato. A volte mi capitava di sentirlo parlare al telefono, e le sue conversazioni vertevano sempre sul football, l'hockey o le misure delle tette di qualche donna.
Oggi sembrava stesse parlando alla sua amichetta, o a qualcuno che voleva diventasse la sua amichetta. Stavo cominciando a spazientirmi di sentirlo continuare con quella sua voce mielosa che usava soltanto quando parlava a qualche donna
Davvero? Molto interessante. Anche a me piacciono i musei. Qual  il tuo museo preferito a New York? ma se non altro ebbi l'opportunit di calmarmi e di decidere quello che volevo dire. Si stava bene nell'ufficio di Ed, era molto meglio degli uffici in cui lavoravamo noi. Ero seduto su una poltrona di plastica imbottita, e respiravo un'aria che doveva essere di circa dieci gradi pi fresca di quella dell'area telemarketing.
Finalmente Ed riappese. Mi aspettavo che fosse arrabbiato per il modo in cui mi ero introdotto nel suo ufficio, ma fu sorprendentemente cordiale.
Bill Moss, disse, come se provasse piacere a pronunciare il mio nome. Che le  successo stamattina?
 proprio questa la ragione per cui sono venuto qui, dissi.
Come vede stamattina mi  capitato un piccolo incidente in metr.
Mi dispiace.  andato da un dottore?
Non credo che sia cos grave, dissi. Ci penser quando arriver a casa. Ad ogni modo, sono qui perch stamattina sono
arrivato in ritardo, pi di un'ora. Questo mese  la terza volta e Mike vuole mandarmi a casa senza paga.
Ora Ed mi stava guardando pi attentamente. Aveva un'espressione sbalordita, sconcertata. Quella sarebbe stata la decisione
pi complicata di tutta la giornata, e non voleva sbagliarla.
Vediamo di capire, disse Ed. Questa  la terza volta che lei  in ritardo, e le altre due infrazioni le erano gi state fatte notare,  cos?
S, dissi, ma c' stata una circostanza attenuante.
Ho capito, disse Ed. Lei pensa di avere diritto a un'esenzione.
Be', s, dissi. Voglio dire, non  che ho continuato a dormire dopo che  suonata la sveglia o qualcosa del genere.
Oggi ho gi fissato due appuntamenti e il mese scorso sono stato eletto addetto al telemarketing del mese. Credo di aver
diritto a un'altra opportunit.
Ma lei era al corrente delle regole?
Certamente, dissi. Ma io lavoro qui da molto tempo, e come vede questa mattina ho avuto un incidente.
Ed continuava a fissarmi, immerso nei suoi pensieri, poi si alz.
Aspetti qui.
Lasci l'ufficio. Attraverso le finestre lo vidi che parlava con Mike nel suo ufficio. Parl quasi sempre Mike e mi sembrava
arrabbiato e sulla difensiva. Ed annu molte volte con le braccia incrociate sul petto. Poi Ed se ne and e torn da me con la sua solita espressione priva di senso dell'umorismo.
Bene, ho discusso della situazione con Mike, disse sedendosi alla sua scrivania, e penso che lei abbia ragione: non
avrebbe dovuto mandarla a casa senza paga.
Grazie, dissi.
Tuttavia, dovr appoggiare la sua decisione, continu Ed, Mike  il suo supervisore, e se oggi io le permetto di restare lo metterei in cattiva luce davanti agli altri dipendenti. Se lei non si fosse messo a litigare e a fare quella scenata, forse avremmo potuto sistemare la cosa in qualche modo.
Non capisco, dissi. Lei mi sta mandando a casa senza paga. Io, uno dei migliori addetti al telemarketing dell'ufficio,
uno che oggi ha gi preso due appuntamenti. Mi manda via cos?
Non ho scelta, disse Ed. Devo rispettare la decisione di Mike.
Bene, dissi amareggiato. Ma se me ne vado ora, domani potrei anche non tornare pi.
Faccia come crede, disse Ed. Personalmente io spero che lei continui a rimanere con noi. Ovviamente non la conosco
molto bene, ma mi pare che lei possieda una certa intelligenza, per lo meno che sia pi intelligente della maggior parte
della gente che impieghiamo qui, e mi piacerebbe tenerla a bordo. Ma se decide di andarsene, le auguro buona fortuna.
Uscii dall'ufficio di Ed chiudendo energicamente la porta, ma senza sbatterla. Andai al mio posto e raccolsi delle carte che
avevo sulla scrivania. Greg arriv alle mie spalle e disse a bassa voce:
Te l'ho detto, amico. Quel tipo  un figlio di puttana, vero?
Che ti devo dire? risposi. Avevi ragione.
Te ne vai, amico?
Pare di s.
Se non ti rivedo, pace.
Pace, dissi.
Lasciai l'ufficio senza salutare nessuno.
Sulla Eighth Avenue un mendicante di fronte a un pornoshop mi chiese degli spiccioli, uno spacciatore mi offr del crack e un turista mi domand la strada per Times Square. Li ignorai tutti. Avevo mal di testa e il caldo era insopportabile. Dovevano
gi esserci quaranta gradi e non era ancora mezzogiorno.
Considerai l'idea di fermarmi a una cabina e di chiamare Julie al lavoro per raccontarle della mia mattinata, ma pensai che
fosse ancora arrabbiata con me a causa della lite della sera prima. Non avevo voglia di fare la pace con lei, non ancora
comunque. Attraversai la Quarantaquattresima insieme a una folla di persone, chiedendomi cosa avrei fatto della mia vita.
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Capitolo 2.
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Andai al cinema. A essere onesti non ricordo il titolo del film, ma questo non significa che non fosse bello. Ero cos preso dal pensiero del lavoro che a malapena ricordo di esserci stato, al cinema.
Per me il lavoro  sempre stato estremamente importante.
Quando avevo sei anni mio padre mor improvvisamente di un attacco cardiaco. Due mesi dopo mia madre si uccise con una dose di sonniferi. I miei genitori non erano ricchi e non avevano polizze di assicurazione. Non avevo fratelli o sorelle e i miei
nonni erano morti, cos venni mandato a vivere con il fratello di mio padre e sua moglie anche loro avevano una casa a
Bainbridge Island. I miei nuovi genitori non avevano figli propri e mi dissero sempre molto chiaramente che, una volta finito
il liceo, avrei dovuto provvedere a me stesso. Alle medie e al liceo lavoravo part-time (consegnavo i giornali, facevo il lavapiatti, il giardiniere, portavo a spasso i cani) e risparmiai la maggior parte dei soldi per il mio futuro. Non ero uno di quei ragazzini che avevano paura di sgobbare.
Invece di giocare con i miei amici preferivo lavorare, e tentavo di farlo il pi spesso e il pi duramente possibile. Pi lavoravo, e pi soldi mettevo da parte, pi capivo che stavo proteggendomi dalla mia solitudine. Non ho mai preso in considerazione la possibilit di non lavorare.
Il film fin pi o meno alle tre o alle tre e mezzo. Vagai per la citt, sentendomi ancora depresso. L'affitto di agosto stava per scadere e in banca avevo soltanto qualche centinaio di dollari.
Dovevo ancora restituire circa diecimila dollari di prestiti studenteschi all'universit e le compagnie delle carte di credito mi avevano ritirato la Visa e l'American Express. Sapevo che avrei dovuto trovare qualcosa alla svelta magari un impiego in una libreria o un posto di cameriere altrimenti mi sarebbe stato impossibile pagare l'affitto del mese successivo.
Alla Cinquantunesima presi il numero 6 per la Novantaseiesima Strada. Julie e io vivevamo al quinto piano in un appartamento ristrutturato senza ascensore sulla Novantaquattresima Est, tra la First e la Second Avenue.
Tecnicamente era nell'Upper East Side, ma le parti migliori del quartiere iniziavano a cinque o sei isolati verso il centro o a est di Park Avenue. La nostra zona era un insieme di appartamenti e fabbrichette. Ci viveva qualche yuppie, ma ci abitavano
anche molti operai neri e famiglie di portoricani. La zona mi piaceva, ma Julie pensava che fosse troppo pericolosa, specialmente di notte, e per la nostra relazione questo era diventato un frequente motivo di scontri. Julie faceva sempre commenti su quei bei palazzi con portineria degli anni Settanta e Ottanta dove abitavano i suoi amici, e su come sarebbe stato bello vivere in un posto dove non si dovevano fare cinque piani di scale tutti i giorni.
Naturalmente tutto ci mi rendeva suscettibile, perch era sottinteso che avremmo potuto vivere in un posto migliore, se soltanto io avessi fatto pi soldi. Cos esplodevo e accusavo Julie di avercela con me perch aveva un salario pi alto, e lei rispondeva che non intendeva affatto dire quello, solo che nel nostro quartiere non si sentiva sicura, e poi iniziavamo tutti e due a gridare e a scambiarci insulti, dimenticando naturalmente il motivo della discussione.
Julie e io ci eravamo conosciuti in una lavanderia di Columbus Avenue pochi mesi dopo che ero arrivato a New York da Seattle.
Due appuntamenti e cominciammo a passare insieme quasi tutte le notti. Durante il primo anno di vita in
comune parlammo addirittura di matrimonio. Poi accadde qualcosa. Immagino che ci sia un numero infinito di ragioni per le quali una relazione si deteriora, ma nel nostro caso ce n'era una sola importante: io ero cattolico e Julie ebrea.
La cosa per me non  mai stata un problema, ma lo era per lei. I miei zii mi avevano mandato in scuole cattoliche, ma non avevo pi messo piede in una chiesa dai giorni del college. Neppure Julie era religiosa, ma i suoi genitori s, e ho sempre avuto la sensazione che segretamente ce l'avesse con me perch ero quello che suo padre chiamava uno shagetz (termine spregiativo riferito a un ragazzo non ebreo, sposato o impegnato con una ragazza ebrea).
Non occorreva che dicesse qualcosa di specifico per offendermi; a volte poteva essere soltanto un commento allusivo: Oh, ti avevo detto che la mia amica Lori, sabato sera, ha incontrato un tipo davvero favoloso, sai, ebreo eccetera?...
Una volta mi chiese perfino se avevo preso in considerazione l'idea di convertirmi, ma io le avevo detto che dal momento che ero fondamentalmente agnostico, sarebbe stata un'ipocrisia. Mi lanci una delle sue occhiate con cui riusciva ad attraversarmi e capii che non avrebbe tirato pi fuori l'argomento.
Quando uscii dalla metropolitana erano circa le cinque.
Sapevo che Julie sarebbe tornata a casa dal lavoro da l a un'ora, e sentendomi in colpa per il nostro litigio, pensai di fare qualcosa di carino per lei. Mi fermai alla drogheria coreana all'angolo e comprai un mazzo di rose rosa. Non ricordavo esattamente il motivo del nostro litigio la sera precedente, ma sapevo che probabilmente era per causa mia. A volte  difficile andare d'accordo con me, ed era davvero sorprendente che Julie avesse la pazienza di sopportarmi.
Mi accorsi di quanto fossi esausto soltanto quando finii la prima delle quattro rampe di scale. Vivere al quinto piano ti
tiene in esercizio, dicevo sempre a Julie, ma in realt lo odiavo tanto quanto lei. Entrato nell'appartamento mi svestii
immediatamente e accesi l'aria condizionata. Il padrone di casa aveva installato una porta a vetri per separare una zona
vicino alle finestre, e questa era la stanza da letto. C'era un'altra zona dove avevamo messo il divano e la tv, e oltre a
quello c'era un cucinino e un bagno, grande a sufficienza per una persona alla volta. L'appartamento sarebbe andato bene
per un single, ma per due persone, specialmente due persone che non sempre andavano d'accordo, era come vivere in un armadio.
Quando Julie arriv a casa io ero seduto di fronte alla tv, in mutande, e mangiavo della pasta. Aveva in mano un sacchetto
alto, pieno di provviste e sembrava esausta.
Mio Dio, che giornata, disse, senza fiato per via delle scale. Depose le provviste accanto alla porta, poi entr nella
camera da letto per spogliarsi. Io continuai a rimanere sul divano.
Quando iniziammo a vivere l, tutte le volte che Julie tornava a casa dal lavoro mi alzavo per salutarla con un bacio, ma
ora eravamo come una coppia sposata che stava insieme da troppo tempo per eccitarsi agli andirivieni reciproci.
Julie usc dalla camera con addosso una lunga T-shirt e si mise a sistemare le provviste. Aveva i capelli tinti di biondo, ma non un biondo falso; stava bene, specialmente quando se li asciugava o li portava raccolti con una molletta. Aveva un viso piccolo e grazioso e occhi di un marrone chiaro che alla luce del sole sembravano verdi. Era un po' troppo in carne sulle cosce e sui fianchi, ma a me pareva sexy. Di solito ero orgoglioso di essere con lei, specialmente quando vedevo gli altri che la guardavano per strada. Ma altre volte, come adesso, la vedevo come una trentaduenne pienotta con le rughe agli occhi e una bassa autostima, che mi odiava perch non ero ebreo, e mi chiedevo che cosa ci stessi ancora a fare con lei.
Non ci crederesti a quello che mi  successo oggi al lavoro, disse. Entra il capo e mi fa: Ieri ha spedito quella lettera per mister Jacobs? Gli ho risposto di non averla spedita personalmente, di averla portata all'ufficio spedizioni perch toccava a Jos imbucarla. Cos inizia a farmi una scenata. Mi fa: Era una sua precisa responsabilit accertarsi che la mia corrispondenza partisse in tempo. Ho chiesto a lei di spedire la lettera, non a Jos.
Ma ci credi? Come se fossi io a dover portare la lettera all'ufficio postale per lui, o qualcosa del genere. Jenny mi ha
detto che probabilmente sta per divorziare. Ma non vedo che cosa c'entro io. Se  arrabbiato con sua moglie deve prendersela
con lei, non con me. E allora cosa ne pensi? Pensi che io... mio Dio, che ti  successo alla faccia?
Si sedette di fianco a me, sul divano.
Non  niente, dissi. Solo un taglietto.
Sembra terribile. Fa' vedere la bua alla mamma.
Stacc il cerotto e gli occhi le si spalancarono.
Bill, ma  spaventoso, disse in tono serio. Che  successo? Qualcuno ti ha picchiato?
Preferirei non parlarne.
Devi fare qualcosa. Dobbiamo andare al pronto soccorso.
Non vado in nessun pronto soccorso.
Ma devi. Se non fai qualcosa ti rimarr la cicatrice.
Non voglio parlarne, va bene?
Va bene! disse arrabbiata.
Ritorn in cucina e inizi a riporre le provviste. Inizi il notiziario sportivo. Guardai la selezione dei momenti migliori della partita Yankees Mariners e vidi Hundley segnare un punto per i Mets. Non so perch fossi arrabbiato con Julie, era cos e basta.
Dopo che l'annunciatore ebbe letto gli altri risultati del baseball annunciai: Laggi ci sono dei fiori per te.
Ho visto. Grazie.
Si appoggi contro il frigo mangiando un vasetto di yogurt magro, mentre guardavo l'inizio di Jeopardy. Finalmente, come se fossimo nel mezzo di una conversazione, disse: E non capisco perch devo preoccuparmene, dopo la giornata che ho avuto. Sto solo tentando di aiutarti e tu ricominci di nuovo, a darmi addosso. E poi pensi che sia una cosa da nulla, che basti regalarmi dei fiori e tutto va a posto. Non va bene cos, Bill. Noi dobbiamo comunicare. Tutti i libri che ho letto, gli spettacoli in tv, dicono che un rapporto comincia a incrinarsi quando non ci si riesce pi a parlare. Non puoi startene l seduto a guardare le partite di baseball alla tv mentre io sto tentando di parlarti.
Non era una partita.
Cosa?
Non era una partita, erano solo i momenti migliori.
Lo so, non cambiare argomento. Odio quando fai cos.
Sembra che con te non si riesca ad avere una semplice conversazione.
Cosa ti fa pensare che la mia giornata non sia stata dura?
Non ho idea se possa essere stata dura o meno. Tu non ne vuoi parlare.
Forse  stata molto dura e io non ne voglio parlare.
Qualcuno ti ha aggredito?  cos che ti sei fatto quel taglio sul viso? Te l'avevo detto che questo quartiere  orribile, ma tu non mi credevi.
Non mi hanno aggredito.
Allora che  successo? Per favore dimmelo.
Stava iniziando il giro del Doubl Jeopardy. Julie arriv e tolse il sonoro alla televisione.
Chi  Edward Albee?
Cosa?
 la risposta. Rimetti il sonoro, vedrai.
Julie si sedette di fianco a me, massaggiandomi dolcemente la schiena.
Cos' successo?
Oggi mi hanno mandato a casa prima, al lavoro, dissi.
Oh no, disse lei, Perch?
Le raccontai tutta la storia, in una versione abbreviata. Quando finii sembrava confusa.
Ma che c'entra tutto questo con il taglio che hai in faccia?
Lascia perdere il taglio. Oggi ho lasciato il lavoro. Sono disoccupato.
Va bene, disse lei prendendomi la mano. Non c' motivo di arrabbiarsi. Voglio dire, a te comunque non importava di quel lavoro, giusto?
Non  quello il punto, dissi. Era il mio lavoro. Ci si pagava l'affitto.
E va bene. Ho molti soldi da parte. Posso pagare io l'affitto il prossimo mese, se devo.
Non ti permetter di pagarmi l'affitto.
Perch no? Io ti amo. Insomma, siamo innamorati, no?
Ma non  questo il punto, dissi, liberando la mia mano dalle sue. Il punto  che io ho bisogno di soldi, ho bisogno di un lavoro. Che cosa faccio, me ne sto tutto il giorno a ciondolare in questo schifo di appartamento?
Ma ci sono in giro un mucchio di lavori di telemarketing, disse. Sono sicura che ne puoi trovare uno. Altrimenti puoi sempre cercare qualcosa di saltuario.
Che cos' Nagasaki?
Mi stai ascoltando?
S, dissi. E poi?
Alla fine troverai un altro lavoro in pubblicit.
Alla fine! Ho aspettato due maledettissimi anni per alla fine!
Non gridare cos.
Non sto gridando.
Adesso ti stai comportando proprio come un bambino.
Ah, adesso cominci a insultarmi?
Ma di cosa stai parlando?
Sai esattamente di cosa sto parlando!
Tantissima gente perde il lavoro, William. Sono tempi brutti, ecco tutto. E poi, forse c' un lato positivo in tutta questa
faccenda. Magari, se tu potessi tirare avanti con il sussidio di disoccupazione, riusciresti a usare il tempo per darci dentro di nuovo con tutte le agenzie. Potresti farlo tutti i giorni, dalle nove alle cinque, per cercare lavoro.
Andai in cucina e aprii il frigo. Non avevo fame, avevo solo bisogno di fissare qualcosa. William, pensai. Odiavo la gente
che mi chiamava William.
Non posso ottenere il sussidio. Non mi hanno licenziato, ricordi? Me ne sono andato io. Per lo meno, me ne andr domani.
Forse non dovresti, disse Julie. Forse domani dovresti tornare proprio l.
L non ci torno neanche per sogno. Per pregare in ginocchio quegli stronzi? Col cazzo.
E allora non tornarci, disse Julie dal divano. Non capisco perch dobbiamo litigare per questo.
Rimasi immobile a fissare un cartone del latte. Mi accorsi che Julie stava piangendo. Andai al divano e mi sedetti accanto a lei. Mi affond il viso sul petto, il suo corpo era continuamente scosso dai singhiozzi. Le asciugai le lacrime con le dita.
Smettila di piangere, dissi. Lo so che stai solo cercando di aiutarmi. Smettila di piangere, d'accordo?
Continuava a piangere e a tremare.
Stavi gridando contro di me, disse lei.
Lo so, dissi. Ho fatto male.
Sei arrabbiato con me per qualche cosa?
Naturalmente no. Tutto questo non ha niente a che fare con te.
E allora non capisco. E non capisco perch non mi vuoi dire cosa ti  successo alla faccia.
Non te l'ho detto perch ero imbarazzato, dissi. Oggi mentre andavo a lavorare mi hanno aggredito.
Oh mio Dio, ma  terribile! Si alz a sedere. Dove  successo?
Nella metropolitana. Be', non proprio nella metropolitana, alla Grand Central Station, nel tunnel che porta al metr. Un
uomo mi ha colpito e un altro mi ha preso i soldi, solo qualche dollaro. C'era gente dappertutto, ma nessuno mi ha aiutato.
Hai visto quelli che ti hanno aggredito?
Portavano dei cappellini da baseball.
Shvartzas, disse aspramente Julie. Sei sicuro di star bene? Vuoi andare al pronto soccorso?
Veramente non penso che sia necessario, dissi. L'emorragia  quasi cessata. Ma ora capisci perch mi sono arrabbiato cos
tanto con quegli stronzi in ufficio. Non bastava che mi avessero aggredito, hanno dovuto mandarmi a casa proprio per questo
motivo! E poi ho dovuto stare l seduto e zitto a sorbirmi Ed che non la finiva pi di parlare di quella certa dose di intelligenza che sembravo avere! Voglio dire, io ho una Laurea in Amministrazione, ero vicepresidente di un'importante societ, e devo sentirmi la predica di un deficiente che magari ce l'ha appena fatta a passare il liceo.
So cosa provi, disse Julie. Guarda cosa  successo a me oggi in ufficio.  molto frustrante quando non puoi rimbeccare il tuo capo.
No, per te  diverso, dissi io. Tu lavori nell'editoria,  la tua carriera. Quando il tuo capo ti rimprovera oppure ti mortifica tu devi sopportarlo. Ma questi qui non significano nulla per me. In giorni come oggi, quando mi parlano a quel modo, ho proprio voglia di ucciderli. Non sto scherzando, vorrei veramente ucciderli.
Penso che tu abbia bisogno di qualcosa da bere, disse Julie. Perch non stappi quella bottiglia che ci hanno portato Robert e Jennifer?
Non voglio nessuno stramaledetto vino!
Va bene, disse Julie. Allora non fa niente.
Sto solo provando a parlare con te, dissi. Non  quello che volevi?
Naturalmente io...
Tu pensi che la stia facendo grossa per niente, vero? Non capisci perch sono cos arrabbiato.
Certo che so perch sei cos arrabbiato.
Tu pensi che debba tornare l e chiedere di riavere il mio lavoro come se niente fosse. Tu pensi che segretamente io sia
contento che tutto questo sia successo perch comunque l non ci volevo lavorare. Tu pensi che io voglia starmene a casa tutto il giorno a non fare nulla come una specie di fannullone.
Bill, onestamente non capisco di che cosa stai parlando.
Io ti metto in imbarazzo. Non riesci a sopportare il fatto che tutte le tue amiche siano sposate con medici e avvocati mentre il tuo fidanzato  un addetto al telemarketing.
Innanzitutto tu non sei un addetto al telemarketing.
Hai ragione, non sono un addetto al telemarketing. Sono un addetto al telemarketing senza lavoro! Quant' umiliante questo?
Non  giusto, disse Julie. Hai avuto una brutta giornata e adesso te la prendi con me.
Bene, dissi. Non parliamone pi.
Ritornai al divano e alzai il volume della tv. Stava per iniziare La ruota della fortuna.
Non puoi fare cos, disse Julie. Non puoi iniziare tutto e poi andartene via.
Hai detto che non volevi che me la prendessi con te.
Ma questo non significa che non voglia parlarne.
La discussione  finita.
La discussione non  finita. Non ho ancora avuto neanche la possibilit di dire qualcosa.
Julie tent di strapparmi dalle mani il telecomando. Le trattenni il braccio, tentando di tenerla lontana. Cadde all'indietro
sul tavolino. Dal modo in cui cadde, sbattendo la testa contro il pavimento, pensai che fosse morta, o per lo meno ferita seriamente. Ma dovette aver attutito la caduta con le braccia, perch si alz sulle ginocchia quasi immediatamente.
Ges, dissi. Stai bene?
Perch mi hai spinto?
Non ti ho spinta. Per lo meno non intendevo farlo. Volevo soltanto... stai bene?
Ti odio, disse lei. Ti odio da morire.
Corse in bagno sbattendo la porta e i vetri continuarono a vibrare per qualche momento.
Apri la porta! dissi girando la maniglia. Voglio parlarti! Avanti, apri!
Per parecchi minuti tentai di convincerla a farmi entrare, ma niente di ci che dissi funzion. Devo aver detto mi dispiace
centocinquanta volte. Mi sentivo malissimo per averla spinta e decisi che questa avrebbe potuto essere la giornata pi patetica della mia vita.
Va bene, dissi. Se non vuoi parlarmi adesso, magari mi parli dopo.
Non potevo prendere i vestiti puliti dal bagno, cos indossai dei maglioni e una maglietta che avevo nell'armadio e lasciai
l'appartamento. Non sapevo esattamente dove stavo andando, ma sapevo che dovevo muovermi. Julie aveva ragione: stavo
scaricando i miei problemi su di lei, e decisi di non tornare finch non mi fossi calmato.
Andai a finire in un bar tra la First Avenue e l'Ottantasettesima Strada. Non ci ero mai stato prima, ma era buio e vuoto e pensai che sarebbe stato un buon posto per ubriacarsi. Al terzo bicchiere di Bud iniziai a sentirmi meglio.
Decisi che Julie aveva ragione: avevo soltanto bisogno di qualche bicchiere per calmarmi.
Un'altra Bud, dissi alla barista dall'aspetto stanco.
Ero cos immerso nei miei pensieri che non mi ero guardato troppo in giro. Non ero mai stato prima in quel bar non ero stato in nessun bar, negli ultimi mesi. Era marted, e il posto era praticamente deserto. Un grassone era intento a un videogioco,
e in fondo al bancone c'erano due che facevano avances a una coppia di donne. Li invidiai, perch erano single, perch non
avevano fidanzate arrabbiate che li aspettavano a casa. Era perch desideravo essere single, oppure semplicemente perch
stavo con Julie da troppo tempo?
Provai a immaginare se sarebbero riusciti a spuntarla. Una sembrava interessata a uno dei due uomini, ma l'altra aveva girato
il suo sgabello verso il bancone, tentando di ignorare quell'altro che cercava di parlare con lei. Un linguaggio del corpo
assolutamente esplicito. La prima donna, quella che parlava con l'uomo, era di gran lunga la pi attraente delle due. Aveva capelli bruni lunghi e lisci e portava una maglietta bianca infilata dentro a un paio di blue-jeans sbiaditi. Probabilmente era sull'uno e sessanta difficile dirlo perch stava seduta e non doveva pesare un etto pi di cinquanta chili. Avr avuto circa venticinque anni, e a giudicare dalla mancanza di anelli sulle dita e dal modo in cui continuava a giocherellare nervosamente con i capelli, decisi che quasi certamente era single.
Quando mi arriv l'altra birra, notai il suo sguardo su di me.
Pensai che stesse semplicemente guardando in giro, nel tentativo di ignorare il suo interlocutore, ma la sua occhiata fu un po' troppo lunga per essere casuale. Istintivamente sorrisi, e lei mi restitu il sorriso. Sentii un ronzio gi per la colonna vertebrale e il viso mi si fece bollente, sensazioni che da molto tempo non provavo.
Ricominciai a bere la mia birra. Era da cos tanto tempo che non mi ritrovavo in questa situazione, da solo in un bar con una
donna che mi guardava, che non sapevo cosa fare. Avrei dovuto sorriderle di nuovo? Avrei dovuto ignorarla? Diressi nuovamente
lo sguardo su di lei e i nostri occhi si incontrarono ancora. Mi chiesi se mi stesse guardando perch era attratta, oppure disgustata.
Voglio dire, non ero esattamente un candidato per la prossima copertina di GQ, mi stavo stempiando e certamente avevo qualche chilo di troppo. E con il cerotto sulla testa e la vecchia felpa dovevo sembrare fuggito da un manicomio.
Alla fine, quando lei sorrise e sollev il bicchiere verso di me, decisi di avvicinarmi. Non sapevo che cosa aspettarmi ammesso che mi aspettassi qualcosa ma sapevo che dovevo parlarle.
Quando mi sedetti vicino a lei e mi presentai, non posso certo dire che quello di fianco a me fosse esattamente entusiasta.
Mi lanci qualche occhiata sprezzante, ma alla fine cap la musica e se ne and a giocare a flipper.
Si chiamava Lisa. Era la prima volta che veniva in quel bar.
Era di Philadelphia. Parlammo soltanto di questo, prima che tra di noi calasse un silenzio impacciato. Lei giocherellava con i capelli e io sorseggiavo la mia birra, ricordandomi di quanto fosse difficile attaccare discorso con una donna in un bar.
Allora, disse. come mai quei cerotti?
Speravo che tu non lo notassi, dissi nervosamente. Ho avuto un piccolo incidente uscendo dalla doccia.
Pavimento scivoloso?
La vasca, risposi sorridendo.
Sei fortunato a non esserci rimasto secco, disse lei.
L'anno scorso mio nonno  scivolato nella vasca e gli  venuto un colpo.
Mi dispiace, dissi.
Oh, perch? disse lei. Era comunque uno stronzo. Continuava a bestemmiare e a lamentarsi sempre. E nel suotestamento non mi ha lasciato un centesimo.
Ci fu un altro momento di silenzio imbarazzante. Sussurr qualcosa nell'orecchio della sua amica ed entrambe si misero a
ridere, poi si rivolse di nuovo a me. E allora che cosa fai?
Io?
No, quell'altro che sta tentando di rimorchiarmi. Certo, tu.
Lavoro nella pubblicit.
Come quasi tutti in questa citt, disse roteando gli occhi.
Cosa intendi?
Lo sai com' a New York, o per lo meno com' nell'Upper East Side. Sono tutti avvocati, agenti di borsa oppure lavorano
nella pubblicit. Lo giuro su Dio, qui non ho mai incontrato nessuno che non rientrasse in una di queste categorie.
E allora perch vai in giro da queste parti? le dissi, chiedendomi se stesse cercando di offendermi.
Bella domanda, disse. Forse perch non si sa dove andare. Non voglio girare nel Village per incontrare qualche tipo grunge, e nell'Upper West Side sono tutti studenti universitari.
E allora non mi resta che l'Upper East Side, oppure passo all'altra sponda. Mi guard impassibile. Non credere chiss che cosa, non sono una lesbica. Non ho mai pensato di diventare lesbica. Non seriamente, per lo meno. E tu?
Neanch'io ho mai pensato di diventare lesbica.
Non si mise a ridere.
Cio, sei gay?
S, dissi impassibile. Sono gay.
Bella risposta, sorrise. Inizi gi a piacermi.
Lisa inizi a parlarmi delle differenze tra Philadelphia e New York e di un film che aveva visto in tv la sera prima, ma io non le stavo prestando molta attenzione. Le stavo guardando gli occhi azzurri e le labbra piene e i denti bianchi, chiedendomi come sarebbe stato baciarla, anche soltanto una volta. Non sapevo se volevo realmente rimorchiarla, ma quando resti per cinque anni con la stessa donna e le cose iniziano ad andare male, si comincia ad apprezzare l'attenzione di altre donne pi di quanto si farebbe di solito. E poi c' anche la questione dell'ego: chiunque, single o fidanzato che sia, vuole sapere se ha tutto quello che gli serve.
Non mi hai ancora detto come ti chiami, disse lei.
Bill, risposi, sistemandomi sullo sgabello.
Win just a bill on Capital Hill...
Ah ah.
Immagino che tu l'abbia gi sentito.
Fin dalle elementari. Posso offrirti qualcosa da bere?
Non credo, disse guardando l'orologio. La mia amica vuole andarsene presto e comunque di solito non permetto che la gente mi paghi da bere.
Spero di non averti offesa.
Non ti preoccupare, ci sei riuscito. E allora dove abiti?
Sulla Novantaquattresima, dissi.
Vivi con qualcuno?
Esitai.
Vivo da solo.
Uno scapolo brillante, eh?
Non proprio, dissi, ansioso di cambiare argomento. Che lavoro fai?
Assistente editoriale.
Davvero? Io... ho un amico che lavora nell'editoria. Alla Doubleday. Nel settore commerciale.
Anch'io sono nel settore commerciale, alla Warner. Come si chiama?
E una donna. Julie.
Non la conosco, disse. Ma non so perch dovrei. Cio, non  che nell'editoria tutti conoscono quelli che lavorano
nell'editoria. Come se i camionisti conoscessero tutti gli altri camionisti, e gli agricoltori conoscessero tutti gli altri
agricoltori.
Per favore, qualcuno smetta di far bere questa ragazza.
L'amica di Lisa si era alzata e stava aspettando di andarsene.
 meglio che vada, disse Lisa. E stato bello conoscerti.
Perch non mi dai il tuo numero di telefono? dissi io.
Forse qualche volta potremmo incontrarci.
Non mi piace dare il numero di telefono nei bar, specialmente quando sono ubriaca.
Non mi sembri cos ubriaca.
Non so, disse. Cio, come faccio a sapere che non sei un serial killer, o qualcosa del genere?
Immagino che dovrai scoprirlo da sola.
Guard la sua amica che la stava aspettando alla porta.
Facciamo cos: ti do il mio numero dell'ufficio, disse.
Ma se non ti sento nel giro di due giorni, dimenticalo.
Mi scrisse il numero su un tovagliolino, poi usc dal bar con la sua amica.
Rimasi al bancone qualche altro minuto a finire la mia birra, poi mi incamminai verso casa. Dubitai che davvero avrei chiamato Lisa, ma ero contento che comunque mi avesse dato il suo numero. Avevo provato qualcosa a me stesso e quello era
tutto ci che volevo veramente.
Non feci nemmeno caso ai cinque piani di scale ed entrai nell'appartamento.
Julie dormiva, ma la porta a vetri non era chiusa a chiave. Mi svestii e entrai nel letto da lei. Quando la baciai sulla guancia, lei si gir dall'altra parte.
Dai, dissi. Svegliati. Non voglio che tu dorma se sei arrabbiata con me. Dobbiamo spiegarci.
Dapprima fece resistenza, dicendo che era ancora infuriata, poi alla fine riuscii a persuaderla a mettersi seduta.
Voglio scusarmi, dissi. Per tutto. Stasera sono stato un vero stronzo e lo so. Mi perdoni?
Mi hai dato una spinta molto forte.
 stato un incidente. Non intendevo fare niente di simile.
Non ti ho mai spinto prima d'ora, non  vero? Non  vero?
Lei esit, fissandomi con gli occhi spalancati. S, disse finalmente. Penso di s.
La baciai dolcemente sulle labbra.
Sei ubriaco? disse.
Un po' dissi io. Avevi ragione, avevo solo bisogno di bere un po' per darmi una calmata. Prima ero veramente da ricovero.
Ci baciammo tenendoci abbracciati per un paio di minuti, poi lei disse: Prima ero cos spaventata. Quando mi hai spinto, e poi sei uscito senza nemmeno dirmi dove andavi, ho pensato: ecco,  finita.
Non pensare neppure a una cosa del genere, amore. Stiamo attraversando dei momenti duri, ma noi non ci lasceremo mai.
Dici davvero?
Cosa?
Che non ci lasceremo mai. Perch allora questo significa che un giorno noi, sai...
Lo so, dissi io. Certo che lo so.
Ma lo faremo?
Io lo voglio, dissi. Cio,  quello che spero.
Devo saperlo, disse accigliandosi. Oggi al lavoro stavo parlando con la mia amica Katey. Ha quarantanni ed  ancora single e ha paura che non riuscir mai ad avere dei bambini. Lo so che ho soltanto trentadue anni, ma il tempo passa in fretta e non voglio finire come Katey.
Non ti preoccupare, dissi. Non succeder.
Ma potrebbe. So che abbiamo dei problemi, ma io ti amo ancora. Non mi interessa neppure che tu ti converta o meno. Penso ancora che tu saresti un marito perfetto.
Grazie, dissi. E io penso che tu saresti una moglie perfetta.
Vuol dire che tu...
Non vuol dire niente. Ti ho gi detto cento volte che non voglio sposarmi finch non riesco a risollevare la mia carriera.
Forse, se non avessi perso il lavoro, adesso saremmo sposati, per il lavoro l'ho perso e adesso non possiamo farci nulla.
Allora dovr aspettare finch non trovi un lavoro?
Esatto, dissi. E dovr aspettare anch'io. Ma trover presto un lavoro nella pubblicit, in qualche modo ci riuscir. E ho
deciso che domani ritorner al mio lavoro di telemarketing. Chi se ne frega se devo calpestare il mio orgoglio?  soltanto un lavoro, un modo per fare soldi. Un giorno io non sar pi l e allora ci sposeremo. E poi so che nessuno di noi due vuole andare avanti cos. E tardi e sono ubriaco. Quando lo faremo voglio che sia qualcosa di speciale. Voglio essere in grado di darti un anello e mettermi in ginocchio ed essere romantico.
Credo che tu abbia ragione, disse lei. Cio, visto che ho aspettato cos tanto, aspettare ancora un po' non mi uccider, giusto?
Giusto, dissi. Non ti uccider.
Mi girai su un fianco e lei si tir su dietro di me, facendomi scivolare lentamente la mano sul petto. Non facevamo l'amore
da due settimane e anche quella sera non me la sentivo.
Domani, dissi. La giornata  stata lunga.
La sua mano continu oltrepassando l'ombelico e io mi voltai sullo stomaco, gemendo: Domani, domani.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Quando mi svegliai Julie era gi vestita.
Ricordati, mi disse controllandosi il rossetto allo specchio.
Mi devi promettere che oggi vai da un dottore. Se non ti fai mettere i punti ti rimarr una brutta cicatrice per il resto dei tuoi giorni.
Ti prometto che lo far, dissi.
Si chin sul letto per salutarmi con un bacio. Le porsi la guancia.
Ho l'alito cattivo, dissi.
Non mi importa, disse lei. Voglio baciarti.
Mi baci di nuovo, questa volta sulle labbra.
Ecco, disse. Adesso sei tutto sporco di rossetto.
Dopo che Julie se ne fu andata, rimasi a letto per qualche minuto pensando a Lisa, chiedendomi se, dopo tutto, avrei dovuto chiamarla. Guardai l'orologio e vidi che ero rimasto a fantasticare pi di quanto avessi pensato: erano le otto passate.
Mi feci la doccia e mi vestii il pi velocemente possibile. Essere di nuovo in ritardo era l'ultima cosa che volevo.
Alle nove meno dieci ero in ufficio, seduto nel mio cubicolo.
Come ogni mattina preparai sulla scrivania gli elenchi delle persone da richiamare e le altre carte di cui avevo bisogno. Quando uscii, Mike mi stava aspettando nel corridoio.
Vai subito nell'ufficio di Ed, disse serio.
Sapevo che dovevo qualche spiegazione, e mi ero preparato.
Andai nell'ufficio di Ed e mi sedetti sulla stessa sedia del giorno prima, aspettando che arrivasse. Alla fine si present con una tazza di caff in mano.
Bill Moss, disse sedendosi alla scrivania. Oggi non la aspettavamo.
Perch? dissi. Non ho dato le dimissioni.
S, lo so, e noi oggi non l'aspettavamo qui.
Pos il caff sulla scrivania e mi fiss con disappunto. Mi sentivo come un alunno delinquente nell'ufficio del preside. Cosa
voleva farmi, picchiarmi con il righello?
Cosa sta tentando di dirmi, dissi, che sta per licenziarmi?
Cosa pensa che dovrei fare?
Faccia quello che vuole. E lei il capo.
Bevve una lunga sorsata di caff, poi appoggi la tazza sul tavolo e mi fiss per un momento.
Lei mi mette in una situazione molto difficile, Bill. Posso darle un'altra possibilit e lasciarla tornare al lavoro, oppure le posso dire di andarsene fuori dalle scatole. Se non riesce a darmi una buona ragione per continuare a tenerla, ho paura che dovr procedere con il piano B.
Ci volle tutta la mia forza di volont per non saltargli addosso.
Dovevo continuare a ricordarmi che questo era soltanto un lavoro temporaneo, un mezzo per fare soldi, che il mio orgoglio non aveva importanza. La cosa importante era far saltar fuori i soldi per l'affitto del mese prossimo, e del mese dopo ancora, e un giorno tutta questa storia sarebbe sembrata un brutto scherzo.
Penso che siano moltissime le ragioni per cui a lei conviene tenermi qui, dissi teso. Innanzitutto sono uno dei vostri migliori impiegati. Il mese scorso sono stato eletto addetto al telemarketing del mese, e da quando sono qui  almeno la
quinta volta che succede. E poi non credo di aver fatto veramente niente di male. Cio, sono arrivato qualche volta in ritardo, e me ne scuso, ma non  che l'abbia fatto per danneggiare la societ.
E il suo comportamento di ieri? disse Ed in tono accusatorio.
Pensa che non abbia danneggiato la societ?
No, dissi. Io... io penso di no.
Lei ha mancato di rispetto verso Mike e l'ha messo in imbarazzo di fronte ai suoi colleghi. Sa che tipo di esempio  stato?
Le sto facendo una domanda. Sa che tipo di esempio  stato?
Ero furibondo, dissi. So che probabilmente ho detto delle cose che non dovevo, ma...
Se gliela lascio passare liscia, gli altri impiegati inizieranno a perdere il rispetto per i loro supervisori, disse incollerito Ed. Non procureranno pi appuntamenti come prima e le vendite cominceranno a diminuire. E se le vendite diminuiscono alla fine la societ dovr chiudere. E poi tutti perderanno il lavoro, incluso me. Pensa che io voglia mettere a repentaglio il mio lavoro permettendole di rimanere ancora qui?
Stavo per alzarmi in piedi e andarmene all'istante. A volte penso a quanto sarebbe stata diversa la mia vita se me ne fossi
andato, a quanto dolore avrei potuto risparmiare a me stesso e alla gente intorno a me. E me ne sarei anche andato se Ed non avesse detto: Ma c' un solo modo per uscirne. Non so se lei accetter ma, se  d'accordo, forse possiamo salvaguardare il suo posto di lavoro senza danneggiare il futuro della societ.
Cosa vuole che faccia, dissi, che mi metta in ginocchio a supplicarvi?
Per niente, disse lui senza cogliere il sarcasmo. Voglio che lei chieda scusa.
Bene, dissi. Vado subito a chiedergli scusa.
Non a Mike, disse Ed. Voglio che lei si scusi con tutti, alla riunione del mattino.
Perch devo farlo? dissi. Perch non posso soltanto...
Niente da fare, disse Ed. O chiede scusa a tutti quanti oppure se ne va da quella porta. Mi creda, non tenter difermarla.
Bene, dissi. Chieder scusa a tutti.
Lasciai l'ufficio di Ed e ritornai al mio cubicolo. Stavo ancora pensando di lasciar perdere tutto, e probabilmente l'avrei
fatto, se non fosse stato per l'affitto in arrivo la settimana successiva.
Ma non ce l'avrei fatta a trovare un altro lavoro part time nel giro di pochi giorni. Forse se avessi avuto altre due o
tre settimane di tempo, ma non una.
Alle nove arriv Mike e chiam tutti nella sala riunioni. Nella stanza c'erano soltanto dieci sedie, quindi qualcuno si sedette sul pavimento contro la parete, e gli altri rimasero in fondo. Io stavo vicino alla porta, sperando che Ed si dimenticasse del nostro accordo.
Dopo il nauseante discorso stile programma dodici passi che avevo gi sentito dozzine di volte, sulla professionalit
degli addetti al telemarketing e su come un'attitudine positiva porti al successo, sia nelle vendite sia nella vita, disse: Questa mattina c' un'ultima questione di lavoro che vorrei affrontare. La prego mister Moss, si faccia avanti.
Mi misi di fronte a tutti, cercando di evitare di guardarli in faccia. Il mio piano era quello di farla finita il pi presto possibile.
S, volevo solo scusarmi per quello che  successo qui ieri, dissi. Mi dispiace molto.
Feci per andarmene quando Ed disse: Aspetti un momento, Bill. Non vuol dire perch le dispiace?
Perch mi dispiace? dissi digrignando i denti.
Le cose di cui abbiamo discusso: la sua scarsa professionalit, la sua mancanza di rispetto per un supervisore.
Giusto, dissi abbassando lo sguardo. Mi dispiace di aver mancato di rispetto a Mike e di avergli gridato contro a quel modo, e mi dispiace per la mia scarsa professionalit. Non avrei dovuto farlo.
Spero che questo serva da esempio per tutti, disse Ed.
Se qui seguirete tutte le nostre regole e vi comporterete con professionalit sarete degli impiegati di successo e degli esseri umani di successo. La riunione  finita.
La gente si diresse verso la porta e io rimasi indietro, confondendomi con gli ultimi a uscire. Non so se mi sia mai sentito pi umiliato. Prima di fare la mia prima chiamata, Greg venne al mio cubicolo e si inginocchi accanto a me. Portava un walkman e sentivo il ritmo pulsante della musica a tutto volume.
Pensavo che ieri te ne fossi andato, disse.
Che ti posso dire? dissi io. Ho cambiato idea.
Come hai fatto ad andare l e dire tutte quelle cazzate, amico? Se fossi stato io, mi sarei diretto sparato a quella merdosissima porta, capisci cosa voglio dire?
Avevo bisogno di soldi, dissi. Di questi tempi il mio conto in banca  messo proprio male.
Ti capisco, amico, ma quella stronzata  stata umiliante.
Cio, io non chiedo scusa a nessuno tranne al mio vecchio, e a volte neanche a lui. Ed pu farmi il culo finch vuole, ma se mi licenzia  meglio che abbia una buona ragione, perch qui dentro non mi faccio umiliare da nessuno.
Ed stava passando accanto al mio cubicolo e disse a Greg: Niente walkman in ufficio.
Cosa? disse Greg come se fosse stato offeso.
In ufficio c' una regola, disse Ed, niente walkman. Non gliel'hanno spiegato quando ha iniziato a lavorare qui?
Naa, naa, nessuno me l'ha detto, disse Greg.
Be', glielo dico io adesso. Si tolga il Walkman.
Ed prosegu verso il suo ufficio. Greg continu a tenere le cuffie e gli fece un gesto di vaffanculo con il dito medio.
Attento, dissi io. Se ti vede ti licenzia.
Che si fotta, disse Greg. Se mi vuole licenziare, che mi licenzi pure. Purch mi dia quelle provvigioni arretrate che mi
deve, pu fare tutto il cazzo che gli pare.
Greg se ne torn al suo cubicolo, imprecando tra s. Per un po' si sedette con le braccia incrociate, poi si tolse riluttante il walkman e inizi a lavorare. Lo feci anch'io, sperando di dimenticare quanto male mi sentissi. Ci volle un po' prima di recuperare un tono di voce adeguato, ma poi riuscii a ottenere tre appuntamenti consecutivi. Durante la pausa delle dieci rimasi nel mio cubicolo e tirai fuori dalla tasca il tovagliolino dove la sera prima Lisa aveva scritto il numero del suo ufficio.
L'inchiostro era sbavato, ma si leggeva ancora chiaramente.
Riflettevo se fosse il caso di chiamarla. Non sapevo esattamente cosa avrei detto, o il motivo della chiamata. Ma l'idea di chiamarla, solo per vedere cosa sarebbe successo, era incredibilmente piacevole.
Mentre componevo il numero, il battito del mio cuore divent frenetico. Mi chiesi se mi avesse dato di proposito un numero sbagliato, se stessi chiamando l'obitorio o un circolo cinofilo, quando si sent il messaggio della sua segreteria telefonica.
Dopo aver ascoltato la sua voce decisi che era molto sexy riattaccai. Il mio cuore stava ancora correndo all'impazzata, avevo le mani sudate. Decisi che l'avrei richiamata pi tardi, alla fine del turno.
Fu una delle mie migliori giornate al telefono. Ogni chiamata che facevo sembrava preludere a un appuntamento o a un
promettente contatto da richiamare. Alla fine del turno avevo fissato nove appuntamenti, uno meno del mio record personale:
erano mesi che in ufficio non se ne prendevano cos tanti.
Fui contento di una giornata simile, e di vedere l'espressione sulla faccia di Mike quando gli lasciai la pila degli appuntamenti sulla scrivania. Non dissi una parola, mi voltai e basta, e me ne uscii dall'ufficio.
Prima di andarmene provai un'altra volta con Lisa. C'era ancora la segreteria telefonica e riappesi nervosamente, senza
lasciare messaggi. Ricordandomi che la sera precedente era ubriaca, decisi che forse quella mattina non era andata a lavorare.
O forse, pensai, si era pentita di avermi dato il suo numero e stava selezionando le chiamate, sperando che alla fine mi sarei dimenticato di lei.
Uscii nel pomeriggio caldo e umido. Era senza dubbio la giornata pi sgradevole di quell'estate. Per l'umidit, lo smog e il livello dell'ozono, era quasi impossibile respirare. Dopo un minuto all'aperto, la camicia era un cencio fradicio.
Socchiudendo gli occhi per la luce accecante, con respiri brevi e misurati, mi incamminai verso la Eighth Avenue. Le strade
erano affollate da dirigenti e impiegati con le giacche buttate sulle spalle. Qualcuno andava in giro a torso nudo, e c'era
gente che per rinfrescarsi si versava in testa acqua dalle bottigliette.
All'angolo mi diressi verso la Quarantaduesima Strada. Iniziai a sentirmi la testa leggera, come se stessi per svenire. In passato avevo avuto attacchi di panico, quando mi ero trovato in posti caldi o al chiuso, e ora mi sentivo come se ne stesse arrivando uno. Comprai una bottiglietta d'acqua da un venditore ambulante e la bevetti tutta in una sorsata,
ma mi sentivo ancora stordito e ansioso. Avevo paura di salire sulla metropolitana affollata, e decisi che prima di ritornare
a casa avrei fatto meglio ad ammazzare un po' il tempo in centro.
Entrai in una delle videoteche a luci rosse sulla Eighth Avenue.
Qualche volta ero stato in posti cos, ma non avevo mai comprato niente. Era solo un modo per ammazzare il tempo e, devo
ammetterlo, mi piaceva guardare le custodie dei video erotici.
Entrai nella sezione bondage e scartabellai tra le custodie dei video e le copertine di riviste con donne incatenate che facevano sesso con uomini mascherati. Dopo un po' mi annoiai, ma nel negozio c'era l'aria condizionata e non me la sentivo di uscire all'aperto con quel caldo opprimente.
Sul retro del negozio notai degli uomini che entravano e uscivano dalle cabine delle Live girls. Non ero mai entrato prima
in una di quelle cabine, ma ne avevo sentito parlare da certa gente in ufficio. Sapevo che per venticinque cents si poteva
accedere a una cabina privata e, per pochi istanti, vedere delle donne che ballavano nude su un palco. L'idea di mettere piede davvero l dentro mi aveva sempre disgustato ma, chiss perch, mi sentii attratto a provare, solo una volta, per vedere come fosse.
Scambiai un dollaro per quattro gettoni, sentendomi stranamente imbarazzato, come un adolescente che compra la sua prima scatola di preservativi. Comunque il pachistano dietro la cassa non pareva interessato, mentre con noncuranza mi diceva di entrare nella cabina numero quattro.
C'era un uomo indaffarato a passare lo straccio dentro e intorno alle cabine che non venivano usate. Stranamente il posto era molto pulito e non c'era alcun odore particolare, solo quello dell'ammoniaca sugli strofinacci usati per pulire le cabine dopo ogni cliente. Chiusi la porta di legno e mi sedetti cautamente sullo sgabello. Misi una moneta nella feritoia e si sollev un'asse di legno, sotto la quale c'era una finestrella delle dimensioni di un obl. Una portoricana pigra e massiccia era nel bel mezzo di uno spogliarello. Si era gi tolta il reggiseno, e ora stava ruotando lentamente intorno a un palo, reggendosi con una mano mentre con l'altra si tirava l'elastico delle mutandine.
Non era attraente: in realt era assolutamente brutta. Lo stomaco le sporgeva pi dei seni e aveva un inizio di barba e
baffi. Le cosce erano piene di spesse vene varicose e aveva gli occhi gonfi e iniettati di sangue, da drogata. Dopo qualche
minuto la lastra di copertura ritorn sulla finestrella. Depositai un altro gettone. Quando li finii, cambiai altri due dollari e infilai i nuovi gettoni nella fessura. Non riuscivo ad averne abbastanza.
La donna non mi eccitava, ma era incredibilmente piacevole vedere un nuovo corpo nudo, un qualsiasi corpo nudo.
Non c'era dubbio che Julie fosse molto pi attraente di questa donna, ma avevo visto Julie nuda migliaia di volte ed erano anni che non vedevo un'altra donna nuda dal vivo, di persona.
Circa mezz'ora e cinque dollari pi tardi, decisi di andare a casa. Invece di scendere nella calura della metropolitana presi
l'autobus per i quartieri residenziali. Fu soltanto quando scesi alla Novantaseiesima che mi colse un intenso senso di colpa.
Mi sentivo disgustoso per essermi eccitato a guardare la donna portoricana.
Sapevo che un'altra donna non sarebbe stata la risposta.
La risposta era procurarsi un buon lavoro nella pubblicit e risollevare di nuovo la mia carriera.
Quando arrivai a casa mi feci una doccia con l'acqua pi fredda possibile.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Passai il resto del pomeriggio a spedire curriculum. Risposi a parecchie inserzioni del Times per alcuni posti nel marketing, e inviai molti curriculum ai cacciatori di teste e a qualche agenzia che non contattavo pi da un anno. Anche se la maggior parte delle mie domande era gi stata respinta, decisi che valeva la pena di considerare l'eventualit che ci fosse un nuovo dirigente alla divisione marketing o a quella del personale, o che fosse il momento giusto e che avevano una posizione da assegnare.
Nell'aggiornamento dei curriculum esagerai sull'importanza del mio lavoro alla American Communications, scrivendo che lavoravo come dirigente del settore vendite e marketing per una compagnia telefonica nazionale, e che i miei compiti comprendevano ricercare e seguire una nuova rete di clienti, e l'organizzazione e la conduzione di una campagna di vendite nell'area newyorkese. Sapevo che se mi avessero chiamato per un colloquio avrei dovuto spiegare che in realt lavoravo come
addetto al telemarketing per dieci dollari all'ora, ma pensai che fosse meglio raccontare una bugia piuttosto che avere un ingiustificato buco di due anni nella mia carriera.
Erano circa le cinque e mezzo quando ritornai a casa dall'ufficio postale. Fuori c'era ancora un caldo insopportabile e
sentivo di aver bisogno di un'altra doccia. Invece crollai sul divano e accesi il condizionatore e la televisione.
Quando mi svegliai Julie era in cucina, e si versava un bicchiere di succo d'arancia.
Quando sei arrivata a casa? dissi alzandomi. Non ti ho neppure sentita entrare.
Qualche minuto fa. Continua a dormire. Non vedo l'ora di togliermi questi vestiti.
Che ore sono? chiesi.
Le sei, le sei mezza. Sei andato al pronto soccorso?
Al pronto soccorso?
Non dirmi che non ci sei andato!
Sono andato, sono andato, dissi. Certo che ci sono andato.
Dove sono i punti?
Hanno detto che non sono necessari.
Non sono necessari! Hai un aspetto orribile. Se non fai qualcosa quel taglio ti lascer una brutta cicatrice. Ammesso
che non sia gi troppo tardi.
Ti ripeto quello che mi ha detto il medico. Sono andato al pronto soccorso del New York Hospital. Un medico mi ha visitato
e ha detto che non avevo bisogno di punti. Anch'io sono sorpreso, ma  quello che ha detto. Ha detto che la ferita  molto meno seria di quel che sembra.
Non ci credo, disse Julie. Sei sicuro che sapesse di cosa stava parlando?
Era un dottore. Indossava un camice bianco e aveva uno stetoscopio intorno al collo. Immagino che sapesse cosa diceva.
Non so, disse scettica Julie.
Le girai attorno ed entrai in bagno. Dopo essermi spruzzato d'acqua la faccia, mi guardai allo specchio. La ferita sembrava
ancora brutta. Si era formata una cicatrice rosso scuro, ma c'erano ancora delle zone di un rosso brillante, al centro e ai bordi della ferita.
Quando uscii dal bagno Julie mi stava aspettando vicino alla cucina.
Non mi interessa quello che dici, disse. Per domani ti prendo un appuntamento con il dottor Goldman, il chirurgo plastico che mi ha rifatto il naso.
Un chirurgo plastico? E perch diavolo?
Con una ferita come quella sulla faccia, devi essere sicuro che ti diano bene i punti. Non riesco ancora a credere che ti abbiano rimandato a casa cos.
Andr a posto, dissi andando in soggiorno. Probabilmente ci vuole ancora qualche giorno per guarire.
Tra qualche giorno avrai una cicatrice permanente. Ti prego, vai dal chirurgo plastico, giusto per sentire cosa ti dice. Il peggio che ti potr capitare  che ti dica che non hai niente.
See, e con un conto di cinquecento dollari da pagare.
Ma non paga l'assicurazione?
Non ho l'assicurazione. Ti ricordi? L'ho lasciata scadere qualche mese fa perch non potevo pi permettermi di pagarla.
E allora come hai fatto a pagare il pronto soccorso?
Ho pagato in contanti, centocinquanta dollari. Se devo scucire degli altri soldi, non ce la far mica a pagare l'affitto il mese prossimo.
Pago io il dottore.
Neanche per idea. Te l'ho detto: non voglio soldi da te.
Be', per dal dottore devi andarci. E se i soldi te li prestassi? Puoi ridarmeli quando vuoi, non mi interessa. Avanti Bill, vai. Devi farlo.
Le risposi soltanto un minuto pi tardi, dopo che mi ero infilato un paio di jeans e una maglietta.
Va bene, dissi finalmente. Ma  soltanto un prestito. Te li restituisco tutti non appena li ho.
Si avvicin e mi baci. Poi mi strinse pi forte.
Ho fame, dissi, tentando di liberarmi di lei.  tutto il giorno che non mangio.
Oggi mi sei mancato.
Anche tu mi sei mancata.
Mi sentivo male per come mi sono comportata ieri sera. So che non avevi intenzione di spingermi e non avrei dovuto chiuderti fuori dalla stanza a quel modo.
 stata colpa mia, dissi. Sono stato un vero stronzo.
Oh, mio Dio. Non riesco a credere di essermi dimenticata di chiedertelo, disse Julie, hai riavuto il lavoro oggi?
See, dissi entrando in bagno, ma ho dovuto veramente umiliarmi per farlo. Oggi ho spedito una nuova infornata di domande, ne uscir qualcosa di meglio.
Non ti preoccupare, succeder, disse Julie. Oggi al lavoro ho letto il tuo oroscopo. Sar una settimana buona per gli scorpioni.
Gli oroscopi sono stronzate.
Non importa che tu ci creda o no. Riuscirai ad avere un lavoro.
Venne alle mie spalle e mi cinse dolcemente la vita con le braccia. Mi baci sul collo, poi mi fece girare lentamente la
testa e prese a baciarmi la guancia. Sentii la sua lingua calda disegnare dei cerchi mentre si avvicinava alle mie labbra. I seni mi premevano contro il petto mentre, con la mano libera, mi stringeva le natiche. Quando inizi a far scivolare l'altra mano sotto la cintura dissi: Ehi, ho un'idea. Quand' stata l'ultima volta che siamo usciti a bere qualcosa? Dai, andiamo in un bar o in un club.
Stasera?
Perch no? Magari prima mangiamo qualcosa da qualche parte, quel posto italiano sulla Second Avenue.
Stasera non possiamo, disse Julie. Non ti ricordi?
Dobbiamo uscire a cena con David e Sharon.
Me n'ero completamente dimenticato. Gli amici del college di Julie non mi piacevano, ma David e Sharon mi stavano particolarmente antipatici. L'idea di cenare con loro mi attirava come trascorrere una notte in prigione.
Oh avanti, chiamali e inventa qualche scusa, dissi. Digli che sono malato, che sono morto, qualsiasi cosa.
Non posso, Bill. Sono settimane che io e Sharon siamo d'accordo per questa sera. E poi lei non pu avvisare David. Oggi lui lavora nel New Jersey e ci incontriamo direttamente al ristorante.
Mi lamentai ancora un po', ma alla fine cedetti.
Non capisco cosa ci sia di cos sgradevole, disse Julie. A te David e Sharon piacciono, no?
Certo che s.
E allora qual  il problema?
Niente. Davvero, niente. Mi piacerebbe uscire con loro qualsiasi altra sera, ma non stasera. Avevo in mente di passare un po' di tempo insieme, tranquilli. Poi pensavo di tornare qui e, insomma, di stare un po' io e te da soli, romanticamente.
Oh Bill, che tesoro, disse Julie. Vorrei poterne fare a meno anch'io, ma non abbiamo scelta. Dobbiamo vederci con loro.
Sentii le porte della prigione chiudersi fragorosamente.
Mentre finivo di vestirmi Julie si fece una doccia. Dopo essersi truccata e pettinata e aver indossato una maglietta aderente e i jeans aveva il bell'aspetto di una qualsiasi donna newyorkese. Mi ritorn in mente di quando, ore prima, ero nella cabina del peep show, a guardare quella portoricana che ballava nuda. Non riuscivo a credere che mi fosse piaciuta, quella tossica a forma di pera, quando invece avevo una donna cos bella.
Appena usciti inizi a piovere. Poi arrivarono i tuoni, i lampi e il vento, e dovemmo correre fino alla Second Avenue per chiamare un taxi. Ci trovammo con Sharon e David al Blue Moon, un ristorante messicano all'angolo tra la First Avenue e la
Settantacinquesima Strada. Il posto era buio e rumoroso e il cibo non era n migliore n peggiore di cento altri ristoranti
messicani di New York. Ma Sharon e David dicevano sempre che quello era il loro ristorante preferito a New York, e sembrava
che tutte le volte che noi quattro ci trovavamo si finisse a mangiare l. Era uno dei molti ristoranti alla moda dell'Upper
East Side, dove la gente amava sedersi ai tavoli all'aperto, non perch apprezzasse stare seduti fuori al caldo e con un flusso continuo di barboni che li importunava, ma perch voleva essere vista dal maggior numero possibile di passanti anonimi. A causa della pioggia la folla dei clienti si era spostata all'interno e noi riuscimmo a malapena a infilarci nell'atrio.
Mi sembra di essere sul metr, dissi.
Piantala di lamentarti, disse Julie. Eccoli... l al bar.
Zigzagando in mezzo alla calca mi accorsi che tutti sembravano esattamente uguali: ventun'anni, ebrei o italiani, nati e
cresciuti in periferia, laureati all'Universit di New York, vestiti di taglio classico e alla moda. Tutti portavano il cappellino da baseball messo all'incontrario, e ogni donna aveva il rossetto della stessa tonalit cioccolato. Quel rossetto dev'essere apparso su Vogue questo mese, pensai. Ricordai quello che aveva detto Lisa, di come quelli dell'Upper East Side fossero tutti uguali e capii quanto fosse vero: onestamente non riuscivo a distinguere una dall'altra due persone qualsiasi.
Julie salut con un bacio Sharon e David. Baciai leggermente Sharon sulla guancia, poi strinsi la mano a David. Perfino la
sua stretta di mano mi infastidiva. Era ultra solida, come se stesse facendo un esercizio per rafforzare la presa, e nel farlo esib un sorriso falso che ricordava quello di un politico durante la campagna elettorale. Con addosso un cappellino dei Florida Marlins assomigliava a uno qualsiasi di quelli che c'erano al bar, solo che lui era circa otto anni pi vecchio della maggior parte di loro. Era il tipo di persona che insisteva a vivere e a comportarsi come se si fosse appena diplomato al college nonostante i suoi trentun'anni.
Sharon aveva i capelli corti e scuri, con la riga nel mezzo.
Aveva un M.B.A. alla Columbia e lavorava come senior analyst per una societ mobiliare di Wall Street. Spesso mi ero chiesto
come avesse finito per sposare un fallito come David. Poi Julie mi raccont che David e Sharon si erano lasciati dopo il diploma al college, e che Sharon era immediatamente caduta in una profonda depressione. Aveva perso circa venti chili e dovette essere ricoverata in ospedale per anoressia. Quando usc dall'ospedale ricominci a frequentare David e pochi mesi dopo si fidanzarono. Ovviamente Sharon era una donna molto manipolatrice, e a lei piaceva David perch lui era uno facile da controllare.
A David Sharon piaceva perch, fuori dal lavoro, lui era incapace di prendere una semplice decisione da solo, e gli piaceva
essere dominato da una donna. Julie mi aveva raccontato che a volte Sharon legava David durante i rapporti sessuali, e non era difficile immaginare David immobilizzato a un letto con una cinghia, con Sharon accucciata su di lui in un abito Brooks Brothers mentre brandiva un'enorme frusta di cuoio.
Non ricordo esattamente di che cosa iniziammo a parlare io e David. Credo che mi abbia chiesto della mia fronte, e io gli
raccontai la storia dell'aggressione a Grand Central. Disse che aveva smesso di prendere il metr anni prima, poi mi parl
del suo lavoro nell'ufficio legale della Young & Rubicam. A parte il fatto che la conversazione di David mi aveva completamente annoiato, il ristorante era molto rumoroso, un po' per la folla un po' per la musica, e avevo sentito a malapena qualche parola di quello che aveva detto. Ma poi mi sembr che mi domandasse qualcosa su di me.
Cosa hai detto? dissi portandomi la mano a coppa all'orecchio.
Non ti sento.
La ricerca del lavoro, disse chinandosi verso il mio orecchio.
Come va la ricerca del lavoro?
Bene, bene, gli risposi gridando. Non mollo!
Non sarai ancora al telemarketing, vero?
Che cosa? dissi, anche se l'avevo sentito forte e chiaro.
Il telemarketing! url lui. Fai ancora quella roba l?
Per il momento, dissi. Cio, in qualche modo devo pur pagare le bollette, giusto?
Devo ammettere che non so se riuscirei a fare come te... lavorare al di sotto delle mie possibilit. Penso che piuttosto mi
suiciderei.
Suicidarti?
Che cosa?
Hai detto suicidarti?
S. Dev'essere molto deprimente rimanere fuori dal lavoro cos tanto come te. Comincerai a chiederti qual  lo scopo della
tua vita.
Qual  lo scopo nella vita di una persona? Sono soltanto fuori dal lavoro, ecco tutto. Non sto morendo.
Ma tu lo sai cosa dicono, che la vita di un uomo  il suo lavoro. Una donna pu fare dei figli ed essere comunque felice,
ma tutto quello che ha un uomo  il suo lavoro.
Allora tu dovresti essere l'uomo pi felice del mondo, dissi tentando di cambiare argomento. Ma fu lo stesso, perch arriv la cameriera a dirci che il nostro tavolo era pronto. Ci sedemmo in fondo alla sala: Julie e io da una parte, David e
Sharon dall'altra. Dopo che la cameriera ebbe preso le ordinazioni per le bevande, Sharon mi disse: Julie mi ha detto che ti hanno aggredito.  terribile. Hai chiamato la polizia?
La polizia se ne frega di questo genere di cose, dissi.
 davvero terribile. L fuori  pieno di animali,  terribile... proprio terribile.
Che vuoi farci? disse Julie. Tutto il mondo  cos, al giorno d'oggi.
Non  il mondo,  la citt. Ecco perch io e David stiamo cercando una casa a Scarsdale.
Davvero? disse Julie. Sapevo che era invidiosa. Non lo sapevo.
Ne abbiamo abbastanza della citt, disse David. Non ne possiamo pi della sporcizia, della droga e dei barboni. Al giorno
d'oggi non si pu andare da nessuna parte senza vederli. E adesso che il mio stipendio  di sei cifre e che Sharon  sopra gli ottantamila, non vedo perch dobbiamo stare qui a torturarci.
Anche voi dovreste trasferirvi a Scarsdale, disse Sharon a me e a Julie. Sarebbe davvero forte se vivessimo tutti l.
Non credo sia possibile, disse Julie a disagio.
Perch no? disse Sharon. Te lo dico io, la citt non  tutto quello che sembra. E con la Metro Nord  soltanto mezz'ora di viaggio.
Costa molto vivere l, disse David.
Oh, lo so, disse Sharon. Non intendo dire subito. Volevo dire quando Bill trova un lavoro. Penso proprio che sarebbe carino se alla fine vivessimo l tutti assieme. Lo so che adesso non possono permetterselo.
Sharon inizi a raccontare di un matrimonio a cui era stata di recente e io aprii il men, tentando di prestare la minor attenzione possibile alla conversazione. La mia birra arriv e iniziai a berla. Qualche volta provarono a coinvolgermi nella conversazione, ma ogni volta facevo sorrisi tirati oppure rispondevo con fatica a monosillabi. Stavo diventando sempre pi inquieto.
Quello che aveva detto prima David era vero: la vita di un uomo  il suo lavoro, il che significava che io da due anni non
avevo pi una vita. Arrivarono le portate, ma non mangiai nulla. Rimasi l seduto a infilzare con la forchetta la mia enchilada, tentando di trattenere la rabbia, pur sapendo che era impossibile: era da troppo tempo che le cose si stavano accumulando dentro di me.
E fu cos che feci qualcosa che per poco non pose fine alla mia relazione con Julie. David stava raccontando una storia di
una gita in montagna che aveva fatto l'anno prima quando lo interruppi e dissi: Al diavolo lo sci, parliamo di qualcosa di pi interessante, tipo il bondage. Dimmi David, quand' stata l'ultima volta che Sharon ti ha legato e frustato?
Le guance di Sharon e di Julie si fecero di un rosa acceso.
Anch'io ero bollente in viso non riuscivo a credere di aver davvero detto quello che stavo pensando. Era come se avessi
attraversato una linea proibita: la linea che separa i pensieri dall'azione.
David cerc di fare il disinvolto, come se pensasse che io stessi tentando di raccontare una storiella.
E da anni che non mi lega, disse sarcastico. Per lo meno dai tempi del nostro primo appuntamento.
Ma non  quello che si dice, dissi. Mi dicono che lei ti lega spesso, e che anche tu glielo chiedi. Ci scommetto che  l'unico modo che hai per fartelo rizzare.
Sharon fulmin Julie con gli occhi, ma Julie stava facendo la stessa cosa con me. I suoi occhi erano cos spalancati e immobili che le potevo vedere il bianco intorno alle pupille.
Ehi, che ti prende? disse David. Perch vuoi litigare?
Sto solo cercando di fare una conversazione piacevole, dissi.  tutta la sera che voi state parlando di cose che vi interessano, be', questa  una cosa che interessa me. Ho sempre voluto entrare nella testa di un vero sado-masochista, e pensavo proprio di avere, come dire, notizie di prima mano.
David mi afferr per la camicia.
Basta! grid Julie. Smettetela subito! Siamo in un ristorante, per l'amor di Dio!
Faresti meglio a chiedere scusa immediatamente, disse David.
Ne ho abbastanza, disse Sharon. Si alz e corse al bagno.
Qualcuno vicino al bar aveva girato la testa verso di noi, ma il posto era troppo rumoroso per sentire quello che era successo.
Tu non hai i coglioni per colpirmi, dissi. Non appena iniziamo a darcele arriva il buttafuori e poi potrebbe venire la
polizia e chiss? Le voci della rissa potrebbero anche arrivare fino al tuo ufficio. E tu sai che se ti fai la reputazione di ubriacone o di rissoso il tuo prossimo aumento o addirittura il tuo lavoro potrebbero risentirne. La tua vita  troppo importante per rischiare il tuo stipendio da centocinquantamila all'anno.
David mi tenne per la camicia ancora un momento, poi mi lasci andare, accorgendosi che quello che avevo detto era probabilmente vero. Non sapevo cos'altro dire, cos mi alzai da tavola e mi feci largo tra la folla. Mi sembr di ritrovarmi fuori dopo un istante, a camminare per la First Avenue. Sentii la voce di Julie dietro di me.
Dove diavolo pensi di andare?
A casa, dissi.
Arriv al mio fianco, roteando furiosamente le braccia avanti e indietro.
Non posso credere a quello che mi hai appena fatto l dentro. Quelli sono amici miei e tu mi hai messo in grandissimo
imbarazzo di fronte a loro. Faresti meglio a tornare dentro e a chiedere scusa immediatamente.
Vado a casa, dissi.
Questa non la dimenticher, Bill.  troppo. Questa volta sei andato troppo oltre.
Continuai a camminare con lo stesso passo costante. Dopo aver attraversato la strada successiva guardai dietro di me e vidi
Julie sul marciapiede, con le mani sui fianchi. Cominciavo a sentirmi in colpa, ma non tanto da tornare indietro a chiedere
scusa a Sharon e David. Ero contento di quello che avevo fatto, anche se era stato irrazionale e sconsiderato.
Il temporale aveva calmato le cose, ma c'erano ancora ventotto gradi e un caldo umido. Camminai da solo nelle strade buie e bagnate, soddisfatto di non incontrare nessuno. Quando arrivai a casa mi stesi nudo a letto con la finestra aperta, l'aria
umida contro il petto, continuando a ritornare con la mente all'episodio del ristorante. Pensavo ancora di aver fatto la cosa
giusta. Ero a casa da quindici minuti quando arriv Julie sbattendo la porta. Un istante dopo era in camera.
Ne ho abbastanza di te,  finita. Non so che c' di sbagliato in te o perch tu abbia il bisogno di farmi del male, ma non
lo sopporto pi. Questo fine settimana me ne vado. Dico sul serio. A meno che tu non mi spieghi perch mi tratti cos, io me
ne vado.
Te l'ho detto, non voglio chiedere scusa.
Tu pensi che io stia scherzando, vero? Me ne vado, non voglio pi vederti. Non vorrei arrivare a tanto, ma lo far, se devo.
Tu non sai quanto sia arrabbiata. E non hai idea di quanto lo sia Sharon. Sar fortunata se mi rivolger ancora la parola.
Se ne sono andati dal ristorante senza neppure salutarmi. Piangeva come un'isterica. Come hai potuto fare una cosa del
genere a me e ai miei amici?
Amici, dissi scrollando la testa. Come puoi dire che Sharon e David sono amici tuoi? Hai sentito i commenti che facevano ogni due secondi. Tu non hai potuto sentire quello che ha detto David al bar, ma credimi, ho avuto delle buone ragioni per fare quello che ho fatto. E sei tu che mi fai veramente incazzare, tu che stai qui a parlare a sproposito e a difenderli.
E io? Io sono il tuo ragazzo. Non conto nulla io?
Quali commenti? Di cosa stai parlando?
Ma che importa, eri sorda? O forse hai sentito cos tanti commenti come quelli, col passare degli anni, che ormai ti ci sei
abituata. Parlava sempre del suo stupido lavoro, e gi commenti su tutti i soldi che sta facendo, o allusioni maligne su di me e il telemarketing. E poi tutte quelle stronzate su Scarsdale, e Sharon che dice: Lo so che non potete permettervelo adesso. Non ne potevo pi di starmene l seduto a subire commenti come quelli. E allora ho dovuto difendermi da me e fare commenti per conto mio.
Ma non capisci, vero? Tu non hai insultato loro, hai insultato me. Quando ti ho detto quelle cose sulla vita sessuale di
Sharon e David, tu avevi giurato che non ne avresti mai parlato con nessuno. E non posso credere che tu mi abbia fatto una
cosa del genere.
Le lacrime le scorrevano gi sulle guance. Mi alzai e le afferrai la mano. Nella stanza buia il suo corpo appariva grigio,
incorniciato dalla luce vivida del soggiorno.
Ammetto di aver esagerato un po' confessai. Forse non avrei dovuto dire proprio quello che ho detto. Ma al bar David diceva che la vita di un uomo non significa nulla senza un lavoro.
A tavola ci stavo rimuginando sopra e ho pensato: forse ha ragione, forse la mia vita non ha alcun significato. Poi mi 
venuta l'idea di fare quei commenti, e invece di pensarle e basta, quelle cose, ho deciso di dirle per davvero. Non so perch l'ho fatto, ma  andata cos.
Lasciami andare.
Lo sai che non sono io, dissi tirandola pi vicino. Mi conosci abbastanza. Sai che io non sono veramente cos.
Si liber il braccio con uno strattone.
Penso che tu sia pazzo.
New York  pazza, dissi, accorgendomi di non dire cose molto sensate. Sono qui da troppo tempo. Ho solo bisogno di cambiare citt, di andare da qualche altra parte dove poter trovare un lavoro, come Seattle. Pensavo che potesse essere il posto migliore dove andare dove noi potremmo andare per trovare un lavoro. Laggi ci sono moltissime agenzie e con la mia esperienza e i contatti che ho posso ottenere un lavoro in quattro e quattr'otto. Chi lo sa? Forse l'agenzia presso cui ho
fatto il praticantato potrebbe riassumermi. Non sar lo stipendio pi alto del mondo, ma sar comunque un lavoro, e quella
 la cosa pi importante: che io ritorni a lavorare, nel mio campo.
Mi accorsi che Julie non era pi nella stanza. Sentivo l'acqua che scorreva in cucina.
C' qualcosa che non va? dissi entrando in cucina. Ma mi stavi a sentire?
Era appoggiata al lavandino, e si spruzzava il viso con dell'acqua fredda. Andai dietro di lei.
Stai lontano da me, disse.
La seguii in bagno e tenni la porta aperta mentre lei tentava di chiuderla.
Stavi ascoltando quello che dicevo?
Non mi interessa quello che dici, finch non chiedi scusa.
Mi dispiace, dissi. Certo che mi dispiace. Ma io stavo parlando di un progetto, di un modo concreto di cambiare le nostre vite.
A me la mia vita piace.
Intendo le nostre vite, insieme. So che ultimamente mi sto comportando in modo strano, ma una volta ottenuto un lavoro
tutto ritorner normale. E noi possiamo restare insieme, voglio dire sposarci, ma non in questo buco d'inferno. Andremo a Seattle, a vivere vicino all'acqua.
E io? disse Julie. E il mio lavoro? Non posso andarmene cos. E la mia famiglia? Non conosco nessuno a Seattle.
Conoscerai della gente. Io non conosco pi nessuno laggi. Ci saremo soltanto io e te, proprio come adesso, solo che saremo
felici.  vero quello che ha detto Sharon: New York  una citt che sta morendo. Quante volte mi devono aggredire prima di
decidere che sia il momento di andarsene? E io so che tu poi vorrai avere dei bambini, e New York non  assolutamente il posto adatto. Oggi ho spedito quei curriculum, ma lo so che sto soltanto facendo la commedia. Quelli si chiederanno che cos'ha che non va questo qui, perch ha lavorato al telemarketing per due anni, perch non ha trovato lavoro. Ma se io me ne torno a Seattle sar diverso: dir di aver lavorato come freelance a New York e probabilmente non controlleranno le referenze con troppa attenzione. E sono sicuro che laggi mi trover un posto in un istante. A Seattle c' un gran numero di case editrici e tra un paio d'anni non vorrai pi neppure andare a lavorare, una volta che ingraner con lo stipendio e tu comincerai a sfornare bambini.
Si era asciugata la faccia con una salvietta e ora stava in piedi di fronte alla porta del bagno, fissandomi con un'espressione seria e assorta. Senza trucco pareva una di trentacinque anni.
Sotto gli occhi si vedevano le rughe e le macchie scure e la sua pelle era grossolana e arrossata. Fu allora che capii che avevo Julie in pugno, che avrei potuto dire o fare qualunque cosa e che lei non mi avrebbe mai lasciato. Moriva dalla voglia di sposarsi e di avere dei bambini, e nella sua mente io ero l'ultima possibilit per farlo. Come tantissime altre donne sole credeva fermamente che non fosse rimasto nessun altro uomo single al mondo, e che se non avesse sposato quello con cui stava, avrebbe passato il resto della sua vita come una vecchia zitella solitaria.
Mentre mi allontanavo, mi afferr per le caviglie e mi preg di rimanere.
Immagino che non sar la cosa peggiore del mondo, disse finalmente. Cio, credo che un cambio di scena a volte possa essere salutare.
Io ti amo, dissi stringendola. Ti amo tantissimo.
Ma non possiamo andarcene cos su due piedi, disse lei. In ufficio devo dare il preavviso e sistemare un'infinit di cose.
Pi presto , meglio , dissi. Domani spedisco i curriculum e magari la settimana prossima inizio a sostenere i colloqui.
Forse il mese prossimo possiamo andare l e cominciare a cercare una casa.
Il mese prossimo! E tutta la nostra roba? E il contratto dell'affitto?
Venderemo tutto e daremo al padrone di casa un mese di preavviso. Dai Julie, sar un'avventura.
Appunto,  questo che mi fa paura, disse lei.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Il mattino dopo io ero l'unica persona felice sul treno numero
6. Mi spingevano e mi urtavano e mi lanciavano delle occhiatacce,
ma io sorridevo e dicevo mi scusi e pardon, o qualcos'altro
di gentile. Mi offrii persino di aiutare una donna anziana
a trasportare una pesante borsa della spesa su per i ripidi gradini
all'uscita del metr da Times Square. Levami di dosso le
tue luride mani, ringhi, ma non mi arrabbiai. Ripresi semplicemente
a camminare e la lasciai per conto suo, accorgendomi
che il mondo intero non era di buon umore quanto me.
Anche al lavoro fui insolitamente cordiale. Quando uscii dall'ascensore
sorrisi e augurai il buon giorno a Eileen, la receptionist,
anche se si stava guardando le unghie e non mi aveva notato.
All'orologio marcatempo parlai con persone a cui non avevo
mai rivolto la parola, chiedendo che progetti avevano per il fine
settimana e complimentandomi per i vestiti e le pettinature. Mi
guardarono con un'espressione perplessa, come se portassi una
maschera, o me ne fossi appena tolta una. Prima della riunione
del mattino Harry Pearlman mi chiese se la sera prima avessi vinto al lotto.
Se avessi vinto, oggi sarei qui? dissi.
Ti dev'essere successo qualcosa, disse. Con quella faccia
cos contenta quasi non ti riconosco.
Entrai in sala riunioni per l'incontro del mattino, sempre
molto rilassato e sicuro di me. Dissi perfino una battuta e feci
ridere tutta la sala. Poi arriv Ed. Non guard nessuno negli
occhi. Invece and direttamente al centro della stanza e batt forte le mani.
Avanti, tutti a posto. Stamattina c' molto da discutere.
Tutti si accorsero dell'urgenza inconsueta nella voce di Ed.
Presero posto sul pavimento o sulle sedie e si zittirono.
Tanto per cominciare, voglio dire che questo  il giorno pi
difficile da quando sono in questa societ. Sono rimasto sveglio
quasi tutta la notte, pensando a come iniziare l'argomento di
questa mattina, quindi mi perdonerete se di tanto in tanto
perdo il filo del discorso o mi ripeto. Far del mio meglio per
essere il pi chiaro e preciso possibile.
Ed si ferm per soffiarsi il naso e tutti restammo in silenzio,
chiedendoci di cosa si sarebbe trattato. Personalmente non mi
preoccupavo perch sapevo che qualunque cosa dicesse non mi avrebbe riguardato.
Come sappiamo, il futuro dell'industria telefonica pu
essere alquanto incerto, prosegu Ed. Si verificano continui
cambiamenti, e questo non  vero soltanto per noi, ma anche
per le maggiori compagnie telefoniche. Ci detto, ho paura di
dovervi annunciare che qui ci saranno delle ristrutturazioni.
Qualcuno parl all'unisono, lamentandosi, e Ed alz la voce:
Credetemi, niente di quello che dite potr cambiare qualcosa,
e se ci fosse qualcosa che potessi fare, credetemi, l'avrei gi
fatto. Sfortunatamente  da un po' di tempo che le vendite
sono in calo e il presidente della societ insiste a chiedere una riduzione del personale.
Stronzate! grid qualcuno.
S, sono stronzate, disse Ed, ma sfortunatamente  un
dato di fatto e dovremo tutti tenerne conto. Ora, prima che vi
facciate prendere dal panico, voglio assicurarvi che non tutti ne
subiranno le conseguenze. Al momento abbiamo cinquantadue
addetti al telemarketing, compresi i turni del mattino e del
pomeriggio, e stiamo cercando di ridurli a circa quaranta. A
quel punto, quando le vendite inizieranno a risalire, cominceremo
a reintegrare il personale. La domanda ovvia : chi rester
e chi verr mandato a casa? Ieri pomeriggio Mike, io stesso e gli
altri supervisori abbiamo esaminato le vostre pratiche e oggi
sarete chiamati nel mio ufficio per dei colloqui individuali. Lo
scopo sar quello di tenere soltanto quegli addetti al telemarketing
che riteniamo possano essere i pi proficui per la societ.
Terremo conto dei vostri dati di vendita cos come del vostro
comportamento. Prima o poi questa mattina verrete chiamati
tutti, indipendentemente dal fatto che veniate lasciati a casa o
meno, per cui per favore quando vi chiameremo non lasciatevi prendere dal panico.
Mentre Ed se ne usciva dalla stanza, la gente lo bersagliava di
domande. Sentii Greg che urlava: E le nostre provvigioni? E
le nostre stramaledette provvigioni? ma Ed non rispose a nessuno.
Ecco, lo so cosa stanno tentando di fare, mi disse Greg.
Licenzieranno anche tutti quelli a cui devono dei soldi. Vedrai che  cos.
 meglio che non mi licenzino, disse uno che era vicino
a Greg. Era alto, con un pizzetto arruffato. Credo che si chiamasse
Roy. So di essere arrivato un paio di volte in ritardo,
ma non merito di essere licenziato.
Lo so che tenter di licenziarmi, disse Greg. Dopo quelle
stronzate che mi ha detto ieri, di togliermi il walkman, ma a
essere completamente onesti non me ne frega di quel cazzo che
vorr fare. Te lo dico io: far meglio a darmi quelle provvigioni
del cazzo, altrimenti dovr stare attento al culo.
Non mi bevo neanche quella storia dei tagli, disse il tipo
con il pizzetto.  da un po' che lavoro nella vendita ed  sempre
lo stesso, c' sempre la solita stronzata della gerarchia. Loro
a noi raccontano un sacco di balle e i capi a loro raccontano
altre balle e i capi dei capi gli raccontano ancora balle e tu non
sai mai qual  la verit.
Mike arriv in sala riunioni e disse a tutti di tornare al telefono,
che oggi era una normale giornata di lavoro. Certo, giusto,
pensai. Annunciano che vogliono licenziare il venti per cento
del personale e lo considerano normale. Ma dopo due anni
niente di quel che succedeva all'A.C.A. mi sorprendeva pi.
Ritornai al mio cubicolo, orgoglioso di non essere arrabbiato
o ansioso. Sapevo che dopo tutto quello che era successo di
recente forse sarei stato il primo a essere licenziato. Ma la cosa
non mi dava fastidio: io volevo essere licenziato. Comunque
avevo pensato di restare in quella societ ancora un paio di settimane.
Per l'affitto c'era ancora lo stipendio che mi dovevano,
e potevo sempre trovarmi un lavoro temporaneo per fare un po' di soldi alla svelta.
Dopo la pausa delle dieci, Ed inizi a chiamare la gente nel
suo ufficio. Per prima entr Cathy Hendricks. Lavorava per la
societ da parecchi mesi e per quel che ne sapevo era un'impiegata
tranquilla, fidata e priva di senso dell'umorismo: esattamente
il tipo di persona che piaceva all'A.C.A. La vidi sedersi
nell'ufficio di Ed, annuendo mentre Ed le parlava. La sua
espressione era calma, ma lei era sempre calma, quindi fu difficile
dire cosa stesse succedendo. Ed sembrava serio e inumano
come un carceriere nazista. Dopo circa cinque minuti, Cathy
aveva finito. Noi tutti la guardavamo, per vedere se se ne sarebbe
andata dall'ufficio. Ma lei ritorn al suo cubicolo e inizi a
fare delle chiamate e la vidi fare il segno di pollice alzato alla persona al suo fianco.
Anche gli altri due che vennero chiamati nell'ufficio di Ed se
ne andarono indenni. Poi tocc a Tanya Parks. Era una ragazza
di colore, una studentessa universitaria del F.I.T., che era
all'A.C.A. da parecchi mesi. Ho sempre pensato che fosse una
delle migliori addette al telemarketing della societ. Al telefono
era tranquilla, ma aggressiva educata, eppure insistente. Al
secondo mese in cui lavorava per la societ era stata nominata
addetta al telemarketing del mese, e da allora  sempre stata
tra i primi cinque. Inutile dire che non mi aspettavo che la licenziassero.
Ma quando corse fuori dall'ufficio di Ed piangendo in
modo incontrollabile era chiaro che era accaduto esattamente
quello. Raccolse un po' di cose dalla sua scrivania, le ficc dentro
la borsetta e poi se ne and dall'ufficio senza salutare nessuno.
La gente era sbalordita, scrollava la testa e si scambiava occhiate incredule.
Va bene, lasciamo perdere, disse Mike. Ritorniamo al
lavoro come al solito. Tornate tutti al telefono.
Adesso ho capito che sta succedendo qui, disse Greg in
modo da farsi sentire da tutti nella stanza. Terr i bianchi, e
caccer via tutti i neri. Dovevo saperlo che questo era il suo
piano.  logico.
Mike spunt alle spalle di Greg e gli mise la mano sulla spalla.
Va bene, Greg, lasciamo perdere, d'accordo?
Tira via quella mano da checca!
Mike ritrasse subito la mano, come se scottasse. Digrign i denti e impallid.
Ricomincia a lavorare, Greg. Immediatamente, o vedrai!
Infuriato, Mike and nel suo ufficio e chiuse la porta sbattendola.
La gente rise, come dei bambini che prendono in giro
la maestra che  uscita dall'aula. Mi dispiaceva per Mike, per
ero anche contento. Era come se mi fossi un po' vendicato per
il modo in cui lui e Ed mi avevano messo in imbarazzo alla riunione del giorno prima.
Greg continu a lamentarsi ad alta voce di Ed e dei bianchi,
e di come i neri dell'ufficio non avrebbero dovuto sopportare
tutto questo senza reagire. Qualcuno si mise a discutere con
Greg di razzismo in generale, ma io non dissi una parola. Mi
sentivo completamente distante da tutta la situazione, come se
la stessi vedendo alla televisione o su uno schermo cinematografico.
Nell'ora successiva vennero licenziate altre sei persone. In
totale cacciarono cinque neri e due bianchi. La grande sorpresa
ci fu quando venne licenziato Harry Pearlman. Di tutti gli
impiegati, pensavo che Harry avrebbe avuto le maggiori probabilit di tenere il lavoro.
Mi ha detto che le mie vendite erano basse, disse Harry,
tentando di rimanere calmo. E allora, ho detto, sono un po'
calate. Uno pensa che, dopo tre anni e mezzo, tutto quel tempo
significhi qualcosa. Ma in questo posto no. Qui non riconoscono
la lealt, non riconoscono il rispetto.
Vennero s licenziati pi neri che bianchi, ma non ero ancora
sicuro che Ed stesse prendendo le sue decisioni basandosi
sulla razza. Non sapevo cosa stesse facendo, ma di una cosa ero
certo: che il mio licenziamento era soltanto una questione di tempo.
Ed usc dal suo ufficio con una cartelletta in mano.
Greg Brown.
Greg se la prese calma. Rest seduto per ancora un momento,
poi lentamente si tolse dal collo le cuffie del walkman. Aspett
ancora un poco, poi si alz. Si diresse baldanzosamente verso
l'ufficio di Ed, con gli occhi puntati dritti su di lui. Lo guardavano
tutti; anche Mike era in piedi fuori dal suo ufficio, e lo fissava.
Era un momento di grande tensione, come a teatro o al
cinema. Per un po' fu Ed a parlare. Di tanto in tanto consultava
i suoi appunti, ma perlopi parl a Greg direttamente, con le
mani intrecciate sulla scrivania. Naturalmente non riuscivamo a
sentire quello che diceva attraverso il vetro, ma conoscendo Ed
probabilmente si trattava di qualche discorso sulla professionalit
e sulla responsabilit. Greg sedeva calmo con le braccia
incrociate sul petto. Poi accadde tutto cos velocemente che me
ne accorsi a malapena: Greg era in piedi, proteso sulla scrivania,
che prendeva ripetutamente a pugni Ed, sul viso e sul petto.
Eravamo tutti troppo stupefatti per reagire. Attraverso il vetro la
rissa era silenziosa, diventando irreale. Fui il primo ad arrivare
sulla scena. Tirai indietro Greg dalla scrivania e tentai di trattenerlo.
Mi spinse da parte e si lanci ancora contro Ed. Lo afferrai
da dietro. In quel momento arrivarono altre persone nell'ufficio,
e in gruppo riuscimmo a trattenere Greg.
Razzista figlio di puttana! stava gridando Greg. Lasciatemi
andare! Voglio quelle fottutissime provvigioni!
Qualcuno aiut Ed a uscire dall'ufficio. Non si era fatto
molto male. Gli sanguinava il naso da una narice, ma non c'erano
altri lividi.
Ti denuncio, disse Ed indicando Greg. Ti assicuro che
te la far pagare.
Greg continuava a urlare e a gridare contro Ed. Finalmente
riuscimmo a portarlo fuori dall'ufficio. Ed era al telefono, a
chiamare la polizia.
Faresti meglio ad andartene, dissi a Greg. Fa' sul serio.
Sta chiamando la polizia.
Perch mi hai fermato? Perch l'hai fatto?
Perch non ne vale la pena, dissi.
Mi deve dei soldi. Non me ne vado da qui finch non me
li d.
Adesso quei soldi non te li dar pi, dissi. Vattene da
qui, prima di cacciarti in guai pi grossi.
Lo stavo uccidendo, disse Greg. Lo sai, vero?
Lo so, dissi. Per adesso vattene.
Greg prese qualche cosa dalla sua scrivania, poi si incammin
lentamente verso l'uscita. Ed inizi a gridare come un invasato:
Non te la caverai cos! Ho il tuo indirizzo! Ti denuncio!
Vedrai che cosa faccio!
Vieni a casa mia, disse Greg. Provaci. Voglio vedere se
ci provi.
Dopo che Greg se ne fu andato, iniziarono tutti a parlare di
quello che era successo. Imprecazioni, urla: un'energia violenta
stava montando nell'ufficio. Mi resi conto di come dovevano
essere i momenti che precedono una sommossa: mi aspettavo
che quello che era accanto a me sferrasse un pugno. Mike urlava
a tutti di tornarsene ai propri cubicoli, ma nessuno lo stava
a sentire. Ed and in bagno a pulirsi la faccia. Quando ritorn
si stava premendo una salvietta di carta contro il naso.
Va bene, continuiamo i colloqui, disse. Nessuno lasci
l'ufficio finch non verr chiamato.
Qualche minuto dopo arriv la polizia. I due agenti, stanchi
e presumibilmente sovraccarichi di lavoro, entrarono nell'ufficio
di Ed, verbalizzarono la sua dichiarazione e se ne andarono.
In quel momento la maggior parte degli addetti era ritornata ai
propri posti, ma nessuno stava usando il telefono. Tutti stavano
ancora parlando dell'incidente di Greg, di quanto fosse pazzesco
lavorare per una societ del genere, e di quale tipo di lavoro
si sarebbero messi a cercare se fossero stati licenziati. Ascoltai
le conversazioni, segretamente divertito, ansioso di essere chiamato
nell'ufficio di Ed. Non ce la facevo pi ad aspettare di
essere licenziato, e di vedere l'espressione sul viso di Ed quando
gli avrei detto che non me ne importava niente.
Bill Moss.
Mentre mi alzavo qualcuno mi augur buona fortuna, ma
non ero spaventato. Mi sedetti di fronte a Ed e tentai di mantenere
un'espressione seria. Non era facile.
Bill Moss, disse Ed pensieroso, rovistando in mezzo a
delle carte. Bill Moss, Bill Moss, Bill Moss, Bill Moss.
 cos che mi chiamo, dissi.
Immagino che dovrei ringraziarla, disse lui.
Ringraziarmi?
Esatto. Se lei non fosse saltato dentro a quel modo, quel
negro schifoso avrebbe potuto veramente farmi del male.
Nel sentire negro schifoso  mi infuriai, come mi accadeva
sempre, e pensai che Greg aveva ragione in tutto e per tutto su
Ed: era un razzista, e anche della peggior specie, di quelli che
fanno commenti razzisti soltanto quando quello che offendono
non  davanti a loro. Ed non mi era mai piaciuto, ma fu soltanto
in quel momento che iniziai a odiarlo.
Solo non volevo che le cose sfuggissero di mano, dissi.
Le sono grato, disse Ed. Ma in primo luogo la colpa 
mia, se abbiamo assunto dei negri.
Risi.
Mi scusi, ho detto qualcosa di divertente?
Be', s, dissi. Cio, stava scherzando, no?
Le pare che stessi scherzando?
Ma lei non pu non assumere delle persone di colore a
lavorare per lei, dissi.  contro la legge.
Non ho detto che non avrei dovuto assumere delle persone
di colore, ho detto che non avrei dovuto assumere dei negri.
C' una certa differenza, sa. Ci sono le persone di colore istruite,
e poi ci sono le persone di colore ignoranti, da lavori alla
giornata. Quelli sono i negri. A parte il fatto che sono strambi
ed  difficile andare d'accordo con loro, dargli del lavoro costa
troppo. Non mi interessa quello che dicono tutti, loro non
imparano alla svelta come i bianchi. Abbiamo anche creato dei
modelli che sono in grado di dimostrarlo. Possiamo addestrare
i bianchi molto pi velocemente, e cos diventano pi produttivi
per l'azienda.
Ne avevo sentite abbastanza. Ero pronto ad annunciare che
avrei dato le dimissioni quando Ed disse:
Ma adesso basta con Greg Brown. Ha gi creato fin troppa
confusione. Parliamo di lei. A essere onesti, prima che succedesse
quell'incidente stavo pensando di lasciarla a casa. Ma ora
ci sto ripensando. Penso che forse, dopo tutto, qui ci sia un
posto per lei.
Non potevo credere alle mie orecchie: pensava veramente che
avessi un bisogno cos disperato di lavoro, che potesse buttarmi
un osso qualsiasi e che io l'avrei raccolto? Prese una cartelletta
e inizi a voltare le pagine. Ho il curriculum che ci ha mandato
quando ha iniziato. Qui dice che lei ha lavorato per un'agenzia
pubblicitaria.
Esatto.
Lei era vicepresidente del settore marketing?
Certo, ma...
Sembrerebbe un buon impiego... deve aver guadagnato
parecchio. Perch ha dato le dimissioni?
Usai la spiegazione che davo di solito, che mi ero preso del
tempo per valutare le cose.
Due anni sono un bel periodo.
Che le posso dire? Le cose non hanno funzionato esattamente
come pensavo.
Lei  andato all'Universit di Washington, ha studiato economia
e storia, ha fatto un semestre all'estero, a Londra, ha
preso un M.B.A. all'universit di Washington...
Mi sembra di essere a una puntata di This Is Your Life.
Pare che lei abbia una preparazione notevole. Perch non 
mai venuto qui a chiedere una promozione?
In realt credo di averle lasciato qualcosa nella sua cassetta
per la corrispondenza, una volta.
Non leggo neanche la met della posta indirizzata a me. E
le sue conoscenze d'informatica? Qui dice che lei conosce ACT
per Windows.
Conosco molti programmi di database, dissi.
Perfetto, disse Ed. Stavamo pensando di cercare qualcuno
che avesse proprio la sua esperienza. Le voglio fare una
proposta, Bill. Come dicevo durante la riunione di questa mattina,
qui ci sar una ristrutturazione piuttosto pesante.
Taglieremo gli impiegati del telemarketing, ma espanderemo il
personale dirigenziale. Fa parte della filosofia del presidente
della societ quando le cose vanno male: ci si espande dall'interno,
si crea un nucleo pi forte. Cos avevo in programma di
assumere un assistente, qualcuno che potesse collaborare alla
costruzione di un database per amministrare in modo pi efficiente
le nostre iniziative. Ho pronta un'inserzione da pubblicare
domani sul giornale, ma mi risparmierebbe il tempo dei
colloqui se lei volesse il lavoro.
Lei vuole assumermi come suo assistente?
Perch no? Lei ha una buona preparazione, un'esperienza
direttiva, e in questi due giorni ha dimostrato il suo attaccamento
alla societ. E poi  qui da un po', quindi sa gi come
funzionano le cose. Ci risparmierebbe un sacco di tempo e di
soldi in formazione.
Sono lusingato che lei voglia prendermi in considerazione,
dissi, ma penso invece di essere qui da troppo tempo. E arrivato
il momento di passare a qualcos'altro.
Ha gi un altro lavoro che l'aspetta?
Be', no, dissi. Non esattamente, comunque. Ma stavo
pensando di ritornare a Seattle.
Seattle? disse Ed come se fosse il nome di un pianeta.
Lei sta scherzando, vero?
Le sembra che stia scherzando?
Ma perch vuole fare una cosa del genere? Adesso  a New
York, la capitale del mondo. Ed  ancora abbastanza giovane,
quanti: trenta, trentun'anni? Perch ora vuole fare un passo
indietro?
 quello che ho deciso.
Per ha detto che sta soltanto pensando di andarsene. Il che
significa che non  ancora definitivo, giusto?
Be', io...
 un lavoro da trentaseimila all'anno. Con le gratifiche e
un minimo di incentivi pu arrivare facilmente a quarantamila,
e si tratta solo del primo anno. Qui le posizioni dirigenziali non
sono un vicolo cieco. Guardi me: ho iniziato come Supervisore
di Reparto cinque anni fa e ora dirigo il dipartimento. E lei
sarebbe un gradino superiore rispetto a Supervisore di Reparto
per quel che riguarda le promozioni, perch Assistente manager
tecnicamente  una posizione pi importante rispetto a quella
di Supervisore di Reparto. Ma dipende da lei: io posso solo
offrirle il lavoro,  lei che lo deve accettare.
Mi soffermai a riflettere sui soldi. Trentaseimila all'anno non
mi avrebbero certo reso ricco, ma era pi di quanto chiunque
mi avesse offerto recentemente, ed era certamente molto di pi
di quello che avrei preso iniziando un lavoro nella pubblicit a
Seattle, ammesso che un lavoro del genere fosse mai esistito.
Naturalmente non volevo lavorare per Ed o per l'A.C.A., ma
che senso aveva rifiutare un'offerta di lavoro? Il mio scopo era
quello di ritornare in pubblicit, e lavorare in una posizione
dirigenziale, con uno stipendio decoroso, avrebbe certamente
migliorato il mio curriculum. E poi Ed aveva ragione: perch
avrei dovuto ritornare a Seattle? Mi ricordai di come mi annoiavo
a Seattle prima di andare a New York, e di come, prima di
lasciare la Smythe & O'Greeley, avessi giurato che non sarei mai
pi tornato a vivere laggi.
Se vuole pensarci per un paio d'ore, faccia pure, disse Ed.
Ma mi servir una risposta entro la fine della giornata. Qui
adesso le cose stanno accadendo molto velocemente, e il mio
programma  di avere il posto coperto entro domani a mezzogiorno.
Stavo pensando a quello che aveva detto David la sera precedente,
che la vita di un uomo  il suo lavoro. E ora io ce l'avevo,
pensai: un'opportunit di rifarmi una vita.
Ovviamente la cosa mi interesserebbe, dissi.
Benissimo, disse Ed. Chiaramente luned mattina lei
dovr incontrare il presidente della societ per ufficializzare la
cosa, ma dando per scontato che non ci saranno problemi, inizier
a lavorare la settimana prossima. Congratulazioni.
Quando lasciai l'ufficio di Ed, notai la gente che mi fissava.
La conversazione tra me e Ed non era stata breve e mi accorsi
che tutti erano stati a guardare, chiedendosi cosa stesse succedendo.
Che cosa avrebbero detto, mi chiesi, una volta scoperto
quello che era successo? Ci avrebbero creduto?
E allora, disse quello di fianco a me quando tornai nel
mio cubicolo, vai o resti?
Resto, dissi.
Decisi di non chiarire ulteriormente. Gli altri non l'avrebbero
presa bene, se avessero saputo che mi avevano promosso. E
comunque l'avrebbero scoperto di l a poco.
All'una meno cinque andai a timbrare il cartellino.
Dove va? disse Mike. Mancano ancora cinque minuti
alla fine del suo turno.
Non gli risposi. Mi resi conto che, in qualit di assistente di
Ed, sarei stato il superiore di Mike, ma decisi di aspettare un
momento pi opportuno per vendicarmi.
Non tollereremo pi questo tipo di atteggiamento da parte
sua, disse Mike mentre me ne stavo andando. Le far rapporto
a Ed. Se ne pentir!
Non appena l'ascensore si chiuse provai un senso di pace
interiore come non mi succedeva da anni. Capii all'improvviso
che la risposta non era lasciare New York, ma accettarla. Il mio
unico problema con New York era che non avevo avuto un vero
lavoro. Ma ora che ce l'avevo tutti i miei problemi si sarebbero
risolti. Non sarei pi stato arrabbiato e irritabile dalla mattina
alla sera: la mia vita avrebbe avuto un nuovo significato.
Erano settimane che fuori non faceva cos fresco e non si
stava cos bene. Julie mi aveva preso un appuntamento con il
dottor Goldman, il chirurgo plastico che le aveva sistemato la
punta del naso. Mi aveva dato trecento dollari, ma mi seccava
alquanto il pensiero di consegnare i soldi a un dottore solo per
mettermi dei punti sulla fronte. Potreste pensare che sia pazzo
e forse lo ero ma per me non era cos importante farmi sistemare
la faccia. Il taglio non mi faceva pi male e davvero non
mi interessava se fosse rimasta la cicatrice. Avrei fatto molto
meglio a spendere i soldi per qualcosa di importante, come un
regalo per Julie. Mi sentivo in colpa per il mio recente comportamento
egoista, e volevo fare qualcosa di carino per lei.
Vicino all'angolo della Eighth Avenue c'era una bionda con
una gonna corta di pelle e un top di velluto rosso aderente.
L'avevo vista a quell'angolo qualche giorno prima, che adescava
gli uomini. Era normale che nelle viuzze laterali vicino all'ufficio
ci fossero delle battone, e anche se di solito le vedevo la sera,
qualche volta lavoravano il pomeriggio. Mentre mi avvicinavo,
notai il rossetto di un rosso brillante e gli orecchini d'oro falso.
Aveva i capelli di un biondo tinto e i tratti erano scuri. Non
sapevo di che nazionalit fosse, ma immaginai italiana o spagnola.
I nostri occhi si incontrarono. Qualcosa della sua espressione
mi colp credo gli occhi di un verde brillante e pensai
che qualcosa di me colp a sua volta lei. Mi sorrise e non potei
fare a meno di restituirle il sorriso. Quando arrivai all'angolo
voltai la testa per guardarla. Stava ancora sorridendo.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Andai al quartiere dei gioiellieri. Quando alla Sixth Avenue
svoltai verso la Quarantasettesima Strada mi parve di essere in
una via del centro di Tel Aviv. Lo stretto marciapiede brulicava
di ebrei hassidici in camicia bianca e ampi pantaloni grigi o neri.
Ai miei occhi tutti i negozi parevano uguali, cos ne scelsi uno
grande che aveva l'aria di un centro commerciale, con dentro
venti rivenditori. Un vecchio israelita con spessi capelli neri,
troppo in ordine per essere suoi, mi not mentre guardavo nella
sua vetrina, e mi disse che quel giorno c'era una svendita, che
tutto era ribassato del trenta per cento.
Voglio spendere trecento dollari.
Mi guid alla fine del bancone, dove prese un vassoio di orecchini.
Non sapevo quali fossero quelli belli e quali no, ma mi
sembrava che un paio con i brillantini Julie li avrebbe portati. Li
comprai e dissi all'uomo di avvolgere la scatola con una carta
dorata luccicante. Poi andai in una cartoleria della Fifth Avenue
e comprai un biglietto. Diceva qualcosa del tipo Grazie per
essere una persona cos speciale per la mia vita, il che descriveva
molto bene quello che provavo per Julie.
Arrivato a casa, chiamai Julie per sapere quando sarebbe tornata
dal lavoro. Non c'era, cos le lasciai un messaggio sulla
segreteria telefonica. Mi feci la doccia, poi mi preparai dei
tagliolini al formaggio come piacevano a me, con una fetta in
pi di formaggio americano fuso. Mi sedetti di fronte alla tv e
mangiai direttamente dalla pentola.
Nei due anni precedenti avevo trascorso moltissimi pomeriggi
in questo modo. Quando non facevo gli straordinari ero a
casa per le due, e i miei curriculum di solito li mandavo via al
luned. A volte mi facevo delle passeggiate nel parco o andavo
al cinema, ma di solito arrivavo a casa, cucinavo qualcosa di
veloce e iniziavo a guardare gli spettacoli e le soap opera alla televisione.
Odiavo quella routine, ma non avevo hobby o altro che mi
tenesse occupato. Non mi tenevo in esercizio n facevo sport
dai tempi del college, e non avevo l'attenzione sufficiente per
leggere dei libri. Certi giorni pensavo di essere la pi grande nullit del mondo.
Ma sapevo che le mie tediose giornate stavano per finire. Da
luned avrei ricominciato a lavorare dalle nove alle cinque,
come una persona vera, e questi giorni di ozio e depressione
sarebbero stati un brutto ricordo.
Guardai la prima met di una soap opera. I personaggi li
conoscevo tutti, ma non per questo la trama era pi interessante.
Alla fine mi annoiavo e cominciai a cambiare i canali. C'era
una puntata dello spettacolo di Sally Jess Raphael sulla prostituzione.
Una donna con il volto oscurato stava parlando della
sua vita di prostituta a Los Angeles. Poi venne sul palcoscenico
il marito della donna, e spieg com'era essere sposato con una
prostituta. Disse che quando faceva l'amore con lei lui pensava
a tutti gli uomini con cui era stata durante il giorno, e che questo
lo eccitava molto. Il pubblico lo fischi. Dopo una pubblicit,
Sally Jessy annunci che aveva una sorpresa per il pubblico.
A insaputa dell'uomo aveva invitato allo spettacolo la sua
ex moglie, che lui non vedeva da quando l'aveva lasciata per
sposare la prostituta. La donna era seduta vicino a lui, ma si
ignoravano. Lei raccont di come l'uomo l'avesse lasciata con
un mucchio di bollette da pagare e fosse ora in ritardo di mesi
con il pagamento degli alimenti. Il pubblico fischi. Poi la
donna annunci che era incinta di tre mesi, e che l'uomo era il
padre del bambino! Il pubblic rumoreggi ancora di pi e la
gente si alz per gridare all'uomo che era un fallito, un
bastardo, un verme schifoso, tra le altre cose. L'uomo neg
di essere il padre del bambino, al che la donna prese a urlargli
contro, insultandolo con tanta volgarit che la stazione televisiva
dovette usare il bip per coprirla. Sally Jessy stessa dovette
inserirsi tra la coppia che litigava e finalmente riusc a calmare
la donna. Mentre iniziavano a scorrere i titoli di coda, chiese
all'uomo perch aveva lasciato sua moglie per la prostituta.
Perch era pi brava a letto, disse l'uomo. Mentirei se
ci fosse una qualsiasi altra ragione.
Credevo che lo spettacolo fosse noioso, ma lo guardai tutto
dall'inizio alla fine. Pensai alla prostituta che avevo visto fuori
dal mio ufficio. Ricordai il modo in cui mi aveva sorriso, facendo
leggermente scorrere la lingua sul labbro superiore e poi
increspando le labbra in modo seducente. Non avevo mai fatto
del sesso con una prostituta, ma l'idea mi aveva sempre affascinato.
Quando avevo sedici anni il mio amico Johnny Brewer mi
chiese se volevo andare a passare il fine settimana con lui e altri
amici a Vancouver. Disse che avrebbero rimorchiato delle prostitute
e se le sarebbero portate nelle loro stanze d'albergo. Io
ero un ragazzino cattolico timido e sessualmente represso, che
non aveva neanche mai baciato una ragazza, cos naturalmente
rifiutai. Non ho mai smesso di pentirmene.
Quando crebbi ci furono altre opportunit. Al college, a una
festa alla Casa dello Studente, dei tizi a turno si facevano una
prostituta in una delle stanze. Avrei perso la mia verginit, allora,
ma quando tocc a me dissi che non mi andava. Era una
bugia. Morivo dalla voglia di entrare l, eppure una volta dentro
non avrei saputo cosa fare, non avrei saputo cosa dire. Avrei
dovuto baciarla? Guardarla? Al college e al liceo non avevo mai
avuto una ragazza. Una volta ogni tanto conoscevo una ragazza
a una festa o a un bar e facevamo sesso, ma le ragazze non
avevano esperienza e il sesso non era molto bello. Per rendere
le cose pi eccitanti, mi immaginavo che la ragazza fosse una
prostituta appena rimorchiata a un angolo della strada. Mi eccitava
incredibilmente.
Dopo il diploma, quando arrivai a New York, mi ripromisi
che finalmente avrei realizzato la mia fantasia. Comprai una
copia del New York Magazine e cerchiai i nomi delle inserzioni
di qualche donna che faceva massaggi erotici. Sapevo che questa
era solo una frase convenzionale, che in realt erano delle
prostitute di alta classe.
Chiamai tutti i numeri e presi un appuntamento con una
donna che viveva nel West Village. Aveva un accento inglese
molto sexy e mi assicur che i suoi clienti se ne andavano sempre
soddisfatti. Quella sera mi recai nel suo appartamento. Era
ancora pi sexy di quanto avessi immaginato. Doveva essere
sulla quarantina, ma l'et non ne aveva intaccato la bellezza,
anzi l'accresceva. Aveva lunghi capelli biondi dorati e indossava
una vestaglia di seta rossa che non riusciva a nasconderle gli
enormi seni cascanti. Non sono mai riuscito a capire il motivo
per cui c' gente che preferisce i seni piccoli e puntuti. Per me,
se i seni non sono grandi e morbidi non servono a nulla.
La donna mi guid in uno spazioso appartamento dalle luci
soffuse e decorato con pezzi d'antiquariato. Dopo aver messo
un CD di Chopin mi fece sedere su una poltrona imbottita e
inizi a massaggiarmi le spalle e il collo. Il suo tocco era delicato
ma deciso, e sentivo i suoi seni che mi premevano contro
la nuca. Il mio corpo stava cominciando a fremere tutto, e non
volevo aspettare un momento di pi.
Sono pronto, dissi.
Lei rimase un momento in silenzio, senza che ne capissi il
motivo.
Poi disse incuriosita:
Pronto? Pronto per cosa?
Be', insomma, dissi io, per quello per cui la pago. Non
mi porta nella sua stanza da letto o qualcosa del genere?
Mi sollev per i capelli e praticamente mi trascin fuori dall'appartamento.
Pervertito! grid. Se ti fai rivedere di nuovo ti stacco le
palle e le butto nel cesso!
Come potete immaginare, mi sentii umiliato. Decisi di
dimenticarmi completamente delle prostitute e di andare avanti
con la mia patetica vita. Qualche giorno dopo incontrai Julie
alla lavanderia. Pensai che la cosa avrebbe messo a tacere il mio
desiderio di una prostituta, ma dopo qualche mese che uscivamo
iniziammo a parlare di matrimonio e di vivere insieme.
Prima di sistemarmi volevo andare con una prostituta, almeno
una volta, giusto per vedere com'era.
Ma sapevo che era impossibile. Se Julie l'avesse scoperto la
nostra relazione sarebbe finita. Tentai di dimenticare quell'idea,
di convincermi che le prostitute erano volgari e sporche, ma
questo non fece che peggiorare le cose. Ero affascinato dalle
prostitute proprio perch erano volgari e sporche.
Poi mi venne un'idea. Iniziai a fingere che Julie fosse una prostituta.
Non  che le dicessi parolacce o le chiedessi di fare cose
perverse. La fantasia era mia, non sua. Quando facevamo l'amore
mi immaginavo una scena in cui lei mi abbordava a un
angolo della strada e mi chiedeva di salire in auto. Dopo aver
contrattato un po' la convincevo a salire al mio appartamento,
dove si toglieva la pelliccia bianca finta e la gonna di pelle e
andava a letto. Si tirava gi le calze a rete, slacciava il reggiseno
nero e si sdraiava con le gambe spalancate e le scarpe da ginnastica
rosse per aria, strillando oscenit.
A volte Julie mi chiedeva perch tenevo sempre gli occhi
chiusi durante il sesso, e io le rispondevo che mi stavo concentrando
sul mio orgasmo. Naturalmente lei mi credeva. Perch
non avrebbe dovuto? Non aveva alcuna ragione di credere che
il suo bel fidanzatino di Bainbridge Island, Washington, avesse
delle fantasie da pervertito. Per pi di un anno quelle fantasie
mi impedirono di pensare di fare sesso con una prostituta vera.
Poi quel desiderio ritorn, pi forte che mai. Allora avevo
lasciato la Smythe & O'Greeley, e al mattino lavoravo
all'A.C.A. Con i pomeriggi liberi avevo molto tempo da dedicare
a me stesso, cio avevo pi tempo per pensare alle prostitute.
Giravo per le strade dei quartieri malfamati a guardarle dietro
Port Authority, nella fila di cinema tra la Ninth e la Tenth
Avenue, fuori dagli infimi bar vicini alla West Side Highway. La
sera ce n'erano di pi in giro, cos a volte dicevo a Julie che
dovevo vedere qualche amico di Seattle o un vecchio compagno
di lavoro, quando in realt ero fuori per strada a guardare
le battone. Lo so che cos sembra che io avessi qualche problema,
che sarei dovuto andare da uno strizzacervelli o qualcosa
del genere, ma non facevo niente di male. Erano soltanto fantasie,
come avrebbero fatto altri guardando riviste o video
porno. Non  che avessi una storia con qualcun'altra.
Il mio posto preferito era tra la Eleventh Avenue e il fiume
Hudson sulla Ventottesima ovest. Era un isolato buio e deserto
pieno di capannoni industriali. Le prostitute camminavano
avanti e indietro sul marciapiede con i loro vestiti vistosi e i tacchi
a spillo, cercando di attirare l'attenzione di quelli in auto
per farsi caricare. Quello che in realt mi eccitava era il pericolo.
Immaginavo quanto fosse terrificante per una donna, da un
punto di vista erotico, salire sull'auto di un perfetto sconosciuto,
uno che avrebbe potuto violentarla o ucciderla, e poi finire
in un posto tranquillo al buio e fare tutto ci per cui quell'uomo
la pagava! Era quello che intendeva il tipo del Sally Jessy
Raphael Show quando diceva che a letto la prostituta era meglio
di sua moglie. Non era il sesso a essere migliore, per era pi
pericoloso di quello con sua moglie. Lei sapeva che suo marito
non l'avrebbe uccisa, ma la prostituta non lo sapeva con certezza.
E poi c'era la possibilit di prendersi delle malattie, il pensiero
di tutti quegli uomini, di tutti quei corpi schifosi che la penetravano.
Avevo bisogno di provare quel tipo di perversione almeno
una volta. Vedere il Sally Jessy Raphael Show era stato un segno
premonitore. La tv stava tentando di dirmi che era arrivato il
mio momento, che adesso avevo bisogno di fare sesso con una
prostituta, prima di sposarmi, quando ormai sarebbe stato troppo
tardi. Non volevo ingannare Julie, ma se l'avessi fatto adesso,
prima di sposarci, non sarebbe stato come tradire. Per lo
meno sarebbe stato un genere diverso di tradimento, assolutamente
non cos grave come avere una storia. E io sapevo che
Julie avrebbe voluto che io mi liberassi di un impulso del genere
prima di prendere un impegno con lei.
Stavo sudando. Il condizionatore d'aria era al massimo, e nell'appartamento
non faceva certamente caldo. Mi tolsi la camicia
e andai in bagno e mi spruzzai dell'acqua fredda sul petto.
Quando mi guardai allo specchio non riconobbi l'uomo che mi
stava fissando. La faccia era macilenta e pallida, la fronte segnata
da un profondo sfregio di cinque centimetri che non guariva.
Ma furono gli occhi a spaventarmi di pi. Erano due cerchi
scuri e opachi che non sembravano avere vita.
Distolsi lo sguardo, per paura di vedere ancora.
Quando Julie arriv a casa, circa alle sei, ero di nuovo sul
divano a guardare la tv. Ma ero cos contento di vederla che saltai
su, corsi ad aprire la porta e la baciai.
E allora? disse. Com' andata?
Andata cosa?
Con il chirurgo plastico. Ci sei andato, no?
Mi ero completamente dimenticato di aver saltato l'appuntamento con il dottor Goldman.
Certo che ci sono andato, dissi.
E allora? Dove sono i punti?
Ha detto la stessa cosa che hanno detto all'ospedale, che non sono necessari.
Che vuol dire, non sono necessari? Ti rimarr una cicatrice
per il resto della tua vita. Ti sta gi uscendo.
Cosa dovevo fare, costringerlo a ricucirmi? Mi ha fatto
un'iniezione di antibiotici e mi ha detto solo che dovevo continuare a tenere pulita la ferita.
Sei sicuro di essere andato?
Non ti vedo da stamattina e questo  il saluto? Pensi che sia
un bugiardo?
Mi baci. Tentai di continuare a baciarla, ma lei mi spinse via.
Che c' che non va?
Il mio alito, disse. A pranzo ho mangiato un'insalata e puzzo di cipolla.
Non mi importava. Le afferrai le guance e le strinsi cos forte
da spingerle in fuori le labbra. Poi la baciai di nuovo, questa
volta facendo roteare la lingua per tutta la bocca.
Hai un alito delizioso, dissi. Vorrei che tutto il mondo avesse il sapore del tuo alito.
Come mai stasera sei cos di buon umore?
Mi mancavi, ecco perch.  tutto il giorno che ti penso.
Arross.
Anch'io ti ho pensato.
Ho una sorpresa per te, dissi.
Una sorpresa?
Aspetta qui.
Andai nella stanza da letto e presi gli orecchini e il biglietto.
Quando tornai dissi a Julie di chiudere gli occhi.
Ma che c'?
Fidati. Chiudi gli occhi.
Tenni la scatola con gli orecchini e il biglietto di fronte a lei
e dissi: Va bene.
Quando apr gli occhi sorrise come non l'avevo mai vista sorridere
prima. Gli occhi erano vitrei, il viso le tremava.
Non posso crederci, disse, con le lacrime che scivolavano
lentamente gi per le guance.  cos... Non posso crederci.
... incredibile!
Lesse il biglietto e inizi a piangere a dirotto. Poi mi cinse con
le braccia e mi baci con le labbra salate.
Avanti, dissi. Apri il regalo.
Dopo aver ripreso fiato, inizi a scartare il pacchetto. Si
ferm un paio di volte e sorridendo mi disse quanto mi amava.
Le dissi che anch'io l'amavo, pi di qualsiasi altra cosa al
mondo. Fin di togliere la carta e apr lentamente la scatola. Dal
modo in cui la sua espressione cambi all'improvviso pensai
che il tipo del negozio si fosse dimenticato di mettere dentro gli
orecchini.
C' qualcosa che non va?
Nulla, disse piano. ... sono magnifici. Grazie.
Moltissime grazie.
Voleva rimettere gli orecchini nella scatola, ma la obbligai a
provarseli. Mi pareva le stessero bene, per lo meno io pensavo
che le stessero bene. Ma ovviamente c'era qualcosa che non
andava. Non mi guardava pi negli occhi; sembrava che fosse
davvero sul punto di piangere. Pensai che non le piacessero gli
orecchini o che si fosse arrabbiata per qualcosa che le avevo
detto. Poi improvvisamente mi accorsi di cosa non andava.
Ti aspettavi un anello di fidanzamento, vero?
No, disse sulla difensiva.
Va tutto bene, dissi. Non c' nulla per cui essere imbarazzata.
Chiunque l'avrebbe pensato se avesse visto il pacchetto
e dopo il litigio di ieri sera.
Ma io non ci stavo pensando affatto, disse lei. Sar
anche stato in un angolo della mia mente, ma non  che mi stessi
aspettando un anello. Solo non mi aspettavo degli orecchini,
ecco tutto.
Si diresse verso la stanza da letto quando le arrivai alle spalle
e la presi per la vita.
Non volevo deluderti, dissi appoggiandole il mento sulla
spalla. Oggi avevo soltanto voglia di fare qualcosa di carino
per te, e tornando a casa sono passato per il quartiere dei gioiellieri
e mi sono detto: perch non porto a casa a Julie degli orecchini?
Ma credimi: un giorno, probabilmente non troppo lontano,
arriver a casa dal lavoro e qui ci sar quell'anello che ti
aspetta. E quando lo prender non sar il solito brillante che
per vederlo ci vuole una lente d'ingrandimento. Ti porter la
pietra pi grande che tu abbia mai visto. Sar cos grande che
quasi non riuscirai a sollevare la mano.
Ma non  la grandezza che conta.
 quello che dicono tutte le donne, finch non te le porti
a letto.
Si mise a ridere. Iniziai a farle il solletico sotto le ascelle e
sullo stomaco e rise ancora pi forte.
Mi dispiace, disse, guardandomi di nuovo in faccia,
ridendo. Mi sono comportata come una bambina, vero?
Va tutto bene.
No, non va tutto bene. Tu hai fatto qualcosa di veramente
carino per me e io non l'ho apprezzato. Gli orecchini che mi hai
dato sono davvero belli. Li metto domani quando vado in ufficio.
Sono contento che ti piacciano, dissi. Ho passato un
bel po' a sceglierli.
Quanto li hai pagati? chiese, improvvisamente curiosa.
Pensavo che stessi risparmiando tutti i tuoi soldi per l'affitto.
 questa l'altra sorpresa che avevo, dissi. Ho avuto una
promozione sul lavoro.
Mi aspettavo un gran sorriso, ma lei sembrava confusa. I suoi
occhi si spostavano da una parte all'altra come se stesse guardando
una partita di tennis, invece della mia faccia.
Pensavo che oggi ti fossi licenziato dal lavoro. Voglio dire,
non era quello che noi...
 successo qualcosa, dissi sorridendo. Una cosa davvero
stranissima che ha cambiato tutto.
Le dissi che cos'era successo al lavoro e di come Ed mi aveva
assunto come suo assistente.
E Seattle? disse Julie. Ieri sera tu...
Ieri sera non sapevo che mi avrebbero promosso. Adesso
non c' pi alcuna ragione per andarci, per lo meno non ancora.
Cio, forse tra sei mesi o un anno possiamo pensare di andare
a Seattle, ma per il momento...
Io oggi ho dato il preavviso, disse Julie. Ho detto al mio
capo che ci saremmo trasferiti.
E tu digli che hai cambiato i piani, dissi.
Non funziona a quel modo. Non puoi dare il preavviso e poi
dire che hai cambiato idea. Penser che io sia una specie di idiota.
E allora, cosa ti aspetti che faccia? dissi. Lo sai quanto
mi ci  voluto per trovare un lavoro decente? Non posso andarmene
via cos. Questo  il grande cambiamento che stavo aspettando.
E la possibilit di ritornare nel mondo del lavoro dalle
nove alle cinque.
Ma  un lavoro di telemarketing. Non  che tu torni a lavorare
nella pubblicit.
Sar supervisore, dissi. Il che fondamentalmente 
quello che facevo prima. E poi per lo meno tutti i pomeriggi
non me ne star a ciondolare per l'appartamento.
Ma  un lavoro di telemarketing. Un lavoro di telemarketing, Bill.
Cominciavo a sentirmi frustrato. Mi pareva che la discussione
avrebbe potuto continuare all'infinito: potevo continuare a
ripetere sempre le stesse cose e Julie ancora non avrebbe capito
quello che stavo dicendo.
Si era allontanata di qualche metro da me e aveva incrociato
le braccia sul petto.
Questa  una cosa che mi fa veramente arrabbiare, disse
irata. Voglio dire, non riesco minimamente a credere che tu
abbia potuto fare una cosa del genere, senza neanche avvisarmi.
E per un lavoro di telemarketing, un lavoro di telemarketing...
Continui a ripeterlo?
Non mi hai neppure chiamato per dirmelo. Ma cosa credi,
che io automaticamente faccia qualsiasi cosa tu decida di fare?
Ti ho chiamata in ufficio, ma tu non c'eri.
Questa  davvero insensibilit da parte tua.
Ma non vedo dove sta il problema. Pensavo che tu volessi
rimanere a New York.
Credi che la tua carriera sia pi importante della mia?
Naturalmente io...
 cos che sembra. Pare che tu voglia fare quello che ti gira
e ti aspetti che io ti segua come un cagnolino o qualcosa del
genere. Perch non ne hai parlato prima con me? Perch non gli
hai detto che gli avresti dato una risposta?
Forse quando ti dai una calmata...
Mi afferr il braccio. Io odio la gente che mi tocca a quel
modo. Julie non era una qualsiasi, ma era lo stesso.
Non sono una scema, Bill, disse. So che a volte pensi
che lo sia, che tu puoi fare tutto quel che diavolo ti pare...
La spinsi via da me. Alzai il pugno, pronto a colpirla. Non so
perch mi fermai, dato che volevo farlo. Forse per paura. Non
avevo mai picchiato nessuno prima, e certamente non una
donna. Dopo quel che era successo l'altro giorno, quando
avevo spinto Julie, ebbi improvvisamente paura che mi stesse
succedendo qualcosa, che mi stessi trasformando in uno di quei
mariti maneschi che Sally Jessy accoglieva sempre nel suo programma.
Immaginai che il pubblico mi fischiasse, che le donne
urlassero che mi avrebbero ucciso se ne avessero mai avuto la
possibilit. Non pensavo di voler veramente fare del male a
Julie, ma era la stessa cosa che quei tipi allo spettacolo dicevano
delle mogli e delle fidanzate. Gli esperti psicologi sostenevano
che non erano accettati. Ero anch'io rifiutato?
Non ci posso credere, disse Julie. Non posso credere
che tu l'abbia appena fatto.
Fatto cosa? dissi io sulla difensiva.
Mi stavi per colpire. Ecco quello che volevi fare, vero?
Certo che no, dissi. Ma cosa pensi che...
Dimentichiamocene e basta, va bene?
Stai lontano da me, disse lei. Sono cos arrabbiata che
potrei ucciderti.
Ma non ho fatto nulla, dissi.
Per avresti voluto.  la stessa cosa. Quasi la stessa cosa, ad
ogni modo. Non sopporter anche questa... questa stronzata.
Io sono una brava ragazza. Ho molto da offrire. Non capisco
come tu abbia potuto farmi una cosa del genere dopo tutto
quello che ho sopportato.
Sentendomi estremamente in colpa, mi spostai in cucina.
Sapevo esattamente di cosa stesse parlando Julie: me ne aveva
parlato al nostro primo appuntamento. Aveva a che fare con il
suo vecchio fidanzato al college. Era uscita con lui, tra alti e
bassi, per tre anni. Lui faceva parte di un'associazione studentesca
maschile di Albany e lei era nella corrispondente associazione
femminile. All'inizio fu una relazione da sogno.
Frequentavano gli stessi corsi, viaggiavano insieme, avevano iniziato
il campus tutti e due fin dagli anni delle medie. Ai genitori
di lei lui piaceva. Perch non avrebbe dovuto essere cos?
Era ebreo, di buona famiglia, e avrebbe frequentato giurisprudenza.
Poi qualcosa cambi. Inizi a passare pi tempo con gli
amici che con lei. Lei aveva sentito delle voci su altre donne, di
orge nelle associazioni studentesche. Lui usciva a bere tutte le
sere della settimana e quando ritornava a casa le gridava in faccia
troia e puttana. Un paio di volte l'aveva picchiata. Lei lo
lasci due volte, ma ogni volta lui prometteva che sarebbe cambiato
e cos ritornavano insieme. Un giorno le lasci dei lividi
su tutto il viso. Lei chiese aiuto ai genitori, ma loro non parvero
capire. Non potevano davvero credere che un cos bravo
ragazzo ebreo avesse picchiato la loro bambina. Alla fine lei
and a vivere con un'amica. I suoi genitori erano furiosi perch
aveva messo fine al rapporto, suo padre disse che aveva distrutto
il suo futuro. Non parl con i genitori per mesi. And in
terapia e aument di dodici chili. Evit di avere rapporti con
altri uomini, temendo che le sarebbe potuto succedere la stessa
cosa. Una volta mi disse che io ero l'unico uomo di cui lei si
fosse fidata veramente.
 questa la tua reazione? disse. Mi sfuggi?
Mi sento cos male che non so cosa dire, dissi. Cio,
non intendevo farlo.  stato solo un riflesso. Non c'entrava
assolutamente nulla con quello che io provo veramente per te.
Mi hai spaventata a morte.
Ti giuro che non far mai pi nulla di simile. Se dovesse
accadere, me ne andrei. Non ti far mai del male.
Spero che tu dica sul serio.
S, te lo giuro.
Dopo un paio di minuti di silenzio, che  un tempo assai
lungo quando due persone stanno zitte nella stessa stanza, Julie
disse:
Allora quando cominci il lavoro?
Luned, dissi, felice di essere passato a un altro argomento.
E non vedo proprio l'ora di cominciare. Penso che la cosa
mi cambier, e torner a essere com'ero prima di perdere il
lavoro.
A Julie l'idea parve piacere.
E Seattle? Il progetto  cambiato completamente, ora?
Non completamente, solo per il momento. Questa cosa 
molto importante per me. Potrebbe cambiare la mia vita la
nostra vita, intendo dire. E quella  la cosa pi importante, che
noi restiamo insieme.
Purch siamo felici, disse lei. Immagino che questa sia
la cosa pi importante, giusto?
Certo che  la cosa pi importante, dissi. Sapevo che
avresti capito.
La volevo, proprio in quel momento, sul pavimento della
cucina. La volevo come avevo voluto quella prostituta.
Che stai facendo? disse. Aspetta, devo togliermi i vestiti
che avevo al lavoro.
Te li tolgo io, dissi.
La mano era sulla gonna, e stava arrivando sotto le mutandine.
Perch no? Era proprio la prostituta che avevo caricato a un
angolo della strada. Non si aspettava che la baciassi o che la
guardassi mentre lo facevo. Questa volta l'avrei pagata, come se
avessi assunto una cameriera per pulire la casa o un idraulico
per aggiustare le tubature.
Ma non ci riuscivo.
Va tutto bene, mi sussurr Julie nell'orecchio. Non
dobbiamo farlo adesso. Possiamo aspettare dopo cena.
Ma non ci avrei rinunciato. Continuavo a provare a metterglielo
dentro: piegandolo, spingendolo, massaggiandolo, titillandolo,
ma non serv alcun tipo di stimolazione. Perfino fantasticando
che Julie fosse una prostituta non era riuscito a farmelo
diventare duro.
Se vuoi ci provo io, disse Julie.
Ma neanche cos funzion. Dopo circa cinque minuti, era
come tentare di colpire una palla da baseball con un pezzo di
corda. Julie si rannicchi di fianco a me e inizi a pettinarmi i
capelli con le dita. Ero coperto di sudore.
Hai qualche problema? disse Julie. Perch se  cos ne
possiamo discutere.
Sono solo distratto, dissi irritato. Forse c'entra il lavoro,
tutto quello che sta succedendo.
Ma  da due settimane che non facciamo sesso.
Come? Ti segni le date sul calendario?
Sono proprio spaventata, disse lei. E non solo questa
sera. Mi sembra che ultimamente ogni volta che proviamo
a farlo o tu non vuoi o non puoi oppure succede qualcosa.
Leggevo su una rivista dei problemi sessuali degli
uomini e di come trattarli, e diceva che non  mai perch
l'uomo non  pi attratto dalla donna, ma io ancora non
posso fare a meno di preoccuparmene. Cio, lo so che nelle
ultime settimane ho messo su qualche chilo, per sto tentando
di perderli e...
Per amor di Dio, Julie, penso che tu sia bellissima. Quante
volte devo dirtelo prima che tu ci creda?
Lo so che sono solo insicura, ma non puoi avercela con me.
Io voglio solo che abbiamo una vita sessuale normale, voglio
che tutto sia normale. Oggi ho chiamato Sharon per scusarmi
ancora per la sera scorsa e io so che loro non ti piacciono e che
talvolta possono essere veramente presuntuosi, ma per lo meno
sono felici. Ed  cos che io voglio essere. Cio, non che non sia
felice o che, ma... lo sai. Non voglio amareggiarmi per la vita
che sto vivendo.
E che c'entro io?
Non so, niente, credo. Volevo solo che tu sapessi cosa
provo. E tu come ti senti?
Stanco, dissi. La notte scorsa non ho dormito molto e
oggi al lavoro ho avuto una giornata pazzesca.
Poverino, disse Julie. Perch non me l'hai detto?
Pensavo che non fosse importante, dissi. Ma voglio che
tu sappia che non c' niente che non va. Tutto ci che 
successo ultimamente  a causa di quello che accade al lavoro. Non
c' niente di reale.
Ho un'idea, stasera restiamo in casa: rilassiamoci, ordiniamo
al ristorante cinese, guardiamo la tv. Stasera dimentichiamoci
del sesso.
Mi sembra una bellissima idea, dissi io.
Ci alzammo insieme dal pavimento. Julie and in camera da
letto a infilarsi i pantaloni della tuta e una maglietta, mentre io
andavo in bagno. Non volevo ammetterlo davanti a Julie, ma
ero terrorizzato. Non ero mai stato impotente prima e temevo
che non sarei pi riuscito a fare del sesso. Mi sedetti sulla tazza.
Siccome ero molto ansioso ci volle un po' prima di rimetterlo
in moto, ma alla fine ritorn grande e duro come sempre.
Iniziai di nuovo a respirare normalmente. Non sembrava esserci
niente di pi di quello che avevo sperato. L'articolo sulla rivista
aveva torto: a volte l'impotenza maschile  davvero causata
dal fatto che gli uomini non trovano pi attraente la propria
compagna. Non c'era altra ragione che potessi addurre, ma Julie
semplicemente non mi eccitava pi come una volta. Non sapevo
come comunicarle la bella notizia, o cosa sarebbe successo
la prossima volta che avessimo tentato di fare del sesso, e in quel
momento la cosa non mi interessava davvero. Ero troppo impegnato
a pensare a vestiti vistosi, calze a rete e scarpe da ginnastica.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Il fine settimana trascorse velocemente. Il resto del venerd
sera lo passammo in casa e per le undici eravamo gi a letto a
dormire. Sabato passeggiammo per Central Park e andammo
sulle colline dietro a Bethesda Fountain per un picnic. Era una
bellissima giornata estiva, non troppo calda e con un magnifico
sole. Mentre mangiavamo la nostra baguette con il formaggio di
capra e i pomodori secchi guardavamo le coppie, le famiglie e i
turisti che passeggiavano. Ero di buon umore e facevo battute
sui loro abiti, tentando di immaginare da dove provenissero e
cosa facessero per vivere a seconda di come erano vestiti. Pi
tardi andammo allo zoo di Central Park, poi ci mangiammo un
gelato; ogni tanto ci fermavamo a baciarci, come qualsiasi altra coppia innamorata.
Quella sera prendemmo la metropolitana da Columbus
Circle fino allo Yankee Stadium, per andare a vedere gli Yankees
giocare contro gli Indians. La mia squadra del cuore erano sempre
i Seattle Mariners, ma il baseball era il mio sport preferito e
dunque non mi importava veramente chi fossero le squadre che
giocavano. Mi piaceva stare in uno stadio di baseball, e non mi
interessava quello che dicevano di Camden Yard e Fenway Park:
lo Yankee Stadium  lo stadio pi bello del paese. Arrivammo
in tempo per il primo lancio e ci diedero dei buoni posti,
nell'ammezzato dietro alla casa-base. Julie non andava pazza per il
baseball, ma bevette della birra e si mangi un hot dog unto e
rise delle uniformi aderenti dei giocatori. Disse che si stava divertendo molto.
La domenica mi alzai presto e sgusciai fuori dal letto senza
svegliare Julie. Comprai del caff e dei bagel, crema al formaggio
e salmone affumicato anche se a me il salmone non piace
e una copia del Times di domenica. Preparai con cura il cibo
su un vassoio, poi sgusciai ancora in camera da letto e le sussurrai
nell'orecchio: Sorpresa!. Quando si alz era molto eccitata.
Il salmone affumicato! disse. Non posso crederci, mi
hai comprato il salmone affumicato!
Passammo una mattinata tranquilla, a mangiare e a bere e a
scambiarci le diverse parti del Times. Dopo settimane, per la
prima volta riuscii a lasciare intatta la rubrica delle offerte di
lavoro. Il pomeriggio, mentre Julie si faceva le unghie, andai da
Barnes & Noble a dare un'occhiata a qualche libro di management
e di vendite, cercando di prepararmi per il luned mattina.
I libri non dicevano nulla che gi non sapessi e me ne andai,
convinto che nel nuovo lavoro sarei andato bene. Quando arrivai
a casa Julie aveva una sorpresa per me: era andata a fare
compere, e mi aveva preso una camicia e una cravatta per il mio
primo giorno di lavoro. Le dissi che il regalo mi piaceva moltissimo,
anche se la camicia era un po' troppo stretta e la cravatta
aveva un irritante disegno floreale. La sera andammo in un
tranquillo ristorante italiano sulla Second Avenue. Dopodich
bevemmo cappuccino ghiacciato in un piccolo bar e tornammo
al nostro appartamento tenendoci a braccetto.
Per tutto il fine settimana Julie non mi chiese come avevo
fatto a pagare gli orecchini. Era una donna intelligente e doveva
aver capito che era ridicolo che una societ avesse dato un
anticipo a un supervisore del telemarketing. Doveva anche aver
capito che li avevo davvero comprati con i soldi per pagare il
chirurgo plastico. Ma non ne fece parola, probabilmente perch
era stufa di litigare. Non provammo a fare sesso per tutto il fine
settimana e mi parve che nessuno dei due ci facesse caso. Mi
piaceva passare il tempo con Julie, farla ridere, e mi piaceva perfino
baciarla, ma semplicemente non volevo fare l'amore con
lei. Naturalmente speravo che quel problema fosse temporaneo,
che alla fine noi avremmo avuto di nuovo una relazione normale
e sana. Ma non sapevo come avrebbe potuto essere pi
normale e sana di quel fine settimana.
La notte di domenica ebbi qualche problema a dormire.
Avevo regolato la sveglia alle sei e mi alzai circa ogni mezz'ora
per controllarla, paranoico per la paura di non sentirla. Quando
alla fine suon avevo gi finito la doccia ed ero vestito.
Arrivai al lavoro alle sette e quarantacinque. Non sapevo esattamente
dove andare, cos mi sedetti davanti agli ascensori,
nella zona della reception, ad aspettare l'arrivo di Ed. Indossavo
il mio completo preferito, quello blu che di solito mettevo per
i colloqui di lavoro, e la camicia marrone-rossiccia con la cravatta
a fiori che mi aveva comprato Julie. La camicia era sempre
un po' stretta e non  che la fantasia della cravatta mi piacesse
pi del giorno prima, per mi sarei preso a calci per non essermi
messo qualcos'altro. Avrei dovuto usare una delle mie comode
camicie con una semplice cravatta a righe, una di quelle che
di solito mettevo con l'abito blu. Vestito a quel modo ero troppo
elegante, come se stessi tentando di impressionare la gente.
Quando Ed arriv alle otto e trenta la prima cosa che fece fu
un commento sui miei vestiti.
Bill Moss in giacca e cravatta? disse. Non avrei mai pensato
che sarebbe potuto accadere.
Sorrisi educatamente, anche se dentro di me ero furibondo. Il
vestito era troppo vistoso, la gente avrebbe fatto commenti
tutto il giorno. La colpa era mia: non volevo urtare i sentimenti
di Julie, per avrei dovuto dirle che la camicia e la cravatta
non mi piacevano, avrei dovuto essere onesto. Poi iniziai a provare
rabbia nei confronti di Ed. Chi era per fare commenti su
di me e sul mio vestito? Quando lavoravo alla Smythe &
O'Greeley portavo abiti interi cinque giorni alla settimana. Chi
era lui per fare commenti, come se fossi un ragazzino appena
uscito dal college? Specialmente quando il suo, di abito, era
tutto spiegazzato e con le estremit delle maniche logore.
Pareva che l'avesse comprato in un negozio dell'usato e non l'avesse
mai portato in tintoria.
Tra Ed e me ci fu una tipica conversazione da ufficio. Gli
chiesi come fosse andato il fine settimana e lui rispose che sabato
aveva giocato a tennis. Gli raccontai che avevo giocato nella
formazione di tennis del college (il che era vero, ma ero una
riserva e non avevo mai giocato una partita vera). E comunque
fu irrilevante, perch tanto non ci fece caso.
Lo seguii nel suo ufficio. Gli chiesi come era andata a finire
con Greg.
L'ho fatto arrestare.
Arrestare? dissi. Non ero sicuro che stesse scherzando.
Quando?
Ieri sera. Ancora non so se andr fino in fondo, ma l'ho
denunciato per aggressione. Siccome il giudice non ha potuto
esaminare subito il caso, la notte l'hanno tenuto in prigione.
Adesso era evidente che Ed non mi stava prendendo in giro.
Non pensavo che facessi sul serio.
Perch non avrei dovuto fare sul serio? disse Ed sulla
difensiva. Hai visto cosa  successo qui venerd, quello sporco
negro ha tentato di uccidermi. Mi  andata bene se adesso
non sei al mio funerale.
Non volevo apparire bellicoso nei confronti di Ed, e per non
dare l'impressione di parteggiare per Greg dissi:
Cio, non sapevo che dicessi sul serio riguardo la notte di
Greg in galera. Naturalmente io capisco la ragione per cui hai
voluto farlo arrestare. Chiunque avrebbe fatto la stessa cosa.
Questo parve rilassare Ed.
Oggi devo parlare con il mio avvocato, disse, ma sto
pensando di andare fino in fondo, di portarlo in tribunale.
Insomma, quello  una bomba a orologeria ambulante. Se non
faccio qualcosa potrebbe spingersi oltre e uccidere il suo capo,
al suo prossimo lavoro. Quello  fuori controllo, come un animale
selvaggio.
Ed si lanci in un monologo su come i cervelli della gente di
colore siano fisicamente pi piccoli di quelli dei bianchi e di
come i neri dovrebbero essere messi sulle navi e rimandati in
Africa perch non ce la faranno mai nel mondo tecnologico.
La discussione era ridicola e stupida, almeno quanto gli argomenti
che Greg aveva portato contro i bianchi, ma in fondo i
commenti di Ed non erano poi cos divertenti. Sembrava il tipico
bifolco che telefona a una trasmissione radio di destra.
Per finsi di essere interessato, sorrisi e assentii a tutte le sue
argomentazioni. Finalmente termin. Mi disse di aspettarlo nel
suo ufficio intanto che andava in bagno. Quando torn, circa
dieci minuti dopo, mi disse che Nelson, Nelson Simmons, il
presidente della societ, non era ancora in ufficio, e che non
appena fosse arrivato avrebbe voluto vedermi.
Improvvisamente divenni molto ansioso. Per tutto il fine settimana
avevo pensato che quel posto fosse scontato, quasi
dimenticandomi che Ed aveva detto che prima avrei dovuto
incontrare Simmons. Mi chiesi se fosse stata una dimenticanza
voluta, perch non volevo confrontarmi con l'eventualit di
non avere il lavoro, oppure perch la settimana precedente Ed
mi aveva presentato la situazione in modo diverso. Venerd
aveva fatto sembrare il colloquio con Simmons un dettaglio tecnico,
ma adesso pareva quasi un grosso ostacolo.
Immaginai cosa sarebbe successo se in qualche modo non
avessi ottenuto il lavoro. Come avrei fatto a dare la notizia a
Julie? Dopotutto cosa avrei detto, inizia a fare i bagagli che ce
ne andiamo a Seattle? Visto quello che era successo venerd,
non sapevo se la nostra relazione avrebbe potuto sopportare un
altro litigio cos pesante. Lei avrebbe finalmente capito che ero
un pazzo e se ne sarebbe andata dai suoi genitori a Great Neck.
E poi che ne sarebbe stato di me? Anche se fossi riuscito di
nuovo a convincere Julie a venire a Seattle con me, avrei dovuto
ricominciare ancora da capo: cercare tra le offerte di lavoro,
scrivere curriculum e lettere d'accompagnamento, colloqui con
i cacciatori di teste. Non ce l'avrei fatta a rivivere quell'incubo!
Naturalmente non avevo intenzione di lavorare per sempre
all'A.C.A., ma avevo bisogno di una pausa dallo stress della
ricerca di un lavoro. E sicuramente non volevo pi lasciare New
York. Dopo quel bel fine settimana, mi stavo di nuovo innamorando
della citt. Non volevo lasciare Central Park e lo
Yankee Stadium e i bagel e la crema al formaggio per una citt
la cui attrazione principale era la replica gigante di un ago ipodermico.
(Nota: Seattle  famosa per la Space Needle, una torre ad ago alta 185 metri all'interno del Seattle Center. Fine nota).
Ero preparato a qualsiasi cosa per non farmi sfuggire
questa opportunit. Se questo avesse significato mettermi in
ginocchio, togliere i pantaloni di Simmons e baciargli le chiappe,
ero pronto a farlo. In effetti avrei fatto anche di pi, pur di
non andarmene da quell'ufficio senza un lavoro.
Qualche minuto prima delle nove, Ed disse che Simmons
poteva vedermi, ma soltanto per cinque minuti perch alle nove
e un quarto aveva una riunione. Sapevo che non era un buon
segno. Quando lavoravo alla Smythe & O'Greeley avevo spesso
dato istruzioni del genere alla mia segretaria, se dovevo avere
un colloquio con qualcuno che non avevo nessuna voglia di
incontrare. Probabilmente quella riunione delle nove e un quarto
era un'invenzione, una scusa fabbricata ad arte per far durare poco il nostro colloquio.
Ed mi accompagn nel vistoso ufficio d'angolo di
Simmons, con vista sul fiume Hudson. Anche se l'avevo
incrociato nell'atrio, avevo urinato vicino a lui in bagno,
avevo preso lo stesso ascensore ed ero stato in fila dietro di lui
alla gastronomia della Ninth Avenue, non gli avevo mai rivolto
la parola. L'etichetta dell'ufficio non prevedeva che gli
addetti al telemarketing si mettessero a chiacchierare con il
presidente della societ. Difatti era contro le regole
dell'A.C.A. Il primo giorno della formazione ci dissero che
nella societ c'era una rigida gerarchia, e che se un addetto al
telemarketing fosse stato visto conversare con un superiore
che non era del dipartimento telemarketing, quell'addetto
sarebbe stato immediatamente licenziato. Quando Ed ci present,
Simmons non sembr riconoscermi. Mi prese il panico.
Doveva almeno avermi visto prima. Ma aveva del rispetto per i suoi impiegati?
Gli strinsi la mano con fermezza, ma non cos forte da intimidirlo.
Avevo sostenuto molti colloqui di lavoro in vita mia, e
io stesso mi ero occupato di selezione del personale, quindi
sapevo esattamente come impressionare chi avevo davanti. E
avrei fatto tutto il possibile per suscitare un'impressione favorevole in Simmons.
Ed chiese il permesso di andarsene. Ero seduto sulla poltrona
girevole di fronte a Simmons, accavallai la gamba destra sulla
sinistra e appoggiai le mani aperte sulla coscia. Sapevo che questa
postura naturale mi avrebbe fatto apparire non minaccioso e
al contempo disinvolto. Ma Simmons non mi stava nemmeno
guardando. Con gli occhiali da vista scorreva il mio curriculum,
che apparentemente gli era stato dato da Ed. Lo stava leggendo
lentamente, seguendo le parole con il dito indice. Non sapevo
quanti anni avesse Simmons, ma non poteva averne meno di
cinquanta. Aveva il viso arrossato, capelli argento e orecchie molto grosse.
Da quanto tempo  all'A.C.A.? chiese, sempre guardando il curriculum.
Due anni, dissi. Quello l  un vecchio curriculum.
Gliene do uno nuovo.
Gli porsi una copia del mio curriculum aggiornato. Lo lesse
per circa due minuti, e mi chiesi perch mai ci impiegasse cos
tanto tempo. C'erano elencati soltanto tre lavori, oltre a una
breve descrizione dei miei studi. Anche se avesse letto l'intero
curriculum due volte ci avrebbe impiegato soltanto qualche secondo.
Finalmente appoggi il curriculum sulla scrivania e mi sorrise
cortese. Intuivo che la mia preparazione non lo aveva affatto
impressionato. Non doveva necessariamente pensare che non
fossi adatto per il lavoro, ma sapevo che se una delle mie qualifiche
avesse davvero attirato la sua attenzione, avrebbe fatto
qualche commento. Non dicendo nulla fondamentalmente mi
stava dicendo: E allora, perch pensa che dovrei assumerla?
Sapevo che dipendeva da me impressionarlo con la mia personalit.
Ma non volevo sembrare troppo zelante. Dovevo trovare l'equilibrio giusto.
Perch ha lasciato il suo lavoro nella pubblicit? mi chiese.
Mi ero preparato a questa domanda. Gli spiegai che avevo
pensato di inserirmi nel ramo creativo della pubblicit e che
volevo prendermi una pausa di riflessione prima di fare un
cambio di carriera. Parve bersi la mia spiegazione, ammesso
che fosse stato a sentirmi. Sapevo che si trattava solo di sentirmi
parlare e che non importava veramente quello che avevo da dire.
E cos Ed mi dice che lei  un esperto di computer.
Dal modo in cui lo disse pensai che si trovasse a disagio con
i computer, e che una persona pi giovane ma capace avrebbe
potuto impressionarlo. Cos mi dilungai a parlare di computer
e di database, usando il maggior numero di termini tecnici,
sperando che la cosa potesse fare colpo. Anche se una volta o
due gli vidi spalancare gli occhi per l'interesse, non ebbi l'impressione
che la mia esperienza di informatica lo colpisse
molto. Improvvisamente mi accorsi che forse stavo esagerando
potevo sembrare pedante e borioso cos alla fine del
mio discorso sminuii le mie competenze informatiche, scegliendo
un approccio improntato alla modestia, dicendo che
anche se sapevo molte cose sui computer non mi consideravo
nel modo pi assoluto un esperto, e che probabilmente sembrava
che ne sapessi molto di pi di quanto fosse effettivamente
vero. Ma fu troppo tardi. Stava gi guardando dall'altra
parte e sentii che stava per ricordarmi della sua riunione inesistente.
Temevo che il colloquio fosse arrivato a un punto morto.
Mi fece ancora qualche domanda sulla mia preparazione: in
che cosa mi ero laureato (marketing), qual era il mio stipendio
alla Smythe & O'Greeley (settantamila all'anno, ma non volevo
sembrare troppo qualificato, cos dissi cinquantamila) poi
inizi a parlarmi del lavoro che avrei fatto all'A.C.A. Con voce
noiosa e metodica mi spieg in che modo l'A.C.A. si sarebbe
ristrutturata, di come prevedeva che la societ sarebbe arrivata
a diventare il fornitore numero uno di servizi telefonici entro
l'anno 2000. Disse che la chiave di tutto era rimanere due passi,
non uno, avanti alla concorrenza, e che ci significava ricavare
i maggiori vantaggi possibili dalle nuove tecnologie di marketing.
Mi diede delle fotocopie di articoli da diverse riviste di
marketing che spiegavano come le societ avessero dei dettagliati
database di potenziali clienti, allo scopo di vendere nuovi
prodotti ai clienti in modo pi efficiente. L'idea non era nuova,
ma Simmons sembrava molto eccitato. Il che mi conferm il
sospetto che ne sapesse poco o nulla di computer e di database.
Mi chiesi se prima avevo dato l'impressione di essere stato
intimidatorio. Poi inizi a parlare di come l'A.C.A. aveva bisogno
di concentrarsi sui clienti della MCI e della Sprint, le due
pi grosse aziende telefoniche dopo l'AT&T, ma di come la
societ non aveva modo di focalizzarsi specificamente su questi
mercati. Mi domand se potevo implementare un programma
con cui gli addetti al telemarketing potessero inserire queste
informazioni in un database, e io risposi che molti programmi
del genere gi esistevano, e che ero convinto che la
societ potesse costruire un enorme database di informazioni.
Annu cortesemente, senza mostrare particolari emozioni positive
o negative, poi mi chiese se avevo delle domande da fargli.
Non ne avevo, ma sapevo che non era bello dire di no, cos gli
chiesi dei volumi di vendite della societ e di quali fossero le
proiezioni per il futuro. Non ascoltai la risposta. Ero arrabbiato
con me stesso per aver fatto una domanda cos banale. Alla
fine disse che gli sarebbe piaciuto intrattenersi con me pi a
lungo, ma che doveva scappare a una riunione. Certo, giusto,
pensai. Poi mi disse che per tutta la settimana avrebbe sostenuto
colloqui per quel lavoro e che si sarebbe fatto vivo entro
venerd. Il cuore inizi a correre all'impazzata. Venerd? Era
come dirmi che il posto era gi stato assegnato. Non mi disse
neppure di richiamarlo in settimana o che era stato un piacere
incontrarmi. Stavo per perdere la mia opportunit di entrare di
nuovo nel mondo del lavoro e mi sentivo come se si fosse riaperto
un grande e profondo buco nello stomaco. Sapevo cosa
dovevo fare. Dovevo impressionarlo. Doveva provare un interesse
personale per me altrimenti non avrei avuto alcuna possibilit.
Avevo notato due fotografie di barche a vela. In una lui
era su un molo davanti a uno yacht, con la mano appoggiata sulla chiglia.
 la sua barca? chiesi.
S, disse con tono improvvisamente interessato, meno
professionale. Perch? Lei va in barca?
Diciamo di s, dissi intenzionalmente modesto. Sono
di Bainbridge Island, Washington. Praticamente sono cresciuto su una barca a vela.
Sul serio? disse. Che cosa aveva? Un tre metri, un sei metri?
Non io, mio padre, che Dio faccia riposare la sua anima in pace. L'ultima barca che abbiamo avuto era un sedici metri.
Sedici metri! disse. Ges, che barca.
Era bella, dissi modestamente. Ero praticamente il suo secondo. L'Uomo Fiocco, mi chiamava. Quando ero un ragazzino
ho iniziato a portarla fuori per conto mio. Era bellissimo. E al college ero nel club di vela.
Ha fatto delle competizioni?
Un paio di gare qua e l. Non che il nostro yacht potesse partecipare alla America's Cup o cose di questo tipo, per ci
divertivamo moltissimo. Mi mancano davvero l'acqua e l'aria pura. Stavo pensando di iscrivermi allo Yacht Club di New York.
Ma  fantastico, disse. Finalmente in ufficio c' qualcuno che capisce qualcosa di vela.
Avevo definitivamente toccato la corda giusta. Inizi a dilungarsi sulle diverse barche che aveva posseduto negli anni e sui viaggi ai Caraibi e nell'America Centrale. Dal cassetto della scrivania estrasse una pila di fotografie in cui c'erano lui e sua moglie sul ponte di una barca. In tutte le foto era a petto nudo, con gli occhiali da sole scuri, e il vento che gli scompigliava i capelli sottili. Lo ascoltai attentamente, aggiungendo un aneddoto ogni volta che pensavo fosse necessario, ma la verit era che di vela ne sapevo poco. S, mio padre aveva una barca a vela quando ero piccolo, ma era un quattro metri e
non credo di esserci salito pi di una o due volte. E al college non ero mai stato in un club di vela, e non sapevo neppure se esistesse un club di vela all'universit di Washington. In realt io avevo paura dell'acqua e non andavo neppure a nuotare alla spiaggia. Per al college un mio compagno di stanza andava in barca e io avevo imparato un po' di gergo da lui.
Descrissi a Simmons le caratteristiche delle diverse barche a vela che aveva posseduto mio padre e raccontai i particolari dei viaggi lunghi anche un mese che eravamo soliti fare con lui durante l'estate. Recentemente in bagno avevo letto un National Geographic di Julie, cos gli parlai in dettaglio dei viaggi lungo le coste dell'Alaska e del Canada, facendo i nomi di tutti i porti specifici dove ci eravamo fermati. Si poteva dire che Simmons pendesse dalla mia bocca per ogni parola che dicevo, e che, a differenza di quella con i computer, la mia esperienza con i grandi mari del Pacifico lo impressionasse moltissimo.
Non posso credere che per due anni abbiamo avuto nella nostra societ questo grande segreto senza mai avvantaggiarcene,
disse Simmons. Pensa un po', un marinaio che sa di database. Questo  davvero un colpo fortunato, per noi. Perch non ha mai fatto una richiesta di promozione prima?
Effettivamente io l'ho fatta ma...
Ma ora non  importante. Quello che importa  che adesso
che l'abbiamo scoperta non la lasceremo andar via. Permetta
che le confidi un piccolo segreto, disse sussurrando, come se
improvvisamente facessimo parte della stessa banda di ragazzini.
Ed sar anche un buon diavolo, ma non  certamente l'uomo
pi brillante del mondo. Nel dipartimento abbiamo bisogno
di qualcuno come lei, qualcuno di giovane, qualcuno con
dell'immaginazione. In questo settore le acque saranno davvero
agitate, e non sono convinto che Ed sia in grado di farvi fronte,
non da solo comunque. E ora che inizio a conoscerla un po'
meglio, penso che lei sar l'uomo perfetto per questo lavoro. Benvenuto a bordo, Bill.
Grazie, capitano, dissi.
Simmons si mise a ridere, pi forte di quanto ci si sarebbe
aspettati per una battuta cos scema.
Non deve chiamarmi capitano, disse. Nelson va bene.
Non la deluder, dissi.
Sono sicuro di no. E qualche volta dovr venire a Sag
Harbor a vedere il mio yacht. Magari andiamo a fare un giretto insieme.
Mi piacerebbe moltissimo, dissi.  tutta estate che
non vado in barca. Non vedo l'ora di andare di nuovo per mare.
Nelson mi diede una leggera pacca sulla schiena e mi accompagn
fino all'ufficio di Ed. Gli addetti al telemarketing avevano
iniziato il turno del mattino, e notai che la gente mi fissava
in modo strano mentre Nelson e io camminavamo per il dipartimento
telemarketing. Capii che non dovevano aver saputo
della mia possibile promozione e che dovevano aver trovato
strano vedermi in giacca e cravatta, fianco a fianco con il presidente della societ.
Possiamo interrompere la nostra ricerca, disse Nelson a
Ed. Credo che il nostro Bill sar perfetto per il posto.
Per un istante Ed parve sorpreso, forse per l'instaurarsi di un
clima cos amichevole tra me e Nelson tanto in fretta, ma cancell
subito quell'espressione dal viso.
Una grande notizia, una grande notizia, disse Ed. Sapevo
che l'avrebbe ben impressionata.
Mi chiedo solo perch tu non mi abbia parlato prima di
Bill. Avevamo qui un talento nascosto e lo stavamo sprecando
al reparto telemarketing.
Sembr che Ed stesse pensando a una risposta quando Nelson disse:
Assicurati che tutti gli incartamenti di Bill per il lavoro
siano in ordine oggi stesso, cos possiamo farlo iniziare il pi
presto possibile. Poi si volt verso di me. Oggi ho una giornata
poco pesante: se ha domande o problemi venga da me in
ufficio in qualsiasi momento e sar felice di parlarne. Sono
sicuro che avremo presto occasione di rivederci.
Nelson mi strinse la mano con fermezza. Sorrisi, accorgendomi
all'improvviso che Nelson non aveva fatto menzione
della riunione urgente.
C' qualcosa che non va? chiese Ed.
No, dissi.
Sapevo che Ed doveva essersi risentito per l'apparente trattamento
speciale che stavo ricevendo da Nelson e che avrebbe
potuto pensare che stessi ridendo di qualche battuta confidenziale
che Nelson doveva aver fatto su di lui.
Avanti, disse serio Ed. Vediamo di iniziare.
Andammo nell'ufficio vuoto vicino a quello di Mike. Aveva
una finestra che dava sul reparto telemarketing, proprio come
quello di Mike, ma notai soddisfatto era pi ampio di quello di Mike e aveva anche una scrivania pi grande e un maggior
numero di schedari. Ed mi spieg che il mio addestramento formale
sarebbe iniziato il giorno dopo. Nel frattempo mi avrebbe
portato del materiale da leggere sulla societ e l'industria delle telecomunicazioni.
Annuncer formalmente la tua promozione alla riunione
di questo pomeriggio, disse. Ti porter anche tutti i documenti
da firmare. Ah, voglio solo ricordarti che qui all'A.C.A.
prendiamo molto seriamente la nostra gerarchia. Mike, in qualit
di dirigente del reparto, ti sottoporr tutti i suoi reclami. Tu
porterai i tuoi a me e io i miei a Nelson. Per nessun motivo ti rivolgerai a Nelson direttamente.
Ma prima Nelson mi ha detto che avrei dovuto andare da lui se avevo qualche domanda.
Ed tir un lungo sospiro.
Solo per oggi. Dopodich, tu vieni da me. Capito?
Annuii.
Grazie.
Ed mi lasci da solo nell'ufficio. Mi sedetti alla scrivania e
sistemai la poltrona girevole alla mia altezza. Nell'ufficio l'aria
era viziata, e mi sarebbe piaciuto che la finestra guardasse all'esterno.
La scialba vernice verde oliva sulle pareti dava all'ufficio
un aspetto stantio e burocratico, ma sapevo che dopo aver
aggiunto un tocco personale qualche quadro da appendere,
magari un piccolo tappeto la stanza avrebbe cominciato a ravvivarsi.
La cosa importante era che l'ufficio fosse tutto per me.
Quando volevo potevo chiudere la porta e stare per conto mio.
Potevo rimanere fino alle dieci di sera se avessi voluto, per mettermi
alla pari con il lavoro o soltanto per rilassarmi. Non sembrava
una gran cosa, ma avere un ufficio tutto per me era molto
importante. Mi faceva sentire forte. Non ero pi un addetto al
telemarketing, un impiegato senza volto seduto in un cubicolo,
come un anonimo uovo in un cartone di uova.
Improvvisamente ero rinato. Capii che era questo ci che era
mancato nella mia vita dei due anni precedenti. Io ero un malato
di lavoro, a volte lavoravo per dodici ore. Ero il tipo che si
portava il lavoro a casa, che non poteva parlare se non di lavoro.
Il che non mi rendeva certo la persona pi interessante del
mondo, per mi faceva sentire a mio agio. Senza un lavoro non
avevo nulla da fare nella vita, e per un uomo  pericoloso stare
troppo tempo senza fare niente.
Qualcuno buss alla porta. Avanti, dissi, e Mike entr nell'ufficio.
Sorrideva cauto, quasi imbarazzato dell'intrusione.
Non sembrava affatto l'uomo impassibile che due giorni prima
mi aveva mandato a casa. Capii che Ed doveva avergli detto che
ero stato promosso. Aveva anche saputo che ora sarei stato il
suo supervisore.
Spero di non aver interrotto qualcosa, disse Mike.
Certo che no, dissi in un tono marcatamente affabile che
dovette scombussolarlo. Entra, entra.
Mike chiuse la porta, ma rest dov'era, giocherellando nervosamente
con delle monetine o delle chiavi nelle tasche.
Volevo solo congratularmi, disse. Ed mi ha dato la
bella notizia.
Grazie, dissi.  molto gentile da parte tua.
Dev'essere stata una bella sorpresa, eh?
 vero, dissi, due giorni fa non pensavo neanche che
sarei rimasto in questa societ, e men che meno che mi promuovessero.
Ma credo che il mondo giri in modo misterioso.
S, in modo misterioso, disse, ovviamente a corto di cose da dire. Be', immagino che ci vedremo pi tardi.
Ah, Mike, dissi, puoi farmi un piccolo favore?
Certo, di che si tratta?
Puoi fare una corsa gi al bar a prendermi una tazza di caff?
Esit, aspettando di vedere se dicevo sul serio.
Caff?
S, con latte e due bustine di zucchero. In effetti, meglio
latte scremato e Sweet'N Low. Due Sweet'N Low, a meno che
non abbiano l'Equal. Allora prendi l'Equal. Ma soltanto una di Equal.
Vidi che digrignava i denti.
Certo, disse. Nessun problema.
Aspetta che ti do i soldi, dissi. Eccoti cinque dollari.
Prendimi anche una pasta. Al cioccolato, se ti sembra fresca.
Altrimenti alla banana e noci o al mirtillo, vedi tu.
Prese i soldi e fece per uscire dall'ufficio.
Ancora una cosa, Mike. Si ferm. Lo sentii respirare
forte. Voglio mettere in programma un colloquio con te,
diciamo oggi pomeriggio alle tre, naturalmente se a te sta bene.
Di cosa dobbiamo parlare?
Sar soltanto una cosa orientativa. Ti dir quello che mi
aspetto da te, quali saranno le tue nuove responsabilit, quel
genere di cose. Ti consiglio di portarti una penna.
Anche se in viso rimase impassibile, gli occhi di Mike sembravano
delle lance pronte a schizzargli fuori dalle orbite per infilzarmi.
Alle tre, disse. Non vedo l'ora.
Neanch'io vedevo l'ora. Questo lavoro sarebbe stato davvero divertente.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Il lavoro mi assorb completamente. La sera tornavo quasi
sempre a casa alle otto, e a volte rimanevo anche fino alle nove
o le dieci. Il mattino arrivavo alle otto, al pi tardi alle otto e un
quarto. Pur non essendo obbligato a lavorare cos tanto, mi piaceva,
e se avessi lavorato meno duramente avrei avuto l'impressione di ingannare me stesso.
Oltre ad aver imparato tutto quello che c'era da imparare sull'industria
telefonica, mi occupavo anche dell'aggiornamento del
database della societ, tentando di risolvere tutte le grane. Ogni
giorno avevo colloqui o conversazioni telefoniche con quelli del
supporto tecnico e con i programmatori. Sapevo che il primo
lavoro di un impiegato  di solito quello per cui viene ricordato di
pi, e volevo che la prima impressione fosse la migliore possibile.
Durante questo periodo Julie fu molto comprensiva. Sapeva
quanto contava per me lavorare a tempo pieno, e non si
lament mai delle mie lunghe giornate. Penso che avrebbe addirittura
preferito che lavorassi ancora di pi. I giorni in cui avevo
il pomeriggio libero ero spesso teso e irritabile quando Julie tornava
dall'ufficio, e finivamo sempre col litigare. Ma ora che
spendevo cos tanta energia nel lavoro, quando arrivavo a casa
ero molto pi rilassato ed era facile andare d'accordo con me, e la nostra relazione miglior.
Quasi tutti i giorni tornavo dal lavoro a piedi, ogni volta
seguendo nuovi itinerari. A volte prendevo direttamente
Broadway fino all'Ottantaseiesima Strada, poi passavo per
Central Park. Altre volte mi infilavo nelle strade laterali del
centro finch arrivavo alla Second Avenue per poi finire dritto
a casa. Ma il mio percorso preferito era lungo il perimetro
di Central Park. O prendevo Broadway e tagliavo per una strada
della Fifth Avenue, oppure risalivo direttamente la Eighth
fino a Columbus Circle. Trovavo molto rilassante il centro al
calare della sera. Dopo l'ora di punta le strade erano pi tranquille,
i marciapiedi pi vuoti e c'era sempre un ribollire di
energia nella citt, una pulsazione che mi ricordava di essere
vivo. Era particolarmente piacevole stare vicino al parco. La
gente che faceva jogging, che portava a spasso i cani, quelli
con i rollerblades e i ciclisti conferivano alla citt un'atmosfera
festosa, tonificante. Camminavo costeggiando Central Park
fino a raggiungere la Fifth Avenue, poi mi dirigevo verso nord
con il parco sempre alla mia sinistra. Se stavo vicino al parco
la camminata mi sembrava sempre pi breve. Me ne stavo a
guardare gli arabeschi di luce arancione e gialla che il sole al
tramonto tracciava tra gli alberi, e prima di accorgermene
attraversavo la Settantasettesima Strada. Quando arrivavo al
Metropolitan Museum mi sembrava sempre di essere a casa,
anche se mi restava da fare ancora quasi un chilometro e mezzo.
Le mie passeggiate erano uno stimolo per la serata, non mi
affaticavano mai. Parlavo un po' con Julie, le chiedevo com'era
andata la giornata e poi, se non avevo preso qualcosa sulla via
del ritorno, mi preparavo da mangiare. Se Julie non era davanti
alla tv mi guardavo gli ultimi due inning delle partite degli
Yankees, o se non giocavano gli Yankees guardavo i Mets. Poi
verso le undici raggiungevo Julie a letto. Di solito lei dormiva
gi. Controllavo il lavoro che mi ero portato a casa e poi mi
addormentavo. Al mattino di solito uscivo prima che Julie si svegliasse.
Da quando ero stato promosso, in ufficio gli addetti al telemarketing
mi trattavano in modo diverso. Adesso che tecnicamente
ero il loro capo, qualcuno era risentito con me e raramente
mi salutava o mi raccontava gli ultimi pettegolezzi dell'ufficio.
Ma gli altri, alcuni dei quali prima non mi avevano
mai rivolto la parola, cercavano di essere molto amichevoli. Si
mettevano sempre a parlare, si offrivano di lavorare fuori orario.
Una donna, una studentessa di scrittura creativa alla New
York University di nome Mary Weiss, mi regal perfino un
libro di poesie di Galway Kinnel. La ringraziai cortesemente
per il libro e mi comportai amabilmente con tutti quelli che
stavano cercando di intrattenere rapporti amichevoli con me,
ma segretamente ce l'avevo con tutti. Avevo sempre odiato la
gente che bacia il culo agli insegnanti e ai capi, e sono orgoglioso
di dire che non mi sono mai abbassato a quel livello.
Anche se questo significava prendere voti pi bassi o essere
scavalcati per una promozione: se non era una ricompensa per
il lavoro che avevo svolto, il premio non significava nulla per
me. Odiavo anche quelli che si tormentavano per la mia promozione,
perch ovviamente erano egoisti e nel mondo degli
affari non c' posto per l'egoismo. Gli unici per i quali avevo
rispetto erano quei pochi le cui opinioni su di me non erano
affatto cambiate. Questi continuavano a ignorarmi o a trattarmi
con neutra cordialit, come se nulla fosse cambiato e io
fossi ancora un addetto al telemarketing. Parlai a Ed di loro,
mi assicurai che ricevessero le provvigioni pi velocemente
degli altri, e che i loro telefoni e i computer funzionassero
meglio. Feci anche i nomi di quelli che stavano provando a
leccarmi i piedi e di quelli che ce l'avevano con me, dicendo
a Ed che non mi convinceva il loro atteggiamento. Ed
apprezz le informazioni e di conseguenza ne licenzi due,
compresa quella Mary che mi aveva portato il libro di poesie.
Durante i primi giorni continuai a vendicarmi di Mike. Gli
imponevo delle commissioni inutili, lo rimproveravo davanti
agli addetti al telemarketing, e nei suoi confronti ero per lo pi
sgarbato e spocchioso. Poi decisi che sarebbe bastato. Mike non
mi era mai piaciuto e non iniziai certo a farmelo piacere, ma
capii anche che non c'era nulla di veramente cattivo in lui. Ero
ancora arrabbiato perch quel giorno mi aveva mandato a casa
in anticipo e senza paga, ma adesso che ero un dirigente capii il
guaio in cui si era trovato. Se quel giorno non mi avesse mandato
a casa e Ed avesse scoperto che in luglio ero arrivato in
ritardo tre volte, avrebbe potuto licenziarlo per non aver fatto
bene il suo lavoro. Naturalmente le probabilit che Ed se ne
potesse accorgere erano quasi nulle, nondimeno capivo la posizione
di Mike. In qualit di supervisore del reparto a lui toccava
il lavoro pi duro della societ. Doveva far rispettare tutte le
disposizioni di Ed, cos quello se ne stava seduto in disparte
come mister Simpaticone, mentre Mike si beccava tutte le
rogne. Mi dispiaceva davvero per Mike.
Ed e io eravamo in buoni rapporti. Almeno questo  quello
che sembrava. Ero sempre dalla sua parte e non dissentivo mai
da quello che diceva, a meno che non avessi molto a cuore
qualcosa, nel qual caso i miei commenti erano molto controllati
e stavo attento a non alzare mai la voce o a mancargli di
rispetto in nessun modo. A volte era difficile restare calmi,
specialmente quando faceva i suoi soliti sprezzanti commenti
quotidiani sui neri. Annuivo d'intesa, come se quello che
stava dicendo fosse davvero illuminante, ma dubito che avesse
idea di quanto lo odiavo. Per quel che lo riguardava ero soltanto
un altro bianco che non ne poteva pi di sentire la gente
di colore lamentarsi di non avere la giusta opportunit in
America. Ed era cos ossessionato dall'odio per la gente di
colore che a volte mi chiedevo se da ragazzino non gli fosse
capitato qualcosa. Forse un teppistello nero l'aveva picchiato
alle medie? Un nero l'aveva derubato o aveva ferito qualcuno
della sua famiglia? Durante le sue tirate si arrabbiava cos tanto
che diventava tutto rosso in faccia e la camicia si macchiava di sudore.
Ma Ed non ebbe mai modo di sospettare la mia opinione su
di lui. Le mie conoscenze informatiche e la mia apparente lealt
come assistente lo impressionarono molto. Dopo due settimane
avevo rinnovato l'intero sistema di computer, compreso l'aggiornamento
del network e l'installazione di nuovi programmi,
e mi occupavo di tutti gli ordini di acquisto. Sentii per caso Ed
che diceva a Nelson che io ero indispensabile per la societ, e
che grazie a me la societ aveva risparmiato migliaia di dollari.
Sapevo che la mia eccessiva intraprendenza impressionava
Nelson, e che grazie a me Ed faceva una bella figura ai suoi
occhi. Dal momento che tecnicamente Ed mi aveva scoperto
qualunque cosa facessi indirettamente si rifletteva su di lui, e
fintanto che facevo bene il mio lavoro lui poteva vantarsi di me con Nelson.
Il primo giorno in cui la nuova rete di computer fu operativa,
Nelson mi chiam nel suo ufficio per congratularsi personalmente.
Mi disse quanto lui e Ed fossero impressionati e che
se avessi continuato a lavorare bene sarei stato sicuramente
ricompensato. Poi mi invit a Sag Harbor per la domenica successiva,
a pranzo e a fare un giro sullo yacht. Trovai una scusa e
gli dissi che quel giorno ero invitato a un matrimonio. Allora
sugger una data in agosto. Acconsentii, esitante. Non era assolutamente
il caso che andassi in barca con lui, ma sapevo che
avrei sempre potuto inventarmi una scusa, una volta sul posto.
Mi sarei potuto fare una fasciatura alla caviglia, raccontando di
essere scivolato sotto la doccia. Oppure avrei potuto arrivare
tossendo e dire che avevo una terribile influenza. E poi era possibile
che l'altra data fosse soltanto una formalit, e che ad agosto
se ne sarebbe completamente dimenticato. Sperai che fosse
cos. Non mi piaceva mentire a Nelson e volevo evitare di mentirgli
di nuovo. Tuttavia non potei fare a meno di rallegrarmi
dell'ironia di tutta la faccenda. Eccomi qui, a preoccuparmi di
come declinare educatamente un invito in barca del presidente
della societ, quando soltanto un paio di settimane prima ero
stato costretto a umiliarmi chiedendo scusa davanti all'intero
staff del telemarketing. E tutto era accaduto soltanto a causa di una bugia!
Come assistente di Ed, venni a sapere sull'A.C.A. un certo
numero di cose vergognose. Per esempio scoprii che l'A.C.A.
tratteneva di proposito i soldi delle provvigioni per gli addetti
al telemarketing, e che le provvigioni di quelli di colore
venivano trattenute pi frequentemente di quelle dei bianchi.
Siccome la maggioranza degli addetti resisteva al lavoro circa
un mese, l'idea era quella di evitare di dover pagare delle provvigioni
a quegli impiegati che lasciavano la ditta. Ed si era
inventato delle statistiche pazzesche, secondo le quali gli
impiegati neri restavano allo stesso posto di lavoro per un
mese con il cinquanta per cento di probabilit in meno rispetto
ai bianchi, cos tratteneva gli incassi delle provvigioni degli
impiegati neri finch restavano al lavoro per due mesi. Poi, siccome
le statistiche di Ed dicevano che un impiegato nero
aveva una probabilit in meno del dieci per cento di restare al
lavoro per pi di sei mesi, gli venivano date le provvigioni a
poco a poco, mentre gli impiegati bianchi le ricevevano quasi
tutte dopo sei mesi. La vera ragione per cui Ed aveva licenziato
quegli impiegati e il motivo per cui aveva avuto intenzione
di licenziare me non era perch la societ era finanziariamente
in cattive acque come aveva sostenuto, ma perch
doveva a quegli impiegati centinaia di dollari in provvigioni e
voleva evitare di pagarli. Anche se sembra incredibile che
un'azienda moderna possa essere gestita in modo cos retrogrado
e poco efficiente, vi assicuro che non mi sto inventando
assolutamente nulla. A Ed non importava lasciare a casa degli
impiegati che erano stati produttivi per la societ e che avrebbero
continuato a esserlo. Sapeva che avrebbe potuto assumere
nuovi addetti che facevano lo stesso lavoro e allo stesso
tempo risparmiare migliaia di dollari in provvigioni.
Avevo moltissime idee su come gestire il dipartimento telemarketing
in modo pi efficiente e razionale ma me le tenevo
per me. Intendevo concentrarmi sul mio lavoro per impressionare
Nelson, e l'ultima cosa che volevo era quella di provocare un qualsiasi screzio con Ed.
La mia maniacale dedizione al lavoro era ritornata. Quando
ero in ufficio il mondo consisteva in me stesso, nel mio lavoro
e nient'altro. A volte restavo a fissare il computer, tentando di
risolvere qualche problema difficile, quando mi accorgevo che
c'era qualcuno dietro di me. Mi giravo e quello mi diceva che
erano parecchi minuti che stava cercando di attirare la mia
attenzione, e non sapevo se stesse mentendo o meno. Era come
se avere di nuovo un lavoro serio mi avesse dato il potere di far
scomparire il mondo tutte le volte che volevo. Agli occhi degli
altri sar anche stato seccante e irritabile, ma ero felice.
Quando uscivo dall'ufficio mi sentivo ancora stordito e
disorientato, e qualche volta non mi rendevo neanche conto
di avere imboccato la porta o di aver preso l'ascensore per il
piano terra. Un paio di volte vidi la prostituta finta bionda
all'angolo vicino alla Eighth Avenue. L'avevo quasi oltrepassata
quando mi accorgevo che lei era l che mi sorrideva. Preso
alla sprovvista, reagivo maldestramente, ricambiando il sorriso
o affrettandomi impassibile, fingendo di non averla nemmeno
vista. Il cuore incominciava a battermi all'impazzata come
quando mi svegliavo da un incubo. Mi dicevo che ero ridicolo,
che non avevo alcuna ragione per essere cos agitato. Dopo
tutto era solo una donna, per niente diversa da milioni di altre
donne di New York. E poi non mi ero mai sentito molto eccitato,
neanche circondato dai corpi femminili nella calca del
metr. Ma naturalmente stavo soltanto prendendo in giro me
stesso. Sapevo esattamente il motivo per cui la prostituta mi
rendeva cos nervoso, ma non volevo ammetterlo. Perch
sapevo che se l'avessi ammesso, avrei dovuto affrontare la questione,
e non volevo che qualcosa si frapponesse tra me e il mio lavoro.
Julie e io ancora non facevamo sesso. Quando arrivavo a
casa dal lavoro o durante i fine settimana, quando oziavamo
a letto, Julie a volte mi faceva delle avances. Mi toccava la
mano o si spostava per baciarmi, ma io mi allontanavo e proponevo
di uscire e andare da qualche parte o dicevo che avevo
fame e avevo bisogno di mangiare qualcosa. Una volta Julie,
frustrata, propose di andare da un consulente di coppia. L'idea
non era nuova. L'aveva gi suggerito una volta, dopo che
avevo perso il lavoro alla Smythe & O'Greeley ed ero piombato
nella depressione. Quella volta ero stato assolutamente
contrario e ora le spiegai che non avevo affatto cambiato idea.
Lei mi disse che non capiva perch, che davo l'impressione di
non provare alcun interesse per il nostro rapporto. Conosceva
delle coppie che erano andate dal consulente, e questo aveva
fatto meraviglie per loro; cos mi preg di provare ad andarci,
solo una volta. Fui irremovibile. Le dissi la verit: che non
pensavo ci fosse qualcosa che non andava nel nostro rapporto,
che difatti secondo me la nostra relazione era meglio adesso
di quanto lo fosse mai stata. S, non facevamo sesso, dissi,
ma quante coppie fanno sempre del sesso e finiscono per
lasciarsi? Le donne non si lamentano sempre che gli uomini
vogliono soltanto fare del sesso? Be', la nostra era una relazione
non sessuale, e non sarebbe andata avanti cos per sempre.
Adesso attraversavamo una fase di transizione a causa del mio
nuovo lavoro, e le assicurai che non appena mi sarei sentito a
mio agio con la nuova routine, la nostra vita sessuale sarebbe ripresa.
Poi un giorno credo fosse un mercoled o un gioved
mentre ero seduto in ufficio, a controllare delle statistiche di
telemarketing, mi accadde qualcosa di strano. Sullo schermo
del computer vidi me stesso nudo sul letto di una stanza d'albergo.
Pensai di essermi affaticato, cos chiusi gli occhi e respirai
a fondo, ma quando li riaprii l'immagine era ancora l.
Fissavo lo schermo, con gli occhi sbarrati, e mi chiesi se stessi
impazzendo, oppure se era un sogno e se nel giro di pochi
istanti mi sarei svegliato. Accanto al mio letto apparve la prostituta
all'angolo. Sorrideva, allo stesso modo in cui mi sorrideva
dalla strada, con la lingua che percorreva delicatamente il
labbro superiore. Era nuda e il suo corpo era perfetto; non
aveva un'imperfezione o una cicatrice. Inizi a far scorrere
delicatamente la mano lungo la mia gamba, ed ebbi la sensazione
che i peli mi si rizzassero. La sua lingua era dentro la mia
bocca, e poi con l'altra mano mi pizzic il capezzolo. Il dolore
fu cos improvviso e reale che gridai davvero. Mi alzai e mi
diressi in fretta alle macchinette. Presi una lattina di soda e la
bevetti in una sola sorsata, senza far caso alle bollicine. Ed
arriv nella stanza e mi chiese se stavo bene.
S grazie, dissi. Ho solo un po' di sete.
Ritornai al mio ufficio. I dati erano riapparsi sullo schermo
del computer, ma non importava; non riuscivo ancora a
togliermi dalla mente l'immagine di me stesso e della prostituta.
Finalmente decisi che avrei dovuto affrontare quella fantasia,
una volta per tutte. Avevo incassato il primo assegno del
mio nuovo stipendio e cos avevo denaro a sufficienza, circa
duecento dollari, e non credevo che la tariffa della prostituta
sarebbe stata pi alta. Dopo il lavoro l'avrei rimorchiata e
saremmo corsi in un appartamento o in una stanza d'albergo
da qualche parte a fare sesso. A pensarci sembrava semplice,
ma in qualche modo sapevo che non sarebbe stato affatto cos facile.
Fino alle quattro e mezza and tutto bene. Poi iniziai ad arrovellarmi
per ogni possibile particolare: che espressione avere,
come comportarmi, cosa dire. Pensai ai film che avevo visto in
cui c'erano degli uomini che rimorchiavano delle prostitute, ma
le cose non funzionavano come nei film. Mi avrebbe chiesto se
avevo qualche malattia? Avrei dovuto chiederle io se lei aveva
delle malattie? E i preservativi? Me li dovevo portare io o li
avrebbe avuti lei? E il mio aspetto? Indossavo un abito intero,
mi pareva di essere presentabile, ma la doccia me l'ero fatta alla
mattina presto. Mi annusai le ascelle e mi accorsi che il problema
era grave, proprio come temevo. Come avrei potuto fare
sesso con una donna se puzzavo come uno che  appena uscito da una palestra?
Andai in bagno e mi strofinai le ascelle con delle salviette di
carta bagnate. Dopo parecchi minuti mi convinsi che non puzzavo
pi, o che per lo meno non avevo lo stesso cattivo odore
di prima. E il mio alito? A pranzo avevo mangiato un bagel con
tonno e cipolle e in ufficio non avevo lo spazzolino per pulirmi
i denti. Comprai dalla macchinetta un pacchetto di mentine.
Le mangiai tutte, ma quando soffiai l'aria contro la mano
puzzava ancora come un mercato del pesce. E se mi avesse
baciato quando stavamo facendo del sesso? E se per strada avesse
sentito l'alito che puzzava e si fosse rifiutata di fare sesso con
me? Cosa ci sarebbe stato di pi umiliante che essere respinto da una prostituta?
Aspettai in ufficio fino circa alle sei. Dovevo farlo e basta, mi
dissi, senza stare a pensarci troppo. Di l a un'ora mi sarei messo
a ridere e avrei capito quanto fosse ridicolo il mio nervosismo.
Probabilmente sarei stato l'uomo pi pulito e con l'alito pi
profumato con cui era andata da mesi. Poi, scendendo con l'ascensore,
ebbi un pensiero che mi terrorizz. E se non ci fosse
stata? Non c'era tutti i giorni e c'erano buone probabilit che
oggi non ci fosse. Ma doveva esserci. Avevo accumulato il
coraggio di avvicinarla, e non sapevo se avrei potuto riprovarci.
Quando arrivai in strada il cuore mi batteva all'impazzata.
Era proprio l, nello stesso posto in cui l'avevo vista tutte le
altre volte. Portava degli occhiali da sole scuri e aveva i capelli
raccolti in una crocchia. Per indossava lo stesso vestito di sempre,
quello di velluto rosso con la gonna di pelle e i cerchietti
d'oro. Aveva le mani sui fianchi, ed era come se si stesse tenendo
in equilibrio su scarpe da tennis rosse alte dieci o quindici
centimetri. Poi il tempo fece un balzo in avanti, come capita a
volte nei sogni. Improvvisamente mi ritrovai dietro di lei, e le
battevo sulla spalla per richiamare la sua attenzione. Si volt
inviperita, come se fossi un piedipiatti o un barbone che la
molestava. Non riuscii a pensare a niente da dire e volevo andarmene
e fingere che non fosse mai successo.
Cerchi compagnia? chiese con un forte accento del Bronx o di Brooklyn. A distanza ravvicinata notai gli strati di trucco e un largo spazio fra i denti davanti.
Qui non posso parlarti, dissi temendo che qualcuno dell'ufficio ci potesse vedere. Troviamoci all'angolo della Quarantaquattresima Strada vicino alla Eighth Avenue.
Mi stai prendendo per il culo?
No, dissi io. Vediamoci l.
Girai l'angolo, sperando che nessuno ci avesse visto parlare.
Capii di aver corso un rischio stupido. E se Ed o Nelson ci avevano
visti? E se ci avesse visti Mike? Avrebbe ritenuto suo dovere
riferire a Ed in che modo trascorrevo il mio tempo dopo l'ufficio.
Ma quasi tutti se ne erano andati dall'ufficio alle cinque e
io sapevo che era improbabile che qualcuno mi vedesse.
Aspettai a met dell'isolato per circa cinque minuti quando sentii
qualcuno che mi batteva sulla spalla.
Allora bello, cerchi compagnia o cosa?
Lei era vicina a me, cos vicina che potevo sentire il suo alito
alla gomma da masticare all'uva. Capii che doveva aver svoltato
l'angolo dall'altra parte, dalla Ninth Avenue invece che dalla Eighth.
Mi hai spaventato, dissi. Stavo solo... non importa.
Non  che sei un piedipiatti o qualcosa del genere, vero?
mi chiese sospettosa.
Un piedipiatti? Certo che no. Perch? Ti sembro un piedipiatti?
Potresti essere in incognito, anche se non sembra un gran travestimento.
Ti giuro che non sono della polizia. Possiamo andare da
qualche parte? Dove porti di solito i tuoi... i tuoi clienti?
Fanno ottanta verdoni, anticipati. Pi venti per la camera.
Niente biglietti da cento, e neppure da cinquanta.
Devo darti i soldi qui?
Anticipati. Se non facciamo a modo mio, non se ne fa niente.
Entrammo nell'ingresso di un condominio e le detti cento
dollari in biglietti da dieci e da venti. Lei cont i soldi tre
volte prima di ficcarsi il rotolo da qualche parte nelle mutandine.
E adesso che facciamo? dissi. Cio, c' qualche appartamento dove tu porti la gente?
See, con il portiere, una palestra privata e la piscina. Che
cazzo credi? Rote gli occhi. Sulla Quarantatreesima, tra la
Nona e la Decima, c' un hotel, il Royal. A Bobby non devi dire
nulla. Dagli solo trenta sacchi e lui ti d una chiave. Hai
mezz'ora per stare con me. Se vuoi pi tempo, devi darmi pi soldi, tesoro.
Dobbiamo andarci insieme?
Come preferisci. Vuoi che ci incontriamo all'ingresso? Ci
vediamo all'ingresso. Non c' problema.
Ci accordammo per incontrarci all'ingresso dopo cinque
minuti. Sapevo che ero stato uno stupido ad avergli dato i soldi,
che avrebbe potuto scappare e io non l'avrei mai pi rivista.
D'altra parte lei era una prostituta, non un'imbrogliona, e i miei
cento dollari non le avrebbero certo comprato un biglietto per una nuova vita.
Al Royal non c'era proprio niente di regale. Era una vecchia
e angusta topaia con i pavimenti di legno smangiati e la vernice
alle pareti che si staccava. Aspettai dentro, vicino alla porta.
C'erano un paio di tossici sulla panchina dell'ingresso, e con il
mio completo non mi confondevo certo con la tappezzeria.
Qualche minuto dopo arriv la prostituta. Mi fece segno con la
mano di seguirla all'interno e obbedii. Bobby, il segretario,
doveva avere novant'anni. Gli allungai trenta dollari e lui mi
fece scivolare una chiave come se avesse usato tutta la forza che
aveva. Mi domandai quante volte si era ripetuta quella scena.
Uno con quell'et probabilmente non sapeva neanche pi chi fosse.
Seguii la prostituta su per le scale scricchiolanti. Era impossibile
non notare il grande culo che oscillava avanti e indietro
davanti a me. Mi chiesi se fosse lei a dondolarlo apposta o se lo
faceva da cos tanto tempo che ormai le era diventato naturale.
Mi stupii che le sue tette fossero vere.
Sul pianerottolo al primo piano, una blatta mi pass accanto
alla scarpa e notai dello sterco di topo vicino alle pareti. Non
volevo pi neppure fare del sesso con la prostituta. Volevo solo
essere a casa, trascorrere una serata in tranquillit con Julie.
Giurai a me stesso che una volta finito, non l'avrei mai pi rifatto.
Sarei rimasto fedele a Julie per il resto della mia vita.
Entrammo in una stanzetta ammuffita alla fine del corridoio.
La stanza non era molto pi grande del letto e non c'era il
bagno, soltanto un piccolo lavandino antiquato nell'angolo. Sul
letto non c'erano coperte n copriletto, e le lenzuola erano
costellate di macchie gialle e buchi di sigarette. Mi fece entrare
per primo, poi, non appena chiuse la porta inizi a togliersi i
vestiti. Non so come fece, ma un attimo dopo era completamente nuda.
Che stai aspettando? disse.
Non riuscivo a muovermi. Stavo fissando il suo corpo, incapace
di decidere se mi disgustasse o mi piacesse. Senza vestiti
sembrava pi massiccia e il peso non era ben distribuito. Per lo
pi era grasso, soprattutto sulle cosce e sullo stomaco. Le tette
erano una quarta misura al silicone. Non aveva neppure la pelle
perfetta che mi ero immaginato. Sui seni c'erano parecchi grossi
foruncoli, e la gamba sinistra era notevolmente pi chiara
della destra, probabilmente per un'ustione. Ora immagino che
stiate ricavando un ritratto di quella donna per niente attraente,
eppure per me... per me era una delle donne pi belle che
avessi mai visto. Forse perch era da tantissimo tempo che non
mi trovavo da solo in una stanza con una donna nuda che non
fosse Julie. Oppure perch era una prostituta e il pensiero delle
centinaia o delle migliaia di uomini che aveva incontrato nella
sua vita le conferivano un genere di bellezza che non tutti sono
in grado di riconoscere. Qualunque fosse la ragione, la mia
impotenza era ormai una cosa passata.
Avanti, disse impaziente, sedendosi sul letto. Non
voglio toglierti i vestiti come mammina. Non ti parler neanche
con la voce da ragazzina. Faccio scopate regolari e basta. Se
vuoi che ti succhi l'uccello fanno cinquanta verdoni. Se vuoi
venire a quel modo sono altri cinquanta, ma devi metterti su un
preservativo. E l'orologio  scattato quando ci siamo visti fuori.
Mi devi dare altri trenta sacchi se vuoi riguadagnare il tempo.
Non credo che ci sar bisogno di tempo supplementare, dissi.
Iniziai a togliermi i vestiti goffamente, ma non riuscii a farlo
velocemente come lei. Finalmente me li tolsi tutti. Le stavo per
chiedere dei preservativi quando mi accorsi che ne teneva uno
in mano. Capii quanto ero stato sciocco a pensare che non ne avrebbe avuti.
Spalanc le gambe e si riemp la vagina di lubrificante o di
gel. All'improvviso mi accorsi che non mi aveva detto come si
chiamava. Mi sembrava strano fare del sesso con una donna,
anche se prostituta, senza saperne il nome.
Perch ti interessa?
Solo nel caso in cui volessi dirti qualcosa, sai, mentre lo stiamo facendo.
Esit. Chiamami Spanky. E non significa che a me vada di fare roba da pervertiti (spank significa sculacciare).  solo un soprannome.
Com' che ti chiami davvero?
Non dico il mio vero nome.
Non devi dirmi il cognome. Solo il nome.
Ti ho detto che non lo dico. Tu non mi dici il tuo, io non ti dico il mio.
Io mi chiamo Bill. Dai, ti prometto che non lo dir a nessuno.
Mi fiss.
Denise, va bene?
Denise? dissi.  strano.
Che ha di cos strano?
Tutte quelle volte che ti avevo visto pensavo che tu avessi qualche nome esotico, qualcosa di spagnolo o di italiano.
Mi guard con aria assente, come se non avesse idea, n le interessasse averla, di cosa stessi parlando. Solo allora capii che nella sua mente non mi aveva mai visto prima d'oggi.
Non mi riconosci, vero? dissi.
Cosa sono tutte queste domande? Sei qui per scoparmi o per farmi un interrogatorio?
Non stai scherzando. Davvero non sai chi sono.
Perch? disse. Sei uno famoso?
No, ma ti ho visto tantissime volte, sono settimane ormai.
Tu mi sorridi sempre e io ricambio il sorriso. Ecco perch oggi sono venuto da te, per il tuo sorriso.
Aveva sempre la stessa aria assente.
Mi dispiace, bello, disse. Non ti ho mai visto prima.
Dalla sua voce sapevo che non stava mentendo. Non potei
fare a meno di offendermi. Sapevo che probabilmente doveva
sorridere a centinaia di uomini prima di trovarne uno che la
rimorchiasse, eppure mi pareva di distinguermi. Se non altro
per il colore dei miei occhi, per i capelli o i denti. C'era qualcosa
di me che avrebbe dovuto esserle familiare.
Mi infil il preservativo e si assicur che fosse a posto.
Cominciai a pompare dentro e fuori con un lento movimento
ritmico. Anche se la guardavo direttamente in faccia, il suo
sguardo era concentrato sul mio orecchio sinistro o su qualche
punto pi in l. Non era assolutamente come me l'ero immaginato.
Non c'erano grida o gemiti o parolacce. Non mi baciava
con passione, anzi non mi baci affatto. Avrebbe anche
potuto essere un cadavere, perch era rigida come un pezzo di legno.
Impiegai poco pi di un minuto a concludere. Subito dopo
pensai a Julie che mi aspettava a casa. Poi arrivarono i sensi
di colpa. Improvvisamente mi sentii un'essere disgustoso,
qualcuno che non volevo neppure conoscere. Non potevo
credere di aver fatto del sesso con un'altra donna con una
puttana. Una puttana che non aveva neppure la decenza di riconoscermi!
Ehi, che succede? grid lei. Sei pazzo o cosa?
La colpii di nuovo, non perch fossi arrabbiato con lei, ma
perch ero arrabbiato con me stesso. Il guaio era che in quel
momento non sapevo distinguere la differenza.
Mi alzai dal letto e la lasciai l che si copriva la faccia con le
mani. Lei gridava e imprecava, lanciandomi ogni tipo di insulto.
Quasi non la sentii. Era soltanto del rumore, non pi forte
o pi percettibile del rumore dentro alla mia testa.
Corsi gi per le scale fuori in strada. E iniziai a camminare
senza curarmi della direzione. Mi sentivo totalmente solo. Era
il punto pi basso che avevo toccato nella mia vita, e ne avevo
gi toccati moltissimi. Come un bambino che scopre che Babbo
Natale non esiste, la mia pi grande fantasia era crollata a contatto
con la realt. Avevo fatto del sesso con una puttana e non mi restava altro per cui vivere.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Voglio diventare ebreo, dissi.
Julie mi fiss incredula per qualche secondo, poi inizi a ridere.
Ma certo, disse lei. E ti aspetti che io ci creda.
Sul serio, dissi. Stasera, mentre tornavo a casa, ci ho
pensato su parecchio. Cio, tu lo sai che non sono molto religioso,
per so anche che la religione per te  importante, quindi
non vedo per quale ragione non possa essere ebreo. E non ho
intenzione di prendere la cosa alla leggera. Studier e verr
insieme a te al tempio, la shul, o come si chiama. Chi lo sa?
Magari mi piace. E se non mi piace sar soltanto un ebreo non
credente, il che non credo sia molto diverso dall'essere un cattolico non credente.
Ma che ti  successo oggi? chiese sospettosa.
Niente, dissi, temendo che potesse in qualche modo
sospettare che ero stato con la prostituta. Mi chiesi se avevo tracce
di rossetto o di profumo. Dissi: All'improvviso mi sono
accorto di essere stato ostinato, al riguardo, e senza alcun motivo.
Allora Julie fece una faccia triste.
Non devi convertirti per fare un favore a me, disse.
Ma voglio farlo, dissi io. Ci ho pensato parecchio e
voglio farlo davvero.
Ma le persone si convertono solo quando stanno per sposarsi.
Noi viviamo soltanto insieme.
Ma io voglio sposarti, dissi. Cio, se tu mi vuoi sposare.
Continu a sembrare triste.
Certo che voglio sposarmi, disse. Lo sai.
E allora facciamolo. Sposiamoci.
Non parli sul serio.
Ti sembra che stia scherzando? Ti sto facendo una proposta
di matrimonio, Julie. Io ti voglio sposare.
Rimase ancora un po' triste, poi il suo viso lentamente si illumin,
perch iniziava a credermi. Poi realizz appieno la cosa.
Mi circond con le braccia e inizi a baciarmi e a baciarmi e a
baciarmi e a ripetermi quant'era felice e quanto mi amava.
Poi dissi: Be', non mi hai dato risposta.
S! S! Certo che ti sposo! Ma cosa pensavi! Naturalmente!
Naturalmente!
Mi scusai di non avere un anello e le spiegai che l'idea mi era
venuta all'improvviso e che gliel'avrei comprato non appena
me lo fossi potuto permettere.
Oh, chi se ne frega di uno stupido anello, disse Julie,
come se fossi ridicolo. Sono le emozioni che contano. E poi
cos avr qualcosa da aspettare con ansia.
Julie trascorse il resto della serata a fare telefonate, avvisando
della nostra promessa praticamente tutti gli amici e i parenti che
aveva. Io avrei preferito una cerimonia semplice, magari anche
in Comune, ma evitai di suggerirlo a Julie. Quando chiam i
suoi genitori la sentii dire a sua madre che voleva cominciare a
contattare le sale per cerimonie e i servizi di catering il pi presto
possibile, e che non voleva esagerare, che voleva assolutamente
contenere il numero degli invitati al di sotto dei trecento.
L'ultima telefonata la fece a mezzanotte passata. Misi su un
vecchio CD di Billy Joel che le piaceva e accesi due candele.
Ballammo abbracciati e, devo ammetterlo, mi scese qualche
lacrima durante Scenes From an Italian Restaurant. Fino a quel
momento non credo di aver capito quanto volessi sposarmi.
Invece di limitarmi, come avevo sempre pensato, il matrimonio
mi avrebbe liberato, e mi avrebbe permesso di concentrarmi
completamente su altri aspetti della mia vita.
Lentamente io e Julie ci spostammo nella camera da letto per
fare l'amore. Mi sembrava di essere ridiventato un'altra persona,
completamente diverso da quella che si era precipitato fuori
dalla stanza della prostituta solo un paio d'ore prima. Quello
non ero io, ne ero convinto. Era qualcun altro, e io volevo
dimenticare la sua esistenza.
Dopo quella notte Julie e io iniziammo di nuovo a vivere una
vita normale. La mia impotenza era scomparsa del tutto e facevamo
sesso regolarmente, anche due o tre volte per notte. Ora
che Julie e io andavamo d'amore e d'accordo, mi accorsi di tutta
l'intimit che era mancata alla nostra relazione. Adesso, quando
tornavo a casa dal lavoro, invece di parcheggiarmi sul divano a
guardare le partite degli Yankee, Julie e io stavamo a parlare, ci
raccontavamo la nostra giornata, ci davamo consigli e ci sostenevamo
a vicenda. Alla mattina facevamo la doccia insieme e
poi Julie lasciava l'appartamento insieme a me, cos prendevamo
la stessa metropolitana per andare a lavorare. Parlavamo di
come sarebbe stata la nostra vita dopo il matrimonio, di allontanarci
dalla citt, forse nel nord del New Jersey o a Rockland
County. Avevo nuove fantasie, fantasie che non avevano nulla
a che fare con le prostitute. Sognavo di continuare a fare bene
il mio mestiere e poi di ottenere un altro lavoro in un'agenzia
pubblicitaria. Alla fine sarei diventato dirigente, e avrei guadagnato
il doppio di quanto prendevo alla Smythe & O'Greeley.
Poi Julie e io avremmo avuto dei bambini, magari due o tre.
Pensavo alla soddisfazione di tornare a casa dalla mia famiglia
dopo una lunga giornata in ufficio, sapendo che stavo vivendo
una vita di successo. Mi fece capire quante cose mi stesse dando
la vita, e quante ne avevo da perdere.
Poi accadde qualcosa. Un giorno, dopo pranzo, Ed si ferm
nel mio ufficio e mi disse che aveva bisogno subito di parlarmi,
che era urgente. Era la met d'agosto ed era passata meno di
una settimana da quando ero stato con la prostituta. Le cose al
lavoro procedevano bene. La nuova rete di computer funzionava
a pieno regime e il dipartimento telemarketing era diventato
ancora pi efficiente. Gli appuntamenti e le vendite erano in
crescita e si parlava di espandere il dipartimento, magari perfino
di spostarsi in un nuovo ufficio. Pensavo che Ed volesse parlarmi
per qualche questione di routine, forse per esaminare il
rapporto di qualche addetto o per discutere un cambiamento di
programma. Ma quando arrivai al suo ufficio e vidi la sua
espressione grave e seria, sapevo che aveva in mente qualcosa di
pi importante.
Il tuo computer  ancora guasto? dissi, sperando di sbagliarmi
e che mi avesse chiamato per qualche problema di poco
conto.
Siediti, mi disse freddo. Accomodati.
Mi sedetti, iniziando a sentirmi a disagio. Avevo fatto qualcosa
di sbagliato? Per quanto ci pensassi, non riuscivo a trovare
una ragione per cui Ed avrebbe dovuto rimproverarmi.
Dobbiamo fare quattro chiacchiere, Bill. Prima che la cosa
ci scappi di mano.
Prima che ci scappi di mano cosa?
Ed fece una pausa, come se avesse tantissimi argomenti da
affrontare, e non sapesse in quale ordine sistemarli.
 stato portato alla mia attenzione qualcosa, qualcosa che
mi disturba moltissimo, e non sono esattamente sicuro di come
prenderla. Cos volevo parlarne con te per sentire la tua versione
della storia. Credo che sia la cosa migliore.
Mi dispiace, dissi. Ho fatto qualcosa che non va?
Dimmelo tu, disse Ed. Oggi ho pranzato con Nelson
Simmons. Ha avuto tantissime cose interessanti da dirmi. Cose
di cui hai discusso insieme a lui.
Va bene, dissi, e la mia confusione era genuina. Ho
fatto male a parlare con Nelson?
Quando hai iniziato a lavorare qui ti avevo spiegato molto
chiaramente quale fosse la gerarchia. Ti avevo detto di sottoporre
tutte le sue questioni a me, non a Nelson.
Innanzitutto...
Non ho finito. Tu sei il mio assistente, non il mio capo, e
qualsiasi cambio di direttiva tu pensi debba essere adottato,
deve essere trasmesso a me per primo in forma scritta, e se io
penso che le questioni sollevate siano valide, allora, e soltanto
allora, le porter all'attenzione di Nelson. Se andrai ancora da
Nelson senza essere venuto prima da me, verrai licenziato
immediatamente, hai capito?
Io non...
Hai capito?
No, dissi calmo. Cio, ho capito quello che hai detto,
ma non capisco perch tu lo stia dicendo.
Pensavo che fosse tutto molto chiaro.
 vero che ieri ho parlato con Simmons, ma non sono
andato nel suo ufficio per parlare con lui,  stato lui a chiamarmi.
Vedi, a tutti e due piace andare in barca a vela e lui voleva
parlarmi di questa sua gita che sta programmando e...
Non mi interessa perch gli hai parlato. Il fatto  che tu gli
hai parlato.
Mi ha chiesto come andavano le cose. Gli ho risposto che
procedevano bene. Poi mi ha chiesto se la societ avrebbe dovuto
assumere altri addetti al telemarketing o meno. Io ho pensato
che sarebbe stato scortese non rispondergli e allora gli ho
detto cosa ne pensavo.
Certo, tu gli hai detto cosa ne pensavi. Gli hai detto che
pensavi che era stato un errore licenziare tutti quegli addetti,
che pensavi che il dipartimento fosse male amministrato.
Non ho detto quello. Ci dev'essere stato un malinteso.
Stai tentando di suggerire che Nelson mi abbia mentito?
Certo che no, dissi, lottando per rimanere calmo. Ho
detto che se qualche settimana fa avessimo avuto la rete dei
computer funzionante, avremmo potuto anche non essere stati
costretti a licenziare tutte quelle persone. Ma dal momento che
non ce l'avevamo, naturalmente noi le abbiamo dovute licenziare.
Al momento non era conveniente.
Tu gli hai detto che mettevi in discussione le linee di condotta
del dipartimento e che pensavi che il morale fosse basso.
Lui ha chiesto la mia opinione, e io non mi sono espresso
in quei termini. Mi ha chiesto cosa ne pensavo del morale degli
addetti al telemarketing e io sono stato onesto: gli ho detto che
non era alto come pensavo potesse essere. Mi ha chiesto perch
e io gli ho risposto che secondo me la gente erano ancora arrabbiata
per i licenziamenti e che tantissimi credevano che le regole
del dipartimento fossero troppo rigide. Ho anche detto che la
gente voleva pi informazioni sui soldi delle loro provvigioni e
che voleva essere pagata con maggiore sollecitudine. Ma non ho
mai messo in discussione la leadership del dipartimento n
detto le altre cose. Tu hai considerato le mie parole fuori dal
loro contesto.
Ed mi fiss, e mantenne lo sguardo finch non iniziai a trovarmi
a disagio. Ma non distolsi gli occhi. Sapevo che se l'avessi
fatto sarei stato meno credibile, cos continuai a fissarlo, cercando
di non battere ciglio.
Questa volta ti concedo il beneficio del dubbio, disse Ed.
Ma tu capisci perch la questione mi preoccupa, vero?
Non risposi.
Mi preoccupa, continu, perch temo che tu possa tentare
di mettermi in cattiva luce agli occhi di Nelson. Qui hai
fatto un buon lavoro con la rete dei computer e, nel complesso,
sono soddisfatto di te come assistente. Tuttavia  questo che
sei esattamente: il mio assistente. Tu non dirigi questo dipartimento
e nessuno d suggerimenti sulle direttive di questo dipartimento
all'infuori di me. Non mi interessano le circostanze: se
ti comporti come se stessi dirigendo il dipartimento verrai licenziato,
capito?
Annuii.
Bene. E ricordati che questa conversazione e tutte le nostre
conversazioni restano tra me e te e tra me e te soltanto.
Assolutamente in nessun caso dirai a Nelson che io ti ho parlato,
e non mi interessa chi ha iniziato la conversazione. Se vuoi
continuare a lavorare qui, attieniti alle mie regole. E adesso, se
non ci sono altre domande, puoi tornare al lavoro.
Ritornai al mio ufficio, completamente umiliato. In un certo
senso fu peggio di quando mi aveva fatto chiedere scusa alla
societ davanti agli altri addetti al telemarketing. Allora ero un
impiegato da dieci dollari l'ora e non avevo alcun tipo di investimento
emotivo nel mio lavoro. Ma adesso lo prendevo seriamente.
Avevo intenzione di usarlo come gradino per rivitalizzare
la mia carriera e sentivo che attaccando il mio lavoro Ed
stava tentando di attaccare me. Odiavo Ed pi che mai. Che differenza
avrebbe fatto se molte delle cose di cui mi aveva accusato
fossero state vere? Non era stato Nelson a chiedermi notizie
del morale in ufficio e sulla gestione del dipartimento: quelle
informazioni gliele avevo date di mia iniziativa. Perch non
avrei dovuto? Non gli avevo certo mentito. Era vero che malgrado
gli aumenti delle vendite, il morale del dipartimento era
incredibilmente basso, ed era tutta colpa di Ed. Tutti odiavano
Ed. Quelli di colore lo odiavano perch era razzista, e tutti lo
odiavano per lo stupido modo retrogrado con cui dirigeva il
dipartimento. Come impiegato in una posizione dirigenziale,
perch non avrei dovuto avvisare il presidente della societ su
un potenziale problema prima che esplodesse? Se io fossi stato
il presidente, avrei voluto che qualcuno mi avvisasse.
Quella sera dissi a Julie quello che era successo.
Ed  proprio uno stronzo, disse Julie. Probabilmente si
sente minacciato da te.
Minacciato? dissi, chiedendomi se potesse essere vero.
Lo credi veramente?
Certo. Tu sei giovane, preparato e ambizioso, e lui cos'ha
dalla sua parte? Sembra un grasso ex alcolista di Long Island che
probabilmente  da un po' che non fa sesso. Perch pensi che
faccia sempre quei commenti razzisti? Deve aver moltissima
rabbia dentro, da qualche parte.
Mi sa che ha paura che stia tentando di soffiargli il posto,
ecco cosa penso.
 cos?
 cos cosa?
Stai tentando di portargli via il posto?
Certo che no. Cio, sto tentando di fare il mio lavoro nel
miglior modo possibile e sto tentando di essere in buoni rapporti
con Nelson, ma non sto tentando di far licenziare Ed.
Per credo che lui lo pensi.
Probabilmente non parlava sul serio quando ti ha detto
quelle cose. Forse era arrabbiato per qualcosa di completamente
differente. Il mio capo fa sempre cos. Litiga con sua moglie
e poi viene in ufficio e comincia a rendere la vita un inferno per
tutti. Ed probabilmente si dimenticher di tutto.
Decisi che Julie aveva ragione, che forse avevo ingrossato la
cosa fuori dalle proporzioni. Probabilmente Ed era di cattivo
umore e magari non era affatto arrabbiato con me come mi
era parso. Forse non avrei dovuto parlare con Nelson a sua
insaputa. Non che avessi detto niente di cos terribile.
All'indomani Ed probabilmente non si sarebbe neppure
ricordato dell'incidente. Non era successo niente di grave e in
futuro sarei stato pi attento a quello che avrei detto a
Nelson. C'erano altri modi per impressionarlo senza criticare
Ed, e io sapevo che non mi sarebbe stato certo d'aiuto avere
Ed contro.
Il giorno dopo in ufficio tutto pareva tornato alla normalit.
Passai la mattina a parlare con i venditori di software e nel
pomeriggio incontrai Mike per discutere i rapporti dei risultati
del telemarketing. Anche se Ed fu in riunione tutto il giorno,
prima del pranzo lo incrociai una volta nel corridoio vicino al
bagno e lui mi sorrise come se tutto fosse stato dimenticato e
perdonato. Ero sollevato. Decisi di rituffarmi nel lavoro come
prima della storia con la prostituta: farmi assorbire completamente
e evitare qualsiasi scontro.
Sommerso dalle statistiche e previsioni di vendita, restai
davanti al computer fino a circa le sette. Pensavo che tutti fossero
andati a casa e cos naturalmente fui sorpreso quando Ed
apparve nel mio ufficio.
Ges, mi hai spaventato, dissi voltandomi di scatto.
Pensavo di essere completamente solo.
Bill, ho delle spiacevoli notizie per te, disse con tono
serio, come se non si fosse accorto che io avevo parlato. Ti
lasciamo a casa. Puoi sistemare le tue cose dell'ufficio e portartele
via stasera.
Sembrava incredibile, ancora adesso sembra incredibile.
Avevo fatto un bellissimo lavoro per la societ e mi licenziavano.
Perch? Cosa avevo fatto?
Sei ancora arrabbiato per le cose che ho detto a Nelson,
mi dispiace davvero. Avevi ragione, avrei dovuto venire prima
da te.
Non ha nulla a che vedere con quello. Vattene e basta. Non
voglio pi vedere la tua faccia in questo ufficio.
Ma cosa ho fatto? dissi. Non mi puoi licenziare senza
una ragione.
Certo che ho una ragione, una ragione molto valida. Io so
qualcosa su di te, qualcosa che hai tentato di nasconderci.
Pensai immediatamente alla prostituta. Poteva averci visto
qualcuno mentre parlavamo in strada e averlo detto a Ed? Mi
pareva improbabile, tuttavia cos'altro stavo tentando di nascondere?
Posso spiegarti, dissi. Cio, non  che io faccia sempre
cose del genere.
Quali cose?
Quello di cui stavi parlando.
Io parlo del curriculum che ci hai dato. Avevo deciso di
dare un'occhiata, giusto per curiosit, nel caso ci fosse sfuggito
qualcosa. Bene, il mio lavoro di detective ha dato i suoi frutti.
Ho scoperto qualcosa su di te Bill, qualcosa che ovviamente
stavi assolutamente tentando di nascondere.
Non ho idea di che cosa tu stia parlando.
Forse dovrei rinfrescarti la memoria. Sulla tua richiesta di
lavoro affermi di aver dato le dimissioni dal vecchio impiego
in quell'agenzia pubblicitaria. Ma in realt tu sei stato licenziato.
Non mi hanno licenziato, io...
Non serve a nulla negare. Ho chiamato l'ufficio del personale
e mi hanno raccontato tutta la storia.
E allora che differenza fa? E successo due anni fa. Non ha
nulla a che fare con il mio rendimento qui.
Mi hanno anche riferito la ragione per cui ti hanno licenziato.
Pare che ci sia stato un incidente tra te e la tua segretaria
e che lei ti abbia denunciato per molestie sessuali.
Ne hanno fatto un caso pi grosso di quello che era,
dissi. E comunque non me ne sono andato per quel motivo.
Secondo la donna all'ufficio del personale con cui ho parlato,
s. Credo che si chiami Clara Daniels. Si ricorda molto
bene di te e mi ha fatto un resoconto completo dell'incidente.
Ha detto che hai avuto una discussione con la tua segretaria e
che l'hai chiamata troia. C'erano dei testimoni, e pare che non
fosse la prima volta che usavi quel genere di linguaggio con lei.
La insultavi ogni volta.
Quei commenti sono stati riportati fuori dal contesto,
dissi. La mia segretaria aveva una lunga storia psichiatrica. Se
non mi credi puoi fare delle altre ricerche. In quell'ufficio
aveva litigato con tutti e qualche volta mi sono lasciato trasportare.
Non sta a me giudicarti, disse Ed. A essere onesto, che
tu l'abbia molestata o no non potrebbe importarmene di meno.
Il problema  che sulla tua richiesta di lavoro ci hai mentito e hai
firmato una dichiarazione giurata in cui tutte le informazioni
che ci davi erano veritiere. Non ho altra scelta che licenziarti.
Non  giusto, dissi. Tu vuoi soltanto che me ne vada.
Tu pensi che io voglia rubarti il posto.
Io voglio che tu te ne vada perch hai violato le regole della
societ, per non parlare della legge.
Ed fece per andarsene. Mi alzai.
Non puoi licenziarmi, solo Nelson pu farlo.
Sbagliato. Sono io il tuo capo, non Nelson. E poi sono
sicuro che Nelson non vorr pi vederti, dopo che avr scoperto
quello che hai fatto.
Ma perch mi fai questo? dissi quasi piangendo. Che
cosa ti ho mai fatto?
Non importa quello che mi hai fatto. Il punto  che tu non
meriti di lavorare in questa societ.
Fu allora che mi accorsi quello che stava davvero accadendo.
Stavo per essere di nuovo disoccupato, ero ritornato allo stesso
punto in cui ero due anni prima.
Potevo anche scordarmi il sogno di trovare un altro lavoro
nella pubblicit, di mettere su famiglia e di trasferirmi in periferia.
Sarei diventato di nuovo un fallito.
Poi smisi di pensare. Lo afferrai da dietro e andai subito alla
sua gola. Strinsi forte, e vidi la sua faccia diventare rosa, poi
rossa e infine blu. Accadde cos in fretta. Dapprima mi entusiasmai
nel vedere il corpo floscio di Ed cadere sul pavimento, perch
mi sentivo come se avessi vinto qualcosa. Poi capii esattamente
quello che era successo. Avevo rovinato quello che restava
della mia vita.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
Spensi le luci dell'ufficio e chiusi la porta. Parte del corpo di
Ed bloccava l'ingresso, cos con il piede dovetti spingergli indietro
la testa e un braccio. Un dito gli rimase incastrato tra il battente
e lo stipite e quando il peso della porta fece pressione lo sentii spezzarsi.
Feci un giro per l'ufficio per assicurarmi che non ci fosse nessuno.
Era vuoto, anche l'altro capo del corridoio dove lavoravano
i dirigenti. E io sapevo che nell'ufficio non c'erano telecamere
di sicurezza perch un paio di settimane prima avevo sentito
Ed e Nelson discutere sulla possibilit di installarle. Decisi
di trasportare Ed fuori dal mio ufficio il pi velocemente possibile,
e la domanda era: dove l'avrei portato? Avrei dovuto metterlo
nel suo ufficio oppure trasportarlo in strada e tentare di
sbarazzarmene da qualche parte? In giro non si vedeva e non si
sentiva ancora nessuno, ma questo non significava che da un
momento all'altro non potesse apparire qualcuno. A volte i dirigenti
uscivano a cenare e poi ritornavano in ufficio per lavorare
fino a tardi. Avrebbe anche potuto arrivare un custode del
palazzo, perch apparentemente non avevano orari fissi e spesso
venivano a fare le pulizie nella prima serata.
Cercando di muovermi il pi velocemente e silenziosamente
possibile, trascinai il corpo di Ed, novanta e passa chili, nel
bagno degli uomini. Per me, che ne pesavo settantasei, non fu
affatto facile. Non sapevo con precisione perch avessi deciso di
portare il suo corpo nel bagno degli uomini, ma forse cercavo
un posto dove il corpo avesse le minori possibilit di essere
scoperto subito. Come ho gi detto, l'ufficio di Ed aveva delle
pareti di vetro che davano sul dipartimento telemarketing, quindi
chiunque si fosse trovato a passare di l avrebbe potuto scoprire
il corpo. In ufficio c'erano altri posti pi nascosti del
bagno degli uomini, come i ripostigli o una stanza sul retro dell'ufficio
spedizioni, ma adesso  facile parlare di tutto quello
che avrei potuto fare per coprire le mie tracce. Credetemi, c'erano
moltissime possibilit. Ma in quel momento ero nervoso
e probabilmente non pensavo con il massimo della lucidit:
volevo soltanto andarmene dall'ufficio il pi in fretta possibile.
Arrivai senza problemi alla stanza da bagno, senza essere
visto n sentito da nessuno, almeno cos mi parve. Indietreggiai
verso uno dei gabinetti trascinandomi dietro il corpo. Riuscii a
sistemare Ed sulla tazza. Non fu esattamente come mettere un
bambino sul vasino. Dovetti afferrarlo sotto le ginocchia e usare
tutta la mia forza per issarlo sopra. Una volta finito mi mancava
il fiato e avevo la faccia e il collo coperti di sudore. Poi mi
sembr di sentire qualcuno nel corridoio. Chiusi la porta del
gabinetto e uscii per controllare. Non c'era nessuno, ma per
sicurezza rimasi in ascolto un paio di minuti. Poi sentii di
nuovo quel rumore: era qualcuno che camminava nel corridoio
degli uffici al piano di sopra. Respirai a fondo e pregai Dio che
tutto andasse bene. Ma la cosa non fece che spaventarmi ancora
di pi. Mi venne in mente che io non credevo in Dio, e
anche se avessi creduto in Dio probabilmente Lui non avrebbe
voluto aiutarmi. Forse era arrabbiato con me perch avevo deciso
di diventare ebreo. Forse questa era la prova che Dio esisteva
davvero, pensai: come punizione per aver abbandonato il cristianesimo,
Lui mi aveva trasformato in un assassino. In quel
momento la cosa mi sembrava perfettamente sensata, ma soltanto
adesso capisco quanto fossi ridicolo e irrazionale.
Tornai al corpo di Ed, gli allentai la cintura dei pantaloni e
tirai gi la cerniera. Speravo che la polizia pensasse che Ed era
stato aggredito da qualcuno che voleva derubarlo proprio quando
stava per andare in bagno. Per far sembrare la cosa pi verosimile
gli presi il portafoglio dalla tasca posteriore e lo misi nella
mia. Poi lo colpii al viso con il dorso del pugno. Questo fu un
errore. Non sapevo quanto fosse facile farsi male alle nocche
colpendo qualcuno a mani nude. Sapevo di non essermi rotto
niente, ma il dolore fu atroce. Mi tolsi la scarpa, che aveva il
tacco di metallo. Colpii il naso di Ed con il tacco della scarpa,
pi forte che potei finch non fui certo di avergli rotto l'osso.
Le impronte digitali non mi preoccupavano molto. Visto che
lavoravo in ufficio, era probabile che in bagno avrebbero trovato
le mie impronte come quelle di qualsiasi altro impiegato. Per
sicurezza, comunque, strofinai la parte della porta che credevo
di aver toccato e la tavoletta della tazza con un pezzo di carta
igienica, e la buttai via prima di lasciare il bagno.
Tornato nel mio ufficio, mi guardai intorno rapidamente e mi
assicurai che non ci fosse niente di insolito o fuori posto.
Tranne che per una sedia che avevo rovesciato quando avevo
aggredito Ed, non c'erano indizi che nel mio ufficio ci fosse
stata una colluttazione. Rimisi a posto la sedia, spensi il computer
e lasciai l'ufficio, come avrei fatto in una serata qualsiasi.
Fortunatamente, di solito timbravo il cartellino alle cinque
indipendentemente da quanto tempo rimanessi effettivamente,
cos la polizia non avrebbe avuto modo di determinare l'ora
effettiva in cui avevo lasciato l'ufficio.
Ma i miei guai erano tutt'altro che finiti. Sapevo che non
potevo essere visto lasciare il posto, altrimenti chi mi vedeva
avrebbe potuto facilmente ricordarsene. Siccome gli ascensori
erano spesso affollati di gente proveniente dagli altri uffici, e
non sapendo se ci fossero o meno telecamere di sorveglianza,
ritenni molto pi sicuro scendere a piedi.
Mi diressi in fondo al dipartimento telemarketing, oltre l'orologio
marcatempo e la bacheca. Mentre stavo girando a sinistra
nel corridoio che conduceva alle scale, sentii qualcuno che
si dirigeva verso di me. In un solo istante mille pensieri dovettero
attraversare la mia mente. Chi arrivava era molto vicino, a
pochi metri di distanza, ma era troppo tardi per girarsi e nascondersi.
Dovevo rimanere l e affrontarlo, cos poi la polizia sarebbe
piombata al mio appartamento non appena il corpo fosse
stato scoperto. Anche se tutto questo accadde in pochissimi
secondi, furono i secondi pi lunghi e terrificanti della mia vita.
Chiusi gli occhi, pregando Dio che esistesse e facesse un miracolo.
Lo fece. Il rumore di passi si era improvvisamente fermato.
Dapprima pensai che qualcuno mi stesse giocando uno
scherzo crudele e si nascondesse dietro l'angolo, aspettando che
io comparissi. Rimanendo attaccato al muro il pi possibile, mi
alzai sulla punta dei piedi e mi sporsi oltre l'angolo, ma non
vidi nessuno. C'era soltanto un aspirapolvere vicino alla porta
di un ripostiglio. Non persi un secondo. Tornai indietro al
dipartimento telemarketing e presi l'altro corridoio per arrivare
alle scale da un'altra direzione. Questa volta non ci furono contrattempi.
Corsi gi per le scale il pi velocemente possibile l
non c'erano telecamere di sorveglianza e pochi istanti dopo
mi ritrovai fuori, diretto verso la Eighth Avenue. Mi sentivo
come un carcerato nel braccio della morte che ottiene la grazia
dal governatore. La mia vita era finita e adesso, improvvisamente,
mi ritrovavo vivo. Il che mi fece pensare che forse, dopo
tutto, un Dio esisteva.
Mentre attraversavo il centro ero cos eccitato per essere riuscito
a fuggire dall'ufficio senza essere visto che non mi rendevo
conto del pericolo che mi aspettava. Avevo dimenticato che
avevo ucciso il mio capo e che il suo corpo sarebbe stato scoperto,
forse dallo stesso custode che era entrato nel ripostiglio.
Avevo anche dimenticato che lo stesso custode poteva avermi
visto, forse mentre uscivo dal bagno o quando stavo rimettendo
a posto l'ufficio. Poi, mentre mi dirigevo su per Lexington
Avenue nella Cinquantesima Est, mi piomb addosso un peso
enorme e mi sentii come se stessi per svenire. Realizzai di colpo
la situazione. Mi fermai un istante, a riprendere fiato.
L'indomani mattina, o magari prima, ci sarebbe stata un'inchiesta,
e la polizia avrebbe certamente cercato degli indiziati. E
allora che importava se anche il custode non mi aveva notato?
Avrebbero interrogato tutti quelli dell'ufficio e quando la polizia
avrebbe scoperto che non avevo un alibi per quell'ora, bene,
non se lo sarebbe certo dimenticato. Mi avrebbero portato in
centrale a torchiarmi per ore e ore, e alla fine avrebbero trovato
un buco nella mia versione. Forse non ero stato cos attento
come avevo pensato. Forse avevo lasciato qualcosa in ufficio,
qualche indizio che poteva provare che io avevo commesso l'omicidio.
Se volevo uccidere Ed, perch diavolo non avevo fatto
un piano pi accurato? Avrei potuto ucciderlo a Long Island,
nel parcheggio buio di una stazione, oppure in un centro commerciale.
Mi sarei assicurato di non lasciare tracce che potessero
collegarmi con il crimine. Invece io...
Basta, pensai. Non serviva pensare a quello che avrei potuto
o dovuto fare. Se non avessi ucciso Ed sarei disoccupato, ancora
l a spedire curriculum e a fare colloqui di lavoro. Nessuna
agenzia di pubblicit mi avrebbe assunto dopo essere rimasto
fuori dal giro per cos tanto tempo, e che sarebbe successo se
qualcuno avesse chiamato la Smythe & O'Greeley e avesse scoperto
la vera ragione per cui me n'ero andato, cos come aveva
fatto Ed? Mentre invece continuando a lavorare all'A.C.A.,
magari un giorno dirigendo perfino tutto il dipartimento telemarketing,
avrei aggiornato le mie referenze, e sarebbe stato
improbabile che i miei nuovi datori di lavoro scoprissero la storia
di quell'impiegata. Per come vedevo le cose, era la differenza
tra la fine della mia carriera e un nuovo inizio. Uccidere Ed
era stata assolutamente la cosa pi giusta da fare era l'unica
cosa da fare, date le circostanze e adesso dovevo conviverci.
In un negozio di gastronomia comprai una bottiglia d'acqua
e tenni da parte il sacchetto di carta. Andai in un vicolo laterale
tra due edifici. Tirai fuori il portafoglio di Ed e lo aprii.
C'erano circa quaranta dollari: uno da venti e una pila di
biglietti di piccolo taglio. Mi misi il denaro in tasca e avvolsi il
portafoglio nel sacchetto di carta. Buttai il portafogli in un cestino
della spazzatura vicino all'Hunter College e proseguii verso
i quartieri residenziali. Ero a circa quaranta isolati di distanza
dal mio ufficio e dubitavo che la polizia cercasse il portafoglio
pi in l delle immediate vicinanze. Naturalmente qualcuno
avrebbe potuto trovarlo e portarlo alla polizia, ma anche se fosse
successo, il fatto avrebbe avvalorato la teoria secondo la quale
qualcuno aveva derubato Ed e aveva gettato il portafoglio in un
cestino dell'immondizia. I borseggiatori lo facevano sempre.
Quando arrivai a casa ebbi un colpo di fortuna. Julie non era
ancora tornata dal lavoro, e c'era un suo messaggio in segreteria
che avvertiva che non sarebbe tornata prima delle otto.
Mancavano gi dieci minuti, quindi non avevo molto tempo.
Mi tolsi di fretta i vestiti dell'ufficio per mettermi una maglietta
e i pantaloni della tuta. Poi andai in bagno e mi inumidii i
capelli per far sembrare di essermi fatto una doccia un'ora
prima. Alla fine mi sdraiai sul divano e regolai la tv sulla partita
degli Yankee. Non riuscii a concentrarmi molto sulla partita
e non scoprii il risultato. Tuttavia ricordo l'aria di depressione
emanata dal televisore, quindi immaginai che gli Yankee stessero
perdendo.
Il rumore di una chiave che armeggiava nella serratura della
porta d'ingresso mi fece sobbalzare. Entr Julie, e sembrava
esausta come sempre. Spensi la tv e andai a baciarla.
Oggi ho fatto la peggior litigata con il mio capo, disse.
Non ho neanche voglia di parlarne.
Mi sei mancata, amore.
Dov'eri prima?
Prima? chiesi innocentemente.
Ho chiamato alle sette. Hai lavorato fino a tardi stasera?
No, dissi. Sono a casa dalle sei e trenta. Quando hai
chiamato dovevo essere sotto la doccia.
Ah, disse lei, ovviamente credendomi. Ti ho chiamato
anche in ufficio. Avevo paura che ti saresti preoccupato se avessi
chiamato a casa e non mi avessi trovata.
Mi hai lasciato un messaggio in ufficio?
Credo di s. Perch?
Cos. Avevo dei problemi con il telefono e non ero sicuro
di aver ascoltato tutti i messaggi.
Effettivamente ti ho lasciato un messaggio alle sette. Devo
togliermi questi vestiti. Sto sudando come un maiale.
Era il mio secondo colpo di fortuna. La segreteria telefonica
in ufficio registrava il giorno e l'ora di tutte le chiamate in arrivo.
Se la polizia fosse andata a controllare avrebbe scoperto che
Julie aveva lasciato il messaggio a un'ora sufficientemente vicina
al momento della morte di Ed da suggerire che io non ero
coinvolto. In realt quando Julie aveva chiamato probabilmente
io mi trovavo in bagno a riempire di lividi il corpo di Ed, ma
a meno che quel custode non mi avesse visto ed ero sempre
pi sicuro di no la polizia non sarebbe stata in grado di provare
che a quell'ora io ero in ufficio. Dopo tutto perch avrei
lasciato l'ufficio senza ascoltare i messaggi nella segreteria
telefonica?
Non mi importava di essere smentito. Per il resto della sera
dimenticai l'omicidio e trascorsi una normale serata a casa con
Julie. Non dovevo comportarmi normalmente, io ero normale, e
per questa ragione Julie non aveva idea che qualcosa non andasse.
Mentre ci preparavamo gli spaghetti al pomodoro per cena,
Julie mi raccont del litigio con il suo capo. Lui l'aveva rimproverata
per aver mal riposto uno schedario e lei gli aveva
risposto per le rime. La consolai, convincendola che aveva fatto
la cosa giusta. Le dissi anche che litigare con il capo non era
assolutamente il modo di far carriera in una societ, e che talvolta
bisognava mandar gi il proprio orgoglio e adattarsi facendo
finta di niente. In quel momento non coglievo l'ironia delle
mie parole.
Pi tardi mi chiese come andassero le cose in ufficio.
Benissimo, dissi. Ed  stato in riunione tutto il giorno,
ma quando l'ho incrociato in corridoio mi ha sorriso, quindi
credo che tutto sia tornato normale. Ho capito che nella vita ci
sono cose pi importanti di uno stupido lavoro.
Davvero? Come per esempio?
Come te, dissi.
Era la cosa giusta da dire. Sorridendo spense la luce sugli spaghetti,
si inginocchi e mi apr la patta. Mentre le passavo le
dita tra i capelli, feci scivolare delicatamente la mano sul suo
collo. Era strano pensare che solo un paio d'ore prima le stesse
mani stavano strangolando un uomo. Era facilissimo uccidere,
molto pi facile di quanto avessi mai pensato. Bisognava soltanto
stringere.
Ehi! strill Julie.
Scusa, dissi.
Le avevo accidentalmente tirato delle ciocche di capelli e le
chiesi scusa ancora un paio di volte.
Va tutto bene, disse. Divertiti.
Dopo mi sentii molto rilassato. Morivo anche di fame. Fin
che gli spaghetti erano scotti, ma mi servii comunque a tre o
quattro riprese. Poi guardai il notiziario delle dieci, saltando dal
canale cinque all'undici. Alle undici guardai l'altro notiziario, e
ancora non se ne parlava. Cos decisi di dimenticarmene. Che
avessero scoperto il corpo o no non mi importava affatto, pensai.
Domani dovevo andare al lavoro e mostrarmi sorpreso e
sconvolto come tutti gli altri. Non sapere nulla avrebbe potuto
rendere la mia reazione pi veritiera.
Quando andai a letto, Julie stava gi dormendo, con una rivista
per sposi aperta sul petto. Non volevo svegliarla, quindi
spensi la luce e mi infilai sotto le lenzuola senza far rumore.
Dormii bene per quasi tutta la notte, ma verso il mattino arrivarono
gli incubi. Ne ebbi molti, ma l'unico che ricordavo con
chiarezza il mattino seguente era un sogno ricorrente che facevo
da quando ero a New York. Nel sogno mi preparavo per la
cerimonia di diploma del liceo, quando improvvisamente mi
ricordavo di essermi dimenticato di frequentare le lezioni di
chimica per tutto l'anno. Non potevo diplomarmi senza passare
gli esami e dovevo rimanere un altro anno al liceo. Era un
tipico sogno d'ansia, credo, simile a quelli che tutti fanno di
tanto in tanto. Quando mi svegliai ero certo che il sogno fosse
reale, che avevo ancora diciassette anni. Poi ritorn la realt
quando vidi Julie che dormiva saporitamente di fianco a me.
Ringraziai Dio che si trattasse di un incubo e che tutto andasse
bene. Non mi sfior neppure l'idea che l'incubo avesse a che
fare con l'omicidio e che le cose fossero tutt'altro che a posto.
Mi riaddormentai e dormii sodo fino a che la sveglia non
suon alle sette. Mentre Julie si faceva la doccia, la curiosit
prese di nuovo il sopravvento. Accesi la radio per sentire se i
notiziari parlavano dell'omicidio. Niente. Ragionai che era
stato sciocco da parte mia pensare che il corpo potesse venire
scoperto di notte. Dal momento che Ed non era sposato e che
non aveva una donna fissa, nessuno ne aveva denunciato la
scomparsa, e probabilmente non avrebbero scoperto il corpo
fino a quella mattina.
Mentre mi preparavo per andare al lavoro, mi sentivo ancora
molto rilassato. Ripensandoci fu un bene se rimasi cos calmo
perch Julie non ebbe alcun indizio che io sapessi qualcosa dell'omicidio di Ed.
Come tutte le altre mattine, prendemmo il metr per il centro
insieme. Lei scese alla Cinquantunesima Strada e io proseguii
per Grand Central, dove passai sulla navetta per Times
Square. Fu soltanto quando uscii sulla Quarantaduesima Strada
che il panico mi assal. Improvvisamente mi ero accorto di aver
dimenticato di nascondere una prova importante, che avrebbe
potuto vanificare il mio alibi e farmi diventare l'indiziato principale
per l'omicidio di Ed. Mi sarei sparato per essere stato cos stupido.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
La sera prima, quando avevo spento il computer, l'ora era
stata registrata sul file su cui avevo lavorato. Se la polizia pensava
che l'omicidio era stato compiuto da qualcuno che lavorava
in ufficio, avrebbe potuto controllare i dischi di tutti gli
impiegati e i file della rete di computer della societ, scoprendo
cos che avevo spento il computer dopo che Ed era stato assassinato.
Accelerai l'andatura, fino a mettermi quasi a correre per la
Quarantatreesima Strada ovest. Temevo di essermi sbagliato e
che durante la notte qualcuno avesse scoperto il corpo di Ed. La
polizia poteva essere sulla scena del delitto ormai da ore, e avere
gi controllato i file del computer. Potevano essere in ufficio che
aspettavano di arrestarmi, o almeno di interrogarmi.
Vidi con sollievo che di fronte al palazzo non c'erano auto
della polizia, eppure ero ancora nervoso. Prima che le porte dell'ascensore
si aprissero sul settimo piano respirai a fondo, pensando
di vedere gli investigatori che mi aspettavano alla reception.
Invece c'era solo Eileen, la receptionist. Era seduta alla sua
scrivania, annoiata e stanca e scontenta di essere l. In altre parole, era tutto normale.
Buon giorno Bill, disse.
Anche questo era normale. Da quando ero stato promosso,
Eileen mi aveva inserito nella sua lista di impiegati di alto
livello da salutare ogni mattina. Ma oggi le sue parole assunsero
un significato che mi era necessario. Era un buon giorno,
almeno fino a quel momento. La polizia non era ancora
nell'ufficio, il che significava che il corpo non era ancora
stato scoperto. Sollevato, entrai nel mio ufficio e aprii il file
su cui avevo lavorato. Sulla directory principale si vedeva
chiaramente l'ora di uscita dal programma: le 7,07. Non potevo
credere di aver lasciato in giro una prova cos evidente.
Richiamai il file e lo salvai di nuovo, sostituendo la vecchia
ora con quella nuova. Poi copiai il file sui miei due dischetti
di back up e la prova scomparve. Per qualche minuto riuscii a rilassarmi.
Poi spuntarono altri problemi. Arrivarono cos in fretta,
uno dopo l'altro, che non avevo ancora fatto in tempo a
preoccuparmi per il primo che gi dovevo affrontare l'altro.
La cosa che pi temevo era che Ed avesse parlato con qualcun
altro dell'ufficio prima di parlare con me. Se aveva detto
ad altri che stava indagando sul mio passato e che aveva
intenzione di licenziarmi, non ci sarebbe voluto Sherlock
Holmes per dedurre che avevo un buon motivo per assassinarlo.
Temevo anche che Clara Daniels dell'ufficio personale
alla Smythe & O'Greeley sentisse dell'omicidio e si ricordasse
di aver parlato con Ed poche ore prima che fosse ucciso.
Quando la polizia avesse scoperto di cosa avevano parlato, la
pista avrebbe condotto direttamente a me. Avevo anche
paura che ci fossero altre tracce che non avevo nascosto, qualcuno
che mi avesse visto, una conversazione ascoltata per
sbaglio. Come avevo potuto pensare, la notte prima, che i
miei guai fossero finiti? I miei guai erano appena incominciati.
Alle otto e trenta circa Mike entr nel mio ufficio. Quando
mi salut guardai attentamente la sua reazione. Sapevo che se
Ed gli avesse parlato della sua intenzione di licenziarmi, a Mike
sarebbe piaciuto infierire, rendermi la pariglia. Mike non
mostr alcun segno di reazione, ma solo perch Ed non l'aveva
detto a lui questo non significava che non l'avesse detto a qualcun altro.
Speravo che Mike andasse in bagno e scoprisse il corpo. Pi
in fretta le cose iniziavano, e prima sarebbero finite. Invece
Mike and nel suo ufficio e inizi a leggere un giornale e a sorseggiare una tazza di caff.
Non so come feci a rimanere calmo. Verso le nove arriv altra
gente. All'altro lato dell'ufficio c'era un altro bagno, quindi gli
unici che presumibilmente avrebbero scoperto il corpo di Ed
sarebbero stati gli addetti al telemarketing e quelli che lavoravano
nel dipartimento telemarketing. Simon Peters, un giovane
inglese con una capigliatura punk che era in societ da un mese,
oltrepass il mio ufficio per dirigersi verso il bagno. Mi preparai
al grido di panico. Non accadde nulla. Pass qualche minuto,
poi Simon ritorn e si sedette al suo cubicolo come se non ci fosse nulla di strano.
Arrivarono parecchi altri addetti che andarono in bagno
senza scoprire il corpo. Mi venne in mente che la cosa avrebbe
potuto continuare cos indefinitamente. Per ritrovarlo,
qualcuno avrebbe dovuto usare il gabinetto in cui c'era Ed
oppure essere cos curioso da aprirne la porta. Era assai probabile
che nessuno avrebbe scoperto il corpo per tutto il giorno,
magari fino all'arrivo del custode che veniva a fare le pulizie
serali. Non sapevo se ce l'avrei fatta ad aspettare cos tanto.
Continuavo a pensare a Ed con i pantaloni tirati gi, al naso
fracassato, l seduto sulla tazza. Stava cominciando a venirmi la nausea.
Mike entr nel mio ufficio e mi chiese se Ed aveva telefonato per darsi malato.
No, dissi. Perch? Non  ancora arrivato?
No, e sono le nove passate. Da quando lavoro qui non ho
mai visto Ed arrivare in ufficio in ritardo.
Neanche io, dissi. Mi sa che se succede altre due volte
dovremo rimandarlo a casa senza paga.
Mike sorrise, e lasci l'ufficio.
La riunione del mattino si tenne senza Ed. Ero cos preoccupato
che il corpo non fosse stato ancora scoperto che pensai
di andare io stesso in bagno a trovarlo. L'avrei fatto, solo
che decisi che era troppo rischioso. Non avevo modo di sapere
quale sarebbe stata la mia reazione una volta uscito dal
bagno, quanto sarei sembrato convincente, e non volevo dire
o fare qualcosa che potesse scoprirmi. Mi sarebbe stato d'aiuto
saper recitare. In vita mia avevo recitato una volta sola, al
liceo. Era una commedia di Shakespeare, credo Il mercante di
Venezia. Io facevo la parte di un messaggero. Avevo soltanto
una battuta, ma quando uscii sul palcoscenico ero cos nervoso,
pensando a tutti quelli che mi guardavano, che mi ingarbugliai.
Adesso mi sentivo allo stesso modo. Mi sembrava che
tutti quelli dell'ufficio mi stessero fissando, in attesa che mi
ingarbugliassi con la battuta. Proprio come al liceo, giurai che
una volta finito tutto non mi sarei mai pi messo in una situazione simile.
Avviai il mio computer e tentai di farmi assorbire dal lavoro.
Stetti l seduto e basta, a fissare lo schermo. Mike entr di
nuovo nel mio ufficio. Sembrava un po' pi preoccupato di
prima, un po' pi serio.
Mi sa che provo a chiamare Ed a casa, disse.
Buona idea, dissi. Fammi sapere se scopri qualcosa.
Speravo di apparire sufficientemente preoccupato. D'altra
parte non volevo essere troppo preoccupato, altrimenti avrei
potuto farmi scoprire. Dovevo recitare le mie battute con attenzione.
Mike ritorn.
Nessuna risposta.  davvero strano, no?
Ed abita a Long Island, giusto? Il treno da Long Island  sempre in ritardo
Scommetto che si tratta di questo.
Credi?
Ne sono sicuro. Per penso che sia davvero strano: Ed
O'Brien in ritardo al lavoro. Non credevo che sarebbe mai capitato.
Mike se ne and. Ero orgoglioso della mia recita. Avevo
mescolato in giuste dosi preoccupazione e noncuranza. Adesso
avrei dovuto soltanto continuare cos.
Durante la pausa delle dieci qualcuno and al bagno. E ancora
il corpo non venne scoperto. Iniziai a diventare paranoico,
pensando che forse gli era successo qualcosa. Forse la polizia l'aveva
trovato e l'aveva spostato, sperando di farmi crollare e di
farmi confessare. O forse Ed non era morto. Magari aveva solo
perso conoscenza e poi si era svegliato, e adesso mi stava giocando
un brutto scherzo, vendicandosi di me.
Dovevo comunque andare in bagno, cos decisi di controllare.
Mentre usavo l'urinatoio, girai la testa per guardare l'immagine
dei gabinetti riflessa nello specchio sopra i lavandini.
Non riuscivo a vedere l'interno del gabinetto dove avevo
messo Ed, ma la porta era rimasta leggermente aperta, cos
come l'avevo lasciata. Dopo essermi lavato le mani, mi inginocchiai
casualmente per allacciarmi le stringhe delle scarpe e
diedi un'occhiata sotto la porta. Vidi i pantaloni di Ed calati e
le mutande che gli pendevano dalle gambe. Un fiotto d'acido
mi sal in gola e lasciai il bagno prima che la nausea peggiorasse.
Il mattino si trascin con lentezza. La gente andava in bagno,
ritornava, non scopriva nulla. Dopo la pausa delle undici, Mike
ritorn nel mio ufficio.
Ancora niente, eh?
E tu? dissi.
Niente. Pensi davvero che sia rimasto bloccato sul treno?
Cos'altro potrebbe essere?
E chi lo sa? Un guasto all'auto? Lui arriva in auto alla stazione
di Long Island, vero?
Potrebbero esserci tantissime spiegazioni, credo.
Ma perch non ha chiamato?
Chi lo sa. Magari non  riuscito a telefonare.
Sei sicuro che oggi non avesse qualche appuntamento, o
qualcosa del genere?
Non mi ha detto nulla, disse. Magari Nelson sa qualcosa.
Vuoi andare a chiederglielo?
Sicuro. Perch no? disse Mike.
Andai con Mike nell'ufficio di Nelson. C'era qualcuno con
lui, cos scambi solo poche parole. Disse che non aveva notizie
di Ed, ma ci raccomand di avvisarlo quando sarebbe arrivato,
che voleva parlargli di qualcosa di importante. Sperai che
la cosa importante di cui voleva parlargli non fossi io. Se Ed
aveva detto a Nelson che aveva intenzione di licenziarmi, allora...
Be', ma non volevo pensarci.
Mi sa che non possiamo fare altro che aspettare, mi disse
Mike nel corridoio. Sono sicuro che alla fine si far vivo.
Sono d'accordo, dissi. Non parliamone pi.
Fu allora che si sent l'urlo. Dapprima fu una voce maschile,
poi ci furono altre voci e in breve l'intero dipartimento telemarketing
fu nel caos. Marie Stipaldi arriv di corsa nel corridoio.
Fate venire un'ambulanza! Chiamate la polizia! Presto!
Cosa? gridai allarmato.
 Ed, disse lei. E nel bagno degli uomini. Dicono che
sia morto!  morto!
Mike e io corremmo verso il dipartimento telemarketing. Il
corridoio che conduceva al bagno era affollato. La gente gridava
e piangeva. Mike e io ci facemmo largo a spintoni. La porta
del gabinetto era nella stessa posizione parzialmente chiusa.
Dov'? gridai.
Nel gabinetto, disse uno dietro a me. Il primo laggi.
Mike si avvicin alla porta del gabinetto. Quando guard
dentro perse l'equilibrio e inciamp all'indietro. Inizi a tremare.
Pochi secondi dopo si mise a gridare. Andai ad aprire la
porta per rendermi conto di persona. Sapevo che la mia reazione
sarebbe stata importante. Se non mi fossi mostrato
genuinamente scioccato e turbato, qualcuno in seguito se lo
sarebbe potuto ricordare e l'avrebbe detto alla polizia. A
conti fatti reagii alla perfezione. Dopo aver spalancato la
porta e aver visto il corpo di Ed con gli occhi fissi su di me,
sentii di nuovo l'impulso di vomitare. Questa volta non mi
trattenni. Mi lasciai andare senza controllo. Mike arriv e mi
cinse con un braccio, poi qualcuno ci aiut entrambi a uscire dal bagno.
L'ora successiva fu molto frenetica e confusa. Gridavano
tutti allo stesso momento, dando teorie differenti su chi avrebbe
potuto uccidere Ed. La maggior parte della gente diceva che
era stato Greg. Mi era venuto in mente che Greg sarebbe stato
l'indiziato pi plausibile, se non avesse avuto un alibi per l'ora
del delitto. In fondo, tutti avevano visto Greg aggredire Ed nel
suo ufficio, ed era logico che potesse essere cos arrabbiato per
la denuncia da tornare a finire il lavoro. Quello che non sapevo
era che il pomeriggio precedente Greg era stato in ufficio.
Fu Eileen a raccontare tutta la storia. Greg era venuto in ufficio
e voleva vedere Ed. Eileen gli aveva detto che era in riunione
e Greg aveva fatto una scenata, gridando e minacciandola,
reclamando i suoi soldi delle provvigioni, e promettendo
che sarebbe tornato. Fu sufficiente per convincere tutti.
Onestamente credo che se Greg fosse stato in ufficio l'avrebbero fatto a pezzi.
A un certo punto arriv la polizia. Non so esattamente quanti
agenti ci fossero, ma probabilmente erano in dieci o dodici.
Riconobbi due degli agenti che erano venuti quando Greg
aveva aggredito Ed. C'erano anche dei paramedici. La polizia
aveva isolato l'intera zona del telemarketing e aveva impartito
istruzioni a tutti di rimanere nell'altro lato dell'ufficio. Vicino
all'ascensore c'era un agente e un altro vicino alle scale, immagino
per assicurarsi che nessuno se ne andasse. La gente era
ancora estremamente sconvolta. Ricordo di aver visto Nelson,
rosso in viso, le lacrime che gli rigavano la faccia, mentre qualcuno
tentava di consolarlo. Pensai che sarebbe stato strano se
non avessi detto nulla, cos andai da lui e gli misi una mano sulla spalla.
Bill, chi pu aver fatto questo? disse. Perch? Perch l'hanno fatto?
Non ricordo quello che risposi, se mai risposi qualcosa. Mi
stavo ancora chiedendo se Nelson sospettasse di me o meno.
Fino a quel momento no, ma avrebbe potuto essere troppo sconvolto per pensarci chiaramente.
Un detective con i capelli grigi e in giacca e cravatta annunci
che lui e i suoi uomini avrebbero parlato separatamente con
ognuno di noi. Disse anche che se qualcuno pensava di aver
bisogno di un medico avrebbe dovuto andare con lui.
Quelli che piangevano di pi, compreso Nelson, andarono con il detective.
Arrivarono altri poliziotti e altro personale paramedico,
compreso un uomo che credevo fosse un medico legale.
Sapevo che avrebbero cercato di scoprire a che ora fosse morto
Ed controllando la sua temperatura corporea o in qualche
altro modo. Pass un'ora finch un agente di polizia arriv al
dipartimento telemarketing e chiese se ci fosse Bill Moss. Il
cuore salt un paio di battiti, anche se non ero cos preoccupato
come prima. Ora che il corpo di Ed era stato scoperto e
che la polizia era arrivata, avevo fiducia che tutto si sarebbe
risolto nel migliore dei modi.
Sono io Bill Moss, dissi.
Mi dicono che lei qui ha installato la rete dei computer, disse l'agente.  vero?
Non l'ho installata io personalmente, dissi, comunque s, ho coordinato il progetto per i computer nel dipartimento telemarketing.
Le sarei grato se venisse con me qualche istante.
Seguendo l'agente, gli chiesi cosa stesse succedendo.
Il detective Figula vuole che controlliamo tutti i file degli impiegati, disse, per vedere a che ora la gente se n' andata ieri sera.
 cos importante? chiesi. Cio, non abbiamo i cartellini timbrati?
Se il detective Figula vuole che sia fatto  perch  importante.
Ma la gente oggi ha usato i computer, dissi. L'ora di ieri sera potrebbe essere stata cancellata.
Lo sappiamo, ma il detective Figula vuole lo stesso l'informazione.
Avevo una lista di tutte le password dell'ufficio. Io e l'agente
controllammo tutti i file disponibili e realizzammo una tabella
approssimativa dell'ora in cui la gente aveva spento i computer
la sera prima. Secondo le nostre informazioni, Mike era stato
l'unico ad andarsene alle 5,16. Io avevo lasciato nel sistema un
file su cui avevo lavorato in precedenza, quindi l'ora di uscita dal programma risultava le 4,42.
L'agente mi disse di aspettare in ufficio mentre portava le
informazioni al detective Figula. Attraverso la finestra vidi i due
detective che ispezionavano l'ufficio di Ed. Entrambi indossavano
lunghi guanti di gomma e sembrava che stessero raccogliendo
impronte digitali e cercando altre prove. Era divertente
vederli lavorare cos sodo, sapendo che non avrebbero trovato
nulla. Nel corridoio un paio di giovani agenti di polizia stava
parlando tra loro, ridendo. Era ovvio che non pensavano che io
avessi qualcosa a che fare con l'omicidio. I file del computer
erano l'unico modo in cui avrebbero potuto prendermi. Adesso ero a cavallo.
Il detective con i capelli grigi che aveva parlato prima a tutti noi venne nel mio ufficio.
Detective Sal Figula, disse stringendomi la mano. Lei dev'essere Bob Moss.
Bill, dissi.
Mi scusi, disse sorridendomi ma senza guardarmi in faccia.
 una lunga giornata. Le dispiace se mi siedo?
Gli dissi di mettersi comodo. Era basso, probabilmente non
pi alto di un metro e sessanta, ma seduto sembrava pi alto.
Il torace e la schiena erano ampi, come se facesse palestra, e
aveva una grossa testa. Le basette gli arrivavano sotto le orecchie.
Dopo essersi slacciato il bottone inferiore della giacca,
inizi a sfogliare un bloc notes. Attaccata al blocco che aveva
in grembo notai la lista degli orari che avevamo compilato io e l'agente.
So che oggi siete tutti sconvolti, e a ragione, disse, ma
spero capisca il motivo di tutte queste indagini minuziose.
Sapete gi come  morto? chiesi.
Strangolamento, disse.
Feci una smorfia, sentendo di nuovo nausea. La mia reazione dovette sembrare molto convincente.
Ha anche subito dei brutti colpi sul viso, disse il detective.
Non sappiamo se questo abbia a che fare con la sua morte.
Ho capito, dissi guardandomi in grembo.
Ha qualche idea di chi abbia potuto essere stato? chiese il detective.
No, dissi. Cio, non so chi possa essere stato.
Non le ho chiesto se lei lo sa, le ho chiesto se ha una qualche idea.
Immagino che in ufficio abbiano tutti la stessa impressione.
Greg Brown?
Annuii.
Spero che non sia stato Greg, dissi. Cio, lui mi  sempre
piaciuto molto e non ho mai pensato che fosse davvero una
cattiva persona. Ma immagino che non sempre si conosce bene la gente.
Il detective Figula sfogli un'altra pagina del blocco.
Qui ho un rapporto dell'incidente che  successo il ventisette
di luglio. Dice che lei ha difeso Ed O'Brien quando Greg Brown l'ha aggredito.
Esatto, dissi.
Si ricorda il motivo del litigio?
Be', esattamente non lo so, ma penso che Ed stesse per
licenziarlo. La societ stava per essere ristrutturata e Ed doveva
lasciare a casa della gente. Quando diede la notizia a Greg, penso che lui sia andato su tutte le furie.
Mi hanno detto che mentre se ne andava aveva minacciato di tornare a uccidere O'Brien.
Era molto arrabbiato, dissi. E ad ogni modo Ed non gli  mai piaciuto molto.
Me ne parli ancora, disse il detective. Greg Brown le ha detto qualcosa su O'Brien?
Indugiai, come se avessi bisogno di pensarci.
Mettiamola cos, dissi alla fine. Greg  un nero e Ed  un bianco, ed entrambi non erano esattamente le persone pi
tolleranti, dal punto di vista razziale. Greg a volte faceva dei commenti sui bianchi, Ed incluso, ma non ho mai pensato veramente che Greg parlasse sul serio. Pensavo solo che stesse scherzando.
Il detective Figula assunse un'espressione sarcastica, come se fosse gi convinto che l'assassino era Greg e non c'era nulla che potessi fare per fargli cambiare idea.
Qualche minuto fa ho parlato con Marie Stipaldi, disse.
Mi ha detto che un paio di giorni prima che Brown aggredisse O'Brien, ha assistito a una conversazione tra lei, mister Moss
e Greg Brown, in cui Brown disse, le cito, che se Ed si fosse trovato nel fuoco, gli avrei lasciato bruciare il culo. Se ne ricorda?
Mi guardai di nuovo in grembo.
Detective,  molto difficile per me, dissi. Voglio dire, Greg e io non eravamo amici o altro, e non voglio peggiorargli
le cose pi di quanto gi non lo siano, ma  vero: quelle cose le ha dette. Sul momento non le ho prese sul serio, e neppure
Marie, credo. Oh Dio, chiss se avrei potuto fare qualcosa per fermarlo.
Non sia ridicolo, disse il detective. Lei ha fatto tutto quello che poteva per salvare il suo capo.
Annuii. Il detective Figula inizi a guardare la lista dei tempi sul suo blocco.
Immagino che questa lista non sia completa.
 la pi completa possibile, dissi. Se qualcuno ha aperto un file su cui stava lavorando oggi e l'ha salvato, la nuova ora viene copiata sopra alla vecchia. Ma se cerca di scoprire a che ora la gente ha lasciato l'ufficio ieri sera, non penso
che sia un sistema molto preciso. Qualcuno pu aver spento il computer alle cinque ed essere rimasto in ufficio molto pi
a lungo.
Capisco, disse il detective. Ma sfortunatamente nel palazzo non ci sono telecamere di sicurezza, e quindi non possiamo
vedere la videocassetta con la gente che entra ed esce dall'edificio.
Che sfortuna, dissi.
Per la cronaca, quando  uscito dall'ufficio ieri sera?
Ieri sera? dissi pensoso. Alle cinque, circa. No, saranno state pi le cinque e mezza, perch sono arrivato a casa soltanto intorno alle sei e trenta.
Ed  rimasto a casa tutta la sera?
S, dissi, in realt siamo rimasti a casa, la mia fidanzata e io. Abbiamo cenato in casa.
Bene, credo di aver raccolto tutte le informazioni che mi servono da lei, disse il detective Figula. Si alz, mettendosi il blocco sotto il braccio. A causa delle indagini stiamo chiedendo a tutti di tornarsene a casa. E un problema per lei?
No, dissi. Capisco.
Stiamo anche chiedendo a tutti di dare all'agente Daniels, il signore biondo l fuori, i numeri di telefono e gli indirizzi, prima di andarsene, nel caso saltasse fuori qualcos'altro. Ad ogni modo domani potr tornare al lavoro come al solito. Vale a dire, date le circostanze.
Quando il detective Figula se ne and, i portantini passarono di fianco al mio ufficio, trasportando il corpo di Ed su una
barella. Era coperto da un telo bianco, ma ricordavo l'aspetto del corpo di Ed, com'era rigido e freddo quando l'avevo trasportato in bagno.
Detti all'agente il mio indirizzo di casa e il numero di telefono, poi mi diressi gi per il corridoio verso l'ascensore.
Sembrava che ci fossero pi agenti di polizia di prima, e ora la zona della reception era piena di giornalisti e tecnici della tv e della radio. Mentre aspettavo l'ascensore parecchi reporter mi fecero delle domande tutti insieme, e un poliziotto tent di tenerli alla larga da me. Non sentii tutte le domande, ma la maggior parte dei reporter voleva sapere il mio nome e se sapevo qualcosa sull'omicidio. A pochi metri di distanza riconobbi uno dei reporter di Channel Four News che stava trasmettendo dal vivo. Dietro alla telecamera c'erano degli uomini che puntavano dei faretti accesi contro di lui.
Sentii il reporter che diceva: ...e per questo caso la polizia ha un sospetto. Si tratta di un ex impiegato della societ che ha gi aggredito una volta la vittima. Pare che il sospetto, Gregory Brown, ieri pomeriggio abbia tentato di entrare nell'ufficio per parlare a Ed O'Brien, e che ne sia uscito irritato e turbato. Al momento la polizia non rilascia altre dichiarazioni sul caso, ma dicono che il movente dell'omicidio abbia potuto avere origini razziali. Gregory Brown  un uomo di colore e la vittima, Edward O'Brien, era bianco.
Le porte dell'ascensore si aprirono. Entrai.
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Gli sviluppi della storia li vidi alla televisione. I media presentavano
il delitto come il pi recente omicidio a sfondo razziale
a New York, e la polizia e le altre autorit cittadine temevano
che l'incidente potesse condurre a tumulti in tutta la citt.
Qualche settimana prima alcuni ragazzini bianchi di Staten
Island avevano picchiato a morte un nero che aveva attraversato
il loro quartiere su una bicicletta da quattro soldi. Non feci
molta attenzione alla vicenda, ma sapevo che i leader di colore
avevano organizzato delle manifestazioni davanti al Municipio.
Mi venne in mente che una volta Greg aveva detto qualcosa in
proposito, pensando che i ragazzini bianchi sarebbero stati rilasciati
perch i neri in questo paese non ricevono mai giustizia,
o qualcosa del genere. Doveva aver detto la stessa cosa anche ad
altri, e qualcuno doveva averne parlato alla polizia, perch i
media stavano facendo passare la faccenda come se Greg avesse
ucciso Ed per vendicarsi dell'omicidio di Staten Island. Adesso
i bianchi di Staten Island e della citt di Ed, Hicksville, Long
Island, stavano protestando, chiedendo che fosse fatta giustizia.
Nel frattempo i leader estremisti neri stavano difendendo l'operato
di Greg, incluso un rappresentante della Nazione Islamica
secondo cui Greg si era vendicato delle ultime azioni
dell'America bianca nel tentato genocidio della razza nera.
Defin Greg un eroe e chiese che tutti gli americani, bianchi e
neri, pregassero per la sua anima.
C'era gi stata una rappresaglia per l'omicidio: un vecchio
nero era stato aggredito e picchiato da due adolescenti bianchi
sulla metropolitana a Sheepshead Bay meno di un'ora dopo il
primo annuncio del delitto di Ed. Dopodich il sindaco apparve
alla televisione e fece un lungo discorso, raccomandando alla
gente di restare calma e di non farsi giustizia con le proprie
mani. Anche se il sindaco parlava con una voce lenta e calma,
si capiva che era estremamente nervoso. I metereologi avevano
previsto un'altra ondata di caldo e la polizia temeva che la cosa
avrebbe fatto saltare i nervi della popolazione, rendendola pi
incline a scatenare tumulti. Il capo della polizia aveva ordinato
agli agenti di fare gli straordinari, e c'era chi stava programmando
di lasciare la citt per una settimana, sperando che le
cose si sarebbero calmate.
Greg venne arrestato alle cinque circa. Secondo i notiziari
la polizia aveva trovato un testimone, qualcuno che lavorava
in un altro ufficio del palazzo, che aveva visto Greg uscire
dall'ascensore dell'ufficio dell'A.C.A. circa alle sei della sera
precedente. La polizia non era stata in grado di determinare
l'ora esatta del decesso, ma riteneva che Ed fosse stato ucciso
tra le sei e le sei e trenta. Si erano sbagliati di circa mezz'ora,
perch in realt io l'avevo ucciso intorno alle sette. Mi chiesi
se il testimone avesse effettivamente visto Greg, oppure se si
fosse sbagliato. Non aveva alcun senso che la polizia lo arrestasse
se non aveva neanche una prova reale su cui lavorare.
Forse la polizia doveva aver subito delle pressioni per arrestare
qualcuno uno qualunque per l'omicidio, oppure aveva
messo Greg sotto custodia perch temevano per la sua incolumit.
Vidi Greg mentre veniva portato al distretto. Era curvo, si
copriva il viso per non essere riconosciuto. In un certo senso
avevo la sensazione di aver ucciso anche lui.
Dapprima tutto il clamore che aveva sollevato l'omicidio
mi spavent. Pensai che se la polizia avesse creduto che l'omicida
era un bianco invece di un nero, il caso avrebbe ottenuto
un breve cenno nei notiziari locali, ammesso che ne
avessero parlato. Invece lo trattavano come la notizia dell'anno.
Preferivo evitare di pensare alle conseguenze negative, e
mi convinsi che forse tutta quell'attenzione era una cosa positiva.
La polizia e i media erano cos convinti che l'omicidio
avesse una motivazione razziale che Clara Daniels, il direttore
del personale alla Smythe & O'Greeley, probabilmente non
si sarebbe fatta avanti per riferire della sua conversazione con
Ed. E inoltre, se il custode mi aveva visto, forse non ne aveva
parlato con la polizia perch aveva pensato che fosse un dettaglio
irrilevante.
Al notiziario delle sei vennero rivelati altri dettagli sul caso.
L'informazione pi scioccante, per quel che mi riguardava, fu
che la testimone che sosteneva di aver visto Greg uscire dall'ascensore
l'aveva effettivamente riconosciuto in un confronto
organizzato dalla polizia. Mi chiesi se la donna fosse stata
costretta a riconoscere Greg oppure se credeva onestamente
che Greg fosse l'uomo che aveva visto. Era possibile che alle
sei della sera precedente Greg fosse effettivamente in ufficio?
Eileen sosteneva che lui c'era stato prima e che aveva detto di
volerci tornare ancora, quindi forse era lui quello che era uscito
dall'ascensore. Dal momento che Eileen va a casa alle cinque
e che le porte dell'ufficio sono chiuse, allora Greg avrebbe
dovuto suonare il campanello per farsi aprire da qualcuno.
Poi ricordai che ieri pomeriggio alle sei e un quarto circa cera
stato qualcuno che aveva suonato il campanello. Avevo pensato
che fosse qualche addetto alle consegne e non avevo avuto
voglia di alzarmi a rispondere, ma avrebbe potuto benissimo
essere Greg. Se fosse stato Greg, sapevo che la polizia sarebbe
stata in grado di mettere insieme degli indizi molto convincenti
contro di lui.
Il notiziario dette altre informazioni sul caso. La polizia
aveva gi concluso che i lividi sul viso di Ed e il dito sinistro
rotto erano ferite riportate dopo che era morto, e stavano valutando
la possibilit che Greg avesse picchiato Ed dopo l'omicidio,
per simulare un tentativo di rapina. Il che spiegava la mancanza
del portafoglio di Ed, visto che la polizia credeva che
Greg l'avesse rubato per rendere la sua storia pi credibile. Il
portafoglio non era ancora stato ritrovato. La polizia credeva
anche che Ed non fosse stato ucciso in bagno, ma da qualche
altra parte, forse nel suo stesso ufficio. Anche se nel suo ufficio
non c'era nulla fuori posto che indicasse un'avvenuta colluttazione,
la polizia stava esaminando la possibilit che Greg avesse
ripulito tutto in seguito. Le squadre speciali della polizia stavano
passando al setaccio tutti gli uffici dell'A.C.A. alla ricerca
di capelli e di campioni di sangue.
Sono davvero contenta che tu ieri sera non fossi l, disse
Julie quando il notiziario fin. Era seduta di fianco a me sul
divano, e mi abbracciava stretto. Quel pazzo figlio di puttana
avrebbe potuto tentare di uccidere anche te.
Perch avrebbe dovuto uccidermi? dissi. Non aveva
nulla contro di me.
Ma strangolare qualcuno a quel modo. Doveva essere senza
controllo.
Volevo dire qualcosa in difesa di Greg, ma non volevo far
sembrare di essere dalla sua parte. Cos dissi:
Non riesco proprio a credere che sia successo. Mi sembra
tutto cos surreale, guardandolo alla tv.
Julie appoggi la testa contro la mia spalla. Era una bella sensazione,
averla cos vicina. Il suo corpo era caldo e morbido.
Vai al funerale? mi chiese.
Feci spallucce. Se quelli dell'ufficio sono invitati, certo.
Mi dispiace davvero che ti capiti questa cosa. Dev'essere
molto duro per te. Forse dovresti stare qualche giorno lontano
dall'ufficio, per tentare di dimenticare.
Stai scherzando?  solo da un paio di settimane che sono
al mio nuovo lavoro, e le cose stanno proprio iniziando a marciare.
E poi, con Ed che se n' andato, per me ci sar il doppio
del lavoro.
Adesso ti metteranno a capo del dipartimento?
A essere onesti, non ci ho nemmeno pensato. So soltanto
che in ufficio le cose non saranno pi le stesse, questo  sicuro.
Rimasi in silenzio per un po'. Probabilmente Julie pensava
che fossi triste, che fossi dispiaciuto per la morte di Ed, mentre
in realt stavo immaginando come sarebbe stato fantastico
senza di lui. La verit  che per tutto il giorno avevo pensato alla
mia promozione. Nelson aveva detto proprio a me che riteneva
stessi facendo un bellissimo lavoro e che avevo idee migliori di
quelle di Ed. Era pi logico che mi promuovesse, invece di
andare a cercare fuori dalla societ qualcun altro da inserire.
Tutto stava andando nel modo che avevo sperato prima dell'omicidio,
solo che le cose stavano accadendo prima del previsto.
Dopo sei mesi alla direzione del dipartimento avrei potuto ricominciare
a fare colloqui per un lavoro in un'agenzia di pubblicit,
ed entro l'anno venturo sarei tornato a lavorare ad alto
livello nel marketing. E questa volta sarei stato attento. Non
avrei detto o fatto qualcosa che potesse portare a un qualsiasi
tipo di malinteso, e avrei finalmente vissuto la vita dei miei
sogni.
Dovevano essere passati cinque minuti anche se ero cos
immerso nella mia fantasia da aver perso la cognizione del
tempo quando Julie disse: Avanti, alziamoci e andiamo da
qualche parte. Stare qui a dispiacersi per Ed non ti far stare
certo meglio.
Dove vuoi andare?
Che ne dici di un film?  da tanto che non andiamo al
cinema.
Non so, dissi. Oggi  stata una giornata talmente dura.
Dai, ti far bene. Devi sfuggire tutta questa follia.
Non volendo dispiacerle, acconsentii a uscire. Andammo alla
multisala dell'Ottantottesima Strada. Il film, una storia d'amore,
era piuttosto noioso, cos cominciai a sognare a occhi aperti,
pensando soprattutto al futuro e a come tutto sarebbe stato
bellissimo. Immaginai di lavorare a un grosso contratto per
un'agenzia di alto livello, e di viaggiare per il mondo con degli
assistenti e un grosso budget di spesa. A Julie il film parve piacere.
Pianse molto, specialmente alla fine quando la coppia si
ricompose.
Quando arrivammo a casa ero cos stanco che mi addormentai
subito. Al mattino mi alzai preoccupato. Mi ero ricordato
che i notiziari avevano detto che la polizia stava cercando tracce
di capelli e di sangue, e temevo che potessero trovare qualcosa
da cui avrebbero potuto risalire a me. Non era del mio ufficio
che mi preoccupavo. Sapevo che la sera dell'omicidio il
custode aveva passato l'aspirapolvere, e anche se la polizia avesse
trovato un capello, non vedevo in che modo avrebbe potuto
essere usato come prova contro di me. Ma mi preoccupava il
bagno. E se avessi lasciato una traccia di capelli sul corpo di Ed?
Sotto la doccia queste paure aumentarono quando nel lavandino
notai un viluppo di capelli miei. Ne perdevo continuamente,
e con tutta probabilit mentre sollevavo Ed sulla tazza del
water avrebbe potuto caderne anche uno solo.
Mentre andavo al lavoro passai da un'edicola. Tutti i giornali
locali portavano in prima pagina i titoli sul caso. Uno di loro
diceva: GUERRA RAZZIALE; un altro TUMULTI RAZZIALI;
e un altro ancora: DISORDINI. Ne comprai una
copia. In un articolo c'era la biografia di Greg. Parlava di sua
madre, che era morta quando lui era bambino, e di suo padre
che aveva allevato lui e sua sorella. A destra dell'articolo c'era
una foto di Greg scattata quando era al liceo. Era una foto scura
e sgranata, che rendeva Greg molto pi arrabbiato e trascurato
di quando non fosse realmente.
Saltai gli altri articoli. Si era fatto avanti un altro testimone,
che sosteneva di aver visto Greg uscire dall'ascensore al settimo
piano intorno alle sei. Inoltre la polizia aveva trovato un paio di
guanti di pelle nel suo appartamento, e riteneva che li avesse
indossati sulla scena del delitto. I membri della famiglia di Ed
erano infuriati con il giudice che aveva rilasciato Greg. I gruppi
di neri stavano organizzando altre marce e dimostrazioni in
diverse zone della citt. Sia i genitori bianchi sia quelli neri avevano
paura a mandare i figli a scuola, e qualcuno stava pensando
di iscriverli alle scuole private. E c'era un articoletto in cui
l'avvocato d'ufficio di Greg sosteneva che il suo cliente era
innocente e che Greg aveva intenzione di sottoporsi alla macchina
della verit.
Arrivai al lavoro alla solita ora, intorno alle otto e quindici.
Sulla mia scrivania c'era un biglietto di Nelson in cui diceva
che voleva vedermi non appena fossi arrivato. Quando andai
da lui lo trovai seduto immobile a fissare assente le carte sulla
scrivania.
Ah Bill, bene, sono contento che lei sia qui. La prego, si
accomodi, si sieda, si sieda.
Mi sedetti di fronte a lui, accavallando le gambe.
Come sta? dissi. Va tutto bene?
Il meglio che posso, date le circostanze, disse lui. Oggi
sarei rimasto a casa, ma sapevo che Ed non avrebbe voluto che
stessimo qui a dispiacersi per lui. Lei conosce Ed e la sua etica
del lavoro. Doveva morire per mancare un giorno dall'ufficio.
Sorrisi, ma mi trattenni un poco, come fa la gente quando
non vuole mancare di rispetto a un morto.
E lei? chiese Nelson. Sta bene?
Credo di s, dissi. Sono ancora un po' scioccato da tutta
la storia. Continuo a dimenticarmi che Ed se n' andato, che non
lo rivedr mai pi, e poi quando ritorno alla realt dei fatti mi
sembra di sentirla per la prima volta. Mi sembra cos incredibile.
Nelson annu.
So cosa intende dire, so esattamente cosa intende dire. Ma
almeno la polizia ha preso quel figlio di puttana, e non ammazzer
pi nessuno. Ha sentito le ultime notizie?
Le ultime notizie?
La polizia ha trovato il portafoglio di Ed.
Sta scherzando?
L'ho sentito alla radio questa mattina. L'hanno trovato
nell'East Side. Greg stava cercando di farlo sembrare un tentativo
di rapina e ha completamente perso la testa. O  cos oppure
pensano che qualcuno abbia trovato il portafoglio e l'abbia
gettato via nell'East Side. E pazzesco, vero?
Pazzesco?
Che abbia tentato di cavarsela a quel modo. Voglio dire,
aspettarsi che la polizia pensi davvero che Ed sia stato ucciso
durante un tentativo di rapina mentre stava andando in bagno!
 semplicemente ridicolo.
S, dissi io. Capisco quello che intende dire.
Per dimostra il suo stato d'animo in quel momento. Ma le
dico una cosa: un'assoluzione per infermit mentale se la potr
scordare. Io non sono un avvocato, ma il modo in cui ha pianificato
il tutto, tentando di nascondere le tracce, penso che dimostri
chiaramente che era consapevole di quello che stava facendo.
Annuii in silenzio, pensando a molte cose insieme.
Ad ogni modo, la ragione per cui volevo parlarle disse
Nelson  che adesso che Ed se n' andato noi avremo bisogno
di qualcuno che diriga il dipartimento telemarketing, e personalmente
io penso che lei sia la persona pi adatta per quel
posto. Pensa di esserne in grado?
Ne sarei onorato, dissi.
Bene. Domani o dopodomani, quando tutto sar pi
calmo, discuteremo dei particolari. Intanto oggi cerchi di gestire
le cose meglio che pu. Domani parleremo anche del suo
nuovo stipendio.
Non so che dire, risposi.  difficile essere contenti in
una giornata simile.
Lei  una brava persona, disse Nelson. Se lo merita.
Mentre stavo per alzarmi aggiunse: A proposito, lei lo conosceva
questo Greg Brown?
Lavoravo con lui, dissi, ma non  che fossimo amici o
cose del genere.
Sa, non so molte cose di quel che succede al dipartimento
telemarketing. Mi chiedevo se, prima di quell'incidente in cui
ha aggredito Ed, le avesse mai dato qualche segno di, come
dire... instabilit?
Come ho detto ieri alla polizia, di tanto in tanto faceva dei
commenti, ma non li ho mai presi troppo sul serio. Adesso mi
sento malissimo, ma ho sempre pensato che stesse solo scherzando.
Quando dice commenti, intende dire commenti di tipo
razziale?
A volte.
Improvvisamente Nelson parve irritarsi. Il suo viso era tinto
di rosa.
Lei mi conosce, Bill, io sono un datore di lavoro che d pari
opportunit. Non ho amici di colore di cui parlare, ma dentro
o fuori dall'ufficio non mi considero certamente un razzista.
Ma a parte tutto questo, se  stato veramente lui, prego Dio che
l'inferno esista, e che Greg Brown ci bruci dentro.
Assentii annuendo, poi me ne tornai al mio ufficio. Avrei
voluto godermi la promozione, ma stavo ancora pensando a
quello che aveva detto Nelson del portafoglio ritrovato dalla
polizia. Era stato stupido da parte mia gettar via il portafoglio
cos vicino al mio appartamento. Se la polizia avesse mai avuto
una qualche ragione per sospettarmi dell'omicidio, si sarebbero
accorti del perch il portafoglio era stato buttato via
nell'Upper East Side. Avrei dovuto lasciarlo in un caseggiato
fuori mano, o in un altro quartiere. Ma ricordai di non aver
avuto il tempo di farlo. Perch il mio alibi reggesse avevo avuto
bisogno di ritornare a casa il pi presto possibile, e liberarmi
del portafoglio l dove l'avevo gettato era stata la mia unica e
migliore scelta.
Alle nove la maggior parte degli addetti al telemarketing che
lavorava al turno di mattina era arrivata in ufficio. L'atmosfera
era triste, sommessa, e mi sorprese il modo in cui qualcuno
aveva preso male la morte di Ed. Cio, potevo capire il trauma
di scoprire che il tuo capo era stato assassinato, ma lui non era
certo la persona pi simpatica del mondo. Qualcuno stava piangendo
e si abbracciava, e mi detti da fare per ringraziare tutti di
essere venuti. Avevo interpretato il ruolo di addolorato da cos
tanto tempo ed ero diventato cos bravo che stavo cominciando
a credere io stesso al mio dolore. Per me gli occhi bagnati e
la sincerit della mia voce non erano falsi, erano reali, tanto da
rendere la mia recita ancora pi convincente.
Vicino all'orologio per timbrare i cartellini salutai Mike.
Aveva gli occhi rossi, come se avesse pianto.
Non so se oggi ce la faccio a restare qui, disse.
Se non ce la fai, vai a casa, dissi. Posso capirti.
S? Sembrava sorpreso. Vuoi dire che...
Nelson me l'ha detto stamattina. D'ora in avanti sar io a
dirigere il dipartimento.
Anche se tentava di nasconderla, l'invidia di Mike era evidente.
Per la prima volta da quando avevo lasciato la Smythe &
O'Greeley provai di nuovo la sensazione del potere, del controllo,
e ricordai quanto mi piacesse.
Be', immagino che debba congratularmi con te, disse
Mike.  stato un colpo di fortuna, eh?
Destino, dissi. La fortuna non c'entra nulla.
Diressi la riunione del mattino. Con un'espressione opportunamente
severa annunciai che avrei preso il posto di Ed, ma di
non preoccuparsi, perch non avevo intenzione di apportare
cambiamenti drammatici nel dipartimento. Di l a un paio di
settimane, dissi, quando le cose sarebbero tornate alla normalit,
avrei accennato ai cambiamenti che avevo intenzione di
fare. Fino ad allora tutto sarebbe andato avanti come al solito,
per quanto lo permettevano le circostanze. Conclusi che, alla
luce della recente tragedia, non mi aspettavo che quel giorno gli
operatori avrebbero potuto prendere molti appuntamenti, e chi
voleva avrebbe potuto andarsene prima.
Dopo di che, anche se nessuno sorrideva, potei dire che tutti
erano contenti che io dirigessi il dipartimento. Ero benvoluto
molto pi di Ed e penso che la gente fosse felice che nella
societ finalmente le cose cominciassero a essere gestite in
maniera ragionevole.
Marie Stipaldi venne nel mio ufficio. Dal giorno in cui ci eravamo
trovati con Greg nella stanza delle macchinette le avevo
parlato una volta sola. Era stato la settimana precedente, quando
ci eravamo visti per discutere delle sue performance al
telefono. Andava bene, aveva una media di quasi quindici
appuntamenti alla settimana.
Durante il colloquio notai che in Marie c'era qualcosa di
diverso. Di solito la trovavo attraente, per quel suo fascino italiano,
un po' etnico. Aveva un corpo sottile, ben proporzionato,
ed era sempre ben vestita. Ma oggi il suo viso sembrava pi
pallido, pi teso del solito, come se la notte prima non avesse
dormito molto. Quando entr nel mio ufficio la prima cosa che
notai furono le occhiaie.
Hai un minuto? disse.
Certo, dissi io. Entra.
Non sapevo il perch, ma avevo una strana sensazione. Si
sedette e inizi a piangere.
Mi dispiace, disse. Non avevo intenzione di piangere.
Non ti preoccupare, dissi. Vuoi un fazzolettino?
No, no, ne ho io uno. Dammi solo un secondo, d'accordo?
Prese un fazzolettino dal suo pacchetto e si asciug gli
occhi e il naso. Ecco, adesso sto meglio,  troppo orribile.
Stavo diventando impaziente, chiedendomi perch fosse
venuta nel mio ufficio. Aveva soltanto bisogno di qualcuno con
cui piangere oppure aveva in mente altre cose? Invece di spingerla
a parlare, decisi di aspettare, di non dire nulla. Mi chiesi
se lei stesse tentando di immaginare qualcosa.
Allora Bill, disse, cosa ne pensi?
Cosa ne penso? dissi. Su cosa?
 stato Greg?
Non ne ho idea, dissi. Spero di no.
Anch'io. Sembra proprio una brutta storia, eh?
Certo, dissi rattristato.
Non posso proprio credere che abbia davvero ucciso qualcuno,
disse. Cio le sparava grosse, ma poi tutto finiva l,
era uno tutto chiacchiere e niente fatti.
Neanch'io, dissi. Ma penso che non si conosce mai
nessuno abbastanza.
Stette a fissarmi ancora, nello stesso modo di prima.
Sei cattolico? mi chiese.
Preso alla sprovvista, mi misi a ridere.
Perch me lo chiedi?
Niente, disse lei. Solo curiosit.
Per il momento, dissi. Ma sto pensando di convertirmi
al giudaismo. Sto per sposarmi.
Non sembrava stesse a sentirmi.
Sai, continuo a sperare che la polizia trovi qualche altro
sospetto, disse. Ma da come ne parlano sui notiziari sembra
che siano sicuri che sia stato Greg.
Ho sentito che vuole sottoporsi alla macchina della verit.
Davvero? disse lei incuriosita. Non so tu, ma nel
profondo del cuore io so che non  stato Greg. E mi sento male
per le cose che ho detto alla polizia. Volevano sapere se Greg mi
avesse mai detto qualcosa di negativo su Ed, e non ho avuto
altra scelta che parlargli di quello che ci aveva detto quel giorno
quando eravamo vicino alle macchinette distributrici. Ti ricordi,
quella storia di Ed che bruciava nel fuoco?
So quello che provi, dissi. Ho dovuto dirgli la stessa
cosa.
Ho provato a dire ai poliziotti che pensavo stesse solo
scherzando, ma non penso che mi abbiano creduto. Penso che
vogliano credere che sia stato Greg.
Marie rimase seduta ancora qualche istante, a fissarmi.
Cominciavo a sentirmi a disagio, cos le dissi che adesso avrebbe
dovuto andare a lavorare. La guardai andarsene al suo cubicolo,
aspettandomi che si girasse verso di me. Non lo fece, ma la
cosa non mi fece stare affatto meglio. Temevo sempre che mi
sospettasse dell'omicidio. Per quale altra ragione era venuta a
parlarmi? Se voleva soltanto condividere il suo dolore con me,
avrebbe potuto raggiungermi nella sala incontri, dopo la riunione.
Invece aveva aspettato di vedermi da sola. Forse sperava che
facessi un errore, che dessi un segno della mia colpevolezza.
Dovevo tenerla d'occhio, pensai. Non si sa mai.
Stranamente per tutto il resto del giorno non pensai molto
all'omicidio. Ero assorbito dal lavoro e dal pensiero dei cambiamenti
che intendevo operare nel dipartimento. Il mio obiettivo
era quello di raddoppiare le vendite in sei mesi. Se ci fossi
riuscito, avrei avuto un asso nella manica quando avessi ricominciato
a sostenere colloqui per un posto nella pubblicit.
Immaginai la prima agenzia in cui facevo il colloquio: si innamoravano
di me, chiedendomi se potevo iniziare immediatamente.
Naturalmente non avrei accettato il primo lavoro che mi
offrivano. Avrei sostenuto altri colloqui e presto per me si
sarebbe scatenata una guerra di offerte. Alla fine avrei accettato
un lavoro con uno stipendio annuale a sei cifre e poi io e Julie
avremmo lasciato il nostro angusto studio-appartamento per un
appartamento a due piani con portineria, due stanze da letto e
due bagni. Durante i fine settimana mi immaginavo seduto alla
piscina del mio club, con il telefono cellulare vicino. Avrebbe
suonato e io avrei risposto, dicendo a chiunque avesse chiamato
che al momento ero occupato, e di richiamare pi tardi.
Passando dall'ufficio di Ed mi fermai, pensando a come l'avrei
dipinto. La vernice si stava staccando dalle pareti, cos avrei
dovuto dare ordine di riverniciarlo, e avrei dovuto comprare dei
deodoranti per ambienti, per eliminare il nauseante odore della
colonia di Ed. Ricordai come, meno di un mese fa, ero seduto
davanti a Ed in quello stesso ufficio, ad ascoltarlo mentre con
enfasi mi spiegava di non avere altra scelta che sostenere la decisione
di Mike di mandarmi prima a casa. Avevo pensato che
quello sarebbe stato l'ultimo giorno in cui avrei messo piede in
quell'ufficio, e capii come fosse strano che tutto avesse funzionato
cos bene per me. Era come se io stesso avessi scritto il
copione della mia vita, delineando in anticipo esattamente il
modo in cui volevo che accadessero le cose.
L'unico momento negativo della giornata fu quando Nelson
si ferm al mio ufficio nel tardo pomeriggio e mi disse che Greg
aveva fallito il test della verit.
E cos  tutto sistemato, disse. E voglio dirle una cosa:
ci saranno i carboni ardenti ad aspettare quel giovanotto, se sa
a cosa mi sto riferendo.
Pur essendo contento che la polizia non si fosse messa alla
ricerca di nuovi indizi, ero sconvolto che Greg fosse ancora
accusato dell'omicidio. Decisi che quella era l'unica parte del
copione che avrei cambiato. Invece di Greg, la polizia avrebbe
dovuto arrestare Mike o Nelson o chiunque altro. Come ho
detto, di tutti quelli con cui avevo lavorato all'A.C.A., Greg era
l'unico che io abbia mai considerato un amico. Mi immaginai
Greg seduto nella sua cella della prigione di Riker's Island, spaventato
e confuso, senza alcuna idea di come avesse fatto a finire
l. Avrei voluto trovare un modo per aiutarlo, ma i miei sensi
di colpa non erano cos forti da farmi andare alla polizia per
costituirmi. Se il prezzo da pagare per il mio successo era che
Greg trascorresse il resto della sua vita in galera, ebbene, che
cos fosse.
Me ne andai dall'ufficio alle cinque e mezza circa. Nel primo
pomeriggio c'era stato un temporale, ma ora il sole brillava
luminoso. Faceva ancora molto caldo, ma si stava meglio di
prima perch l'umidit era notevolmente diminuita. Attraversai
la Eighth Avenue all'altezza della Quarantaduesima Strada e mi
diressi verso est. Nell'isolato c'erano parecchi cinema, e stavo
guardando il cartellone di una prima visione quando sentii
qualcuno che mi afferrava da dietro. Il mio primo istinto fu
quello di pensare che stessero aggredendomi, e mi ero preparato
a dare a quello, o a quelli, tutto ci che volevano. Avrei anche
detto: Prendetevi il portafoglio, anche se gi avevo l'impressione
che non erano i soldi quello che stavano cercando. Mi
spinsero in un furgone nero dove un uomo con i baffi e i capelli
tirati all'indietro mi sorrideva. Una voce dietro di me disse:
Vai e il furgone scese dal marciapiede e si allontan. Gi sapevo
che il mio copione stava per prendere una brutta piega.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
L'uomo con i baffi aveva una pistola. La teneva nella mano
sinistra, in grembo perch io la vedessi. L'uomo dietro di me,
quello che mi aveva afferrato in strada, mi stava mettendo le
manette ai polsi. Aveva le mani calde e sudate. Il furgone puzzava
di marijuana. Era anche molto buio. Delle tende nere
coprivano i finestrini e l'unica luce proveniva dalla piccola lampadina
arancione attaccata al tettuccio.
Cosa vuoi che faccia, Johnny? disse con accento portoricano
quello dietro a me. Vuoi che gli dia una ripassata?
Johnny, l'uomo con i baffi, articol qualcosa in spagnolo, poi
disse: Prima vediamo cos'ha da dire l'amico qui, e poi
aggiunse qualcos'altro in spagnolo. Dal tono sapevo che non mi
stava facendo i complimenti.
Mi premette la pistola contro la guancia. Tentai di spostarmi,
ma l'altro mi teneva le spalle. Davanti l'autista rideva. Dietro di
me sentii ridere qualcun altro, quindi dentro il furgone c'erano
almeno quattro uomini.
Tu sai perch sei qui, amico mio, quindi non voglio sprecare
del tempo a spiegarti le cose, disse Johnny.
Penso che stiate facendo un errore, dissi io. Non sono
chi pensate che sia.
Nel furgone tutti risero. Mi parve che la risata continuasse per
un minuto, ma probabilmente si tratt solo di pochi secondi.
Tutto appariva molto distorto, come in un sogno.
Sei un tipo divertente, amico mio, disse Johnny, improvvisamente
serio, ma penso che tu debba sapere che non facciamo
errori, io e i miei amici. Sei tu quello che ha fatto un
errore. Ecco perch sei qui.
Pensai all'omicidio, chiedendomi se in qualche modo ci fosse
un collegamento. Erano dei poliziotti? Ma perch dei poliziotti
in borghese mi avrebbero preso dalla strada per portarmi via
in un furgone? Non aveva senso.
Chi siete? dissi. Cosa volete da me?
Si misero ancora a ridere, parlando in spagnolo. Johnny
disse: Ho delle brutte sensazioni su di te, amico mio. Di solito
non mi capita. Chiedilo a chi vuoi. Di solito sono il miglior
amico di tutti. Disse qualcosa in spagnolo, poi ancora: La
gente viene da me quando ha bisogno d'aiuto e io gli do sempre
una mano. Giusto, Carlos?
Parola, disse quello che mi teneva le braccia.
Ma tu, tu non mi sei piaciuto dal primo momento che ti
ho visto, disse Johnny. Hai l'aria di quello che pensa di
essere il migliore di tutti, mentre invece sei solo un pezzo di
merda. Le merde come te le vedo tutti i giorni, in giro per le
strade. Ti comporti come se fossi il re del mondo, perch hai la
grana i vestiti le cravatte e tutta quella merda. Ma io riesco a
vedere attraverso tutte quelle stronzate. Sono come il Superman
portoricano, solo che adesso sono vestito come quel coglione di
Clark Kent. Potrei anche non sembrare cos cattivo, ma l'abito
non fa il monaco.
Il furgone sterz bruscamente a destra, sbilanciandomi a sinistra,
e conficcandomi ancora di pi la pistola contro la guancia.
Le tende sul finestrino si mossero per un istante, lasciando
entrare un po' di luce nel furgone, ma non riuscivo a vedere
dove stavamo andando. Ridivenne buio alla svelta.
Ancora non ho capito cosa vuoi da me, amico, dissi, tentando
di avere un'aria vissuta. Ma di qualunque cosa si tratti,
puoi averla. Non far resistenza. Vuoi il mio portafoglio? Se lo
vuoi  nella tasca destra davanti. Se lo vuoi prendilo.
Io non voglio il tuo schifoso portafoglio, disse Johnny.
Te lo faccio vedere io quello che voglio.
Fece scattare la mano con la pistola contro il mio viso come
un colpo di rovescio a tennis. Il calcio della pistola mi colp il
naso ed ebbi l'impressione di non riuscire a respirare. Poi arriv
il dolore. Gridai, pregandolo di smettere.
Che c'? disse. Ne vuoi ancora?
Mi colp di nuovo, pi forte della prima volta, se possibile.
Sentivo il sangue che mi sgorgava sulle labbra come acqua da
un rubinetto. Tentai di gridare di nuovo, ma il dolore era troppo forte.
Se tu picchi la mia ragazza, tu picchi me, capito, amico
mio? Noi siamo la stessa persona. Corpi diversi, stessa persona.
Mi sa che ha detto che vuole che tu lo colpisca di nuovo,
disse la voce dietro.
L'autista rise.
 quello che vuoi? mi disse Johnny. Vuoi che ti spacchi
il resto del naso?
Non sono stato io, rantolai. Avete preso quello sbagliato.
Vedi,  questo quello che odio, disse Johnny. Finch
siete soltanto ricchi, bianchi, in giacca e cravatta, gli schifosi re
di questo mondo dannato,  una cagata che mi sta bene. Per
odio i bugiardi. Noi tutti odiamo i bugiardi, giusto?
Parlarono tutti insieme in spagnolo.
Poi Johnny disse: Carlos, fagli vedere come odiamo i
bugiardi.
Quello che mi aveva ammanettato mi tir indietro il
mignolo della mano destra finch non si ruppe. Mi misero
qualcosa in bocca per non farmi urlare.
Mi sa che il mio amico non ha ancora capito, disse
Johnny. Fagli vedere di nuovo.
Quello dietro di me mi spezz l'anulare, poi il medio e poi
l'indice. Ogni volta che spezzavano un dito ridevano sempre
pi forte.
Johnny disse: risparmiategli il pollice, cos riesce a fare
l'autostop per portarsi a casa quel culo da checca. Per ascoltami,
amico mio, e ascoltami bene: se tocchi ancora una delle
mie ragazze ti ritrovo, e la prossima volta non sar cos carino.
Ti spacco il pollice, e poi ti spacco tutte le altre dita. Poi ti spacco
le mani e le braccia e le gambe e i piedi e tutte le ossa di
quel tuo stramaledetto stronzo corpo. E adesso fuori dai
coglioni!
Mi tolsero le manette e mi spinsero fuori dalla portiera.
Atterrai con la schiena in cima a qualcosa di duro. Il furgone
sfrecci via. Restai a terra per molto tempo, con la faccia dentro
qualcosa di molle e che puzzava di pesce. Avevo troppo
male per muovermi. Chiusi gli occhi sperando che fosse tutto
un brutto sogno. Alla fine mi girai su un fianco e vidi che mi
trovavo in una zona abbandonata. C'era immondizia dappertutto.
Mi tolsi il vecchio straccio dalla bocca e tossii, cercando
di riprendere fiato. Non riuscivo a decidere cosa mi facesse pi
male, se il naso o la mano. E non provai nemmeno a pensarci.
Iniziai a camminare. Mi sentivo disorientato, con le vertigini,
e in bocca avevo un sapore di lucido da scarpe. Anche se non
sapevo esattamente dove mi trovavo, immaginai di essere nel
West Side, vicino al fiume Hudson. In centro non c'erano
molte altre aree abbandonate e sapevo che con il furgone non
avevamo fatto molta strada.
Mi diressi verso la Eleventh Avenue. La traversa era la
Quarantaseiesima. Ero contento di sapere dove mi trovavo, ma
non mi sarei certo messo a festeggiare. Il dolore stava aumentando a ogni istante e sapevo che stavolta non avrei potuto fare
il duro: avrei dovuto andare al pronto soccorso.
Scoprii con gioia di avere ancora il portafoglio con dentro
tutti i miei soldi. Ci provai disperatamente, ma non riuscii a fermare
un taxi. Dapprima sconcertato, capii dopo come dovevo
essere conciato male, con la faccia sporca tutta coperta di sangue.
Sventolai una banconota da cinquanta dollari a un taxi che
s'era fermato a un semaforo. Dovetti battere sulla porta posteriore
prima che mi lasciasse entrare.
Al New York Hospital, dissi. Presto.
La corsa attraverso la citt parve non finire mai. Quando
finalmente arrivammo, lasciai la banconota sul sedile di fianco
a quello dell'autista e non mi preoccupai di aspettare il
resto. All'accettazione del pronto soccorso un'infermiera continuava
a dirmi che sarebbe andato tutto bene. Urlai che volevo
vedere un dottore. L'infermiera spieg che siccome le mie
ferite non erano gravi dovevo aspettare il mio turno come
tutti gli altri. Disse anche che, dato che la mano sinistra non
era ferita ed ero mancino, prima che il medico venisse a visitarmi
avrei dovuto compilare dei moduli d'accettazione e
assicurativi.
Iniziai a riempire i moduli, ma non riuscivo a concentrarmi.
Pregai l'infermiera di farmi visitare da un medico. Dovette
funzionare perch uno arriv un paio di minuti dopo. Lo
seguii in un piccolo ambulatorio dove mi disse di distendermi
sul lettino.
Ges, disse. Com' successo?
Me le sono chiuse nella portiera di un'auto, dissi.
Mi guard come se pensasse che stessi mentendo.
E il naso?
Quello  successo dopo. Stavo correndo per strada, tentando
di prendere un taxi, e sono caduto per terra a faccia in gi.
Non pu fare qualcosa? Mi fa un male da morire.
Mi iniett un anestetico nella mano e mi diede del ghiaccio
da tenere sul naso. Poi mi disse di seguirlo nell'ambulatorio di
radiologia in fondo al corridoio. Dovetti aspettare dieci minuti,
poi arriv una rossa carina e mi fece delle radiografie al naso e
alla mano. Mentre stavamo aspettando l'esito, andai a una cabina
telefonica e chiamai Julie. Mi aspettava a casa dal lavoro alle
sei e mezza, ed erano gi le otto passate.
Dove sei? mi chiese ansiosa.
Raccontai ancora la storia della portiera d'auto sulla mano e
della caduta sul marciapiede. Per renderla pi convincente
aggiunsi altri dettagli. Una vecchia mi aveva chiesto di aiutarla
a mettere delle borse nella sua auto. Dopo aver caricato l'ultima,
il ragazzino che era con lei mi aveva chiuso la portiera sulle
dita. Poi ero scivolato su qualche giornale bagnato ed ero caduto
a faccia in gi.
Poverino, disse Julie. Devi essere proprio spaventato.
La radiologa ritorn e mi disse che il naso aveva solo delle
forti contusioni, ma che le quattro dita erano fratturate alla
falange inferiore e che avrebbero dovuto ingessarmi tutta la
mano. Me la bend e mi disse di sedermi nella sala d'aspetto
finch non sarebbe venuto a vedermi un altro dottore.
Poco dopo arriv Julie. Mi fece spiegare di nuovo quello che
era successo. Le raccontai la stessa storia che le avevo detto al
telefono, ma per un motivo o per l'altro non ne sembr molto
convinta. Le avrei detto la verit, ma avrebbe significato raccontarle
della prostituta e non intendevo affrontare una cosa
del genere.
Un giornale bagnato, eh? chiese.
Pazzesco, vero? dissi io. Prima aveva piovuto e c'erano
dei giornali zuppi sul marciapiede. Era di fronte a un palazzo
abbandonato, altrimenti avrei pensato a denunciare qualcuno.
Ma il giornale era per strada, disse. Non  quello che
mi hai detto per telefono?
Era sulla strada e sul marciapiede, pi o meno sul cordolo,
dissi. Ad ogni modo mi faceva un male cane e allora
ho preso un taxi per venire all'ospedale.
Hai fatto bene, disse lei, sempre in tono scettico.
Le dissi dei risultati delle radiografie e che mi avrebbero ingessato
la mano. Avevo sempre l'impressione che ci fosse qualcosa
che non andava, che Julie fosse arrabbiata con me.
Sono davvero contento che tu sia venuta, dissi.
Davvero? disse lei impassibile. Al telefono non mi
pareva che tu mi volessi qui.
Non volevo spaventarti, dissi. E poi, era una cosa che
mi imbarazzava un po'. Cio, scivolare su un giornale bagnato
non  esattamente come riportare una ferita di guerra.
Incollerita, si mise a braccia conserte.
Pensavo mi stessi mentendo.
Mentirti? Che vuoi dire? Perch mai dovrei mentirti?
Non lo so.
Non posso credere che tu lo pensi. Non ti ho mai mentito.
Sono molto contento che tu sia venuta. Il solo fatto che tu sia
qui mi ha fatto pensare a quanto mi sei mancata.
Non ti credo.
Riguardo a cosa?
Fa niente.
Dimmelo.
Non posso.
Avanti, Julie. Se hai qualcosa da dire voglio sentirla.
Guarda, non so se questo  il momento giusto per tirare
fuori una cosa del genere, ma oggi ho scoperto una cosa, qualcosa
che tu hai fatto, che mi ha sconvolto.
Il battito del mio cuore acceler all'impazzata. Non potei fare
a meno di pensare all'omicidio di Ed.
 difficile per me parlarne, disse. Cio, non posso davvero
credere che tu abbia fatto qualcosa di simile. Proprio non posso.
Di qualunque cosa si tratti, sono sicuro che c' stato un
malinteso, dissi ansiosamente. Non saltare subito alle conclusioni,
d'accordo?
Non sto saltando a nessuna conclusione, disse lei. Ne
sono sicura. So quello che ho sentito. Si ferm, riprendendo
la padronanza di s.  successo oggi pomeriggio. Mi
sono presa mezza giornata libera per andare a vedere un abito
da sposa. Sono stata in un paio di posti in centro, poi sono
finita in questa piccola boutique cos carina nella Ottava Est.
Ad ogni modo, ho provato un paio di vestiti e stavo per andarmene,
quando chi ti entra? Claire Goldman e suo marito
Harold.
Julie vide la mia espressione confusa e si avvent su di me.
Vedi? Avevo ragione. Tu non hai idea di cosa stia parlando,
vero?
Mi dispiace, dissi. Sono parenti tuoi o qualcosa del
genere?
Non ci posso credere. Harold Goldman. Il dottor Harold
Goldman, Bill. Adesso ti ricordi?
Improvvisamente mi venne in mente. Era il chirurgo plastico
da cui sarei dovuto andare per il taglio sulla fronte.
Ma  tutto qui? dissi sollevato, perch non aveva nulla a
che fare con l'omicidio. Mi ero spaventato, pensavo che fosse
qualcosa di importante.
Ma  importante. Tu mi hai mentito, Bill. Non capisco
come tu abbia potuto mentirmi.
Julie stava parlando a voce alta. Qualcuno, nella stanza, aveva
girato la testa verso di noi.
Posso spiegarti tutto, dissi calmo. Dammene solo la
possibilit.
 cos che hai potuto permetterti di comprarmi quegli orecchini?
Certo che no.
Sapevo che era strano che in ufficio ti avessero dato un anticipo,
cos, d'improvviso. Non posso credere che tu mi abbia
trattato in questo modo. Credo di non averci fatto caso perch
nelle ultime due settimane ero indaffarata per il matrimonio.
Ma  da un bel po' che ti comporti stranamente, e ho paura che
stia succedendo qualcosa, qualcosa che tu non mi vuoi dire.
La vuoi piantare? Non c' nessun grande segreto. E per il
chirurgo plastico, ammetto che sia stata colpa mia. Avrei dovuto
andarci, ma sono stato cos stronzo da pensare che non fosse
necessario. Ma ho imparato la lezione. Adesso sono qui, no? E
ho anche i tuoi trecento dollari. Avevo in mente di darteli la settimana
scorsa e dirti che non ero andato all'appuntamento, ma
ero tutto preso dal lavoro.
Julie pareva distratta, come se non mi avesse ascoltato.
C' qualcos'altro, Bill. Oggi ho trovato questo nel primo
cassetto del tuo cassettone.
Tir fuori dal portafoglio il tovagliolino su cui avevo scritto
il numero di telefono di Lisa.
Fammi indovinare, dissi. Tu pensi che ti stia tradendo,
vero?
Allora?
Julie, dissi irritato.  Lisa Collins.  una venditrice di
una societ di software con cui tratto. Un giorno Ed mi ha fatto
il suo nome mentre pranzavamo e io ho scritto il suo numero
su quel tovagliolino. Se non mi credi puoi chiamare il numero.
Dalla sua espressione si vedeva che non aveva ancora chiamato
il numero e non aveva alcuna intenzione di chiamarlo.
Cosa ti aspettavi che pensassi, Bill? Il modo in cui ti stai
comportando ultimamente, tutte queste pazzie, ho solo avuto
paura. Ho pensato che tutto sarebbe cambiato tra di noi.
Capisco, le dissi, toccandole la mano. Ultimamente
siamo tutti e due molto stressati. Fidanzarsi  stressante, e poi
io che cambio lavoro e adesso quello che  successo a Ed.
Chiunque sarebbe diventato paranoico e nervoso nella nostra
situazione. Ma tu non ti devi preoccupare, tra di noi non cambier
proprio nulla.
Iniziando a piangere, Julie disse: Allora questa Lisa  davvero
una di una societ di software?
Annuii lentamente.
Mi sento proprio una cretina, Bill. Mi dispiace davvero. Ho
visto il tovagliolino e ho dato i numeri. Sapevo di essere ridicola.
Me ne accorgo adesso.
Dopo di che cambi argomento e iniziammo a parlare delle
mie ferite. Era come se l'altra nostra conversazione non fosse
mai avvenuta. Non avevo alcun modo di essere sicuro che non
avrebbe chiamato il numero e scoperto che Lisa Collins non esisteva,
ma in quel momento ero certo che sarei riuscito a cavarmela
con qualsiasi cosa.
Il dottore mi medic il naso e mi ingess la mano. Disse che
avrei dovuto tenere il gesso per qualche settimana, forse di pi.
Dopo, Julie e io prendemmo un taxi per andare a casa. Mi feci
la doccia e ordinammo al ristorante cinese. Mi faceva ancora
molto male, ma credetti di aver superato la crisi. Avevo fatto
degli errori, li avevo pagati, e ora tutto sarebbe andato bene.
Alle undici guardammo il notiziario. Le tensioni razziali in
citt si erano allentate. I leader neri stavano ancora protestando,
chiedendo il rilascio di Greg, ma non c'erano state ritorsioni. Il
sindaco fece dei commenti sulla maturit dei newyorkesi che
hanno mantenuto la calma durante un periodo di intensa crisi.
Non si parl di ulteriori sviluppi del caso, n della scoperta di
altri testimoni o prove. Mostrarono ancora le riprese dell'arresto
di Greg, che abbassava la testa perch le telecamere non riuscissero
a inquadrargli il viso. Trovai la cosa molto fastidiosa.
Continuavo a pensare alle battute che aveva sempre fatto in
ufficio, a come mi faceva sempre ridere. Alla fine non ce la feci
pi. Con il telecomando mi sintonizzai su un'altra stazione.
Poverino, disse Julie. Tutto questo dev'essere molto difficile
per te.
Mormorai qualcosa di incoerente.
Mi sento terribilmente in colpa, disse Julie. Stai attraversando
questo bruttissimo periodo, con il tuo capo che
muore e poi le dita fratturate perch tenti di aiutare qualcuno,
e io mi metto a fare la gelosa e comincio ad accusarti di chiss
cosa. Penserai che io sia un'insensibile.
Dissi che non la biasimavo per nulla. Andammo a letto e
facemmo l'amore.
Il giorno dopo in ufficio mi parve di dover raccontare la storia
della vecchia e del giornale bagnato un centinaio di volte. La
raccontai cos tante volte, in modo cos dettagliato, che iniziai
a credere che fosse successa veramente.
Dopo la riunione del mattino, Marie Stipaldi mi avvicin.
Sembrava molto preoccupata per me, e mi fece ogni tipo di
domanda sulle mie ferite. Decisi che il giorno prima mi ero completamente
sbagliato: lei non mi sospettava dell'omicidio di Ed.
Pi tardi vidi Nelson. Mi diede altre informazioni sulla mia
promozione, oltre al fatto che il mio nuovo stipendio sarebbe
stato di sessantamila all'anno, pi il due per cento di tutte le
vendite prodotte dagli appuntamenti del telemarketing. Il mio
vecchio stipendio era di trentacinquemila all'anno pi l'uno per
cento delle vendite. Nel giro di pochi giorni, la mia paga era
quasi raddoppiata.
Iniziai subito a spostare le mie cose nell'ufficio di Ed. Mi feci
aiutare da un paio di persone del telemarketing per mettere il
materiale del suo archivio e il contenuto dei cassetti dentro a
degli scatoloni e sistemarli nel magazzino. Quando ebbi finito,
mi sedetti nella poltrona imbottita reclinabile e mi appoggiai
allo schienale allungando i piedi sulla scrivania, pensando a
quanto ero fortunato. Ero cos contento che non lavorai per
tutto il giorno.
Quella sera dissi a Julie del mio nuovo stipendio. Era eccitata.
Stabilimmo di incominciare a cercare un appartamento in
un palazzo con portineria al pi presto possibile, e invece di
andare in luna di miele a Cape Cod, come avevamo previsto,
ora avremmo potuto permetterci di andare alle Bahamas o alle
Hawaii. Julie and in estasi quando le dissi che avremmo potuto
permetterci di contribuire alle spese con i suoi genitori e di
invitare altra gente alla cerimonia e far venire un servizio catering
migliore. Lei si scus di nuovo per il modo in cui si era
comportata la sera prima, ed era chiaro che qualsiasi dubbio
avesse ancora avuto su di me ora era definitivamente scomparso.
Il giorno dopo Nelson affitt un pulmino per portare molta
gente dell'ufficio a Long Island per i funerali di Ed. Dapprima
ci recammo al servizio funebre in chiesa, poi al cimitero. Mi
offrii volontario per trasportare la bara. I parenti e gli amici di
Ed piansero a dirotto durante tutta la cerimonia. Al cimitero,
quando calarono la bara di Ed nel terreno, Nelson mi circond
con il braccio per sostenermi. Lo cinsi anch'io con un braccio,
tentando di apparire sconvolto, ma la verit era che non provavo
alcun senso di colpa n di rimorso per aver causato la morte
di Ed.
Era accaduto in passato, e sapevo che anche se avessi voluto
non avrei potuto fare niente per cambiare le cose. Se mi sentivo
in colpa per qualcosa era per quello che era successo a Greg.
Non era ancora stato condannato, quindi c'era ancora una possibilit
di salvargli la vita, se soltanto avessi potuto immaginare
una via d'uscita.
Durante i due giorni successivi continu la mia vita da sogno.
Gli addetti al telemarketing mi trattavano con timore e rispetto,
rendendo incredibilmente soddisfacente il lavoro di tutti i giorni.
Evidentemente per sentirmi felice dovevo controllare le persone,
e non avrei potuto vivere in nessun altro modo. Julie e io
fissammo la data per le nozze: il quattordici aprile. Avevo iniziato
a risparmiare i soldi per l'anello.
Poi iniziarono a succedere cose spiacevoli. Quella sera, al
notiziario, sentimmo che i due testimoni che avevano sostenuto
di aver visto Greg sull'ascensore la sera dell'omicidio avevano
misteriosamente cambiato la loro versione. Al notiziario del
mattino la polizia annunci che stavano cercando altre prove e
che probabilmente avrebbero dovuto ritirare le accuse contro
Greg. Pi tardi, quel giorno, Clara Daniels della Smythe &
O'Greeley si fece avanti e disse alla polizia della conversazione
che aveva avuto con Ed prima che fosse assassinato. Quel pomeriggio
la polizia ritorn all'ufficio per farmi qualche altra domanda.
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
Quando il detective Figula arriv, alle due circa, stavo mangiando.
Fui sorpreso di vederlo, ma non preoccupato. Pensai
che fosse tornato per fare qualche domanda di routine, probabilmente
per rafforzare le accuse contro Greg. L'ultima cosa che
mi aspettavo era che fosse venuto per interrogare me.
Quando entr nel mio ufficio mi fiss con aria strana.
Ha avuto qualche incidente? chiese.
Mi ero tolto la medicazione dal naso, ma era ancora viola e gonfio.
S, qualche giorno fa, dissi. Diciamo che non  stata una delle mie giornate migliori.
Spero che non sia nulla di serio.
Sto bene, dissi. Come posso esserle d'aiuto?
Fu allora che mi annunci le ultime notizie sul caso. Ancora
non sapevo se ci fosse qualcosa di cui preoccuparmi. Dopo
tutto, cosa poteva aver detto Clara Daniels che potesse incriminarmi?
Io avevo un alibi e sapevo che finch mi ci fossi attenuto sarei stato al sicuro.
Mi scusi, detective, dissi, ma non riesco proprio a capire
come possa avere a che fare con me. E cos Clara quel giorno
ha parlato con Ed. Probabilmente quel giorno tantissimi hanno parlato con Ed.
Ma loro hanno parlato di lei, disse il detective. Credo
che possa essere uno sviluppo significativo.
Non  che sta dicendo che io abbia avuto qualcosa a che fare con l'omicidio, vero?
Al momento stiamo esaminando tutte le possibilit. Se ha pazienza, gliene sarei grato.
Scrollai la testa cinicamente, per dimostrargli che stava sprecando il suo tempo.
O'Brien le ha parlato della sua conversazione con Clara Daniels? chiese.
S, dissi io. Effettivamente, s.
E perch non me l'ha detto l'ultima volta che sono stato qui?
Perch non pensavo fosse importante. Lui mi ha detto che
aveva parlato con qualcuno dell'ufficio personale della mia vecchia
ditta, solo per fare dei controlli di routine. Ha detto che
aveva scoperto che ero stato licenziato dal mio vecchio lavoro
e io gli ho spiegato perch non l'avevo scritto sulla mia domanda
d'assunzione. Non ha avuto problemi con la mia spiegazione ed  finita l.
A che ora le ha parlato?
Non so. Pi o meno alle cinque?
Secondo miss Daniels, O'Brien era estremamente turbato
quando ha saputo che lei era stato licenziato dal suo vecchio
posto di lavoro. Ha detto che lui aveva intenzione di licenziarla.
Be', ma lui non mi ha licenziato, dissi io. Come ho
detto, ne abbiamo parlato e abbiamo sistemato tutto.
Mi fiss con i suoi grandi occhi scuri, come per capire se stessi dicendo la verit.
Mi pare che il suo rapporto con O'Brien non fosse dei migliori.
Chi glielo ha detto?
Varie fonti. So che lei ha avuto una discussione con lui in
luglio e che se n' andato dall'ufficio su tutte le furie. Poi, quando
lei  tornato, O'Brien le ha fatto chiedere scusa davanti a
tutto il dipartimento.
Ma  stato secoli fa, dissi. Dopo quell'episodio io e Ed
siamo andati molto d'accordo. Cio, non mi avrebbe nominato
suo assistente se mi avesse odiato, non crede?
 vero, disse il detective, e si vedeva che era perplesso.
Ci sono altre domande? chiesi.
Un'ultima questione, mister Moss, poi la lascio al suo pranzo.
Lei ha detto che la sera dell'omicidio era a casa dalle sei e
trenta. Lo pu provare?
No, in realt no, dissi. Quella sera ho preso la metropolitana
per tornare a casa.
Non si  fermato da qualche parte a comprare qualcosa?
Scrollai il capo.
E quando  arrivato a casa? C'era qualcuno?
La mia ragazza, intendo dire, la mia fidanzata. E tornata a casa solo poco dopo le otto.
E lei ha preso il treno delle sei per tornare?
Ho preso la navetta per Times Square, poi ho cambiato per
il treno delle sei a Grand Central.
Il motivo per cui glielo chiedo  perch il portafoglio di
O'Brien  stato trovato in un cestino dei rifiuti vicino all'Hunter
College. Mi sono accorto che l'Hunter College  sulla strada per casa sua.
Ma io non scendo all'Hunter College. Io scendo alla
Novantaseiesima Strada, quindi non c'entra nulla con me, no?
Suppongo di no, disse lui.
I suoi occhi scuri mi fissarono ancora brevemente, poi si alz.
Le sono grato per avermi dedicato del tempo, disse. Se
ho qualche altra domanda le far sapere.
Rimasi a vedere se avrebbe fatto delle altre domande a qualcun
altro prima di andarsene dall'ufficio. Non ne fece.
Decisi che le cose erano andate bene, o per lo meno come
avevo sperato. Anche se il detective Figula non era completamente
convinto della mia innocenza, le sue prove contro di me
erano molto circostanziali. Fintanto che non c'erano nuovi sviluppi,
sapevo che me la sarei cavata.
Dopo neanche un minuto che se n'era andato il detective,
Mike entr nel mio ufficio. Dal modo in cui sorrideva furbescamente,
capii che mi aveva visto parlare con il detective.
E allora, di che si trattava? chiese.
Niente, dissi. Davvero niente.
Mike esit, come se stesse cercando di immaginarsi il significato profondo delle mie parole.
Quando dici niente, intendi dire che non ha detto niente,
oppure che non ha detto niente di importante?
Non mi va proprio di discuterne, ora, dissi sollevando il
mio sandwich. Sto tentando di finire il pranzo.
Ero solo curioso di sapere perch  venuto a farti delle
domande, senza farne anche agli altri.
Voleva sapere del sistema del computer, dissi. Solo un
paio di domande sulla lista delle ore di uscita dai programmi
che avevo compilato. Adesso vuoi andartene?
Non si mosse.
Sembrava che ti avesse fatto pi di un paio di domande, disse. Erano tutte sul sistema di computer?
Questa  l'ultima volta che te lo dico. Se non te ne vai fuori subito...
Va bene, va bene, disse Mike. Non scaldarti cos. Ero solo curioso.
Scusa, dissi. Ultimamente sono parecchio sotto stress.
Anche noi, ma non devi prendertela con me.
Hai ragione. Perdonami.
Va bene, disse Mike, con un improvviso tono amichevole.
Capisco. L'unica ragione per cui sto facendo tutte queste
domande  che mi ha sorpreso vedere di nuovo qui il poliziotto.
Cio, mi domandavo se c'erano nuovi sospetti per il caso.
Non che io sappia, dissi.
Credo che adesso rilasceranno Greg. Per lo meno  quello che sembra dai notiziari.
Come ti pare, dissi. Purch alla fine ci sia giustizia, non mi interessa davvero chi sia stato.
Pensi ancora che sia stato Greg?
Non credo di essermene mai fatto un'opinione.
Io non penso che sia stato lui, disse Mike. Voglio dire,
la polizia non  ancora riuscita a spiegare come ha fatto a entrare
nell'ufficio, quel giorno. Se ha suonato il campanello, Ed lo
ha fatto entrare? E poi, non aveva alcun senso ritornare in ufficio
con l'intenzione di uccidere Ed.
Forse non aveva intenzione di ucciderlo, dissi io. Forse
hanno lottato, come quell'altra volta, ed  successo.
Non ci credo comunque. Io credo che lui avesse un motivo
per essere arrabbiato, ma non che avesse un motivo per ucciderlo.
Non si pu sapere, dissi. Era molto arrabbiato per le
sue provvigioni, e tu sai di quei commenti razzisti che faceva sempre Ed.
Ma le sue provvigioni erano solo di qualche centinaio di
dollari, e non avrebbe ucciso Ed solo perch l'aveva insultato.
Non fraintendermi, anche a me Greg non  mai piaciuto troppo
e non sto dicendo che  impossibile che abbia ucciso Ed.
Solo non penso che al di l di ogni ragionevole dubbio non
possa essere stato qualcun altro.
Ci fu un improvviso tono accusatorio nella voce di Mike.
Non sapevo esattamente dove volesse arrivare, ma qualche idea ce l'avevo.
La polizia di New York  estremamente competente, dissi. Se  stato qualcun altro sono sicuro che alla fine lo scopriranno.
Per  strano come sono andate le cose per te, no? disse.
Strano?
Forse strano  la parola sbagliata. Conveniente. Cos 
meglio. Cio, l'altro giorno stavi per essere licenziato, e adesso
ti ritrovi qui a dirigere il dipartimento.
Stai camminando su una lastra di ghiaccio molto sottile,
Mike. Farai meglio a stare attento.
Oh, non ti sto accusando di nulla, disse. So che non sei stato tu a uccidere Ed. Sto solo dicendo che puoi aver avuto
davvero un buon motivo per farlo.
Anche tu avresti avuto un buon motivo per uccidere Ed, dissi.
Io? Perch avrei voluto ucciderlo?
Per moltissime ragioni. Non avrai fatto i salti di gioia quando Ed si  dimenticato di te e ha nominato me come suo assistente. Forse eri cos infuriato da esserti spinto fino ad assassinarlo.
Ma  ridicolo. Forse ero un po' arrabbiato con lui, ma non  che fossi infuriato.
Sarebbe stato sufficiente per essere un indiziato. A essere onesti non mi sorprenderei se la polizia tornasse qui per farti
delle altre domande.
Non lo faranno mai, disse Mike, sulla difensiva. Mai e poi mai.
Non ne sarei cos sicuro. Dopo tutto, qualche prova contro di te ce l'hanno. Secondo i dati del computer che ho compilato,
tu sei stato l'ultimo impiegato a lasciare l'ufficio, il giorno in cui Ed  stato ucciso.
Ma di cosa stai parlando? Quel giorno me ne sono andato alle cinque.
Puoi provarlo?
C' l'ora sul mio cartellino.
La polizia non sa con sicurezza l'ora in cui  stato ucciso Ed. Potresti aver timbrato il cartellino e spento il computer alle cinque, e poi essere rimasto qui in giro per uccidere Ed pi tardi. Naturalmente non ti sto accusando di nulla, ma non si sa mai quello che potrebbe pensare la polizia. Dopo tutto hanno arrestato Greg con prove altrettanto circostanziali.
Potevo dire di aver davvero spaventato Mike. La mia strategia di metterlo sulla difensiva aveva funzionato perfettamente.
Qualsiasi venditore sa che  impossibile stare allo stesso tempo sulla difensiva e attaccare. Cos, accusando Mike, lui non era stato capace di continuare le sue accuse contro di me!
Ma sapevo che questo effetto non sarebbe durato a lungo.
Alla fine i sospetti di Mike sarebbero di nuovo venuti a galla, ma per il momento ero contento di aver evitato questa spiacevole situazione.
Per il resto del pomeriggio non riuscii a concentrarmi sul lavoro. Cercando di calmare i nervi, continuai ad andare alle
macchinette venditrici e in bagno. Mi sembrava che tutti quelli che incrociavo nel corridoio mi guardassero in modo diverso dal solito. Era come se sapessero tutti che ero colpevole e stessero solo aspettando che lo ammettessi. Non riuscivo a convincermi che era soltanto frutto della mia immaginazione, che mi guardavano nel solito modo, come avevano sempre fatto.
Salutai Marie, che invece di dirmi ciao mi sorrise cortesemente. Voleva dire che sapeva qualcosa? Quando mi fermai all'ufficio di Nelson, fu insolitamente brusco.
Sospettava anche lui di me? Non c'era nessuno di cui mi fidassi. Mi aspettavano tutti al varco. Ne ero assolutamente certo.
La paranoia  molto faticosa. Alle cinque ero cos esausto, mentalmente e fisicamente, che mi muovevo a fatica. Non so come feci a trovare l'energia per tornare a casa. Nondimeno, mi diressi verso la stazione del metr di Times Square.
Sulla Quarantatreesima, vicino alla Seventh Avenue, sentii dietro di me una donna che chiamava il mio nome. Mi voltai e vidi una bionda che indossava una maglietta nera, blue jeans e occhiali da sole. Aveva un aspetto familiare, ma non sapevo dove l'avevo conosciuta.
Mi scusi, dissi. Stava parlando con me?
Ti ricordi di me, vero Bill? disse lei.
La sua voce era inconfondibile. Era Denise, la prostituta con cui avevo fatto sesso l'altro giorno. Con i vestiti di tutti i giorni, senza trucco, sembrava una donna normale, non particolarmente attraente.
Decisi di ignorarla. Continuai a camminare per la Seventh Avenue, ma lei mi arriv accanto.
Se fossi in te non me ne andrei, disse. Potresti fare un grosso sbaglio.
Non so chi sia lei.
See, come no. Piantala con queste stronzate. L'altro giorno sapevi chi ero, tanto da scoparmi e poi picchiarmi.
Continuai a camminare.
Ti avviso, disse. Non ho intenzione di star qui a giocare.
E meglio se mi stai a sentire, senn ti ritroverai in grossi guai.
Mi fermai.
Ascolta, dissi io. Non voglio aver niente a che fare con te, d'accordo? Come vedi, i tuoi amici si sono messi in pari con me per quello che ti ho fatto. Adesso facciamo finta di non esserci mai incontrati, d'accordo?
Non credo di poterlo fare.
Che cosa vuoi da me? dissi. Che ti chieda scusa?
Voglio diecimila dollari, disse lei.
La fissai incredulo, poi dissi: Ti prego. Fai un favore a me e a te, e lasciami in pace.
Non far un bel niente, finch non mi dai i soldi.
Di soldi non te ne do.
Vedi tu. Se non me li dai, vado alla polizia.
Feci per andarmene, ma poi mi fermai. La guardai.
Che vuoi dire, la polizia?
C'entra con quello che hai ammazzato, disse lei. Se ne vuoi sapere di pi, ci vediamo tra un quarto d'ora alla pizzeria
sull'Ottava vicino alla Quarantacinquesima. Sono al tavolo in fondo. E non tentare di seguirmi. Se mi segui, vado dritta alla
centrale.
La guardai tornare verso la Eighth Avenue. Continuai a guardare finch il suo corpo rotondo svolt l'angolo. Penso si possa
dire che mi ritrovai sotto choc. Rimasi l, stupefatto, incapace di pensare. La stanchezza non fu certo d'aiuto. Mi chiesi se tutta quella conversazione non fosse il frutto della mia immaginazione.
Forse lei non era stata nemmeno l. Dopo tutto, la questione era davvero irreale. Come faceva a sapere che avevo assassinato
Ed? Non c'era assolutamente alcuna spiegazione. Nessuna.
Doveva aver detto qualcos'altro, o forse avevo capito male.
Aveva detto: C'entra con quello che hai ammazzato. Non aveva detto che c'entrava con l'omicidio di Ed. Forse pensava
che avessi ammazzato qualcun altro. Doveva essere cos. Ci doveva essere stato qualche grosso sbaglio.
Ma non potevo tornare a casa e dimenticarmene. Dovevo vederla per scoprire cosa sapeva esattamente.
Aspettai ancora qualche minuto, poi mi diressi alla pizzeria.
Era un posto angusto con una cassa sulla sinistra e le vetrine sulla destra. Come promesso, era seduta a un tavolo proprio in
fondo al ristorante, con la schiena rivolta alla porta.
Riconobbi immediatamente il forte aroma del suo profumo.
Mi fece venire in mente il suo corpo nudo, le scottature sulle gambe.
Lo sapevo che saresti stato puntuale, disse lei. Siediti e non fare scene.
Mi sedetti di fronte a lei e dissi: Sono solo venuto qui per dirti che stai facendo uno sbaglio. Non so perch pensi che
abbia ucciso qualcuno, ma voglio che tu sappia che hai assolutamente torto.
Se avessi avuto torto tu non saresti qui, disse. Ora so di aver ragione.
Ragione su cosa? Non ho idea di cosa tu stia parlando.
Piantala con questa storia, perch con me non attacca, tesoro.
Voglio i soldi domani sera alle otto. Sar alla Diciassettesima Strada tra la Fifth e la Sesta. A met dell'isolato c' un parcheggio, sul lato nord. Vai in fondo, dietro ai cassonetti, e mi aspetti l. Io arrivo e tu mi dai i soldi. Se non ci sei, vado dritta filata alla polizia. Se tu...
Aspetta, dissi. Aspetta un momento, va bene?
Innanzitutto, io non ho soldi. Secondo, perch pensi che te li debba dare?
Perch senn te ne vai in galera.
Per cosa? Io non ho fatto niente.
Eccolo qua che ricomincia a fare il cretino. Io so gi quello che hai fatto, dolcezza. Puoi anche ammetterlo, che tanto ti
ho beccato.
Sono venuto qui soltanto perch ero confuso, dissi. Tu hai parlato di un omicidio e io volevo parlarti prima che tu ti
confondessi e andassi alla polizia a raccontare la tua storia. Ma se  questo quello che vuoi fare, vedi tu.
Tu hai ucciso il tuo capo, disse. E adesso pensi che non abbia niente su di te?
La fissai, guardando il mio riflesso nei suoi occhiali. Erano due piccole teste che sembrava stessero per allontanarsi sempre di pi.
Ancora non so di cosa tu stia parlando, dissi. Penso che ti stia inventando tutto per estorcermi dei soldi.
L'altra sera c'erano in giro i piedipiatti, la sera che il tuo capo  stato ucciso, e chiedevano alla gente se avevano visto qualcosa, la sera prima. Siccome io quella sera avevo lavorato vicino al tuo palazzo e loro sanno che ero da quelle parti, l'hanno chiesto anche a me. Ho detto, di che ora state parlando e il piedipiatti dice tra le sei e mezzo e le sette e mezzo. E io gli ho detto che non so niente di nessun omicidio, ma ricordavo di averti visto quella sera, pi tardi, tipo alle sette e un quarto circa. Lo so perch quella sera ero con una mia amica, e quando sei uscito dal tuo ufficio io le ho detto, guardalo,  quello, quello  il tipo che mi ha menato. Ma non ho detto ai piedipiatti quello che sapevo perch non mi piace molto aiutare i piedipiatti, se capisci quello che voglio dire. E poi non pensavo che quello che avevo visto significasse qualcosa. Cio, era pi tardi dell'ora che avevano detto i piedipiatti e non avevo ragione di pensare che tu avevi ucciso qualcuno. Poi dopo mi  venuto in mente, quando tutti ne parlavano sui giornali eccetera, che forse qualcosa voleva dire.
Cio, tu mi avevi picchiato e cos forse potevi aver picchiato anche il tuo capo, magari avevi litigato con tutti. Non ero sicura che tu c'entravi, per ho pensato che si poteva provare. Cos mi  venuta l'idea di incontrarti per strada e vedere cosa facevi.
Sapevo che se mi guardavi come se ero matta e te ne andavi a casa non c'entravi niente. Invece quando ti sei fermato e ti sei
messo a parlarmi ho capito che avevo ragione. Poi quando ti sei fatto vedere qui ho avuto la certezza.
Bella storia, dissi. Sfortunatamente  tutta una stronzata.
Fa' un po' quello che vuoi, disse lei. Se non vuoi darmi i soldi vado dritto alla polizia. Sono sicura che l un accordo lo trovo. Magari se gli faccio una soffiata su di te poi loro mi lasciano un po' in pace o mi danno qualche  ricompensa. Ho solo pensato di darti la possibilit di salvarti e di farmi anche un po' di soldi. Ma se non puoi, non puoi.
Fece per alzarsi. Le afferrai il braccio.
Siediti, dissi.
Ritir il braccio con rabbia e si sedette.
Non ho nessuna intenzione di perdere tempo in stronzate, disse. Me li dai i soldi o no?
Non ce li ho quei soldi.
Allora peggio per te.
Ma possiamo trovare qualche altro accordo, dissi.
Cio, sono sicuro che c' qualcos'altro che tu vuoi e che io posso darti.
Voglio solo soldi, disse lei. Dollari americani verdi e bianchi. Diecimila.
Ma io non ce li ho diecimila dollari!
Stavo gridando. Alcune persone in fila alla cassa guardarono verso di noi. Denise mi fiss per un momento, poi si tolse gli
occhiali da sole. Fu una sorpresa vedere che aveva ancora i lividi sotto gli occhi. Fino ad allora non mi ero reso conto di quanto l'avessi picchiata forte, quel giorno.
Quanti soldi hai? chiese.
Niente, dissi. Sono al verde.
Stronzate. Guarda che vestito che porti. Tu i soldi ce li hai.
Ho iniziato un nuovo lavoro qualche settimana fa. Ti dico che non ho niente.
E tua moglie, o la tua fidanzata?
Non sono sposato e non sto con nessuno, dissi. Vedi? Quello che vuoi  impossibile.
E la tua famiglia?
I miei genitori sono morti. Non ho famiglia.
Esit, e si rimise gli occhiali da sole.
Allora me li dai a rate, disse. Quattro pagamenti da duemilacinquecento verdoni, uno alla settimana. Se non hai i
soldi farai meglio a trovarli perch non scherzo. Hai visto i miei amici cosa ti hanno fatto. Te lo faranno di nuovo, magari anche di peggio se provi a fregarmi.
Lasciami in pace.
Alle otto, disse lei alzandosi. Se ritardi di un minuto vado alla polizia. Ed  meglio che vieni da solo, senn l'affare salta.
Perch dovrei fidarmi di te? dissi. Come faccio a sapere che se ti do i soldi poi non me ne chiedi degli altri? O come
faccio a sapere che poi dalla polizia non ci vai lo stesso?
Non lo sai, disse. Ma mi sa che  l'unica possibilit che hai.
Se ne and sculettando. Impotente, la vidi attraversare la Quarantaseiesima Strada e scomparire da qualche parte sulla Eighth Avenue.
...
.
...
Capitolo 15.
...
.
...
Quando arrivai a casa le cose si fecero ancora pi deprimenti.
Al notiziario delle sei scoprii che la polizia avrebbe fatto
cadere l'imputazione di omicidio contro Greg e che stava ufficialmente
per riaprire il caso. Gli avvocati avevano prodotto un
testimone secondo il quale la sera dell'omicidio Greg si trovava
in un negozio di dischi del Greenwich Village dalle cinque e
mezza alle sei e mezza. Venne anche annunciato che i due testimoni
che avevano creduto di aver visto Greg sull'ascensore lo
avevano scambiato per un uomo delle consegne della Federal Express.
Greg e il suo avvocato vennero ripresi a una conferenza stampa.
Greg disse che era contento che finalmente si fosse arrivati
alla verit e sperava che chiunque avesse ucciso Ed O'Brien
smettesse di fare il codardo e si costituisse. Poi arriv il detective
Figula e disse che la polizia stava attivamente cercando altri
sospetti. Comunic un numero verde della polizia per chiunque
avesse delle informazioni sul caso.
Prima della fine del servizio raccolsi una delle mie scarpe e la
tirai contro la tv. Colp il pulsante dei canali, e sintonizz la tv
su una stazione diversa. Anche l'altra stazione stava parlando
del rilascio di Greg e dovetti rivedermi ancora la dichiarazione
del detective Figula. Sembrava che non ci fosse via d'uscita, che
dovunque andassi quel caso mi seguisse. Il detective Figula mi
fissava attraverso il televisore, e mi parlava direttamente: Ti
stiamo cercando attivamente, Bill. Faresti meglio a costituirti,
perch non ci sfuggirai.
Risi forte, rivolto alla televisione, anche se sapevo che non c'era
assolutamente nulla da ridere. La mia vita stava lentamente
cadendo a pezzi e non c'era nulla che potessi fare per fermarla.
Alle sette circa Julie arriv dal lavoro. Non appena la vidi
capii che era arrabbiata per qualcosa. Da come si era messa la
giornata, avevo il vago sospetto che avesse a che fare con me.
Amore, sono esausto, dissi. Che dici, stasera ordiniamo la cena?
Dobbiamo parlare, disse lei. Subito.
Ma non si pu aspettare? dissi, oggi  stata una giornata pesantissima.
Sono molto arrabbiata, disse. Sono cos arrabbiata che
non so neanche se ho voglia di parlarne.
Va bene. Adesso ci sediamo sul divano e ci mettiamo
comodi. Ma ti avviso, potrei anche non essere un buon ascoltatore.
Mi stai mentendo su qualcosa?
Mentirti...
Mi hai sentito, e voglio che tu mi risponda con assoluta
onest. Mi stai mentendo su qualcosa?
Pensavo che avessimo sistemato tutto ieri, dissi.
Rispondimi, Bill. E molto importante.
Non so di che cosa stai parlando, e a essere onesto mi sto
offendendo. Cio, ti ho appena detto che ho avuto una bruttissima
giornata e tu torni a casa e cominci con tutte queste stranezze.
Oggi  venuta la polizia nel mio ufficio, disse. Mi
hanno fatto ogni tipo di domanda su di te e su cosa avresti
avuto a che fare con l'omicidio del tuo capo.
Adesso ho capito perch sei cos isterica, dissi con disinvoltura.
Per un momento mi hai fatto spaventare.
Non  una cosa su cui si pu scherzare, disse. Ti ho
fatto una domanda e mi aspetto una risposta.
E qual  la domanda?
Mi stai mentendo su qualche cosa?
Non ti ho mai mentito, dissi. Lo sai.
Io non so pi niente. Tutto quello che so  che ultimamente
tu ti stai comportando in modo molto strano. Prima arrivi con
tutte queste ferite misteriose e adesso la polizia. Mi hanno fatto
un'infinit di domande su di te: dov'eri quella sera, se avevi mai
minacciato il tuo capo, se pensavo che tu fossi capace di uccidere qualcuno.
E tu cosa gli hai detto?
Cosa credi che gli abbia detto? Se pensassi che l'uomo con
cui sono fidanzata fosse capace di uccidere qualcuno ovviamente
non sarei fidanzata con lui. Dopo tutto non sono pazza.
Tesoro, adesso ti devi calmare, dissi. Siediti sul divano.
Ma mi hanno presentato le cose come se fossero vere.
Hanno detto che Ed ti stava per licenziare e che per questo
motivo tu ti sei infuriato e l'hai ucciso. Io ho detto che era
impossibile, che non avresti mai fatto nulla del genere, poi mi
hanno chiesto se avevo qualche prova che non fossi stato tu. Mi
hanno fatto tante di quelle domande che non ne ho tenuto
neanche il conto. Volevano sapere a che ora sono tornata a casa
quella sera, quando sei tornato tu, come ti eri comportato, se
avevo notato qualcosa di strano in te. Ho dovuto dire la verit,
che avevo s notato qualcosa di strano in te, e adesso sono qui
che mi chiedo cos'altro avrei dovuto notare.
Hanno tentato di spaventarti, dissi.  cos che fa la
polizia. Tentano di spaventare la gente per farle dire cose che
non vogliono dire, cos se tu hai delle informazioni gliele dai.
Ma fanno cos con tutti, che siano davvero sospettati o meno.
Ma ne erano sicurissimi, disse lei. Almeno sembravano
sicuri.
Oggi la polizia  venuta in ufficio anche da me, dissi.
Mi hanno parlato e hanno parlato a molti altri. Non so se hai
sentito i notiziari, ma stanno riaprendo il caso.
Ma perch pensano che sei stato tu?
Non  cos, dissi. Stanno facendo tutte le loro mosse,
stanno controllando ogni possibile indizio. Hai visto quanta
pubblicit ha avuto il caso. Sono sotto un'enorme pressione
perch ottengano dei risultati.
Voglio crederti, disse. Voglio davvero crederti.
Ma tu non pensi davvero che abbia ucciso qualcuno, vero?
le chiesi.
No, disse. Ti ho detto che non ci credo.
Allora non vedo dov' il problema. La polizia ci ha fatto
delle domande, noi abbiamo risposto e adesso dobbiamo andare
avanti con la nostra vita. Non capisco perch tu ne debba fare
una questione cos grossa.
Ma  una questione grossa, disse. Non sono affatto
sicura di sentirmi ancora la stessa.
Che cosa vorrebbe dire? chiesi.
Niente, rispose.  soltanto quello che provo.
Mi stai dicendo che vuoi lasciarmi?
Certo che no, io... non so cosa dire.
Be', pensaci bene, dissi, perch a essere onesti non sopporto
di non essere pi creduto. Se non riesci a credermi e ad
aiutarmi allora forse non dovremmo sposarci.
E per enfatizzare le mie parole mi precipitai in bagno, sbattendo
la porta. La mia idea era di farla sentire in colpa, in modo
da indebolirla e farle chiedere scusa. Non era passato un minuto
che venne a bussare alla porta, scongiurandomi di uscire.
Ti prego, perdonami, disse. Sono stata ridicola. Me ne
sono resa conto adesso.
Quando uscii lei si scus di nuovo e ammise che tutta quella
discussione era stata colpa sua. Ero felice di essere riuscito a
manipolarla cos bene, ma sapevo che quella tecnica non avrebbe
funzionato in eterno. Julie era una che capiva in fretta. C'era
un limite alla dipendenza e all'attaccamento nei miei confronti.
Alla fine avrebbe capito esattamente con che tipo di uomo si
era fidanzata, dopo di che non avrei potuto fare o dire pi nulla
per farla rimanere con me.
Anche se quella sera non parl pi della visita della polizia,
fu pi distaccata del solito. Quando parlavo non sembrava che
mi stesse davvero ascoltando, e quasi non apr bocca. Per quasi
tutto il tempo rimase a guardarsi in grembo oppure la tv, come
se nella sua mente si fosse gi separata da me.
Malgrado la stanchezza, quella notte faticai ad addormentarmi.
Non facevo altro che pensare a quei duemilacinquecento
dollari e a come sarebbe stato impossibile venirne
fuori. Desideravo trovare qualche modo per riuscire a pagare
quei soldi ma non sembrava esserci alcuna soluzione ragionevole.
Adesso tutti cominciavano a sospettarmi e la comparsa
della prostituta avrebbe potuto portarmi alla rovina. Avrebbe
dimostrato che avevo mentito alla polizia sul mio alibi e
avrebbe aperto le porte a ogni sorta di domande. Anche se la
polizia non avesse creduto alla prostituta, avrebbe ricondotto
l'attenzione su di me, e la cosa non avrebbe portato niente di
positivo.
C'era un solo modo per essere sicuro che la prostituta non
sarebbe mai andata dalla polizia. Dapprima l'idea mi sembr
pazzesca, eppure pi ci pensavo pi mi convincevo che avrebbe
funzionato davvero.
Seduto nel salotto buio, immerso nel bagliore dei talk show e
delle pubblicit notturne, pensai all'omicidio. L'idea di uccidere
un'altra persona non mi spaventava, tuttavia il pensiero di
essere preso era terrificante.
E non mi pareva che ci fosse nessun modo di uccidere la prostituta
e poi farla franca.
Anche se il magnaccia e gli altri suoi amici del furgone nero
non fossero stati l ad aspettarmi come promesso, mi avrebbero
sicuramente rintracciato dopo. Se per aver picchiato la prostituta
mi avevano spaccato le dita, potevo soltanto immaginare
cosa mi avrebbero spaccato se l'avessi uccisa.
E poi ci sarebbe stata la polizia di cui preoccuparsi. Se davvero
avevano gi interrogato la prostituta su di me, quando l'avrebbero
trovata morta non avrebbero dovuto fare un passo da
gigante per pensare che fossi coinvolto. Lei aveva anche detto
che era con un'amica quando la polizia l'aveva interrogata, e
quindi c'era sempre il pericolo che la sua amica potesse andare
dalla polizia.
Ci pensai per ore, e mi giravano per la testa sempre le stesse
domande. Finalmente, quando ero quasi pronto a rinunciare,
improvvisamente mi si present la soluzione. Era cos semplice
e ovvia che mi arrabbiai con me stesso per non averci pensato
prima.
Per un paio d'ore dormii sul divano, e mi svegliai sentendomi
sorprendentemente energico. Julie si comportava ancora in
modo strano con me, ma lo notai a malapena. Difatti ero cos
preso dal mio piano che quasi non ricordo altro di quel giorno,
fino a quasi mezzogiorno quando lasciai l'ufficio e andai in
centro in Canal Street.
Per portare a termine il mio piano avevo bisogno di materiale,
e volevo comprarlo lontano dal mio ufficio e dall'appartamento,
nel caso la polizia decidesse in seguito di rintracciare i
miei passi. Canal Street non era esattamente come andare in un
altro stato, ma avrebbe funzionato allo stesso modo.
Innanzitutto andai in un negozio di ferramenta e comprai una
confezione di sacchi per l'immondizia extra-large. Poi risalii
Broadway per parecchi isolati e andai a un discount di abbigliamento
e comprai un paio di pesanti guanti da lavoro. La maggior
parte dei commessi dei negozi erano immigrati asiatici e
messicani, e dubitai che uno di loro si sarebbe ricordato di aver
visto me, un americano medio.
Finiti gli acquisti, presi la metropolitana per tornare in ufficio,
soddisfatto di averci impiegato soltanto un'ora. Per tutto il
pomeriggio continuai a pensare al piano, ripassando ogni possibile
dettaglio. Avevo cercato di prevedere ogni cosa che potesse
andare storta e, per quel che potevo dire, il piano era praticamente
perfetto. L'unico problema possibile era che il magnaccia
fosse l con i suoi amici, ma la notte prima avevo deciso che era
altamente improbabile, e cos ancora credevo. La prostituta si
aspettava di ricevere da me diecimila dollari nel giro di parecchie
settimane, e non aveva alcun senso che volesse dividere
quei soldi facili. Con tutta probabilit mi aveva detto che ci
sarebbero stati anche i suoi amici soltanto come minaccia, sperando
di spaventarmi. Il che spiegava anche il motivo per cui
aveva scelto un posto fuori dal giro come la Diciassettesima
Strada per fermarmi, perch era fuori dalla zona del suo
magnaccia e cos sarebbe stato improbabile che lui scoprisse la
transazione.
Naturalmente si trattava soltanto di un'ipotesi, un'ipotesi
ragionevole forse, ma pur sempre un'ipotesi. Non sapevo se
avevo ragione, e non avevo alcun piano di riserva nel caso avessi
avuto torto. Ma confidavo nel fatto che se non ci fosse stato
il magnaccia il resto del piano sarebbe filato liscio.
Anche se l'incontro con la prostituta era alle otto, timbrai il
cartellino e me ne andai dall'ufficio alle cinque in punto. Per far
s che la cosa potesse venire confermata in seguito, mi assicurai
di salire in ascensore insieme a Mike e a parecchia altra gente
dell'ufficio. Quando uscimmo, ci separammo in diverse direzioni.
Nella valigetta c'erano la sega, i sacchetti della spazzatura
e i guanti. A Times Square svoltai a nord per Broadway.
Continuai a camminare a passo spedito finch arrivai al cinema
Zeigfeld sulla Quarantaquattresima Strada. L davano un film
che durava dalle sei alle otto e quarantacinque, e la matrice del
biglietto sarebbe stato un alibi perfetto.
Comprai un biglietto e ammazzai il tempo in un bar vicino.
Pochi minuti prima delle sei ritornai al cinema. Entrando sorrisi
con civetteria alla bella maschera di colore, sperando di aver
catturato la sua attenzione quel tanto che le avrebbe permesso
di ricordarsi di me se qualcuno gliel'avesse chiesto. Anche se mi
avesse descritto come quel tipo strano con la mano ingessata,
mi sarebbe stato utile.
Mi sedetti nella fila laterale, a met della sala. Lo Zeigfeld 
un cinema molto grande e non era pieno neppure per un quarto.
Dopo circa un'ora di film, mi alzai e camminai lungo il corridoio
laterale verso l'entrata del cinema. Fu durante una
sequenza d'azione buia, quindi non credetti che qualcuno mi
avesse notato. Uscii da una porta laterale ed emersi sulla
Quarantaquattresima Strada.
Erano le sette e un quarto circa, dunque avevo ancora molto
tempo per arrivare in centro. Non volevo salire su un taxi, con
un autista che avrebbe potuto ricordarsi di me, quindi presi il
metr.
Tutto stava filando liscio fino a quando il treno non arriv
alla stazione della Quarantaquattresima Strada, perch improvvisamente
si ferm. Pensai che sarebbero stati quel minuto o
due di ritardo tipici del metr, ma poi il guidatore azion gli
altoparlanti e disse che a causa di un'emergenza a Penn Station,
la corsa era stata ritardata indefinitamente.
Passarono cinque minuti, poi altri cinque minuti, poi ancora
cinque minuti, e ancora altri cinque. Cominciai a farmi prendere
dal panico. Mi convinsi che non c'era nessun altro modo
di incontrare la prostituta in tempo. Mancavano gi venti minuti
alle otto, e la minaccia della prostituta di andare dritta alla
polizia se solo fossi arrivato con pochi minuti di ritardo incombeva
pesantemente su di me. Se il treno non fosse partito al pi
presto c'erano ottime probabilit che avrei trascorso il resto dei
miei giorni in galera. La parte peggiore di tutta la faccenda era
che non potevo esprimere la mia ansia. Per paura che qualcuno
potesse ricordarsi di quel passeggero dallo sguardo frenetico che
sembrava avere molta fretta di andare da qualche parte e aveva
cominciato a camminare su e gi e a lamentarsi ad alta voce.
Cos dovetti rimanermene seduto, bestemmiando e urlando in
silenzio mentre la mia vita scorreva lentamente via.
Alle otto meno dieci il treno sobbalz in avanti e inizi a infilarsi
lentamente nella stazione della Quarantaquattresima Strada.
Pensavo sempre che non ci fosse altro modo per arrivare in
tempo dalla prostituta, ma per lo meno avevo una possibilit.
Fortunatamente alla fermata c'era un treno espresso fermo in
attesa. Salii appena in tempo prima che si chiudessero le porte.
Pregai che non ci fossero altri ritardi. Il treno part lentamente,
poi acquist velocit e nel giro di qualche minuto arrivammo
alla Quattordicesima Strada. Correndo lungo la banchina vidi
un orologio: mancavano tre minuti alle otto.
Non credo di aver mai corso cos velocemente in vita mia.
Mentre scansavo il traffico e i pedoni, percorrendo a tutta velocit
la Seventh Avenue, mi accorsi di non essermi ripassato il
piano. Improvvisamente non mi sembr pi cos chiaro come
prima. Mi immaginai centinaia di cose che avrebbero potuto
andare storte e non riuscii a capire come avevo fatto a pensare
di farla franca. Ma non avevo scelta, dovevo eseguire il piano,
che lo volessi o no. Anche se mi fosse venuto in mente qualche
modo per pagare la prostituta o per convincerla a non andare
alla polizia, non avrei avuto la sicurezza che se ne sarebbe stata
tranquilla per sempre. Avrebbe potuto cambiare idea in qualsiasi
momento e spillarmi altri soldi, e avrei vissuto il resto della
mia vita con la costante paura che ricomparisse.
Arrivai al parcheggio dove ci eravamo messi d'accordo per
incontrarci, e vidi all'orologio che le otto erano passate da un
minuto. La prostituta, con addosso dei jeans e una maglietta,
stava camminando verso la strada. Quando mi vide si volt e si
diresse verso il fondo del parcheggio. C'era molta pi luce di
quanto mi aspettassi. I lampioni illuminavano la maggior parte
della zona e un faretto dietro al parcheggio rischiarava l'angolo
sinistro sul fondo dell'area. Mi accorsi che avrei dovuto recarmi
l prima per controllare la zona, ma naturalmente ormai non
potevo farci niente.
In piedi davanti all'auto posteggiata l'unica che c'era mi
puntava contro qualcosa che assomigliava a quegli spray urticanti,
usati per difesa personale. La cosa non mi sorprese, perch
sapevo che non si sarebbe fatta viva senza protezione. In
realt vedendo quello che aveva in mano tirai un sospiro di sollievo,
perch capii di aver avuto ragione a pensare che stesse
bluffando sui suoi amici e il loro aiuto. Se loro fossero stati
veramente l, non avrebbe certamente avuto bisogno dello
spray urticante.
Bene cos, disse. Puoi fermarti l.
Perch lo spray? dissi io. Vuoi i tuoi soldi oppure vuoi
accecarmi?
Dove sono i soldi?
Li ho nella valigetta.
Fammeli vedere.
Andiamo l dietro, dissi. Non voglio che qualcuno
dalla strada ci veda.
Mentre ci pensava su, e decideva che non era una cattiva idea,
esit un istante, poi inizi a indietreggiare lentamente verso il
recinto posteriore. Volevo attaccarla il pi possibile verso il
fondo perch l specialmente sul lato destro, dove ci trovavamo
c'era molto pi buio che non davanti, e c'erano molte
meno possibilit di essere visti da un passante.
Dopo aver indietreggiato di qualche metro si ferm.
Basta cos, disse. Adesso fammi vedere i soldi.
Va bene, dissi io. Non c' ragione di scaldarsi tanto.
Stai tranquilla.
Sapevo che stava arrivando la parte pi pericolosa del mio
piano, e che dopo tutto sarebbe filato liscio.
Quindi cercai di non pensarci.
Iniziai ad aprire la valigetta, poi balzai in avanti, le afferrai il
polso destro paralizzandole la mano che teneva lo spray. Prima
che riuscisse a gridare la colpii in viso pi forte che potei con il
gesso. L'ingessatura era dura, tanto che l'impatto fece pi male
a lei che a me. Cadde all'indietro contro la palizzata, fissandomi
con occhi spalancati, confusi, mentre il sangue le schizzava
fuori dalla bocca. Sapevo che avrebbe iniziato subito a urlare e
che avrei dovuto finirla alla svelta.
Le misi entrambi le mani contro la gola e premetti pi forte
che potei. Il suo collo era molto pi sottile di quello di Ed, e
mor molto pi facilmente. Quando il suo corpo si afflosci a
terra ebbi l'impressione di aver premuto solo per pochi secondi.
Trascinai il corpo alla svelta dietro l'auto, in modo da essere
completamente nascosti rispetto alla strada. Di fronte a noi c'erano
le finestre di un capannone industriale. Il palazzo sembrava
buio e vuoto, tuttavia non avevo modo di sapere se ci fosse
dentro qualcuno che stesse guardando quello che succedeva.
Comunque dovevo finire quello che avevo iniziato. Era il
momento della fase due, e respirai a fondo per prepararmi.
Quando mi sembr di essere pronto, tirai fuori dalla valigetta
i guanti e li indossai. Poi presi la sega. Cercando di non pensare
troppo a quello che stavo facendo, segai la testa della prostituta.
All'inizio la lama entr facilmente, poi fece un po' di frizione
vicino all'osso, e infine penetr di nuovo con facilit. Come
potrete immaginare, segare la testa di qualcuno pu farti star
male di stomaco, e dovetti lottare duramente per non mettermi
a vomitare. Non sapevo se la polizia potesse identificare il vomito
di qualcuno, ma ritenni di s. Continuavo a dire a me stesso
che non era una persona, che era un pezzo di legno, e che non
c'era nulla di male in quello che stavo facendo. Credetemi, non
mi stavo divertendo a fare quello che stavo facendo, e se mi fosse
venuto in mente un qualsiasi altro modo per impedire alla prostituta
di andare alla polizia, l'avrei certamente fatto. Ma ucciderla
era l'unica maniera sicura di tenerla buona per sempre, e
ucciderla in questo modo era l'unico modo per farla franca.
Il mio piano era molto semplice. L'altro giorno avevo sentito
al telegiornale che qualcuno aveva ucciso una prostituta nel
Queens e che le aveva tagliato la testa, portandola via con s. La
polizia era estremamente preoccupata perch qualche mese
prima era stata uccisa una prostituta a Newark, e anche la sua
testa era sparita. La polizia temeva che il responsabile dei crimini
potesse essere un serial killer, cos avevo pensato di dare
agli investigatori un'altra vittima di cui preoccuparsi. Se avessi
fatto credere che Denise la prostituta era stata uccisa dal serial
killer, allora non avrebbero mai sospettato che io c'entrassi
qualcosa.
Tirai fuori il sacchetto della spazzatura, e mentre ci mettevo
dentro la testa tentai di non guardare. La testa era molto pi leggera
di quanto mi aspettassi. Pensavo pesasse pi o meno come
una palla da bowling, mentre invece mi sembrava di trasportare
un grosso melone.
C'era sangue dappertutto, ma fortunatamente ero riuscito a
non macchiarmi i vestiti. Ce n'era soltanto un po' sul bordo
dell'ingessatura, ma di quello mi sarei preoccupato dopo.
Misi la testa e i guanti insanguinati nel sacchetto e riposi la
sega nella valigetta. Portai via dal parcheggio la borsa e la valigetta
e mi diressi verso la metropolitana.
Trasportare la testa in metr non mi entusiasmava, ma in
qualche modo dovevo sbarazzarmene perch i serial killer
facevano sempre cos e sapevo che sarebbe stato meglio portarla
il pi lontano possibile dalla scena del delitto. Decisi che
il fiume Harlem sarebbe stato un buon posto e salii sul treno
numero 1, quello che andava verso i quartieri residenziali.
Il treno era quasi vuoto e nessuno sembr notarmi. Tentai di
non apparire nervoso, anche se dentro di me ero a pezzi. La
realt di quello che avevo fatto e di quello che stavo tenendo in
grembo alla fine mi colp. Temetti di diventare pazzo, n pi n
meno del serial killer che andava in giro ad ammazzare prostitute.
Ripensai agli eventi dell'ultimo mese che mi avevano portato
a sprofondare cos in basso nella mia vita, e mi chiesi come
fosse potuto accadere. Tutto era iniziato quando ero stato licenziato
dalla Smythe & O'Greeley ed ero stato costretto ad accettare
quel lavoro di telemarketing. Se fossi rimasto nella pubblicit
sarebbe stato tutto diverso.
Alzando lo sguardo notai una donna in piedi di fronte a me
che mi fissava. Pensai di essermi messo a parlare a voce alta, poi
mi accorsi che la donna aveva un che di familiare, ma non ero
sicuro di come l'avevo conosciuta. Poi mi venne in mente. Era
Lisa, la donna che avevo conosciuto al bar quella sera.
Quando vide che l'avevo riconosciuta, mi sorrise e io di riflesso
ricambiai il sorriso. In quel momento l'ultima cosa che volevo
era intavolare una conversazione, e tuttavia non sapevo
come fare per evitarla. Stavo per alzarmi per scendere alla fermata
successiva quando lei si sedette di fianco a me.
La brillante luce fluorescente della metropolitana evidenzi il
colorito rubicondo della sua pelle ma anche i cerchi scuri sotto
gli occhi, e non era nemmeno cos attraente come mi era parsa
in quel bar buio.
Quanto tempo, disse lei.
Mi sembrava un viso familiare, dissi. Al momento non
l'avevo proprio riconosciuta.
Niente di male, disse. E allora che le  successo?
Successo? Ah, ho avuto un incidente. Un incidente d'auto.
Non parve interessata. Mi assicurai di tenere il lato insanguinato
del gesso contro il mio grembo.
Cos' che la porta fino al West Side? chiese.
Lavoro, dissi, ansioso di evitare l'argomento. Moltissimo
lavoro. E lei che ci fa qui?
Oh, stavo solo andando da un amico, disse in tono ambiguo.
Mi accorsi che era stata di proposito vaga sul sesso dell'amico,
cercando di ingelosirmi.
Mi dispiace di non averla chiamata, dissi. Ho avuto
molte cose da fare dopo quella sera e non sono proprio...
Non si preoccupi, disse. Non  che fossi l con il fiato
sospeso. Che c' in quel sacchetto?
Sacchetto?
S, che fa, si porta la biancheria da lavare in ufficio?
Risi nervosamente.
Certo che no, dissi. E soltanto spazzatura.
Mi guard, con un'espressione a met tra il confuso e il
disgustato.
Sono solo delle cose dell'ufficio che dovevo buttare via,
continuai. Non volevo gettarle nel bidone dell'ufficio.
Non ero sicuro che si fosse bevuta quella spiegazione.
Lei ha qualcosa di strano, disse.
Strano? dissi, sentendo il naso della prostituta che premeva
contro il sacchetto. Che intende dire?
Non so, c' qualcosa in lei che proprio non riesco a decifrare.
L'ha detto la mia amica quella sera, dopo che ce ne siamo
andate dal bar. Ha detto, sai, c' qualcosa di strano in quel tipo
con cui stavi parlando, e io ero d'accordo con lei. Ma in realt
non so proprio cosa sia. Avevo solo la sensazione che ci fosse
qualcosa, non so, di indecifrabile. Forse era il modo in cui era
vestito quella sera, con la felpa, e il modo in cui continuava a
fissarmi. Sto tentando di dire che non deve pensare di essersi
perso chiss che cosa a non avermi chiamato, perch tanto non
sarei uscita con lei lo stesso.
Scese alla fermata successiva. Mentre il treno si allontanava,
la vidi camminare decisa sulla banchina. Mi chiesi se in qualche
modo sospettasse che avevo ucciso qualcuno. Sembrava improbabile,
eppure perch mai aveva detto che c'era qualcosa di
strano in me? Allora decisi che si trattava soltanto di un meccanismo
di difesa. Anche se non voleva ammetterlo, si era seccata
perch non l'avevo chiamata, cos si era inventata la scusa che
ero strano, per non rimanerci male. La tipica psicologia femminile
che non aveva nulla a che vedere con me.
Restai in metr fino alla Centoquarantacinquesima Strada
senza altri intoppi. Non ero mai stato prima ad Harlem, cos
quando uscii dalla stazione ero disorientato e non ero sicuro
della strada da prendere per arrivare al fiume. Camminai in una
direzione che pensavo potesse condurmici, poi, dopo aver passato
parecchi isolati feci marcia indietro e andai nella direzione
opposta.
La maggior parte degli edifici erano abbandonati o disabitati.
Paragonata all'Upper East Side sembrava una zona di guerra.
Mentre passavo, i gruppi di gente agli angoli delle strade mi fissavano
con cattiveria, come se mi temessero o mi odiassero, o
entrambe le cose. Capii come dovevo sembrare insolito, l'unico
bianco del quartiere. Probabilmente pensavano che fossi un
poliziotto.
Oltrepassando un edificio di case popolari, un paio di ragazzini
inizi a seguirmi. Immaginai cosa sarebbe successo se mi
avessero aggredito. Ricordai di aver letto sul giornale la storia di
una ragazza, che portava in giro i cani per una coppia facoltosa
di Park Avenue, a cui era morto uno dei cani. Non volendo
lasciare il cane morto nell'appartamento, lo mise in una valigia
per portarlo alla Protezione Animali. Mentre ci stava andando
venne aggredita e le rubarono la valigia. L'articolo descriveva
l'espressione dell'aggressore quando apr la valigia e scopr il cane
morto. Sorrisi pensando alla faccia dei ragazzini se avessero
rubato il sacchetto della spazzatura e avessero scoperto la testa
della prostituta. Poi pensai che sarebbe stata la cosa peggiore
che mi potesse capitare. I ragazzini sarebbero stati in grado di
identificarmi e la polizia mi avrebbe arrestato all'istante.
Tenendomi stretto il sacco, camminai pi svelto che potevo.
Anche i ragazzini aumentarono la velocit, poi svoltarono in
una strada laterale e mi lasciarono in pace.
Finalmente vidi il fiume davanti a me. Fu come scoprire uno
stagno in mezzo al deserto. Affrettai il passo fino quasi a mettermi
a correre. Attraversai un campo da gioco e un diamante
da baseball e poi raggiunsi la ringhiera che dava sull'acqua. Alla
mia destra c'era il ponte su cui passava la metropolitana per il
Bronx, quindi mi diressi a sinistra finch ritenni di essere sufficientemente
nascosto alla vista.
Tolsi dalla valigetta la sega e la misi in un altro sacchetto. Lo
legai stretto e lo gettai nel fiume, il pi lontano possibile.
Affond a quindici metri dalla riva.
Poi feci volare in acqua il sacchetto con la testa e i guanti.
Non affond, ma non mi preoccupai. Una volta trovata la testa
la polizia avrebbe semplicemente pensato che il serial killer l'aveva
buttata nel fiume.
Stavo per andarmene quando sentii qualcuno dietro di me.
Rimasi immobile, sperando che mi lasciasse in pace.
Che cosa pensa di fare? disse una voce maschile rauca.
Terrorizzato, mi voltai lentamente. Poi prese vita il mio incubo
peggiore. Di fronte a me c'era un agente di polizia, con la
mano destra appoggiata alla fondina.
...
.
...
Capitolo 16.
...
.
...
Non ebbi il tempo di pensare. Dovevo reagire d'impulso e
sperare che andasse tutto bene.
Mi scusi, dissi. Stavo facendo qualcosa di sbagliato?
Cosa diavolo sta facendo? disse l'agente, la mano sempre
sulla fondina.
Niente, davvero, dissi. Stavo solo facendo una passeggiata
vicino al fiume.
Quaggi?
Perch no? dissi ingenuamente.
Ma cosa sta cercando? disse lui. Crack? Eroina?
Non sono un drogato, dissi.
Mi guard pi da vicino. Capii che mi era andata bene: non
mi aveva visto buttare i sacchi dentro al fiume.
Ma lo sa dove siamo? mi chiese.
S, dissi. Vicino al fiume Hudson.
Questo non  l'Hudson, amico, questo  il fiume Harlem.
Questa non  una zona dove la gente come lei fa delle passeggiate.
Sono nuovo di qui, dissi. Sto girando un po' la citt.
Da dove viene? chiese.
Da Seattle, dissi. Dall'isola di Bainbridge, in realt. L
siamo abituati ad avere molta acqua intorno.
La cosa parve convincente. Allontan la mano dalla fondina.
Questa non  una zona turistica, disse. Qui  pieno di
spacciatori. Se ne vada, prima che la derubino o le sparino.
Grazie, agente, dissi, fingendo preoccupazione. Me ne
torno a casa subito.
L'agente and in una direzione, io nell'altra. Ero terrorizzato
da quello che sarebbe potuto succedere domani o dopodomani,
quando avrebbero scoperto la testa nel fiume. Se la polizia
fosse riuscita a stabilire il punto in cui era stata gettata e da
quanto tempo si trovava nell'acqua, quell'agente si sarebbe
sicuramente ricordato di me. L'unica circostanza a mio favore
era che era molto buio e dubitavo che l'agente mi avesse visto
bene, ma ero ancora furente con me stesso per non aver pensato
a mettere dei pesi nel sacchetto con la testa, in modo da assicurarmi
che affondasse.
Mi affrettai verso la metropolitana, sapendo che per proteggere
il mio alibi dovevo arrivare a casa il pi in fretta possibile.
Presi il treno numero 3 alla Novantaseiesima Strada, poi salii
sul bus per il centro attraverso Central Park. Quando arrivai al
mio appartamento erano le nove e un quarto.
Come previsto, Julie era molto nervosa.
Dove sei stato, disse. Mi ero preoccupata da morire.
Non hai ricevuto il messaggio? dissi.
Quale messaggio?
Te l'ho lasciato sulla segreteria oggi pomeriggio, ma mi sa
che si  cancellato. Dopo l'ufficio sono andato al cinema.
Al cinema?
Be', sai, giusto per staccare un po' da tutto quello che  successo.
Mi dispiace che tu sia stata preoccupata.
La segreteria funziona benissimo.
Be', io ho chiamato, dissi. Non me lo sto mica inventando.
Andai in bagno e iniziai a togliermi i vestiti. Julie mi segu.
Non ce la faccio pi, disse. Proprio non ce la faccio pi.
Voglio dire, non mi sto sognando tutto. Io ho una buona immaginazione,
ma non cos buona.
Di cosa stai parlando?
Della storia che hai! disse gridando. Perch non ti comporti
da uomo e non lo ammetti.
Aprii il portafoglio e tirai fuori la matrice del biglietto.
Ecco, dissi. Ecco, se non mi credi. Ma che c' che non
va ultimamente, Julie? Forse dovresti andare da uno psichiatra o
qualcosa del genere.
Si diresse verso il soggiorno, docile come un animale ferito.
Fu allora che mi accorsi di non averla mai amata veramente.
Se l'avessi amata l'avrei lasciata all'istante senza coinvolgerla
nella mia vita pi di quanto gi non lo fosse.
Ma ero troppo preoccupato per me stesso per pensare anche
a lei.
Quando arrivai nel soggiorno in mutande lei mi stava aspettando,
in lacrime.
Tu l'hai ucciso, vero? gemette. Sono davvero fidanzata
con un assassino!
Ma di cosa stai parlando?
Io non volevo crederci ma  vero, no? Io so che stava per
licenziarti,  questo che mi ha detto il detective, e so quanto ti
sei arrabbiato. Ancora non so perch l'hai ucciso, a meno che...
a meno che non sia coinvolto qualcun altro, qualche donna.
Magari hai ucciso il tuo capo per stare con questa donna. Cos
si spiega perch ultimamente sei cos misterioso.
Tu sei pazza, dissi.
Non credo, disse lei. Ieri pensavo di s, ma ora so la
verit.
Per favore, non mettiamoci a litigare anche questa sera,
dissi, altrimenti finiremo per pentircene.
Cos' che hai sul gesso?
Non lo so, forse  del ketchup. Prima del film ho mangiato
un hamburger.
Sembra sangue. Che sta succedendo, Bill? Hai fatto del
sesso violento con questa donna?  cos che ti sei rotto le dita?
Dovresti sentirti, dissi. Dovresti proprio sentirti.
E se adesso chiamassi la polizia?
La polizia? E perch diavolo?
Gli dir tutto quello che non ho detto ieri. Che non sono
sicura che quella sera tu abbia lasciato l'ufficio all'ora che hai
detto, che penso sia coinvolta qualche donna.
E meglio che tu non chiami la polizia.
Perch? Hai paura che scoprano qualcosa su di te?
Non c' niente da scoprire, dissi. Se vuoi chiamare la
polizia, fai pure. Il telefono  laggi.
Aspett un istante poi and al telefono e lo prese in mano.
Lacrime di mascara le stavano rigando il viso. Tremava.
Lentamente inizi a comporre il numero. Contai sei cifre, dopo
di che lasci cadere la cornetta sul pavimento e inizi a piangere
senza controllo. Rimisi la cornetta sull'apparecchio.
Julie non mi rivolse pi la parola per tutta la sera. Rest a
letto a piangere. Pensai che avrebbe chiamato i suoi genitori o
una delle sue amiche, ma non sarebbe stato da lei. Una volta mi
aveva detto di quanto si sentisse sola al mondo, di come non
avesse qualcuno con cui parlare dei suoi problemi. Le dissi di
non preoccuparsi, che avrebbe sempre potuto contare su di me.
Capii come si doveva sentire sola, ora che ero venuto meno a
quella promessa.
Ebbi la tentazione di entrare in camera e di cercare di consolarla,
di convincerla per l'ultima volta che io ero davvero la persona
che lei aveva pensato che fossi. Ma sapevo che non avrebbe
funzionato. L'avevo ingannata troppe volte. Il vecchio Bill
Moss era morto molto tempo prima, e lei stava appena iniziando
ad accorgersene.
Per quel che mi riguardava, al momento Julie era pi un peso
che una risorsa. Non avevo in mente un piano specifico, ma
sapevo che se avesse continuato ad aver sospetti su di me avrei
dovuto trovare un modo per tenerla tranquilla. Non era qualcosa
che avrei voluto davvero fare, ma se fosse stato necessario
l'avrei fatto.
Mentre Julie piangeva, mi misi a guardare la televisione. Al
notiziario delle dieci non c'era nulla sull'assassinio di una prostituta,
ma a quello delle undici diedero la notizia. I reporter e
la polizia erano nella zona del parcheggio e la gente si era affollata
dietro il nastro giallo della scena del delitto, facendo dei
segnali verso la telecamera. Il reporter disse che il caso era in
pieno sviluppo, ma che la polizia credeva che il serial killer avesse
colpito ancora. Un custode che stava ritornando alla sua auto
aveva scoperto il corpo decapitato di una donna. L'identit della
vittima non era stata ancora accertata, e la polizia stava investigando
se fosse o meno una prostituta.
Sorrisi, quando mostrarono uno schizzo di un uomo che la
polizia riteneva responsabile del delitto. Era un latinoamericano,
tarchiato, con la barba.
Prima di andare a letto, pulii il sangue dalla mia valigetta.
And via senza problemi e mi assicurai che finisse tutto gi per
il lavandino. Poi, per assicurarmi che non ne rimanesse pi
neanche una traccia, pulii il lavandino con il Draino.
Il sangue sul gesso fu pi difficile da togliere. Dopo parecchi
minuti di sfregamento rimaneva ancora una debole macchia
rosa, e alla fine dovetti raschiare via lo strato macchiato del
gesso con un rasoio, e lo buttai nel gabinetto.
Dormii sul divano. Al mattino, Julie era ancora a letto con gli
stessi vestiti della sera prima. Le chiesi se sarebbe andata in ufficio,
ma lei continuava a fissare impassibile il muro. Non avevo
paura che chiamasse la polizia, perch sapevo che non avrebbe
potuto dire granch. Non sapeva nulla della prostituta e non
aveva prove decisive sull'omicidio di Ed. E poi era troppo
depressa per alzarsi dal letto, tantomeno per fare una telefonata.
Capii che sarebbe stata capace di suicidarsi. Sapevo che se
Julie si fosse tolta la vita mi sarei rattristato, ma sapevo anche
che cos si sarebbero risolti molti problemi.
Avvicinandomi all'ufficio cercai attentamente il furgone
nero, ma arrivai al lavoro tranquillamente, senza tracce del furgone
o del magnaccia. Trascorsi la mattinata incontrando parecchi
aspiranti al lavoro di telemarketing. Nel pomeriggio andai a
una riunione fuori sede per un progetto di sviluppo, insieme a
Nelson e ad altri dirigenti della societ, e discutemmo la possibilit
di espandere il dipartimento telemarketing in un'altra
sede. Anche se fui occupato tutta la giornata, non mi sentivo
coinvolto nel lavoro come gli altri giorni. Mi sentivo deluso,
come quando dopo una festa tutti se ne vanno e all'improvviso
ti ritrovi da solo.
Tornando a casa stetti di nuovo attento al furgone, e ancora
non vidi nulla. Decisi che se il magnaccia non mi avesse cercato
oggi, probabilmente non mi avrebbe cercato pi.
Probabilmente credeva quello che credeva la polizia, che il
serial killer aveva ucciso la prostituta, oppure la morte di lei non
gli interessava a tal punto da vendicarsi. Per lui era soltanto una
merce, un modo di fare soldi, e pur proteggendola quando era
in vita una volta morta per lui era inutilizzabile.
L'unico pericolo era che l'amica della prostituta, quella con
cui stava quel giorno quando mi vide lasciare l'ufficio, parlasse
di me alla polizia. Se avesse fatto dei collegamenti avrebbe
potuto dire alla polizia che ero stato io a picchiare la prostituta,
ma era poco probabile che ci pensasse.
Quando arrivai a casa Julie era ancora a letto. Non si era
ancora tolta i vestiti del giorno prima, e dall'aspetto dei suoi
capelli ovviamente non si era fatta la doccia;
Non puoi rimanere l coricata per sempre, le dissi.
Bofonchi qualcosa di incomprensibile. La ignorai e mi svestii
per mettermi i pantaloni della tuta e una maglietta e andai
in soggiorno.
Detti un'occhiata ai programmi tv e vidi che gli Yankees e gli
Indians giocavano alle otto. Alle sette avrei guardato Jeopardy,
poi magari avrei ordinato del pollo o la pizza.
Sul tavolino da caff c'era un giornale, cos mi sedetti sul
divano e iniziai a leggere le pagine sportive. I Mariners avevano
perso di nuovo, ma fui contento di vedere che Griffey aveva
battuto un altro fuoricampo, il quarantaquattresimo dell'anno.
Pensai che se avesse battuto tre fuoricampo alla settimana per il
resto della stagione avrebbe battuto il record dei Mariners. Era
tutta la stagione che non vedevo i Mariners allo stadio, e la prossima
volta che fossero venuti a New York a giocare contro gli
Yankees sarei andato almeno a una delle partite.
Alle sei guardai l'inizio del notiziario, ma non c'era niente di
nuovo sull'omicidio della prostituta. Non era pi neppure la
notizia principale. Nel Bronx un incendio aveva ucciso quindici
persone e in Israele era saltata un'autobomba.
Prima che iniziasse Jeopardy suon il campanello. Pensai fosse
il custode o qualche ragazzino che giocava, cos lo ignorai. Ma
continuava a suonare con insistenza, cos alla fine mi alzai per
rispondere al citofono.
Bill Moss? chiese una voce sonora e crepitante.
Chi ? risposi.
Il detective Figula. Posso salire?
Che la polizia volesse parlarmi di nuovo non mi sorprese. A
un certo punto me l'ero aspettato, indipendentemente dalle
prove contro di me. L'unica cosa che mi sorprese fu che fossero
venuti al mio appartamento, invece che in ufficio. Che c'era di
cos importante da non poter aspettare fino al mattino dopo?
Aprii al detective, poi raggiunsi la stanza da letto e vidi che
Julie era ancora l sdraiata che borbottava tra s. Chiusi piano la
porta a vetri. Mi mancava solo che Julie si alzasse dal letto e
dicesse qualcosa di compromettente.
Feci entrare nell'appartamento il detective Figula e un uomo
di colore alto, massiccio. Entrambi indossavano abiti grigi da
uomini d'affari. In confronto al nero, il detective Figula sembrava
ancora pi basso e tozzo di quanto mi era sembrato nel
mio ufficio.
Che posso fare per voi? dissi, comportandomi come se la
loro visita avesse interrotto qualcosa di importante.
Mi dispiace di essere venuto senza avvisare prima, disse
il detective Figula. Ma c'erano alcune cose di cui volevo
discutere subito con lei.
Davvero?
Questo  il detective Bryant, della Omicidi.
Piacere di conoscerla, dissi. Sedetevi, accomodatevi.
Non sar necessario, disse il detective Figula. Posso
anche parlarle in piedi, cos. Io ancora non credo alle cose che
mi ha detto l'altro giorno nel suo ufficio. Penso ancora che lei
abbia ucciso il suo capo e non abbandoner il caso finch non
riuscir a provarlo.
Ma di che diavolo sta parlando?
Stiamo parlando di un omicidio, disse il detective
Bryant. Due omicidi, a essere precisi.
Mi piacerebbe aiutarvi in qualsiasi modo, dissi, ma
adesso mi sto stufando di questa faccenda. Io non ho ucciso
nessuno. Come ve lo devo dire?
Ma lei non si  sorpreso che il detective Bryant abbia detto
due omicidi, vero? disse il detective Figula. Lei sa esattamente
di quale secondo omicidio sto parlando.
Io non ho idea di cosa stiate parlando, dissi, e forse
non dovrei parlarvi affatto, senza la presenza di un avvocato.
Avr certamente bisogno di un avvocato, disse il detective
Bryant. Gliene servir un'intera squadra, di avvocati.
Dov'era la sera scorsa tra le otto e le otto e trenta? chiese
il detective Figula.
Ci pensai un attimo.
Al cinema, dissi. Ero al cinema.
Con chi era?
Ci sono andato da solo. Ma perch avete bisogno...
A quale cinema?
Non capisco il perch di queste domande.
Sarebbe d'aiuto se la piantasse e ci rispondesse, invece,
disse il detective Bryant. Lei ha detto che ci voleva aiutare,
giusto?
A quale cinema  andato? chiese ancora il detective
Figula.
Allo Zeigfeld, dissi. Ecco, volete vedere?
Presi il portafoglio dal tavolino e tirai fuori il biglietto. Il
detective Figula lo esamin attentamente e poi lo porse al detective
Bryant.
Quando va al cinema lei conserva sempre il biglietto?
chiese il detective Bryant.
Per favore volete dirmi cos' tutta questa storia? chiesi
arrabbiato. Sto veramente cominciando a scocciarmi.
Ci sa dire l'ultima volta che ha visto questa donna? chiese
il detective Figula.
Mi porse una piccola fotografia della prostituta.
Nell'immagine aveva i capelli scuri, e pareva fosse stata scattata
dieci anni prima.
Non l'ho mai vista in vita mia, dissi sicuro di me.
Le facce delle donne che si scopa se le dimentica? disse il
detective Bryant.
Non so se ultimamente ha sentito i notiziari, disse il
detective Figula, ma la donna della fotografia era una prostituta.
Si chiamava Denise Ferguson. Ieri sera l'hanno trovata
decapitata a Chelsea.
State parlando del serial killer? chiesi.
Lei sa di cosa stiamo parlando, disse il detective Bryant.
Il detective Figula alz la mano verso il detective Bryant
come un segnale di stop.
Noi non crediamo che la morte di miss Ferguson sia collegata
alla morte della prostituta nel Queens, mi disse il detective
Figula. Ci sono parecchie incongruenze nel modo in cui
 stata uccisa. Crediamo si possa trattare di omicidio per imitazione.
Molto interessante, dissi, ma ancora non capisco cosa
c'entri con me.
Il detective Figula continu: Noi sappiamo che lei un paio
di settimane fa ha rimorchiato miss Ferguson per strada, mister
Moss. Noi crediamo anche che lei possa essere responsabile
della sua morte.
Ne ho sentite abbastanza, dissi. Tutte stronzate, ecco
cosa sono.
Lei nega di aver picchiato miss Ferguson la settimana scorsa?
chiese il detective Bryant.
Certo che lo nego. Ma cosa pensate che io... non ci posso
credere.
Abbiamo un testimone, Robert Cantello, che luned sei
agosto l'ha vista entrare con lei nel Royal Hotel sulla
Quarantatreesima Strada Est, disse il detective Figula. Ha
detto che  salito in una stanza con lei per cinque minuti e poi
 corso gi dalle scale e se n' andato. Ha detto che poco dopo
miss Ferguson  scesa con la faccia piena di lividi. Ha detto che
era lei il responsabile di quelle percosse.
Risi sarcastico.
Sembra proprio da me, dissi. Tutte le volte che ne ho
l'occasione vado in giro a picchiare le prostitute.
Noi sappiamo che  stato lei, disse il detective Bryant.
Quindi potrebbe risparmiarci del tempo e ammetterlo.
Ma chi pensate che sia? dissi. Una specie di pazzo?
Pensate che vada in giro a picchiare le prostitute, a tagliargli la
testa senza alcuna ragione?
No, noi crediamo che lei una ragione ce l'abbia, disse il
detective Figula. Noi pensiamo che abbia tentato di ricattarla,
o perlomeno che avrebbe potuto tentare di ricattarla. Vede, per
me la sua morte  una coincidenza troppo strana da mandar gi.
L'altro giorno le ho fatto delle domande sull'omicidio di Ed
O'Brien. Chiedevo in giro per vedere se qualcuno avesse visto
una persona che si allontanava dall'edificio quella sera, tra le sei
e trenta e le sette e trenta. Miss Ferguson sosteneva che quella
sera si trovava sulla strada davanti al palazzo e che non aveva
notato niente. Ho avuto la strana sensazione che mi nascondesse
qualcosa, ma non sapevo cosa. Poi la ritrovano morta e,
guarda un po', scopriamo che una settimana prima di uccidere
il suo capo lei l'aveva picchiata.
Io non ho ucciso il mio capo, dissi.
Be', deve ammettere che gli eventi si sono svolti con una
coincidenza davvero strana.
Non ci trovo nessuna coincidenza dissi perch, come vi
ho detto, quella prostituta non l'ho mai vista prima in vita mia.
Digli di quel Jacobson, disse il detective Bryant. Quello
che l'ha visto mettere la testa nel sacchetto della spazzatura.
Abbiamo un altro testimone mi disse il detective Figula
che sostiene di averla vista nel parcheggio della
Diciassettesima Strada Ovest, mentre metteva qualcosa in un
grosso sacco della spazzatura. Naturalmente al momento non
sapeva di quale oggetto si trattasse, ma ci ha fatto una sua completa
descrizione.
Intuii che si trattava di un trucco, che i poliziotti questo
Jacobson se lo stavano inventando, per mi chiesi come avevano
fatto a sapere del sacchetto dell'immondizia. Era spuntata
fuori la testa da qualche parte?
Ancora non riesco a credere che mi accusiate di questo,
dissi. Mister Jacobson, o come diavolo si chiama, si deve essere
sbagliato. Non c'entro assolutamente nulla con qualsiasi
omicidio. Non so come fare a spiegarvelo.
Mi racconti un po' la trama del film che ha visto, chiese
il detective Figula.
La trama?
Se la ricorder, no? Dopo tutto il film l'ha visto solo ieri
sera.
Fortunatamente la settimana prima avevo letto una recensione
del film, e fui in grado di farne un resoconto completo
ai detective, compresi quelli che ritenevo i punti di forza e
quelli di debolezza. Alla fine il detective Bryant mi interruppe
e disse:
Ma questo non prova nulla. Avrebbe potuto aver visto il
film qualche altra volta o averne sentito parlare. Perch ha buttato
la testa di miss Ferguson nel fiume Harlem?
Non ho buttato la testa nel fiume Harlem, dissi.
E allora dove l'ha buttata? chiese il detective Bryant.
Non l'ho buttata da nessuna parte, dissi io.
Allora prima se l' portata a casa?
Io quella maledetta testa non l'ho mai vista, dissi.
Be', in qualche modo la testa nel fiume ci  finita.  venuta
a galla oggi in un sacchetto della spazzatura, e non pu esserci finita da sola.
Gente, ma non vi  venuto in mente che forse  stato il
serial killer a uccidere la prostituta, e che forse state perdendo
un sacco di tempo a molestarmi a questo modo?
Il serial killer non ha ucciso miss Ferguson, disse il detective Figula.
Come fa a esserne cos sicuro?
Lo schema non quadra. Negli altri omicidi la prostituta era
stata prima rimorchiata e l'assassino aveva fatto del sesso con
lei. Noi non crediamo che la prostituta stesse lavorando quando
 stata uccisa.
E allora dovrete lavorare su qualche altra teoria, dissi io,
perch siete ben lontani dalla verit se pensate che io abbia
avuto qualcosa a che farci. E prima parlavo seriamente, riguardo
il mio avvocato. Ci dev'essere qualcosa di illegale in quello
che mi avete fatto passare da un po' di giorni a questa parte, perfino
andare in ufficio dalla mia fidanzata a importunarla.
Le dispiace se do un'occhiata in giro nell'appartamento
prima di andarcene? chiese il detective Bryant.
Non ci trovereste niente comunque, ma a meno che non
abbiate un mandato di perquisizione non vi permetter di stare
qui un minuto di pi. Mi avete gi fatto passare dei bruttissimi momenti.
I detective si guardarono, come se avessero capito che non
avrebbero ottenuto nulla facendomi delle altre domande.
Sono sicuro che ne riparleremo, mi disse il detective
Figula. Pi presto di quanto non pensi.
Accompagnai i poliziotti alla porta e la chiusi a chiave.
Se n'erano andati perch non avevano prove a sufficienza
per arrestarmi, ma sapevo che non sarebbe stato cos ancora
per molto. Avevano gi ricostruito quasi tutto il caso, e sarebbe
stata solo una questione di tempo prima di riuscire a capire
anche il resto. Presto il poliziotto che mi aveva visto ad
Harlem si sarebbe fatto avanti, poi sarebbe saltata fuori l'amica
della prostituta, per confermare che ero davvero io quello che l'aveva picchiata nell'hotel. Ce n'era abbastanza perch
la polizia mi denunciasse, e quando anche Lisa si fosse fatta
avanti per sostenere che mi aveva visto sul metr con il sacco
della spazzatura e, dopo che la polizia avesse dragato il fiume
Harlem scoprendo la sega e i guanti, potevo contare di trascorrere
il resto della mia vita in una cella di due metri per due.
Capii improvvisamente di essermi ingannato fin dal principio.
Non avrei potuto intravedere nessuna luce in fondo al tunnel;
la strada che avevo imboccato non conduceva da nessuna
parte. Per gli omicidi non avevo avuto attenzione: li avevo commessi
d'impulso, senza alcun piano su come cavarmela. Mi ero
lasciato dietro cos tante prove e cos tanti indizi che era un
miracolo che non mi avessero gi arrestato.
Sapevo che la mia unica speranza era quella di scappare. Non
avevo futuro a New York o a Seattle o in qualsiasi altra parte
degli Stati Uniti. La mia unica possibilit era di andare in
Canada o in Messico e ricominciare da zero. Avrei dovuto cambiare
nome, inventarmi un passato. Nessuno mi avrebbe assunto
per una posizione dirigenziale senza esperienza, cos avrei
dovuto accettare un lavoro di basso livello da qualche parte, e
cercare di ritornare nel mondo delle pubblicit. Effettivamente
non avere un passato non sarebbe stato cos male. Non avrei
dovuto preoccuparmi di qualche direttore del personale che saltava
fuori a tirare in ballo qualche scheletro nell'armadio. La
gente che non esiste non ha scheletri nell'armadio.
Iniziai a fare le valigie. Si sarebbe potuto spiegare il mio stato
mentale di quel momento con il fatto che non avevo idea di
come avrebbe funzionato il mio piano di fuga. Non mi era neppure
venuto in mente che adesso la polizia avrebbe potuto sorvegliare
ogni mia mossa, e che non c'era modo di uscire da
Manhattan, per non parlare poi del Canada o del Messico. Nel
giro di pochi secondi, mi ero di nuovo illuso pensando che
tutto sarebbe andato bene.
Dopo aver ficcato il maggior numero di vestiti possibile in
una valigia, controllai il portafoglio per vedere quanti soldi
avevo con me. C'era soltanto un centinaio di dollari. Sul conto
in banca credevo di averne un altro centinaio. Non sarebbero
bastati per il Messico, ma per il Canada s. Pensai di prendere
un autobus da qualche parte e poi di fare l'autostop. Il piano era
molto vago, ma in quel momento mi sembrava perfettamente
sensato.
Mi voltai e vidi che Julie era seduta sul letto.
Ora mi lasci? chiese.
S, dissi, e uscii dalla stanza da letto.
In soggiorno radunai quelle poche altre cose di cui avrei potuto
aver bisogno nella mia nuova vita: l'orologio, gli occhiali da
sole, il cappellino da baseball dei Seattle Mariners. Poi andai in
bagno. Quando ne uscii, Julie mi stava aspettando in cucina.
Sembrava completamente impazzita e credo che avrei dovuto
preoccuparmi molto di pi per lei. I suoi capelli erano un intrico
disordinato, aveva dei profondi cerchi blu sotto gli occhi e
intorno alle pupille c'era pi rosso che bianco.
Potresti solo dirmi perch, disse, perch mi hai fatto
questo?
Farti cosa? dissi. Non ho idea di che cosa tu stia parlando.
Rovinarmi la vita, disse. Prenderti gioco di me a questo
modo.
Era come parlare a una pazza. Non sapevo di cosa stesse parlando
e cominciavo a stancarmi di starla ad ascoltare.
Pensi che sia questo quello che  successo veramente qui?
dissi. Se  cos allora hai dei problemi ben pi seri di quello che pensavo.
Sei un assassino, disse. Non posso credere di essermi
fidanzata con un assassino.
Non sai neppure perch me ne vado, dissi. Pensi che
non c'entri nulla con te, vero?
Non ho mai fatto nulla di male, disse lei sulle difensive.
Questo  quello che pensi tu, dissi. Ma la verit  che
tu sei paranoica, tu hai sabotato la nostra relazione. Tu non riesci
a credere che io sia una brava persona cos ti inventi tutti
questi problemi che io dovrei avere. Tu mi accusi di averti
ingannata, di averti mentito, di aver ucciso delle persone. Se tu
soltanto riuscissi a capire quanto sei pazza forse cercheresti davvero
di farti aiutare.
Per un lavoro di telemarketing, Bill, grid lei.  per
questo? Per uno stupido lavoro di telemarketing?  per quello
che hai ucciso un uomo? Che hai rovinato le nostre vite?
Non volevo pi starla ad ascoltare. Spingendola di lato, mi
diressi verso la porta. Fu allora che sentii il dolore. Partiva dal
collo e sembrava che si estendesse dentro di me. Le gambe mi
si accartocciarono e una debolezza generale si impadron del
mio corpo.
Poi sentii soltanto un formicolio.
Ero sul pavimento, a un metro di distanza dalla porta. Julie
piangeva e gridava. Non sapevo cosa mi era successo, come mi
fossi ridotto a quel modo. Volevo solo che il tempo si fermasse,
per tornare a Bainbridge Island quando avevo dieci anni. Non
sapevo in che modo avrei cambiato la mia vita, ma sapevo che
l'avrei cambiata. Piangevo. La pozza rossa vicino alla mia testa si stava ingrandendo.
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Capitolo 17.
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Tre giorni dopo, quando mi svegliai, mi trovai davanti un soffitto bianco. Non potevo muovere la testa e c'erano dei tubi che
mi uscivano dalla bocca. Avevo la gola molto secca. Tentai di gridare, ma l'unico suono che riuscii a produrre fu un debole
rumore gorgogliante. Sopra di me apparve il viso di una donna.
Sorrideva come la gente che si affaccia sulla carrozzina di uno sconosciuto e sorride.
 bello vederla sveglio, disse lei.
Tentai di dire: acqua.
Va tutto bene, dissi. Per un po' le sar difficile parlare.
Sa dove si trova? Lei  al Lenox Hill Hospital di Manhattan. Ha subito una grave lesione alla spina dorsale.
Fu allora che mi accorsi che non sentivo pi nulla sotto il collo. Pregai che fossi addormentato, che stessi avendo un incubo.
Temo che per lei le cose non saranno pi le stesse, disse la donna.
Il giorno dopo il dottore mi espose i dettagli tecnici. La vertebra C4 della mia colonna vertebrale era stata recisa, ed era il peggior tipo di lesione alla colonna vertebrale che si potesse avere. Ero stato pugnalato al collo con un coltello di dieci centimetri.
Avevo gi subito tre operazioni e il dottore disse che sarebbero stati necessari altri interventi. Per almeno qualche settimana sarei rimasto attaccato a un respiratore. Siccome ero stato in coma, c'era l'eventualit che avessi subito dei danni cerebrali. Nelle settimane successive fui sul punto di morire parecchie volte. Mi venne una forte polmonite ed ebbi bisogno di un intervento di urgenza quando il tessuto cicatrizzato di una precedente operazione stava per impedirmi la respirazione. Arriv un esercito di dottori e di infermiere a controllarmi, somministrarmi medicinali per endovena, e a cambiarmi la padella.
Siccome l'osso del collo si era fratturato dovevo continuare a essere tenuto fermo da un anello che mi era stato avvitato sulla fronte. Riuscivo soltanto a parlare in presenza di un'infermiera che mi aspirasse il muco dalla bocca e dal tubo che avevo inserito in gola. Ero cos stordito dall'anestesia che passavo la maggior parte del tempo addormentato. Ero depresso anche quando dormivo. Sognavo di riuscire a prendere un coltello o una pistola per ammazzarmi. Poi mi svegliavo e mi accorgevo con orrore che d'ora in avanti perfino il suicidio sarebbe stato impossibile. Avrei dovuto sopravvivere in quella disgrazia per il resto della mia vita, che mi piacesse o meno.
Quando passarono i primi giorni senza che Julie venisse a visitarmi, capii che probabilmente era uscita per sempre dalla mia vita. Ero felice per lei. Per quanto pazzesco potesse sembrare, non la biasimavo per la mia ferita. Anche se nessuno me ne aveva parlato, ero quasi certo che fosse stata lei a pugnalarmi.
Mi auguravo di no, anche se sapevo che si era comportata cos per disperazione, e che chiunque nella sua posizione probabilmente avrebbe fatto la stessa cosa.
In questo periodo il detective Figula venne nella mia stanza parecchie volte. Lo sentii chiedere al dottore se mi poteva fare
delle domande, e ogni volta il dottore gli disse che ero troppo debole per parlare. A essere onesti, non me ne importava molto.
I delitti che avevo commesso erano l'ultima delle mie preoccupazioni, e a volte mi sembrava che non avessero nulla a che fare
con me. Tutta la mia vita pareva quella di qualcun altro, che io potevo guardare come le scene di un film. Potevo far andare
indietro il nastro e ripetere certi eventi, e niente era reale.
Un pomeriggio, mentre sognavo ancora di suicidarmi stavo per saltare in un vulcano mi svegliai e vidi il detective Figula che mi fissava dall'alto. Chiusi gli occhi e finsi di riaddormentarmi.
Avanti, Bill, disse. Il dottore ha detto che oggi potevo parlarti. Non facciamola pi difficile di quello che deve essere.
Aspett che riaprissi gli occhi.
Ti sei riposato per un bel po'. Ho bisogno di sapere la verit.
Ero pi vigile, ma non avevo riguadagnato alcun movimento al di sotto delle spalle. La mia voce era un sussurro rauco.
Mi lasci in pace, dissi.
Mi dispiace, ma non posso farlo, disse lui, non finch non otterr quella confessione. Sei stato tu, vero? Hai ucciso il
tuo capo e poi hai ammazzato quella prostituta per coprire tutto, vero?
C'era soltanto una ragione per cui non volevo confessare i miei crimini, e non aveva niente a che fare con me. Quando sei
paralizzato non ti importa di passare il resto della tua vita in galera o in un'isola delle Bahamas, e io non avevo intenzione di andare alle Bahamas. Per non volevo far del male a Julie. Capii quanto sarebbe stato umiliante per lei se ai notiziari fosse venuto fuori che il suo fidanzato era uno spietato assassino.
Non ho fatto nulla, dissi. Perch non mi vuole credere?
Ti sto dando la possibilit di pulirti la coscienza, disse. Vuoi proprio rimanere qui a pensare alle vite che hai rovinato?
Tentai di parlare. Dovette venire un'infermiera a svuotarmi la bocca e a pulirmi la saliva dal mento.
Se lei ha delle prove di quello che ho fatto, dissi alla fine, perch non mi arresta... la finisca di importunarmi.
Il detective Figula respir a fondo.
Il fatto  che non ho delle prove contro di te, disse. Nessuna prova sostanziale, comunque. Mi sa che hai fatto un bel lavoro a rimettere tutto a posto, quella sera.
Ero al cinema, dissi debolmente.
Ho controllato. La bigliettaia si ricorda di averti visto. Ha riconosciuto il gesso al braccio e la cicatrice in fronte.
Allora, dissi,  una prova.
Temo che non provi nulla, disse il detective. Una delle maschere ricorda di aver visto qualcuno che si alzava a circa met film e che usciva da una delle porte d'ingresso laterali. Ha detto che era buio e che non era riuscito a identificare la persona, ma non ho ragione di credere che quella persona non potessi essere tu.
Non ero io, dissi.
E il coltello nel collo? disse. Ti ricordi come ha fatto a finire l?
Esitai. Sapevo che Julie doveva aver inventato una storia per proteggersi, altrimenti adesso non mi avrebbe fatto quella
domanda. Non volevo dire nulla per cui Julie potesse essere sospettata dalla polizia, ammesso che gi non sospettassero di lei.
Ero nel mio appartamento, dissi. Poi io... mi sono svegliato all'ospedale. Non ricordo altro. Lo giuro su Dio.
Non ti ricordi di aver lottato con un nero che si era introdotto nell'appartamento?
Un nero?
Effettivamente la tua fidanzata sostiene che si  trattato di un portoricano.
So soltanto quello che mi hanno detto i dottori, dissi. Non so per quanto potr parlare ancora.
Quindi la tua fidanzata non  stata qui a trovarti, disse.
Avete litigato per qualche motivo?
Tentai di scrollare il capo, dimenticandomi per un secondo che la mia testa era ancora saldamente tenuta dall'anello.
La mia vita non  pi la stessa, dissi. Sono cose che cambiano una relazione. Credo di essere una seccatura troppo grossa per lei, adesso. Ha un senso, no?
Pensai di aver colpito il detective Figula, che stesse iniziando a provare dispiacere per me. Dopo quel giorno, ritorn parecchie altre volte per interrogarmi, ma non cambiai mai la mia versione dei fatti. Fortunatamente il poliziotto di Harlem non si era mai fatto avanti, per dire di avermi visto quella sera vicino al fiume. Forse perch era buio e non mi aveva riconosciuto, ma non ne fui mai certo. Siccome non si era mai parlato di me sulla stampa in quanto sospetto, neppure Lisa si fece avanti con la sua storia, per dire che mi aveva visto sul metr con il sacchetto dell'immondizia. Anche se l'amica della prostituta mi aveva identificato come l'uomo che l'aveva picchiata, la polizia non fu mai in grado di provare che la prostituta aveva tentato di ricattarmi o che io avessi un qualsiasi reale motivo per ucciderla.
Alla fine la polizia smise di venire a farmi domande. Nella mia stanza c'era una tv accesa quasi ventiquattr'ore al giorno,
ma non fecero pi vedere servizi su nessuno dei due omicidi.
Un'altra prostituta era stata assassinata nel Queens, e avevo visto un notiziario secondo il quale la polizia stava ancora considerando la possibilit che la morte di Denise Ferguson fosse collegata agli altri omicidi.
Capii che probabilmente la polizia, escludendo qualsiasi altro sviluppo, aveva fatto cadere le accuse contro di me.
Personalmente non mi interessava proprio, n in un caso n nell'altro, per ero contento per Julie. Adesso avrebbe potuto vivere il resto della sua vita in pace, senza temere che potesse tornare a minacciarla il suo passato con me. Mi capit di rivederla soltanto sei anni dopo. Era un pomeriggio di sole primaverile e io mi trovavo a Central Park, percorrendo un sentiero con la mia carrozzella motorizzata. Controllavo la sedia con un meccanismo collegato alla bocca, tramite il quale soffiavo aria in una cannuccia. Sulle prime non riconobbi Julie. Aveva perso peso e non si tingeva pi i capelli di biondo. Sembrava molto pi in forma e pi in salute di quando l'avevo conosciuta.
Vicino a lei c'era un uomo alto, magro, l'aria da professionista, con le mani appoggiate sul manico di un passeggino. Mi accorsi con tristezza che avrei potuto essere io quello di fianco a lei.
Vide che la fissavo e dal modo in cui i suoi occhi rimasero fissi su di me capii che mi aveva riconosciuto. Ci fu un lungo e difficile silenzio in cui mi sentii molto in imbarazzo e pieno di vergogna. Le sorrisi. Parve incerta per un istante, poi si volt. La vidi incamminarsi con suo marito e il bambino, e sperai che si girasse a guardarmi. Non lo fece.
Mi ci volle molto tempo per rimettere insieme la mia vita.
Due mesi dopo essere stato ferito mi spostarono al Mount Sinai per la riabilitazione. Avevo appuntamenti quotidiani con dottori, infermieri e fisioterapisti. Malgrado il rigoroso programma di esercizi a cui mi sottoposero, dopo un altro mese non
mostrai alcun segno di miglioramento. Le uniche buone notizie erano che non avevo patito alcun danno cerebrale significativo.
Lo psicologo disse che la mia mente sarebbe sempre rimasta sana.
Il mio corpo aveva cominciato ad avvizzire. I dottori dissero che era normale per i quadraplegici, che non avrei dovuto aver
paura di guardarmi. Sognavo ancora di suicidarmi.
Passarono un paio di mesi senza che avessi riacquistato alcun movimento. Si parlava di rimandarmi a casa, ma dissi loro che
non avevo nessuna casa dove andare. Non potevo tornare al mio vecchio appartamento non sapevo neppure se Julie ci viveva ancora perch era al quinto piano e senza ascensore. Mi dissero che la mia unica altra scelta era quella di entrare in una casa di riposo. Dissi che per me andava bene, e sembrava che il resto della mia vita fosse gi stato deciso. Mi avrebbero imboccato, cambiato e accudito come un bambino finch un giorno sarei morto stecchito, e mi avrebbero seppellito in qualche anonimo cimitero. Non avevo assolutamente nulla per cui vivere.
Poi un giorno accadde qualcosa che avrebbe cambiato il resto della mia vita.
Venne nella mia stanza una bella donna con dei capelli ricci e scuri. Avevo visto cos tanti dottori, infermiere, psichiatri e altro personale ospedaliero che non le prestai particolare attenzione.
Sperai che se ne andasse via e che mi lasciasse solo con la mia disgrazia. Fece delle domande su di me e sulla mia vita: di
dov'ero, cosa avevo fatto per vivere, cose cos. Ignorai tutte le sue domande, e sembr sul punto di andarsene indispettita
quando mi chiese se mi andava di ritornare a lavorare.
Pensai che si trattasse di uno scherzo crudele. Da quando ero all'ospedale, il lavoro era l'ultima cosa che avevo in mente.
Nessuno, neppure Nelson, era venuto a trovarmi dall'A.C.A., probabilmente perch tutti sospettavano ancora che io avessi
ucciso Ed. Non credevo ci fosse la possibilit di continuare a lavorare l, e non vedevo il motivo per cui qualcuno avrebbe potuto assumermi.
Mi lasci in pace, dissi. La pianti di prendermi in giro.
Non se ne and. Invece mi parl di tutta la tecnologia e i servizi disponibili per aiutare le persone paralizzate, e disse che quando sarei stato pronto avrei potuto andare in ufficio da lei a parlarne.
Giusto per curiosit ci andai il giorno successivo. Scoprii che mi aveva detto la verit. Mi insegn a usare un computer che
potevo controllare con la bocca tramite un bastoncino, e disse che a un certo punto avrei potuto imparare a usare un computer
ad attivazione vocale. Anche se mi ci volle un po', l'idea di poter usare ancora un computer mi entusiasm. In un certo senso era come se mi fossi alzato dalla mia carrozzella e avessi imparato a camminare di nuovo. La vita senza lavoro era sempre
stata inconcepibile per me, e probabilmente quella era l'unica ragione della mia depressione. Se potevo lavorare, non aveva importanza che fossi paralizzato o meno.
Incontravo quella donna due volte alla settimana. Dopo ogni colloquio mi convincevo sempre di pi che avrei potuto davvero
ritornare a lavorare. La questione era che tipo di lavoro sarei riuscito a ottenere. Sapevo che tornare all'A.C.A. sarebbe
stato probabilmente fuori questione, e anche prima del mio ferimento era stato quasi impossibile ottenere un lavoro nella
pubblicit. La mia unica altra qualifica era la vendita telefonica, cos decisi che mi sarei dedicato a quello.
Grazie all'assicurazione della previdenza sociale fui in grado di trasferirmi in un piccolo appartamento, appositamente equipaggiato, al piano terra di un grattacielo nell'Upper East Side.
Era esattamente il tipo di edificio in cui Julie aveva sempre sognato di abitare, completo di portiere, centro fitness e piscina.
Un'agenzia statale mi sponsorizzava per la valutazione mentre tentavo di ritornare a lavorare. La mutua pagava un'assistente
domiciliare ventiquattr'ore su ventiquattro, che mi nutriva e mi spostava periodicamente per assicurarsi che non mi venissero piaghe da decubito. Ottenni un computer ad attivazione vocale e imparai a usarlo bene quanto un computer manuale.
Mi ci volle qualche mese, ma alla fine ottenni un lavoro di telemarketing: vendere apparecchiature per computer a piccole e medie aziende. Era un ufficio importante con circa ventiquattro addetti al telemarketing per turno. Tutti i giorni, quando
arrivavo, il direttore del dipartimento mi sistemava le cuffie in testa, poi mi collegavo al computer e iniziavo a chiamare.
 felice di scoprire che le mie vecchie capacit di vendita erano ancora intatte. Il mio primo giorno di lavoro stabilii uno dei record della societ, vendendo apparecchiature per quasi diecimila dollari. Con il computer ad attivazione vocale ero diventato una macchina venditrice virtuale. Potevo fare quasi il doppio delle chiamate rispetto agli altri impiegati, il che significava che ero due volte pi efficiente. Dovevo soltanto dire collegati e sarei stato di nuovo in linea, a parlare con un potenziale cliente.
Guadagnavo circa mille dollari alla settimana. Ero cos entusiasta di essere di nuovo nel mondo del lavoro che ormai pensavo
raramente alla mia menomazione. In realt trovavo comodo tornare a casa dopo una giornata in ufficio e avere qualcuno che mi lavasse e mi desse da mangiare. Nei weekend me ne stavo in piscina a leggere giornali e riviste. Durante la settimana ero
totalmente concentrato sul lavoro, a pensare a nuove strategie di vendita e a modi per migliorare la mia performance. In un
certo senso vivevo una vita perfetta.
Ma con il passare del tempo quel lavoro inizi a starmi stretto.
Dentro di me sapevo che potevo essere qualcosa di pi di un modesto addetto al telemarketing. Iniziai a sognare di nuovo un
lavoro nella pubblicit. Naturalmente il problema era che per il curriculum avevo bisogno di un'esperienza recente di tipo dirigenziale.
Se fossi stato promosso, magari facendomi strada fino a dirigere il dipartimento, avrei potuto usarlo come trampolino per rilanciare la mia carriera.
Il guaio era che il mio capo era giovane e non aveva intenzione di lasciare l'azienda. L'unico modo per arrivare a dirigere
il dipartimento era sbarazzarmi in qualche modo di lui. A volte mi immaginavo alzarmi dalla mia sedia a rotelle per andare nel suo ufficio, appoggiarmi alla sua scrivania e strangolarlo. Era cos chiaro: la sensazione del suo collo che cedeva, il corpo che si afflosciava, il suo potere che diventava mio. Pensarci era una cosa bellissima.
...
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...
FINE.